Alimentazione Intelligente, Dr.ssa Francesca Fanucchi, Nutrizionista

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Alimentazione Intelligente, Dr.ssa Francesca Fanucchi, Nutrizionista Perché si mangia? E poi, come si mangia, o meglio, come si dovrebbe mangiare? Lo sappiamo davvero?

Forse tante cose crediamo di saperle, eppure al momento di sederci a tavola ci sfuggono...

Nutrizione Funzionale: ecco la dieta senza dieta.

07/04/2026
I risultati arrivano..quando sei Fanucchi's style 🤩  Dr.ssa Francesca Fanucchi Biologa 𝗡𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 PHD in Biotecnologi...
02/03/2026

I risultati arrivano..quando sei Fanucchi's style 🤩 Dr.ssa Francesca Fanucchi Biologa 𝗡𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 PHD in Biotecnologie Molecolari Tel: 3451432362 Email: fanucchi.francesca@gmail.com 𝘄𝘄𝘄.𝗳𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗮𝗳𝗮𝗻𝘂𝗰𝗰𝗵𝗶.𝗶𝘁 #𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮𝗹𝘂𝗰𝗰𝗮 #𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲𝘀𝗮𝗻𝗮

Con la Dr.ssa Francesca Fanucchi, l'alimentazione diventa un nuovo modo di prendersi cura di se stessi. Vi aiuterà a pia...
26/02/2026

Con la Dr.ssa Francesca Fanucchi, l'alimentazione diventa un nuovo modo di prendersi cura di se stessi. Vi aiuterà a pianificare la dieta più adatta, correggere gli squilibri nutrizionali, perdere peso e mantenerlo, migliorando il benessere psicofisico e la salute nel tempo. Senza sacrificio, sfruttando le sue competenze scientifiche.
Organizzerà il vostro piano nutrizionale e nutraceutico più adatto: piano alimentare di dimagrimento e/o anti aging e/o sana alimentazione e/o prevenzione e medicina funzionale. Si occupa anche di Obesità, Donne in pre-post menopausa che hanno notato cambiamenti fisici, Adolescenti ingrassati durante lo sviluppo. Colon irritabile, gonfiore, reflusso, diverticoli. Post chemio. Insulinoresistenza. Endometriosi

13/02/2026

𝐆𝐋𝐏-𝟏, 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚: 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚.

C’è un equivoco moderno, figlio dei tempi rapidi: se un farmaco spegne la fame e fa scendere il peso, allora “la cura è fatta”. Peccato che l’obesità non sia un episodio: è una malattia cronica, recidivante, con un sistema regolatorio che difende il peso come se fosse un bene strategico. E qui entra la prima verità scomoda: i GLP-1 agonisti e i co-agonisti incretinici sono potenti, ma da soli non “risolvono” il problema metabolico: lo tengono sotto controllo finché li usi. Proprio per questo, durante la terapia, la differenza la fa essere seguiti da professionisti sanitari della nutrizione (nutrizionisti/dietisti): non per “fare una dieta”, ma per governare adattamenti, tollerabilità, composizione corporea e mantenimento. Non lo diciciamo noi: è la logica stessa con cui WHO imposta la prima linea guida globale, insistendo su trattamento di lungo periodo e integrazione con intervento comportamentale/lifestyle strutturato.

𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐢𝐭𝐨. 𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 “𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐚”
Nei trial STEP, semaglutide 2.4 mg + intervento sullo stile di vita porta a cali ponderali clinicamente importanti.
Ma quando interrompi, il sistema torna a fare il suo mestiere: recuperare. Nel follow-up dello STEP-1 extension, dopo sospensione si osserva un recupero sostanziale del peso perso (e una risalita parallela di diversi parametri cardiometabolici).
E la meta-analisi BMJ 2026, su più farmaci anti-obesità, conferma il copione generale: cessazione → regain più rapido rispetto ai soli programmi comportamentali, con ritorno progressivo verso baseline.
Quindi la domanda non è “quanto fa perdere” un GLP-1. 𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐞̀: come faccio a non farlo riprendere quando la spinta farmacologica cambia, si riduce o finisce? 𝐄𝐝 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 “𝐨𝐩𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥” 𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚: perché il mantenimento non lo fa il farmaco da solo, lo fa la strategia.

