Dottoressa Antonella Fossi Pediatra

Dottoressa Antonella Fossi Pediatra L'accesso all'ambulatorio avviene previo appuntamento telefonico

Scopo di questa pagina è fornire ai genitori dei miei piccoli pazienti, avvisi, comunicazioni, consigli, schede di educazione sanitaria da consultare e scaricare e collegamenti ad altri siti di interesse pediatrico.

09/01/2025
08/01/2025

Una serata insieme, per imparare a salvare una vita: la Croce Verde di Lucca organizza una nuova lezione serale sulla disostruzione delle vie aeree in età pediatrica, rivolta a tutta la cittadinanza, in special modo a genitori e a educatori. L’appuntamento è per lunedì 13 gennaio 2025, alle ore...

13/09/2024
Condivido volentieri
12/09/2024

Condivido volentieri

𝐋’𝐨𝐬𝐭𝐞𝐨𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐝𝐚𝐠𝐨𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚.

L’altro ieri sera mi è capitato in bacheca il post di un osteopatia, tale Alessandro Fantoli Osteopata che, in un video girato in studio, gioca a cucù con un bambino arricchendoci con consigli pedagogici.

Ho quindi commentato il simpatico video chiedendogli per quale motivo tanti osteopati si occupino di bambini piccoli (sani) e con quale competenza.

Indovinate? Non ha risposto, Immagine 1.
Per cui gli giro qui la medesima domanda, che probabilmente non ha visto e alla quale sono invitati a rispondere anche i suoi colleghi:

𝑴𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒔𝒕𝒆𝒐𝒑𝒂𝒕𝒊 𝒔𝒊 𝒐𝒄𝒄𝒖𝒑𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒐𝒍𝒊 (𝒆 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒔𝒂𝒏𝒊)?
𝑪𝒐𝒏 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒆𝒕𝒆𝒏𝒛𝒆?

Il sig. Fantoli, seguito da quasi 56.000 persone, da quanto reperibile online non ha alcun titolo di laurea conseguito in Italia.
Non può quindi, a discapito di molti altri, fregiarsi del succulento quanto fuorviante titolo di “dottore”.

Su LinkedIn risulta tuttavia avere “Bachelor Honours Degree & Master Degree in Osteopathy” (Link 1).
Master e laurea (?) in osteopatia: non capisco.

Dal suo sito si legge che si occupa anche di pre- e post-parto (link 2).
Per quanto rigurda il post- scrive: “𝐼 𝒏𝒆𝒐𝒏𝒂𝒕𝒊 𝒆𝒅 𝒊 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊, 𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑟𝑎𝑣𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑠𝑖, 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒈𝒓𝒐𝒔𝒔𝒐 𝒂𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊. 𝐼 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑠𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜-𝑚𝑜𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜... 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒍𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒊𝒔𝒇𝒖𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 (𝒄𝒐𝒍𝒊𝒄𝒉𝒆𝒕𝒕𝒆, 𝒓𝒆𝒇𝒍𝒖𝒔𝒔𝒐 𝒈𝒂𝒔𝒕𝒓𝒐-𝒆𝒔𝒐𝒇𝒂𝒈𝒆𝒐, 𝒊𝒓𝒓𝒆𝒒𝒖𝒊𝒆𝒕𝒆𝒛𝒛𝒂...) 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒊𝒕𝒂 𝒔𝒂𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒊𝒅𝒆𝒂𝒍𝒆!”.

Non sapevo visitassero.

E sbaglio o, colichette, reflusso e irrequietezza, non hanno a che fare con l’apparato muscolo-scheletrico (come previsto da decreto interministeriale, 𝑣𝑖𝑑𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑎)?

A breve in alcune prestigiose università italiane, tra cui Università degli Studi di Firenze e Università degli Studi di Verona, partirà il primo corso di laurea in una professione sanitaria pseudoscientifica: l’osteopatia.

Cosa ne sarà delle migliaia di osteopati che tuttora operano in Italia, senza ovviamente un titolo di laurea italiano in osteopatia e magari senza alcun titolo di laurea riconosciuto in Italia nemmeno in altre professioni sanitarie?
Verranno promossi a dottori in osteopatia ad honorem?

