Studio Psi & co. - Dott.ssa Alice Bertolino

Studio Psi & co. - Dott.ssa Alice Bertolino Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia sistemica-relazionale e familiare.
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14/03/2026

La psicoterapia affronta temi profondi: dolore, relazioni difficili, vergogna, perdita, identità. La stanza della terapia accoglie anche momenti di leggerezza, e la risata compare spesso proprio quando la mente inizia a muoversi con maggiore libertà.

La ricerca sulla regolazione emotiva mostra che l’umorismo rappresenta una forma sofisticata di elaborazione psicologica. La persona riconosce un proprio schema, lo osserva da una prospettiva leggermente più ampia e produce una risposta emotiva che integra tensione e comprensione.

Il corpo partecipa a questo processo. L’esperienza della risata coinvolge circuiti dopaminergici e serotoninergici associati alla regolazione dell’umore, mentre il sistema nervoso autonomo riduce l’attivazione difensiva e favorisce uno stato di maggiore sicurezza.

La relazione terapeutica amplifica questo effetto. Due sistemi nervosi entrano in dialogo continuo attraverso tono della voce, espressioni facciali e ritmo della conversazione. In questo contesto la risata diventa anche un momento di trascinabilità emotiva e di empatia condivisa.

La terapia resta un lavoro serio e trasformativo. La presenza della risata segnala spesso una mente che acquisisce distanza psicologica, maggiore flessibilità e una capacità nuova di guardare la propria storia.

07/03/2026

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28/02/2026
28/02/2026

Avviare una consulenza psicologica pediatrica richiede spesso un lungo percorso interiore per riconoscere un reale bisogno del bambino. Per molti genitori, questo comporta dubbi e riflessioni personali o di coppia. Ne parla a Diritto alla Salute 𝐑𝐨𝐬𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧, Psicoterapeuta infanzia e adolescenza, Responsabile del Servizio di Psicologia Ospedaliera Pediatrica presso l’A.O.U. Meyer IRCCS di Firenze.

«A volte si spera sia una situazione passeggera e che si risolva da sola. Altre volte i genitori sono i primi a non aver dedicato tempo per conoscere le proprie emozioni e le proprie difficoltà. Per questo ripropongono lo stesso schema al figlio di “accettazione passiva” dei disagi. Frequentemente non hanno conoscenza di cosa poter fare e a chi rivolgersi».

Oggi i pediatri, gli insegnanti e le figure educative possono intercettare precocemente un disagio psicologico. Infatti, «sembra che tutti siano più disponibili al dialogo e a parlare di sé, c’è più attenzione negli specialisti della cura e negli educatori. Uno sguardo attento e un’offerta di ascolto e attenzione può intercettare un disagio che spontaneamente farebbe fatica ad emergere», precisa Martin.

I genitori dovrebbero comprendere che chiedere aiuto non è un fallimento educativo, ma un atto di cura. «Credo sia fondamentale – sottolinea la psicologa – ricordarci che essere genitore e insieme educatore è il compito più complesso della vita. Lo si fa con strumenti a volte difettosi (la propria storia) e cercando di fare il meglio possibile con l’amore».

L’esperta continua spiegando come «non sempre il miglioramento del sintomo sia un segnale che il percorso psicoterapeutico stia funzionando. Al bambino e al ragazzo il sintomo serve per superare una fase di impasse, di fatica psicologica. Il sintomo va ascoltato e decifrato, non eliminato, non è quello l’obiettivo iniziale di una psicoterapia».

Per l’articolo completo👇
https://dirittoallasalute.net/riconoscere-il-disagio-psicologico-nei-bambini-il-ruolo-dei-genitori/

20/02/2026

𝐴𝑑𝑛𝑘𝑟𝑜𝑛𝑜𝑠 𝑆𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑣𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙 𝑀𝑜𝑛𝑎𝑙𝑑𝑖 𝑑𝑖 𝑁𝑎𝑝𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑢𝑛 𝑡𝑟𝑎𝑝𝑖𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑛𝑛𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜. 𝑁𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜, 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑬𝒗𝒂 𝑷𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒊, 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑂𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝐹𝑟𝑖𝑢𝑙𝑖 𝑉𝑒𝑛𝑒𝑧𝑖𝑎 𝐺𝑖𝑢𝑙𝑖𝑎.👇

