Psicomotricista e educatrice Mariachiara

Psicomotricista e educatrice Mariachiara Ciao a tutti!!! Sono Mariachiara e nella vita sono psicomotricista e educatrice professionale.

Quando lo sport smette di educare?🤷‍♀️Sempre più bambini, e oggi anche molte bambine, vengono avviati ai giochi di squad...
16/04/2026

Quando lo sport smette di educare?🤷‍♀️

Sempre più bambini, e oggi anche molte bambine, vengono avviati ai giochi di squadra prestissimo, già a 3 anni.
Ma più di tutti sento parlare di bimbi nelle squadre di calcio.

Da psicomotricista, non dissento dal calcio in sé. Dissento da come troppo spesso viene proposto ai più piccoli: un contesto in cui la competizione prende il posto del vero valore educativo che lo sport dovrebbe trasmettere, cioè fare squadra, sentirsi parte di un gruppo, cooperare per un obiettivo comune.

E invece, troppo spesso, arriva prima altro:
la vittoria a ogni costo,
il superare l’altro,
il doversi mostrare sempre forti, duri, invincibili.

Anche a scapito delle emozioni.

Così, le emozioni che trovano più spazio diventano spesso l’invidia, la rabbia, il disgusto. Talvolta la gioia. E, in alcuni casi, persino la violenza fisica.

C’è qualcosa che non va.
E non possiamo far finta di non vederlo.

Genitori e allenatori hanno una grande responsabilità. Non nascondiamoci dietro un dito.

Perché un bambino non nasce invidioso:
impara dall’adulto che ha accanto.

Un bambino non nasce arrabbiato con l’idea che la rabbia sia lo strumento per comunicare o per farsi rispettare:
lo apprende da chi per primo glielo mostra.

Un bambino non nasce pensando che essere forti e duri valga più che ascoltarsi, sentire, attraversare le emozioni:
lo interiorizza dai suoi adulti di riferimento.

E potremmo continuare ancora a lungo.

Ma oggi non voglio lasciare una risposta.
Voglio lasciare una domanda:

è davvero questo che vogliamo per i nostri bambini?

Oggi, alla scuola primaria, abbiamo lavorato sullo schema corporeo e sul confine del corpo attraverso giochi con le cord...
15/04/2026

Oggi, alla scuola primaria, abbiamo lavorato sullo schema corporeo e sul confine del corpo attraverso giochi con le corde, esercitando l'equilibrio e scambi di sguardi in movimento.
Nel momento finale, più quieto, del rilassamento, ho tracciato su un foglio grande il contorno del corpo dei bambini.

Alla fine, una bambina mi ha guardata e mi ha detto: “Ma ci sei anche tu con noi… posso tracciare il tuo contorno?”

In quella frase semplice e luminosa c’era tutto. C’era il riconoscimento. C’era la relazione. C’era la verità che a volte i bambini sanno dire meglio di chiunque altro: che non siamo solo ruoli, non siamo solo funzioni, ma corpi presenti, persone tra persone.
Io ero lì come conduttrice, sì. Ma ero anche io dentro quel cerchio umano, con un mio confine, un mio contorno, una mia fragile e bellissima presenza.

Non mi stancherò mai di lavorare con i bambini. Ogni giorno mi restituiscono un’immagine di me più vera, più nuda, più essenziale.

E, senza saperlo, mi insegnano ad abitare con più dolcezza il mio posto nel mondo.

28/03/2026
18/03/2026

La psicomotricità è una disciplina seria, che richiede anni di formazione, studio, tirocinio e un grande investimento anche personale.

Proprio per questo, credo sia importante fare un po’ di chiarezza.

Non tutte le attività che coinvolgono il movimento, il gioco o il corpo possono essere definite psicomotricità. Esistono proposte diverse, anche valide e utili, ma è fondamentale chiamarle con il loro nome.

Termini come “giocomotricità” o altre definizioni simili possono creare confusione, soprattutto quando vengono utilizzati in modo ambiguo o accostati impropriamente alla psicomotricità.

