Dottoressa Antonella Fossi Pediatra

Dottoressa Antonella Fossi Pediatra L'accesso all'ambulatorio avviene previo appuntamento telefonico

Scopo di questa pagina è fornire ai genitori dei miei piccoli pazienti, avvisi, comunicazioni, consigli, schede di educazione sanitaria da consultare e scaricare e collegamenti ad altri siti di interesse pediatrico.

26/05/2026

Zecche nei bambini

La zecca non va trattata come una normale puntura.
Va rimossa correttamente e il bambino va osservato.

Le zecche possono attaccarsi alla pelle dopo passeggiate in campagna, erba alta, boschi, prati, giardini o contatto con animali.

1. Cosa fare se si trova una zecca

La zecca va rimossa il prima possibile. L’Ospedale Bambino Gesù indica di afferrarla alla base, il più vicino possibile alla pelle, con una pinzetta, senza schiacciarla, e tirarla delicatamente.

Procedura pratica
Usare una pinzetta a punte sottili o un estrattore per zecche.
Afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute.
Ti**re lentamente e con decisione.
Non schiacciare il corpo della zecca.
Dopo la rimozione, lavare la zona con acqua e sapone.
Disinfettare la pelle.
Lavare bene le mani.
Annotare la data della rimozione.
Osservare la zona per le settimane successive.
2. Cosa NON fare con una zecca

Questa parte è fondamentale.

Non bisogna “stordire” la zecca.
Non bisogna soffocarla.
Non bisogna irritarla.

L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di non usare mai alcol, benzina, acetone, ammoniaca, olio, grassi, oggetti arroventati, fiammiferi o si*****te, perché la sofferenza della zecca può favorire rigurgito di materiale potenzialmente infetto.

Quindi:

no olio;
no alcool;
no ammoniaca;
no benzina;
no acetone;
no vaselina;
no fuoco;
no sigaretta;
no fiammifero;
no schiacciamento;
no torsioni violente.

La zecca va tolta meccanicamente, con calma e nel modo corretto.

3. Se resta un pezzetto dentro?

Può capitare che una piccola parte resti nella pelle.

Non bisogna scavare in profondità con aghi o strumenti improvvisati. Si disinfetta e si osserva. Se compare infiammazione, dolore, pus o corpo estraneo evidente, si fa valutare dal medico.

La Regione Toscana consiglia, dopo l’asportazione della zecca, di lavare la ferita con acqua calda e sapone e applicare un antisettico; se restano parti della zecca nella cute, può essere necessario rivolgersi a un medico.

4. Antibiotico dopo zecca: serve sempre?

No.
Non si dà antibiotico automaticamente, come spesso accade per ignoranza, dopo ogni morso di zecca.
L'infezione non è frequente, necessità di giorni se non settimane di incubazione, dunque non cureremo nulla.
Ci si deve ricordare nel periodo seguente di essere stati punti dalla zecca e segnalare eventuali sintomi al medico.

L’errore è dare antibiotico “per paura” senza indicazione, ma è anche sbagliato ignorare eventuali segni sospetti.

5. Cosa osservare dopo una zecca

Nei giorni e nelle settimane successive bisogna controllare:

comparsa di un arrossamento che si allarga;
lesione ad anello o a bersaglio;
febbre;
malessere;
dolori muscolari o articolari;
mal di testa;
linfonodi gonfi;
stanchezza insolita.

In questi casi bisogna contattare il pediatra.

Il classico arrossamento piccolo nel punto del morso, nei primi giorni, può essere solo irritazione locale. Diverso è un arrossamento che si allarga progressivamente.

6. Prevenzione

Dopo passeggiate in campagna, prati o boschi:

controllare cute, capelli, nuca, ascelle, inguine, retro delle ginocchia;
fare la doccia;
cambiare i vestiti;
controllare anche gli animali domestici;
usare abiti chiari e coprenti nelle zone a rischio;
evitare erba alta quando possibile.

Il Ministero della Salute consiglia di controllare attentamente corpo e vestiti dopo attività in aree a rischio e rimuovere rapidamente eventuali zecche.

Errori da non fare
1. Usare antibiotico per ogni puntura

La puntura non è automaticamente infezione.