Quando un bambino affronta una condizione clinica gravissima come nel caso di Domenico, il piccolo di 2 anni ricoverato al Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore danneggiato, non sono coinvolti solo i medici e gli infermieri. Accanto alla cura clinica c'è un lavoro spesso silenzioso, ma fondamentale: quello dello psicologo. "È importante stare vicino alla famiglia, anche quando stare accanto al dolore è difficile. Essere presenti significa accogliere e sostenere il dolore dell'altro, senza sottrarsi. In situazioni come questa lo psicologo accetta la propria impotenza, non offre soluzioni, ma risponde con la relazione: una presenza competente e costante". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Eva Pascoli, presidente dell'Ordine degli psicologi del Friuli Venezia Giulia, consigliera nazionale del Cnop (Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi), psicoterapeuta familiare e dipendente del servizio pubblico. "Il primo compito - sottolinea l'esperta - è sostenere la famiglia, restare in ascolto e rispondere ai bisogni più concreti e immediati: aiutare i genitori, che hanno improvvisamente perso ogni certezza, a sentirsi ancora, per quanto possibile, in un contesto sicuro, in cui possono ricevere attenzione, cura e sentirsi legittimati nelle proprie emozioni. Noi psicologi siamo un 'ponte' tra famiglia ed équipe sanitaria". In ospedale la comunicazione può diventare difficile. "Le informazioni sono complesse, le emozioni travolgenti. Qui lo psicologo svolge un ruolo di mediazione", osserva Pascoli: "Aiuta la famiglia a dialogare con lo staff che ha in cura il piccolo Domenico, chiarisce dubbi, scioglie incomprensioni, accoglie e legittima le emozioni. È un lavoro delicato, che rafforza la relazione di cura e consente ai genitori di sentirsi parte attiva, non spettatori impotenti". Rabbia, senso di colpa, frustrazione. E una domanda che ritorna, ossessiva: 'Avrò fatto tutto il possibile per il mio bambino?'. "Lo psicologo aiuta a dare spazio e dignità a queste emozioni. Non si tratta di cancellarle, ma di riconoscerle come naturali. In questa fase - precisa Pascoli - non si lavora sull'accettazione o sul lutto, anche se questi temi emergono, ma si lavora sul tempo che resta". L'attenzione è sul presente: 'Io, mamma, come posso stare accanto al mio bambino in questo tempo che ci resta insieme?'. "È questa una domanda su cui si concentra il lavoro psicologico. Essere insieme nel modo più pieno e consapevole possibile: trovare parole, gesti, presenza. Costruire, anche nel dolore, uno spazio di relazione autentica. Il tempo dell'elaborazione del lutto arriverà, ma non adesso. Ora è il tempo della cura, della vicinanza e dell'accompagnamento, per custodire tutto quello che il piccolo Domenico è stato ed è ancora", conclude la psicologa.

18/02/2026
13/02/2026

Per un bambino, la perdita di un nonno è spesso il primo, traumatico confronto con il concetto di morte.

«Al giorno d'oggi si cerca in tutti i modi di evitare questo tema», spiega a 𝐿𝑒𝑔𝑔𝑜 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫, psicologa e psicoterapeuta, già referente del Gruppo di Lavoro Perinatalità, Infanzia e Adolescenza del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

«Possiamo usare metafore e analogie proprio come le piante che, se non hanno più acqua o sono molto vecchie, appassiscono. È un modo per dire che il nostro corpo a un certo punto smette di funzionare. Quello del "si è addormentato" non è una buona immagine: il bambino potrebbe associare il dormire al morire e sviluppare il terrore di andare a letto», suggerisce la psicologa.

La partecipazione ai riti ha una funzione importante: «Il funerale è l'esperienza che le persone reggono meglio perché senti che non sei solo, condividi la sofferenza con gli altri. È un atto di consolazione collettiva che fa bene anche ai più piccoli, dai 7-8 anni in su», prosegue.

Se il nonno sta morendo, fingere che tutto vada bene non protegge davvero il bambino. È meglio prepararlo con gradualità: «Se sappiamo che è questione di mesi, dobbiamo prepararlo. Questo gli permette di fare un saluto particolare, di dire ai nonni cose belle che diventeranno un pensiero consolante dopo. Sapere di aver detto "ti voglio bene" nel momento giusto è un farmaco potente contro il senso di colpa e il vuoto».

Infine, la memoria si coltiva nella quotidianità. «Oggi che abbiamo fotografie ovunque, è importante ricordare i nonni nei fatti, nelle cose che abbiamo fatto insieme o in quello che loro dicevano dei nipoti. Raccontare storie li tiene in vita», conclude.

Per l’articolo completo 👇
https://www.leggo.it/italia/cronache/11_febbraio_2026_morte_nonni_bambini_come_spiegare_psicologa_roberta_bommassar-9339217.html?refresh_ce

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22/12/2025

Un sincero augurio fatto con il cuore per un buon Natale e con l’auspicio di un sereno 2026.✨

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12/11/2025

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