17/03/2026
Oggi voglio condividere con voi una riflessione che affrontiamo spesso durante gli incontri.
Mangiare in modo equilibrato non significa mangiare perfetto, oppure seguire grammature rigide e poco pratiche.
Molto spesso, nella vita quotidiana, non abbiamo tempo.
Corriamo tra lavoro, impegni, famiglia, pensieri e alla sera arriviamo senza energie mentali, succede anche a me: l’ultima cosa di cui penso di aver bisogno, è organizzare il pasto per il giorno successivo.
Mangiamo velocemente, improvvisiamo, scegliamo ciò che è più semplice o immediato.
E poi succede qualcosa che molte persone conoscono bene: dopo poco tempo torna la fame, ci si sente ancora più spossati, irritabili, sentiamo di aver riposato male, percepiamo gonfiore e altri disturbi.
Oppure arriva quella sensazione di non essere davvero soddisfatti.
Non è una questione di volontà e non è una questione di “mangiare troppo”: nella maggior parte dei casi, è semplicemente una questione di struttura del pasto.
Quando un pasto non è equilibrato (ad esempio è molto ricco di zuccheri semplici oppure povero di proteine, grassi buoni o fibre) la sazietà può durare poco e l’energia può oscillare, portandomi a smangiucchiare per tutto il pomeriggio.
Al contrario, un pasto più completo aiuta il corpo a sentirsi più stabile, più nutrito e meno in balia della fame improvvisa.
Questo non significa dover controllare tutto o essere perfetti o programmare con settimane di anticipo il menù, significa imparare, con il tempo, a costruire pasti che funzionino davvero nella vita reale. Ripeto sempre durante le visite: è importante imparare ad apprezzare il cibo anche quando nutre più il corpo della mente.
L’equilibrio alimentare non è una regola rigida ma è una competenza che si sviluppa e questo obiettivo è alla base dei percorsi che ogni giorno porto avanti.