2. Mettere creme a caso

Cortisone, antibiotico locale, antistaminici o disinfettanti aggressivi non vanno usati senza criterio.

3. Grattare

Grattare peggiora l’infiammazione e può infettare la pelle.

4. Schiacciare la zecca

Può aumentare il rischio di contaminazione.

5. Mettere olio o alcool sulla zecca

È uno degli errori più pericolosi: la zecca va rimossa, non irritata.

6. Non annotare la data

Sapere quando è stata rimossa è utile se compaiono sintomi nei giorni successivi.

7. Trascurare i segni generali

Difficoltà respiratoria, gonfiore del volto, orticaria diffusa, febbre o peggioramento importante vanno valutati.

Messaggio finale per i genitori

Per le punture di insetto:
lavare, raffreddare, non grattare, osservare.

Per le zecche:
rimuovere presto, rimuovere bene, non usare sostanze irritanti, osservare nei giorni successivi.

Non tutto richiede antibiotico.
Non tutto è allergia.
Ma alcune reazioni vanno riconosciute subito.

La regola è semplice:
niente panico, niente rimedi improvvisati, e quando i segni sono importanti si chiama il pediatra.

22/05/2026

Febbre che non scende
Cosa significa davvero e quando preoccuparsi

Una delle frasi più frequenti dei genitori è:

“Dottore, la febbre non scende!”

Ma bisogna chiarire una cosa fondamentale:
la febbre non deve necessariamente sparire dopo l’antipiretico.

L’antipiretico non serve a “normalizzare” la temperatura.
Serve soprattutto a migliorare il benessere del bambino.

L’errore più comune

Molti genitori pensano che, se dopo paracetamolo o ibuprofene la febbre non torna subito a 36,5 °C, allora qualcosa non va.

Non è così.

Se un bambino passa da 39,5 °C a 38,5 °C, e sta meglio, gioca un po’, beve, è più tranquillo, il farmaco ha funzionato.

Non bisogna inseguire il numero sul termometro.

La febbre alta non significa automaticamente malattia grave

Una febbre a 39-40 °C può comparire anche in infezioni virali comuni.

La gravità non si giudica solo dal numero, ma da come sta il bambino.

Conta molto di più osservare:

respira bene?
è vigile?
beve?
urina?
risponde agli stimoli?
ha un colorito normale?
quando la febbre scende un po’, migliora?

Un bambino con 39 °C ma reattivo, che beve e respira bene, può preoccupare meno di un bambino con 37,8 °C ma abbattuto, pallido, sonnolento o con difficoltà respiratoria.

Cosa fare se la febbre non scende
1. Non andare nel panico

La febbre è una risposta dell’organismo.
Non è il nemico da distruggere a ogni costo.

2. Dare l’antipiretico solo se serve

Paracetamolo o ibuprofene vanno usati se il bambino è sofferente, dolorante, molto infastidito o non riesce a riposare.

Non vanno dati solo per correggere un numero.

3. Usare il dosaggio corretto

Il dosaggio nei bambini si calcola in base al peso, non solo all’età.

Un dosaggio troppo basso può sembrare “inefficace”.
Un dosaggio eccessivo può essere pericoloso.

4. Aspettare il tempo giusto

L’antipiretico non agisce in 5 minuti.
Serve tempo. Spesso il miglioramento si valuta dopo 45-60 minuti.

5. Non coprire troppo il bambino

Coprire eccessivamente il bambino può ostacolare la dispersione del calore.

Meglio vestiti leggeri, ambiente non troppo caldo e bambino comodo.

6. Offrire liquidi

Con la febbre il bambino perde più liquidi.
Non bisogna forzare il cibo, ma è importante offrire spesso acqua, latte, soluzioni reidratanti se indicate, o piccoli sorsi frequenti.

Cosa NON fare
Non alternare farmaci senza indicazione del pediatra.
Non svegliare il bambino solo per misurare la febbre.
Non fare spugnature fredde o bagni freddi.
Non usare alcool sulla pelle.
Non dare antibiotico “perché la febbre non scende”.
Non usare cortisone per abbassare la febbre.
Non coprire troppo il bambino.
Non misurare la temperatura ogni 10 minuti.
Non farsi guidare solo dal numero.
Antibiotico? Non perché la febbre è alta

La febbre alta non significa automaticamente infezione batterica.