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨: 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐫𝐚, 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 (𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐨𝐧𝐚)
Secondo punto, pratico: col GLP-1 molti pazienti mangiano meno… e spesso mangiano troppo poco e male. Nausea, sazietà precoce, stipsi, avversioni alimentari: 𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 “𝐬𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚”, 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐬𝐮 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐦𝐢 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢. Proprio per questo è uscito un lavoro centrato su “priorità nutrizionali” durante GLP-1: 𝐥’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞̀ 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐚𝐛𝐨𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐚𝐤𝐞 𝐢𝐧𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐨, sintomi GI gestiti male e perdita di funzionalità. Questo, nella pratica, richiede 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞: 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 che imposti obiettivi, scelte alimentari e correzioni rapide. E poi c’è la composizione corporea. Nel dimagrimento importante una quota di massa magra scende quasi sempre; 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 (𝐦𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 “𝐥𝐞𝐚𝐧” 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨). I grandi trial mostrano riduzioni di fat mass maggiori, ma la lean mass cala comunque; con tirzepatide, nella DXA-substudy di SURMOUNT-1 si vedono riduzioni di peso, fat mass e anche lean mass (proporzioni relativamente consistenti nei sottogruppi).
La review su “muscle health” nell’era incretinica è prudente ma chiara: 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢 𝐤𝐠, 𝐦𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨𝐫𝐞𝐚, 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨.

𝐓𝐫𝐚𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚: se non proteggi proteine + forza + continuità alimentare, puoi ottenere un dimagrimento più “fragile”, con performance giù e mantenimento più difficile. E poi ci si stupisce del rebound: è come togliere i mattoni portanti e aspettarsi che la casa resti dritta. 𝑸𝒖𝒊 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒂 𝒊𝒏 𝒄𝒂𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒖𝒕𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂/𝒅𝒊𝒆𝒕𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒔𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒆̀ 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒆𝒅𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒍𝒂𝒔𝒔𝒊𝒄𝒐 𝒔𝒄𝒆𝒏𝒂𝒓𝒊𝒐 “𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒈𝒊𝒖̀, 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒈𝒊𝒖̀, 𝒑𝒐𝒊 𝒓𝒆𝒄𝒖𝒑𝒆𝒓𝒐”.

𝐄 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚? 𝐒𝐢̀, 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨. 𝐌𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐥𝐤𝐥𝐨𝐫𝐞.
Bisogna essere onesti (e un po’ tradizionalisti): la chetogenica è uno strumento terapeutico, non una religione. Se parliamo di VLCKD in senso clinico, le linee guida europee (Muscogiuri et al., Obesity Facts) la definiscono con parametri precisi: carboidrati

Ogni misurazione ha bisogno di una interpretazione, fatta con competenza e professionalità.....
12/02/2026

Ogni misurazione ha bisogno di una interpretazione, fatta con competenza e professionalità.....

𝐁𝐢𝐨𝐚𝐜𝐡𝐞𝐫: 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚?
𝑀𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑖𝑛𝑜𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒.
Negli ultimi anni il benessere ha cambiato pelle. Non solo nuove parole — bioaching, biohacking, wellness avanzato — ma soprattutto nuovi strumenti, nuovi dispositivi, nuovi numeri da inseguire. Si promette una cosa precisa: capire tutto del proprio corpo. Misurare tutto. Monitorare tutto. Ottimizzare tutto.
HRV, sonno profondo, ossigenazione, glicemia “in tempo reale”, cortisolo “stimato”, infiammazione “indiretta”, metabolismo “letto” da un device. Spesso con strumenti che non hanno validazione clinica, o che nascono per ricerca esplorativa e vengono venduti come verità operative. Qui sta il primo problema serio.
Misurare non significa capire. 𝑬 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒆̀ 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒂𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆̀ 𝒄𝒍𝒊𝒏𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒊𝒈𝒏𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐.