E chiudo: l’osteopata, da decreto interministeriale n. 1563 del 1/12/23 è un “𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑎 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑛𝑜𝑚𝑎, 𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑠𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑒, 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑡𝑒𝑛𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑖𝑙 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑜𝑠𝑡𝑒𝑜𝑝𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑜𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐝𝐮𝐜𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐚 𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑚𝑢𝑠𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑐ℎ𝑒𝑙𝑒𝑡𝑟𝑖𝑐𝑜”.

Di quali disfunzioni somatiche sono affette tutte quelle migliaia di neonati e lattanti italiani che fate manipolare da questi signori?

Che poi, che cosa sarebbero, ste disfunzioni somatiche?

Mah!

Dott. Giorgio Cuffaro

Link:
1 https://www.linkedin.com/in/alessandro-fantoli-04a1a5161?utm_source=share&utm_campaign=share_via&utm_content=profile&utm_medium=ios_app

1 https://www.alessandrofantoli.it/

Salvo Di Grazia Enrico Bucci Italia Unita per la Scienza Pop Medicine Gerardo D'Amico-Giornalista

13/04/2024

«I tuoi figli non sono figli tuoi»
I tuoi figli non sono figli tuoi. Sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee. Perché loro hanno le proprie idee. Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell'avvenire, dove a te non è dato di entrare, neppure col sogno. Puoi cercare di somigliare a loro ma non volere che essi somiglino a te. Perché la vita non ritorna indietro, e non si ferma a ieri. Tu sei l'arco che lancia i figli verso il domani.
KHALIL GIBRAN, Il profeta, 1923

28/03/2024

Riposa quando il bimbo riposa.

Torno su un argomento che mi sta a cuore. L'invito a recuperare energie fisiche e mentali quando il bimbo dorme.
Questo suggerimento viene spesso deriso e banalizzato.
Capita di leggere che chi dice di cogliere l'attimo e riposare non si rende conto che la casa è un disastro, c'è da pulire e riordinare.

Fermiamoci un attimo. So benissimo che in casa c'è un sacco da fare. Ma credo che quando una mamma è stanchissima tra la polvere e il suo benessere psico-fisico sia il suo benessere ad avere la priorità.
Io non sottovaluto le faccende da fare ma voi per favore non sottovalutate la stanchezza delle madri.

Rilassarsi anche se ci sono i giocattoli a terra e i panni da piegare? Caspita sì.
E chi dice: "le madri non possono" spero non stia dando voce a quelle aspettative irrealistiche e dannose per cui la madre DEVE arrivare dappertutto, occuparsi del bambino ed essere la regina del focolare con i pavimenti che splendono.

A parte che se in casa c'è casino sarebbe davvero bello che ci fosse qualcuno (parenti, amiche) che dà una mano. Se una rete di supporto purtroppo non c'è, non resta che fare il minimo indispensabile e prendersi cura di se stesse. Volersi bene, concedersi più riposo possibile (sarà comunque poco).

E il padre? Il padre fa la sua parte, nel 2024 dovrebbe essere scontato. Ma se esce al mattino e torna alla sera va da sé che anche lui non potrà fare chissà cosa. Farà, eh. Il possibile.

Torniamo alla mamma, spesso molto sola, spesso poco compresa. Perché quando a una madre viene detto "ma perché sei stanca? Sei qui a casa tutto il giorno?" o "ma che disordine! Come mai?" chi ha parlato non sa o non ricorda cosa vuol dire occuparsi di un bambino piccolo.

E allora riposa quando lui riposa? Sì. E se non riesci a dormire (ma dopo qualche settimana di risvegli notturni in genere si riesce), buttati sul divano, rilassati. Leggi qualcosa, ascolta la tua musica preferita. Chiudi gli occhi su tutto il resto.
Non sarà sempre così. Sono fasi. Prenditi cura di te, che ti prendi cura del tuo bambino. Stai facendo così tanto. Tantissimo.

Giorgia C***a



La Natura, che meraviglia 🥰
27/02/2024

La Natura, che meraviglia 🥰


𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞̀ 𝐢 𝐛𝐢𝐦𝐛𝐢 𝐚𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨.

