Dott.ssa Lisa Bolognesi Psicologa

Dott.ssa Lisa Bolognesi Psicologa • Percorsi Psicologici
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Io voglio ogni anno ringraziare le Olimpiadi, perché ci permettono di andare un po’ oltre gli sport classiconi che vedia...
10/02/2026

Io voglio ogni anno ringraziare le Olimpiadi, perché ci permettono di andare un po’ oltre gli sport classiconi che vediamo per tutto il resto del tempo.

Il mio esempio di quest’anno: il curling 🥌

In un mondo che corre, il curling scivola.
Non esplode, non accelera, non travolge. Aspetta.

Nel curling non vince chi è più veloce, ma chi sa pensare prima di agire. La pietra parte piano, quasi in silenzio, e una volta lanciata non può più essere fermata: da lì in poi conta solo la strategia, la lettura del contesto, la collaborazione. Ma anche il saper lasciare andare, perché in fondo in fondo non la controlli completamente quella pietra.

È una metafora potente della vita psicologica.

Siamo abituati a reagire subito: rispondere, decidere, fare. Il curling invece ci ricorda che serve pazienza per tollerare l’incertezza mentre la pietra scivola e tu non sai ancora dove si fermerà.

E poi c’è la squadra che “spazza” il ghiaccio: non cambia la direzione, ma modula il percorso. Proprio come fanno le relazioni sane: non decidono per noi, ma rendono il cammino più fluido.

Il curling celebra la lentezza consapevole, la strategia, l’attesa e l’intesa.
Ci insegna che non tutto ciò che è efficace è rapido.
E che a volte, per arrivare al centro, bisogna imparare a scivolare invece che correre.

🇮🇹

“Il sacrificio del cervo sacro” è uno dei film che mi ha più disturbata nella mia vita (ma come mi ha detto proprio ieri...
30/01/2026

“Il sacrificio del cervo sacro” è uno dei film che mi ha più disturbata nella mia vita (ma come mi ha detto proprio ieri una persona, “se disturba funziona” e non potrei essere più d’accordo).

Il film racconta una colpa non riconosciuta che torna come punizione.

Steven è un chirurgo razionale e controllato, che non elabora la responsabilità per la morte del padre di Martin.
La colpa rimossa non scompare: prende forma all’esterno.
Martin è una specie di Super-Io (scomodiamo Freud) crudele: non cerca spiegazioni né riparazione, ma un sacrificio.
Quando la colpa non viene mentalizzata, il prezzo lo pagano gli affetti più vicini: la famiglia diventa l’oggetto sacrificale.
I dialoghi freddi e meccanici mostrano un mondo interno senza empatia, dove il dolore non può essere simbolizzato.
Non c’è elaborazione, solo espiazione.

“Il sacrificio del cervo sacro” mostra il potere distruttivo di una storia dominante.
Quando il problema non viene esternalizzato e non si aprono narrazioni alternative, è la colpa a governare le relazioni e il futuro si riduce a sacrificio.
Non è l’evento il problema, ma la storia che costruiamo su esso.

In terapia, spesso il lavoro comincia proprio da qui:
fermarsi, fare spazio a nuove domande e racconti diversi, in cui tornano a esserci scelta, respiro e possibilità.

Di spazio.E di bisogni che vale la pena autorizzare.
26/01/2026

Di spazio.
E di bisogni che vale la pena autorizzare.

Le parole in terapia entrano come arrivano:stanche, rigide, ripetute mille volte.“È sempre così.”“Non cambierà.”“Io sono...
23/01/2026

Le parole in terapia entrano come arrivano:
stanche, rigide, ripetute mille volte.
“È sempre così.”
“Non cambierà.”
“Io sono questo.”

Ma se ascoltiamo bene, ogni parola chiede di essere spostata, anche di pochi millimetri.

La poesia lo sa.
Non forza il senso, non lo indirizza: lo inclina.
Lascia che una parola ne tocchi un’altra e qualcosa, silenziosamente, si muove.

Nella Terapia Narrativa, separiamo la persona dal problema come si separano due voci in una stanza.
Il problema parla forte, ma non è l’unico narratore.
Ci sono storie minori, laterali, che non hanno ancora trovato il loro posto.
Nella Terapia centrata sulla Soluzione, le parole diventano semi. Non chiediamo perché il deserto esista, ma dove, anche solo per un attimo, è comparsa un’ombra.
Un gesto che ha retto.
Un giorno appena migliore.

La poesia e la terapia si incontrano qui:
nel rispetto del non-sapere, nella fiducia che una domanda gentile possa aprire un varco.
A volte la cura comincia così:
non con una risposta,
ma con una frase che respira.
Da “non ce la faccio”
a “sto cercando un altro modo”.
Da “sono fermo”
a “sono in ascolto di un passo”.

Le parole magari non salvano.
Ma cambiano il paesaggio.
E in un paesaggio diverso,
diventa possibile camminare.