In medicina e nelle scienze della nutrizione, un parametro ha senso solo se:
– è validato,
– è riproducibile,
– è interpretabile nel contesto della persona,
– e soprattutto cambia le decisioni cliniche.

Molti strumenti oggi proposti non fanno nulla di tutto questo.
Producono numeri. Grafici. Andamenti. Ma senza una reale capacità di distinguere fisiologia, adattamento, stress transitorio o patologia.
Ed è proprio in questo vuoto — tra numeri seducenti e interpretazioni fragili — che proliferano 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐞𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢.

Figure dai nomi fluidi, rassicuranti, spesso volutamente ambigui, che dichiarano di “non fare clinica”, ma che nella pratica 𝒍𝒂 𝒔𝒇𝒊𝒐𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆.

Perché quando si interpretano dati fisiologici, si suggeriscono restrizioni alimentari, si modificano abitudini in presenza di sintomi, si danno indicazioni su sonno, stress, metabolismo, infiammazione o integrazione, 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒊 𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒇𝒂𝒄𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆. Si sta entrando in un ambito sanitario.

Cambiare nome non cambia la sostanza. E soprattutto non cambia la responsabilità. Il problema non è l’educazione allo stile di vita.
Il problema è quando queste nuove figure diventano scappatoie semantiche, costruite per fare ciò che richiederebbe competenze, titoli e responsabilità precise, evitando però i confini, i controlli e le tutele previste per il cittadino.
Qui non si parla di intenzioni, ma di effetti reali. E quando l’effetto è confusione, ritardo diagnostico o interventi inappropriati, il tema non è più il benessere. È la tutela.

𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨?
Persone apparentemente sane che iniziano a percepirsi malate.
Persone che dormono, ma “non abbastanza bene”. Che mangiano, ma “non nel modo ottimale”. Che vivono, ma 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒏𝒔𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒅𝒐𝒗𝒆𝒓 𝒄𝒐𝒓𝒓𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂.
E qui entra la seconda deriva, forse la più pericolosa: 𝐥’𝐚𝐧𝐬𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨. Sapere tutto, sempre, secondo per secondo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non rende più sani. 𝑹𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒊𝒑𝒆𝒓𝒔𝒆𝒏𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒊.
ll corpo umano non è un sistema stabile. Varia. Oscilla. Si adatta. Compensa. Peggiora e migliora continuamente. Pretendere curve perfette significa non 𝒂𝒗𝒆𝒓 𝒄𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒇𝒖𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂 𝒍𝒂 𝒃𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂.
La ricerca ossessiva della perfezione fisiologica non è salute.

È controllo. Ed è spesso una forma elegante di disagio
Lampade a infrarossi per “attivare i mitocondri”. Occhiali che bloccano ogni spettro di luce blu come se fosse veleno. Routine serali rigidissime, mattine militarizzate, pasti cronometrati, respiro ottimizzato, sonno valutato come una pagella.

A un certo punto la domanda diventa inevitabile: 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐞̀?
Perché se ogni scelta è filtrata da un dispositivo, se ogni sensazione deve essere confermata da un numero, se ogni deviazione genera allarme, non stiamo parlando di benessere. Stiamo parlando di sorveglianza.

l paradosso è che tutto questo viene venduto come “ascolto del corpo”. Ma ascoltare non è misurare. Ascoltare è interpretare.
E interpretare richiede competenza, esperienza, limiti.
La salute non è l’assenza di fluttuazioni. È la capacità di attraversarle senza rompersi. Mangiare bene, dormire meglio, muoversi, ridurre lo stress: fondamentali, sì. Ma non perché portano a valori perfetti.
Perché aumentano la resilienza, se vogliamo l'ormesi, 𝒏𝒐𝒏 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒐.