𝐽. 𝐶𝑙𝑎𝑖𝑟𝑒 𝐾. 𝑁𝑖𝑎𝑙𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑎𝑓𝑟𝑖𝑐𝑎𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑅𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑈𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑎, 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 ℎ𝑎 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎̀ 𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 ℎ𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟 “𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒” 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖…

Sono nata e cresciuta in Kenya e in Costa d’Avorio. All’età di quindici anni mi sono trasferita nel Regno Unito. Tuttavia, ho sempre saputo che avrei voluto crescere i miei figli (quando li avrei avuti) nella mia terra, in Kenya. E sì, ho sempre dato per scontato che li avrei avuti. Sono una donna africana moderna, con due lauree e parte della quarta generazione di donne lavoratrici nella mia famiglia, ma quando si parla di figli, sono profondamente africana. La convinzione è che senza figli non si sia completi; i bambini sono una benedizione a cui sarebbe f***e rinunciare. In realtà, la questione nemmeno si pone.

Ho iniziato la mia gravidanza nel Regno Unito, ma il desiderio di partorire in Kenya era così forte che, nel giro di cinque mesi dalla scoperta della gravidanza, ho venduto la mia attività, avviato una nuova impresa e cambiato casa e Paese. Ho fatto quello che fanno molte future madri inglesi: ho letto voracemente 𝑂𝑢𝑟 𝐵𝑎𝑏𝑖𝑒𝑠, 𝑂𝑢𝑟𝑠𝑒𝑙𝑣𝑒𝑠, 𝑈𝑛𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝑃𝑎𝑟𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑔, tutto ciò che avevo a disposizione di Sears e molti altri testi. (Mia nonna in seguito mi avrebbe detto che i bambini non leggono libri e che l’unico libro da leggere era mia figlia). Tutto ciò che studiavo affermava che i neonati africani piangessero meno di quelli europei. Questo mi incuriosiva.

Una volta tornata in Kenya, ho osservato. Ho cercato madri e bambini e ho scoperto che erano ovunque, anche se i neonati molto piccoli, sotto le sei settimane, tendevano a restare a casa. La prima cosa che ho notato è che, nonostante la loro presenza diffusa, vedere davvero un neonato kenyota è quasi impossibile. Sono sempre avvolti con grande cura prima di essere portati in braccio o legati alla schiena della madre (o talvolta del padre). Persino i bambini più grandicelli, portati sulla schiena, sono ulteriormente protetti dagli agenti esterni da una coperta spessa. Se si riesce a scorgere una manina o un piedino, è già tanto, figuriamoci un occhio o un naso. Questo avvolgimento è una sorta di prolungamento del grembo materno, un bozzolo che protegge il neonato dalle sollecitazioni del mondo esterno in cui sta entrando.

La mia seconda osservazione è stata di natura culturale. Nel Regno Unito si accetta che i bambini piangano. In Kenya, invece, si dà per scontato che un bambino non debba piangere. Se lo fa, significa che qualcosa non va e bisogna intervenire immediatamente. Mia cognata inglese lo ha riassunto bene: “Qui la gente davvero non sopporta che un bambino pianga, vero?”

Tutto è diventato ancora più chiaro quando ho finalmente partorito e mia nonna è venuta dal villaggio a trovarmi. Mia figlia, in effetti, piangeva parecchio. Esausta e frustrata, dimenticavo tutto ciò che avevo letto e talvolta piangevo con lei. Per mia nonna, però, la soluzione era semplice: 𝑁𝑦𝑜𝑛𝑦𝑜 (allattala!). Era la risposta a ogni singolo vagito.

A volte era un pannolino bagnato, altre volte il bisogno di essere presa in braccio o di fare il ruttino, ma nella maggior parte dei casi voleva solo stare al seno, che si trattasse di nutrirsi o semplicemente di trovare conforto. La portavo addosso quasi sempre, dormivamo insieme, e l’allattamento continuo era la naturale estensione di questo legame.

Così ho scoperto il segreto – per nulla complicato – della calma dei neonati africani: una relazione simbiotica in cui i bisogni vengono soddisfatti immediatamente, senza preconcetti su cosa “dovrebbe” accadere, ma accogliendo ciò che realmente stava succedendo nel momento presente. La verità era che mia figlia si nutriva molto più frequentemente di quanto avessi mai letto e almeno cinque volte più spesso rispetto a certi rigidi schemi di allattamento.