Molte febbri alte sono virali.
L’antibiotico serve solo quando c’è un sospetto fondato o una diagnosi di infezione batterica.

Dare antibiotico “per sicurezza” non fa scendere prima la febbre, può dare effetti collaterali e contribuisce all’antibiotico-resistenza.

Cortisone? Non per far scendere la febbre

Il cortisone non è un antipiretico da usare per “spegnere” la febbre.

Può essere utile in alcune condizioni precise, come laringite importante, broncospasmo selezionato, reazioni allergiche o altre situazioni indicate dal medico.

Usarlo solo per far “vedere” la febbre più bassa è un errore.

Quando preoccuparsi davvero

Bisogna contattare il pediatra o valutare rapidamente il bambino se:

ha meno di 3 mesi e febbre;
appare molto abbattuto, sonnolento o poco reattivo;
respira male;
ha labbra bluastre o colorito grigiastro;
non beve o urina molto poco;
ha vomito persistente;
ha rigidità del collo;
ha macchie sulla pelle che non scompaiono alla pressione;
ha convulsioni;
ha dolore intenso;
la febbre dura oltre 3 giorni;
peggiora invece di migliorare;
il genitore ha la sensazione che “qualcosa non va”.
Frase chiave per i genitori

La febbre non va inseguita.
Va interpretata.

Non conta solo quanto segna il termometro.
Conta soprattutto come sta il bambino.

Messaggio finale

La febbre che non scende subito non significa automaticamente pericolo.

L’obiettivo non è portare il bambino a 36,5 °C.
L’obiettivo è farlo stare meglio, idratarlo, osservarlo e riconoscere i veri segnali di allarme.

Non curate il termometro.
Guardate il bambino.

20/05/2026

Prescrizioni dopo visita specialistica: chi deve fare la ricetta?

Quando uno specialista ambulatoriale, ospedaliero o di una struttura pubblica/convenzionata prescrive un farmaco, un esame, una visita di controllo o un accertamento a carico del Servizio Sanitario Nazionale, deve emettere direttamente lui la ricetta SSN/dematerializzata.
Il paziente, quindi, non deve tornare dal medico curante o dal pediatra per “farsi fare la ricetta”.

Deve invece chiedere — e pretendere — che la prescrizione venga fatta dal medico che ha visitato, valutato, deciso e indicato quella prestazione o terapia.

Il principio è semplice:

Chi visita, valuta, decide e prescrive, deve anche emettere la ricetta.

Il medico curante o il pediatra non è il segretario dello specialista, non è un “trascrittore” automatico e non può essere usato per scaricare responsabilità cliniche, amministrative e medico-legali decise da altri.

Chi manda il paziente dal curante “solo per farsi fare la ricetta” non rispetta nessuno.

Non rispetta il paziente, che viene rimpallato da un ambulatorio all’altro per ottenere una prescrizione che dovrebbe essere rilasciata direttamente da chi l’ha decisa.

Non rispetta il collega curante, che non è il suo segretario, non è il suo impiegato e non deve essere chiamato a coprire decisioni cliniche e responsabilità prese da altri.

Chiedere al curante di trascrivere automaticamente una prescrizione fatta da un altro medico significa spesso:

non rispettare il suo ruolo professionale;
aumentare inutilmente il carico dello studio;
scaricare su di lui responsabilità che spettano al prescrivente;
creare disservizi per tutti gli altri pazienti.

Il curante può eventualmente prescrivere solo ciò che ritiene clinicamente appropriato e condivisibile, assumendosene la responsabilità. Non è obbligato a trasformare in ricetta SSN ogni indicazione scritta da altri.

Messaggio chiaro per i pazienti

Se dopo una visita specialistica SSN vi vengono indicati farmaci, esami o controlli, non chiedete automaticamente la ricetta al medico curante.

Chiedetela direttamente a chi vi ha visitato e ha deciso quella prescrizione.

È un vostro diritto.
È un dovere dello specialista.
È una forma di rispetto verso il paziente, verso il medico curante e verso tutti gli altri assistiti.