Il problema del bioaching moderno non è l’intenzione.
È l’illusione che tutto sia sempre migliorabile, misurabile, correggibile. Come se il corpo fosse una macchina difettosa da aggiornare di continuo. La realtà è meno glamour, ma molto più solida. Il corpo non chiede ottimizzazione costante. Chiede equilibrio, contesto, adattamento. E quando serve, chiede una valutazione clinica vera, non un grafico.
Fare chiarezza su questo non significa essere contro la tecnologia.
Significa rimetterla al suo posto.
- Strumento. Non bussola.
- Supporto. Non giudice.
- Mezzo. Non fine.

E soprattutto: la salute non è una dashboard. È una relazione continua tra corpo, mente, ambiente e tempo. Chi cerca benessere ha bisogno di meno rumore, non di più numeri.
- Di meno promesse, non di più dispositivi.
- Di più competenza, non di più controllo.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝐞̀ 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨.
𝑺𝒆𝒄𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒗𝒐𝒊, 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒔𝒂𝒏𝒊? 𝑉𝑖 𝑒̀ 𝑚𝑎𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑣𝑖 ‘𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑖’, 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑢𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑖̀?

05/11/2025

Si sa che gli , quelle molecole che si formano in cottura che rendono gli alimenti più appetibile, non sono esattamente amici della salute. Le varie crosticine bruciacchiate, caramellizzazioni e simili vengono infatti viste dall'organismo come infiammatorie.
Gli AGEs interferiscono col segnale della , un ormone oressizzante (che fa ve**re fame) e rallenta il . Sono in pratica sostanze che aumentano il rischio di ingrassare.

Una combinazione di molecole naturali (acido α-lipoico, nicotinamide, piperina, piridossamina e tiamina) è capace nei topi di proteggere dai danni degli AGEs e favorire la loro , riducendo la fame e il rischio di . Nell' , il centro che gestisce e spesa energetica, si riduce la glicolisi e viene inibita l' , un segnale di carenza di che aumenta la fame in seguito al rilascio di grelina dallo stomaco vuoto.

Abbassare lo stress da glicazione potrebbe avere lo stesso effetto della , un noto metodo per aumentare la salute ma difficilmente realizzabile in concreto, anche a causa del rischio di .

https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(25)01193-3

25/09/2025

Il può essere associato col rischio di , uno dei più pericolosi.
Sia batteri che possono rilasciare metaboliti che contribuiscono alla malattia e alla sua progressione. I batteri che aumentano il rischio sono spesso quelli associati anche a scarsa .
Tra i funghi alcuni ceppi di appaiono aumentare il rischio, ma non la più comune albicans, anche se rimangono dubbi, essendo C. albicans notoriamente associata a diversi tipi di .

"Nuove evidenze collegano sistematicamente i patogeni orali alla carcinogenesi pancreatica, suggerendo che una cattiva salute orale possa essere causalmente correlata allo sviluppo del cancro al pancreas. Inoltre, l'ingestione di patogeni parodontali orali può portarli nel tessuto canceroso del pancreas, determinando forti alterazioni del microbioma pancreatico e , con conseguente rilascio di tossine e metaboliti microbici, che promuovono la tumorigenesi pancreatica innescando una risposta immunitaria innata e influenzando così il potenziale fagocitario e i processi infiammatori. Nel complesso, la comunità del microbioma orale può esercitare effetti sistemici sul cancro al pancreas, con la disbiosi microbica orale che contribuisce a stabilire un legame eziologico tra lo stato di salute orale e lo sviluppo del cancro al pancreas".

Una corretta igiene orale e un'alimentazione che supporti un sano anche in bocca possono quindi ridurre il rischio di questa patologia.

https://jamanetwork.com/journals/jamaoncology/fullarticle/2839132

Indirizzo

Studi Medici Centrottica, Via Di Tiglio, 161, Arancio, Lucca LU
Lucca
55100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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