Quando aveva circa quattro mesi, proprio quando molte madri iniziano a introdurre i cibi solidi come suggerito dalle linee guida precedenti, mia figlia tornò a chiedere il seno ogni ora, come un neonato. Fu uno shock. Fino a quel momento, gli intervalli tra le poppate si erano allungati gradualmente e avevo persino iniziato a trattare qualche paziente senza il timore che il mio seno colasse o che la tata interrompesse la seduta per dirmi che la bambina doveva mangiare.

La maggior parte delle madri nel mio gruppo aveva già introdotto il baby rice (per allungare il tempo tra una poppata e l’altra), e tutti i professionisti – pediatri, persino doule – ci rassicuravano che andava bene. Ci dicevano che avevamo fatto un lavoro straordinario ad allattare esclusivamente per quattro mesi e che anche noi madri avevamo bisogno di riposo. Ma qualcosa non mi convinceva. Quando provai, senza convinzione, a mescolare un po’ di papaya (il cibo tradizionale per lo svezzamento in Kenya) con il mio latte per offrirlo a mia figlia, lei lo rifiutò categoricamente.

Così chiamai mia nonna. Lei rise e mi chiese se stavo ancora leggendo libri. Poi mi spiegò con calma che l’allattamento non è un processo lineare. “Sarà lei a farti capire quando è pronta per il cibo – e anche il suo corpo lo farà.”

“E nel frattempo che faccio?” chiesi.

“Fai come prima: 𝑛𝑦𝑜𝑛𝑦𝑜 (allattala) regolarmente”.

Così la mia vita rallentò di nuovo, fino quasi a fermarsi. Mentre molte mie coetanee si vantavano di come i loro bambini dormissero di più dopo l’introduzione dei solidi, io mi svegliavo ogni ora o due con mia figlia e rimandavo il mio ritorno al lavoro.

Inconsapevolmente, stavo diventando un punto di riferimento per altre madri. Il mio numero circolava e, mentre allattavo, mi trovavo spesso a dire: “Sì, continua ad allattarlo/la. Sì, anche se l’hai appena fatto. Sì, oggi potresti non riuscire nemmeno a toglierti il pigiama. No, forse questo non è il momento di tornare al lavoro, se puoi permettertelo.” E, infine, rassicuravo sempre: “Andrà meglio.” Anche se, per me, ancora non era così.

Poco prima che mia figlia compisse cinque mesi, siamo tornate nel Regno Unito per un matrimonio. Non avendo molte altre distrazioni, sono riuscita a mantenere il suo ritmo di poppate. Anche se ricevevo sguardi perplessi mentre allattavo in pubblico (le stanze per l’allattamento erano spesso nei bagni, e non riuscivo a usarle), ho continuato.

A tavola, al ricevimento, qualcuno ha commentato: “È una bambina così tranquilla… anche se mangia molto.” Ho sorriso in silenzio. Un’altra persona ha aggiunto: “Ho letto da qualche parte che i bambini africani piangono meno.” Non ho potuto fare a meno di ridere.

La saggezza gentile di mia nonna:
▪️Offri il seno ogni volta che il tuo bambino è inquieto, anche se ha appena mangiato.
▪️Dormi con lui/lei: potrai allattarlo prima che si svegli completamente e riposare di più.
▪️Porta sempre a letto con te un thermos di acqua calda per rimanere idratata.
▪️Rendi l’allattamento la tua priorità, specialmente durante i periodi di crescita, e lascia che gli altri si occupino del resto.

★ Ascolta il tuo bambino, non i libri. L’allattamento non è lineare: segue un percorso fatto di alti e bassi e anche di cerchi. Tu sei l’esperta dei bisogni del tuo bambino.

🗨️
J. Cʟᴀɪʀᴇ K. Nɪᴀʟᴀ ɪs ᴀ ᴍᴏᴛʜᴇʀ, ᴏsᴛᴇᴏᴘᴀᴛʜ & ᴡʀɪᴛᴇʀ ʙᴀsᴇᴅ ɪɴ Nᴀɪʀᴏʙɪ, Kᴇɴʏᴀ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://www.incultureparent.com/why-african-babies-dont-cry/



📷 freshpinephotos_stlmotherhood

24/02/2024

Le brave mamme hanno figli che si svegliano 5 volte a notte.
Bambini che si ammalano di influenza o che fanno i capricci nel bel mezzo del supermercato.