Il paziente ha diritto a non essere rimbalzato.
Il medico curante ha diritto a non essere trattato come una segreteria.
La prescrizione deve essere fatta da chi la decide.

Ai sensi dell’art. 15-decies del D.Lgs. 502/1992, i medici ospedalieri e delle strutture del SSN, pubbliche o accreditate, quando prescrivono o consigliano farmaci o accertamenti diagnostici alla dimissione o in occasione di visite ambulatoriali, sono tenuti a indicare le prestazioni e i farmaci erogabili a carico del SSN. Tale obbligo si estende anche agli specialisti abilitati alla prescrizione SSN.
In Sicilia, il Decreto Assessoriale 12 agosto 2010 individua tra i soggetti prescrittori del ricettario unico regionale anche i medici specialisti ambulatoriali interni e i medici ospedalieri.
Inoltre, secondo l’art. 13 del Codice di Deontologia Medica, la prescrizione è atto medico diretto, specifico, esclusivo e non delegabile, che impegna autonomia e responsabilità del prescrittore.
Pertanto, il paziente non deve essere rinviato al medico curante per la mera trascrizione di una prescrizione decisa da altro medico SSN.

15/05/2026

La FIMP dice no alla dipendenza e al modello del “Pediatra senza volto e senza anima”. Con una lettera aperta ai media, richiamiamo l’attenzione sul rischio di snaturare la Pediatria di Famiglia, fondata su libera scelta, continuità dell'assistenza e rapporto fiduciario con bambini, adolescenti e famiglie. Difendere la Pediatria di Famiglia significa difendere un presidio essenziale del Servizio Sanitario Nazionale.
https://www.fimp.pro/images/pdf/LETTERA_APERTA_AI_DIRETTORI_E_AI_MEDIA_def.pdf

30/04/2026

NON USATE UNA CREMA SOLARE QUALSIASI SUI BAMBINI.

Nei bambini, soprattutto nei più piccoli, la protezione solare va scelta con attenzione.

La prima protezione non è la crema: è l’ombra, il cappellino, gli occhiali, gli indumenti leggeri e coprenti e l’evitare l’esposizione nelle ore più calde.

Quando serve una crema solare, nei bambini piccoli è necessario scegliere prodotti con filtri minerali/fisici, cioè a base di:

ossido di zinco
biossido di titanio

Questi filtri restano prevalentemente sulla superficie della pelle e sono in genere più adatti alle pelli sensibili dei bambini.

Al contrario, molte creme solari “comuni” contengono filtri chimici, come oxybenzone, octocrylene, octinoxate, homosalate, avobenzone e altri. Questi filtri non sono automaticamente “veleni”, ma nei bambini piccoli è prudente evitarli quando possibile, perché la loro pelle è più sottile, più delicata e più permeabile rispetto a quella dell’adulto.

I possibili problemi dei filtri chimici sono:

maggiore rischio di irritazione cutanea, bruciore, arrossamento o dermatiti nei bambini predisposti;

maggiore assorbimento attraverso la pelle, soprattutto con applicazioni ripetute, estese e frequenti;

possibili dubbi sugli effetti endocrini per alcune molecole, in particolare oxybenzone e homosalate: non significa che sia dimostrato un danno certo nei bambini, ma significa che esistono motivi di prudenza;

maggiore rischio di fastidio agli occhi, soprattutto se il bambino suda, si strofina il viso o la crema cola;

uso improprio degli spray, che possono essere inalati e sono meno controllabili nell’applicazione.

La FDA statunitense ha chiarito che zinco ossido e biossido di titanio sono considerati filtri sicuri ed efficaci, mentre per diversi filtri chimici sono stati richiesti ulteriori dati di sicurezza; questo non equivale a dire che siano proibiti, ma rafforza il principio di prudenza nei bambini piccoli. L’American Academy of Pediatrics consiglia, in caso di irritazione o nei bambini con pelle sensibile, di orientarsi verso prodotti con titanium dioxide o zinc oxide.

Indicazione pratica per i genitori:
sotto i 3 anni scegliete una crema SPF 50 o 50+, UVA/UVB, senza profumo, meglio se minerale, con ossido di zinco e/o biossido di titanio.

E ricordate: la crema solare non serve a lasciare il bambino al sole più a lungo. Serve solo come protezione aggiuntiva sulle zone che non si riescono a coprire.