Ma quanto è bella questa frase?Mi ha sempre fatto pensare alla Teoria della Sincronicità, e in questo inizio anno, perch...
04/01/2026

Ma quanto è bella questa frase?
Mi ha sempre fatto pensare alla Teoria della Sincronicità, e in questo inizio anno, perché non parlarne? 😌

Jung dice che ci sono eventi che non sono collegati da causa-effetto, ma dal significato.

Che vuol dire questo?
Un incontro può capitare in un momento preciso della tua vita proprio quando ti serve, proprio quando puoi capirlo.
Non perché doveva per forza succedere, ma perché ha senso che accada in quel punto della tua storia.

Sono quegli incontri che portano:
▫️ una strana familiarità
▫️ parole che sembrano già conosciute
▫️ movimenti interiori rapidi, a volte destabilizzanti

Dal punto di vista psicologico, l’altro diventa uno specchio.
Un luogo in cui l’inconscio prende forma.
Un archetipo (Jung docet) che vuole essere riconosciuto.

La sincronicità non promette leggerezza.
Promette significato.

E il significato è ciò che trasforma.

E magari alcune persone non entrano nella nostra vita per restare,
ma per attivare qualcosa.
Per portarci più vicini a chi stiamo diventando.

Con la mia migliore espressione festiva (ho fatto del mio meglio) auguro a tutti Voi buone feste!!Ci vediamo a gennaio, ...
23/12/2025

Con la mia migliore espressione festiva (ho fatto del mio meglio) auguro a tutti Voi buone feste!!

Ci vediamo a gennaio, carichi e profondi.
Nel frattempo, potete contattarmi su WhatsApp per eventualmente concordare un appuntamento per il 2026.

🎄 🎅🏼 🥂

“Mia madre mi dice che in certi casi mi comporto come da bambina”…. “Mia moglie mi dice che divento insopportabile ed es...
02/12/2025

“Mia madre mi dice che in certi casi mi comporto come da bambina”…. “Mia moglie mi dice che divento insopportabile ed esagerato, ed io non capisco, io che sono sempre ponderato e razionale”…. E così via…
Ma chiediamoci: quando ci capita questo, cosa si è attivato in noi?

Sì, è vero, a volte reagiamo a una situazione presente con un’intensità che sembra “esagerata”, sproporzionata rispetto a ciò che sta accadendo.

In realtà non è esagerazione: è memoria.

Quando un trauma viene riattivato, non rispondiamo con l’età, le risorse o la consapevolezza che abbiamo oggi. Rispondiamo con la parte di noi che, anni fa, è rimasta ferma nel dolore. È quella versione più giovane, spaventata, confusa, che torna in superficie per proteggersi
come può.

Riconoscerlo non significa giustificare tutto, ma comprendere. Significa imparare a parlare a quella parte ferita con la tenerezza che allora non abbiamo avuto. Significa ricordarci che la reazione non è “sbagliata”: è un segnale.

E ogni volta che impariamo a stare accanto a quella ferita, diventiamo un po’ più liberi.

Nessuna parola in più.Solo un “che bello”.
12/11/2025

Nessuna parola in più.
Solo un “che bello”.

Eccomi a riaffrontare il tema Film e Psicologia, dato che, complice un weekend casalingo, ho rivisto Il cigno nero (lovi...
09/11/2025

Eccomi a riaffrontare il tema Film e Psicologia, dato che, complice un weekend casalingo, ho rivisto Il cigno nero (loving Aronofsky) ..
Fermo restando che non sono di quelle che vede film per analizzarli, ci perderei tutto il gusto (e a dirla tutta rientrerei nel clichè della psicologa che analizza tutto ciò che si trova davanti), ma questo film ci sta proprio!
Il film è costruito sul tema del doppio, che rispecchia il conflitto tra il Cigno Bianco [purezza, innocenza, disciplina, controllo] e il
Cigno Nero [sensualità, istinto, aggressività, desiderio]. E Nina no, non riesce proprio a integrare queste due parti della sua psiche.
Nina incarna il perfezionismo patologico. La sua identità è interamente fondata sull’essere “perfetta”: è rigida, controllata, fragile, vive per il giudizio altrui.
Interessante e a suo modo spaventoso il rapporto con la madre (una ex ballerina fallita) che vive per procura attraverso la figlia.
Questo crea una dinamica di dipendenza simbiotica e controllo tossico: la madre annulla i confini personali di Nina che quindi non sviluppa una propria identità autonoma.
La trasformazione di Nina è la metafora di ciò che accade quando la ricerca della perfezione diventa ossessione.
Il desiderio di essere “abbastanza” si trasforma in un labirinto mentale dove realtà e allucinazione si fondono, in una crisi psicotica, fino a farle perdere sè stessa.
Alla fine, Nina “raggiunge la perfezione”… ma al prezzo della propria identità.

Un messaggio potente: la nostra luce e il nostro buio. Solo integrando entrambe le parti possiamo danzare davvero liberi.

🖤 “I felt it. Perfect. It was perfect.”