Alle brave mamme almeno una volta cadde il bambino dal letto per poi correre dal pediatra con il cuore in in gola.

Le brave mamme a volte dimenticano di comprare il latte.
A volte finiscono di preparare il pranzo tardi
O fantasticano sulle vacanze per due e senza figli.

Le brave mamme a volte hanno giorni difficili e notti lunghe.
A volte si nascondono a piangere nel bagno.
A volte urlano al supermercato o fanno cose che dicevano che non avrebbero mai fatto come dargli il tablet per avere un momento di tranquillità.
E poi portarsi sulle spalle tutta la colpa del mondo.

E quando si sente persa
Quando sente di non farcela più
La buona mamma si rialza e si rimette in piedi
Grazie al profondo amore per i suoi figli.

Allora chiede perdono e si perdona.
E riprova ancora.
Perché nessuno ama i propri figli come lei sa fare.

07/02/2024

IL TELEFONO, LA TOMBA DEL MEDICO (e del paziente).
Ore 17.40, in piena sessione di visita ambulatoriale, il dottor Pinco sta visitando Gianni. Gianni ha una lunga storia clinica ed oggi è venuto in ambulatorio perchè fa un po' fatica a fare le scale. Mentre Gianni parla il telefono di Pinco inizia a lampeggiare. Una volta. Due volte. Tre volte. Quattro volte. Pinco a questo punto risponde ed all'altro capo della linea c'è Maria (i nomi sono, al solito, tutti di fantasia) che chiama iniziando una filippica perchè al CUP non le danno l'ecografia di routine prescritta entro 30 gg prima di 6 mesi. Pinco gentilmente spiega che non può farci niente e riattacca. Torna da Gianni e si accinge a visitarlo. Il telefono torna ad occhieggiare. Una, due, tre volte. Pinco risponde e c'è Mario. Vuole sapere perchè ha la tosse da 5 giorni dopo l'influenza ed ancora non passa. Pinco fa notare che senza una visita non può fare diagnosi e tantomeno impostare una terapia e riattacca (la lista potrebbe continuare quasi all'infinito), ma a questo punto Pinco si è scordato in parte di quanto detto da Gianni e, avendo perso concentrazione, sbaglia diagnosi. Grazie al telefono.

Morale della favola? Il telefono è uno dei peggiori nemici della clinica. Se avete un disturbo: andate dal medico (se su appuntamento, meglio per voi).
Seconda morale della favola: se il vostro medico risponde al telefono solo in orari prestabiliti o usa personale di segreteria per filtrare le chiamate, è un bravo medico che pone attenzione alle vostre problematiche.

Anch’io sono una Nullopata (ma che fatica…!)
07/01/2024

Anch’io sono una Nullopata (ma che fatica…!)

“𝑺𝒆 𝒇𝒆𝒃𝒃𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂 𝒂 38,5°𝑪 𝒔𝒐𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐, 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐, 𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒆 𝒑𝒐𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒐𝒈𝒏𝒊 4 𝒐𝒓𝒆”.

Dopo il post sull’(ab)uso di antibiotici in età pediatrica (e non solo), da medico Nullopata®️ (per chi se lo fosse perso il mio articolo sulla Nullopatia ®️: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=317205114154671&id=100075955549995) ho pensato di scrivere qualcosa sulla gestione della febbre.

Intanto un po' di terminologia:
- 𝒇𝒆𝒃𝒃𝒓𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂: tra i 37-38 °C;
- 𝒇𝒆𝒃𝒃𝒓𝒆: tra i 38-40 °C;
- 𝒊𝒑𝒆𝒓𝒑𝒊𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒂: oltre i 40 °C.

A seguire, altre idee strampalate del dott. Cuffaro? Nossignori.
Semplicemente ciò che deriva dalle evidenze scientifiche.
Fonte? UpToDate, per noi “addetti ai lavori” una sorgente inesauribile di conoscenza medica solida e sempre aggiornata, basata su studi solidi e pubblicati su riviste autorevoli.

“[...] gli interventi educativi forniti prima degli episodi di malattia avevano il potenziale di migliorare la gestione dei farmaci e il comportamento di richiesta di assistenza sanitaria da parte dei genitori quando il bambino si ammalava”. Fonte 1.

Quindi, ancora una volta, l'importanza dell'informazione e dell'educazione sanitaria di cui, in Italia, c'è un estremo bisogno.