Nel dubbio, non scegliete a caso: chiedete consiglio al pediatra.

Una opportunità di salute per tutti i ragazzi dai 13 ai 25 anni
27/01/2026

Una opportunità di salute per tutti i ragazzi dai 13 ai 25 anni

24/01/2026
13/12/2025

Basterebbe osservare quest'immagine per capire quanto il contenimento , il nido, le braccia siano confini che il neonato, una volta venuto al mondo, fisiologicamente ricerca.... Per 9 mesi ha conosciuto questo: avvolgimento, contenimento, calore, culla... Una volta fuori, per sentirsi al sicuro avrà bisogno delle stesse identiche cose:
✔️ il contenimento delle braccia(o della fascia)
✔️ il calore del corpo della mamma (e del papà)
✔️ il caldo latte materno, che ha lo stesso sapore del liquido amniotico ossia il sapore della dieta materna. (Anche dando la formula si può creare un momento empatico e carico d'amore)
✔️L'esser cullato come quando stava in pancia, cuore a cuore... Perché il battito materno è il primo rumore che ha ascoltato e che ha continuato a sentire per mesi e mesi.

Perché dopo 9 mesi così li vorremmo già "programmati" come bambolotti, a star soli, da svegli, da addormentati?.. Perché dovrebbero già esser indipendenti quando istintivamente, da cuccioli di mammifero che sono, sanno benissimo che senza di noi non potrebbero sopravvivere??

Non sarà così per sempre(purtroppo) ... Non saremo per sempre il loro centro dell'universo, e allora finché riusciamo, assecondiamo i loro bisogni, primo tra tutti quello di contatto.. Che alla fine poi è anche il nostro, e freghiamocene delle chiacchiere, dei pregiudizi e dei falsi miti,
L'ascolto e il "troppo" amore non sono mai un vizio, ma poi quand'è che l'amore è troppo? 🤔

"Mamma è qui per te, come lo è stata per i tuoi i primi 9 mesi, e lo sarà sempre" ❤️

Bella da ricondividere 😍
Grazie Ostetrica Pamela Morganti 💗

08/10/2025

L’ALTRA FACCIA DEL BOTULISMO

Il botulismo infantile è una forma rara e molto particolare di botulismo. Il meccanismo dell’intossicazione è infatti completamente diverso da quello tipico dell’adulto. Ovviamente carciofini e tonno sott’olio non c’entrano. Il neonato si ammala non perché ingerisce un alimento in cui si è già formata la tossina, ma ingerendo le spore del batterio.

Se un adulto ingerisce le spore del batterio non succede nulla (tranne che in rarissimi casi di cui non parleremo). La spora all’interno del nostro intestino da adulti non trova l’ambiente adatto a germinare. Lo trova invece nell’intestino del neonato che presenta condizioni anatomiche e di flora batterica favorevoli al batterio.
A causa di questo differente meccanismo di produzione della tossina, anche i sintomi sono diversi. Il decorso è più lento e subdolo e si manifesta principalmente con segni di stitichezza ostinata, torpore e successivamente paralisi.
Avere il sospetto diagnostico non è facile, quindi i complimenti ai colleghi di Bari che grazie alla diagnosi tempestiva hanno salvato la vita del bambino.

Ma come fa un neonato ad ingerire le spore del clostridio? I casi più frequenti sono causati dall’uso (sbagliato) di usare il miele come dolcificante. Il miele si produce in campagna e in campagna le spore di botulino circolano. Un’altra possibilità nei bambini che già gattonano è quella dell’ingestione di terriccio, anche quello presente nei vasi di appartamento.

Ecco perché il botulismo infantile, grazie al cielo, è così raro. Bastano davvero piccole attenzioni per evitarlo.
Il miele è un alimento buono e sano, ma diamolo ai bambini a svezzamento avvenuto.

PS: esistono forme di botulismo ancora più rare e particolari. Ne parleremo in un prossimo post. Suspance

05/10/2025

Indirizzo

Viale C. Castracani, 153
Lucca
55100

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 14:00
Martedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 14:00
Giovedì 10:00 - 14:00
Venerdì 15:00 - 19:00

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