In questi giorni mi sono rivista un po’ di Avatar, filmone del 2009 (non uno dei miei preferiti, ma Disney+ me lo propon...
27/10/2025

In questi giorni mi sono rivista un po’ di Avatar, filmone del 2009 (non uno dei miei preferiti, ma Disney+ me lo proponeva. In attesa di capire se merita vedermi American Horror Story.. chi sa, parli.. 😉)
Ok.. Tornando ad Avatar, c’é questo pianeta - Pandora, e questa popolazione - i Na’vi. Ecco, nel mondo dei Na’vi, c’é un detto: “Oel ngati kameie” : io ti vedo.
Che non significa semplicemente ti guardo.
Significa ti riconosco.
Vedo chi sei davvero, oltre la forma, oltre i ruoli, oltre le maschere.

La psicoanalista Jessica Benjamin questo lo chiama riconoscimento:
quel momento in cui io ti vedo come soggetto — e tu vedi me.
Non come oggetti da interpretare, ma come esseri umani che esistono attraverso lo sguardo reciproco.
È lì che nasce la vera relazione.

E anche la neuroscienza ci parla di questo:
i nostri cervelli contengono i neuroni specchio (scoperti da Gallese e Rizzolatti), che si attivano quando osserviamo le emozioni o le azioni di un’altra persona.
È il linguaggio invisibile dell’empatia, la prova che siamo fatti per risuonare, per sentirci l’un l’altro.

Nello studio dello Psicologo, il “ti vedo” si traduce ad esempio nella validazione dell’esperienza, nel far sentire la persona accettata e compresa senza minimizzare o giudicare.
L’“io ti vedo” significa anche: qui puoi esprimerti liberamente senza paura di critiche.
Non si definisce la persona solo dai problemi che porta, ma la si considera intera, con risorse e potenzialità.

In Avatar, Jake smette di essere invisibile solo quando Neytiri lo vede per ciò che è, non per ciò che appare.
È in quello sguardo che diventa reale.

Forse anche noi abbiamo bisogno, ogni giorno, di qualcuno che ci dica, con la presenza, con il cuore, con la mente aperta:
✨ Io ti vedo.
E, ancora di più, di imparare a dirlo a noi stessi.

Sono sempre rimasta affascinata da quello che in gergo é chiamato “Double Bind”: il paradosso del “qualsiasi cosa faccia...
08/10/2025

Sono sempre rimasta affascinata da quello che in gergo é chiamato “Double Bind”: il paradosso del “qualsiasi cosa faccia, sbaglio”.

Forse a volte hai sentito quella sensazione sottile di essere intrappolato in un doppio messaggio…
Un “fai come vuoi” che in realtà significa “se non fai come dico io, mi deludi”.

Questo è il Double Bind – o doppio legame – una dinamica comunicativa in cui una persona riceve due messaggi contraddittori da una figura importante (genitore, partner, capo…), e qualsiasi scelta faccia, sembra “sbagliata”.

Ti dicono:
• “Sii spontaneo!” …ma ti giudicano se lo sei davvero. (E che poi, se ci pensi bene, come fai ad esser spontaneo se ti dicono di esserlo?)
• “Puoi sempre contare su di me” …ma quando lo fai, ti rimproverano di essere troppo dipendente.

A volte il giudizio o il rimprovero possono arrivare da un canale anche molto sottile come la comunicazione non verbale…

Nel tempo, il doppio legame può generare confusione, ansia e moooolto senso di colpa, minando anche la fiducia nelle proprie percezioni.

Uscirne significa imparare a riconoscere il paradosso e a mettere limiti chiari tra ciò che ci viene detto e ciò che sentiamo sia autentico per noi.
Non sempre si può “risolvere” un double bind, ma si può scegliere di non restarne intrappolati.

🪑✨ “Arredare i concetti” 🖼️ A volte certe parole ci spaventano. Sì, succede.Prendiamo la parola “Responsabilità”: per qu...
25/09/2025

🪑✨ “Arredare i concetti” 🖼️

A volte certe parole ci spaventano. Sì, succede.

Prendiamo la parola “Responsabilità”: per qualcuno suona come peso, obbligo, dovere, pressione..

Ma… e se la arredassimo a modo nostro?
Se invece di immaginare una stanza grigia con atmosfera pesante, scegliessimo noi i colori, i mobili, le luci?

Responsabilità potrebbe diventare:
Prendersi cura (di sé o degli altri)
Avere la possibilità di scegliere
Fiducia che ci viene data
Uno spazio per crescere

Oppure ancora prendiamo la parola “Vulnerabilità”: per molti é sinonimo di debolezza, fragilità, pericolo!

Ma potremmo a modo nostro vederla anche come autenticità, connessione, coraggio...

I concetti non sono muri fissi: possiamo dipingerli, trasformarli, renderli nostri.
Non si tratta di cambiare la parola, ma di scegliere come abitarla.

Indirizzo

Lucca
55100

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 20:00
Martedì 08:30 - 20:00
Mercoledì 08:30 - 20:00
Giovedì 08:30 - 20:00
Venerdì 08:30 - 20:00
Sabato 08:30 - 16:00

Telefono

+393478254567

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