Cosa ci dicono le linee guida riguardo la febbre nel bambino? Lo riassumo in 10 punti (Fonti 2 e seguenti).

1. 𝐋𝐚 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚 ma una risposta fisiologica dell'organismo all’infezione;
2. Nei bambini senza patologie di base, la maggior parte delle febbri sono autolimitanti e benigne, a condizione che la causa sia nota e la perdita di liquidi venga reintegrata;
3. 𝐋𝐚 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐨𝐜𝐚 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨;
4. 𝐒𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐞 (dolore importante, difficoltà respiratoria, eccessiva sonnolenza o agitazione, vomito ripetuto o scariche numerose con conseguente contrazione della diuresi per impossibilità a integrare le perdite bevendo) o se si tratta di un 𝒏𝒆𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐 (primi 30 giorni di vita) o di un 𝒍𝒂𝒕𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 (dal primo mese all’anno di età e in particolare nei primi 6 mesi di vita) 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐟𝐚𝐫 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐛𝐫𝐞𝐯𝐢 (se sta abbastanza bene non serve precipitarsi in Pronto Soccorso dopo un'ora dall'insorgenza della febbre!);
5. 𝐋𝐚 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚, anzi, serve a combatterla. Durante la fase iniziale di rialzo febbrile in cui il bambino trema e/o sente freddo con mani e piedi freddi e talvolta pallore periorale, è possibile coprirlo: sta generando calore! Una volta che la temperatura avrà raggiunto il valore massimo, è bene scoprirlo e offrire spesso da bere.
6. 𝐋𝐚 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐞 𝐯𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐚 coi farmaci (paracetamolo o ibuprofene) 𝐬𝐞 𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞/𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨𝐬𝐨, e non se ha solo bisogno di riposare e stare “in pace” per lasciare che il suo sistema immunitario (aiutato dalla febbre!!) possa contrastare al meglio l'infezione.
7. Il fatto che un bambino risponda o meno alla terapia antipiretica non ci aiuta a capire se si tratti di un'infezione batterica o virale. Se però, dopo l'effetto antipiretico del farmaco (da somministrare sempre per bocca quando possibile, e ci vuole almeno un'ora perché agisca) il bambino sta meglio, è sempre un buon segno.
8. 𝐒𝐞 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐪𝐮𝐢𝐥𝐥𝐨, è evidente non sia sofferente e quindi 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐚 per questo 𝐬𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨 (e tantomeno condotto in Pronto Soccorso a qualunque ora del giorno o della notte!!): la febbre infatti non è una malattia, punto 1.
9. 𝐋𝐚 𝐬𝐨𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐩𝐢𝐫𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐢𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐩𝐢𝐬𝐨𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐮𝐥𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐢𝐥𝐢 (nei bambini predisposti): inutile accanirsi (Fonte 9). Al massimo riduce il rischio di episodi successivi al primo nell'ambito di quello stesso episodio febbrile.
10. 𝐈 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐩𝐢𝐫𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐯𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐨𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐥𝐥'𝐞𝐭𝐚̀ e, possibilmente, somministrati dopo che la temperatura avrà raggiunto il valore massimo. Consideriamo una buona risposta al farmaco una diminuzione di temperatura di almeno 1°C (es. da 40°C a 38,9°C). Se si somministra il farmaco appena superati i 38,5°C (come spesso viene fatto senza un razionale) non sapendo quale sarebbe stato il valore massimo (magari 40°C), si potrebbe restare “delusi” dall'effetto antipiretico del farmaco: “la febbre non scende”. In realtà non è salita ulteriormente, ma è come se fosse scesa.

Buona parte degli accessi in Pronto Soccorso Pediatrico di questo periodo è dovuta alla famigerata “febbre alta”. Senza difficoltà respiratoria, senza cefalea insolita e importante, senza vomito ripetuto, senza dolore (pancia, orecchie, gola), senza alterazione dello stato di coscienza.
Quasi tutti codici bianchi, quasi tutti accessi impropri.

Se il bambino presenta dolore o è sofferente/lamentoso, è bene scegliere un farmaco 𝒕𝒓𝒂 paracetamolo e ibuprofene.
Il paracetamolo è ripetibile ogni 6 ore, l'ibuprofene ogni 8 ore.
Se non fosse possibile attendere i rispettivi intervalli (in quanto il bambino è sofferente/ha male, non perché la febbre sta salendo nuovamente!), i 2 farmaci possono essere alternati ogni 4 ore per qualche giorno. Ma per la gestione del dolore che va SEMPRE risolto, non della febbre!

La febbre alta può essere indicativa di una infezione severa? Sì, ma anche le infezioni di poco conto (es. faringite) possono presentarsi con febbre superiore a 40°C (iperpiressia).
Come anche una setticemia o una grave insufficienza respiratoria virale potrebbero presentarsi in apiressia o con poche linee di febbricola.

Preferibile la classica 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐬𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 alle altre (auricolare, frontale, rettale): non mente.

Chiudo con un calcolo semplice per dosare sempre precisamente paracetamolo sciroppo e ibuprofene sospensione orale in base al peso:
- Paracetamolo sciroppo (24 mg/mL, es Tachipirina): peso x 0,625 ripetibile ogni 6 ore. Es. Bimbo di 10 kg, deve assumere 6,25 mL.
- Ibuprofene sospensione orale 100 mg/5 mL (“classica”, es. Momentkid, Nurofen con confezione arancione): peso diviso 2 ripetibile ogni 8 ore. Es. bimbo di 10 kg deve assumere 5 mL.
- Ibuprofene sospensione orale 200 mg/5 mL (es. Nurofen con confezione verde, più concentrata della “classica”): peso diviso 4 ripetibile ogni 8 ore. Es. bimbo di 10 kg deve assumere 2,5 mL.

Buon proseguimento di inverno a tutti,
Dott. Giorgio Cuffaro

Fonti.
1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27432451/
2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/6333668/
3. www.nice.org.uk/guidance/ng143CG160
4. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18562453/
5. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21357332/
6. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3324040/
7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3627881/
8. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8344044/
9. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23702315/

Immagine: https://dottoremaeveroche.it

Meditiamo…
17/12/2023

Meditiamo…

Dalla rubrica 𝐈𝐥 𝐟𝐢𝐨𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐮𝐫𝐞 "𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢" 𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐞 𝐧𝐞𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐚.

Una donna gravida a termine rompe le membrane a domicilio.
Sono le 18:30 e non ha paura di affrontare la notte: con lei c'è la Doula ("donna che si prende cura di un'altra donna") e, probabilmente, intende partorire a domicilio (perché infatti 100 anni fa si partoriva a casa e, tralasciamo il numero rilevante di neonati asfittici e donne e neonati morti, in tutti gli altri casi andava tutto bene!).
L'indomani mattina avverte riduzione dei movimenti fetali e si decide ad andare in ospedale, per fortuna.
Il tracciato cardio-tocografico non è rassicurante, cesareo urgente.

Nelle ore successive il bambino ha buoni parametri vitali ma non appare brillante e, tra le altre cose, non si attacca al seno.
Al mio arrivo di sera lo trovo un po' ipotonico, irritabile alle manipolazioni, caldo al tatto anche alle manine (che quasi mai sono calde nei neonati!), lievemente tachipnoico.
Gli faccio misurare la temperatura, 37,8°C (cosa assolutamente insolita per un neonato).
Faccio il prelievo di sangue con le mie mani, e trovo il risultato di procalcitonina più alto che abbia mai visto: 106,61 ng/mL (sopra 0,5 la setticemia è probabile, con valori più alti della norma nelle prime 24 ore ma ben più bassi di così).

È settico, molto probabilmente a causa del sacco rotto per ore a domicilio senza adeguata profilassi antibiotica, che certamente avrebbe fatto in ospedale.

Che ruolo avrà avuto questa Doula nella decisione giusta da prendere e non presa (andare in ospedale poco dopo la rottura delle membrane)?

Cosa sarebbe successo se non avesse notato nulla di strano, nella comodità e serenità della propria abitazione?

Quanto sono realmente utili le varie "esperte" che ruotano attorno a donne in gravidanza e nascituri?
Doule, esperte di fasce, esperte di pannolini lavabili, tate del sonno, esperte, super esperte e massime esperte di allattamento al seno...
Non sempre, ma gli estremismi sono spesso dietro l'angolo e a volte anche i rischi per donne e bambini.

Meditiamo.

Dott. Giorgio Cuffaro.

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