La differenza non è solo una questione di parole, ma di formazione, competenze e approccio.
Per questo motivo, invito chi si avvicina a questo mondo a informarsi sulla preparazione di chi propone i percorsi, per poter scegliere con consapevolezza.
Parlarne non significa screditare altre attività, ma tutelare una professione e garantire trasparenza e correttezza.
Ogni proposta ha il suo valore, ma solo se presentata per ciò che è.
Continuare a fare chiarezza, con rispetto e responsabilità, è il modo migliore per valorizzare davvero il lavoro di tutti e offrire alle persone percorsi autentici e di qualità. 💛

15/03/2026

Ciao a tutti 🌿
Ho preparato questo breve contenuto su un tema a cui tengo molto: il gioco non è solo un momento per “sfogarsi” o rilassarsi, ma un’esperienza fondamentale di crescita, apprendimento e costruzione di competenze per il bambino.
Se vi va, guardatelo, salvatelo e condividetelo 💛

📚 Leggere fin da piccoliQuesto evento nasce da un’idea condivisa con Dott.ssa Laura Inferrati  e Arianna Altezza Ciavoli...
06/03/2026

📚 Leggere fin da piccoli

Questo evento nasce da un’idea condivisa con Dott.ssa Laura Inferrati e Arianna Altezza Ciavolino (Psicologa), dal desiderio di offrire a bambini e genitori un’occasione autentica per riscoprire insieme la bellezza della lettura.

Crediamo profondamente che il libro, fin dai primi anni di vita, possa diventare uno strumento prezioso di relazione, ascolto, crescita e vicinanza emotiva. In un tempo in cui tutto corre veloce, sentiamo il bisogno di creare spazi in cui fermarsi, stare insieme e nutrire il legame tra adulto e bambino attraverso la forza delle storie.

“Leggere fin da piccoli” nasce proprio con questo intento: accompagnare le famiglie in un’esperienza significativa, accogliente e ricca di valore, in cui la lettura condivisa possa trasformarsi in un momento di incontro, scambio e benessere.

Sarà un’occasione speciale per vivere il libro non solo come strumento educativo e psicomotorio, ma come esperienza affettiva e relazionale, capace di creare connessioni profonde tra adulti e bambini.

⚠️ I posti sono limitati
🎟️ I biglietti sono disponibili su Eventbrite

https://www.eventbrite.it/e/leggere-fin-da-piccoli-tickets-1984289191387?aff=efbevent&fbclid=IwVERDUAQXirRleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEewTg9Bgf7sBmK0VyBG2QqIjTWrH0vcT9-gi4JLB_d9uvFYb0uocMnutssu4Q_aem_WfG5kI_Qgl11iwHV8zcz8Q

Vi aspettiamo con gioia. 💛


Oggi è San Valentino, e mi piace pensarlo non solo come la festa dell’amore “romantico”, ma come un promemoria di cura, ...
14/02/2026

Oggi è San Valentino, e mi piace pensarlo non solo come la festa dell’amore “romantico”, ma come un promemoria di cura, rispetto e gentilezza.

In una pagina de L’ABC della gentilezza (un capolavoro per grandi e piccini) ci viene ricordata una cosa importante sul bene:
quando qualcosa ci scuote, quando qualcuno ci ferisce, possiamo scegliere come rispondere, con la stessa moneta oppure farsi aiutare dalla calma disarmante della gentilezza.

💛 La gentilezza non è debolezza.
È una forza silenziosa. È capacità di restare in contatto con il proprio cuore senza farsi travolgere.
È saper mettere un confine senza ferire, dire “no” senza umiliare, prendersi cura senza annullarsi.

In psicomotricità la gentilezza si allena ogni giorno: nel corpo, nel gioco, nelle relazioni.
Perché un bambino (e un adulto) che si sente accolto impara anche ad accogliere. E a volere bene a se e agli altri.

Oggi scegliamo gesti piccoli, ma potenti: una parola buona, uno sguardo, un tempo di ascolto.
La gentilezza è un valore aggiunto. Sempre.

E se arrivo solo adesso ad augurare a tutti Buon San Valentino, è perché l’ho trascorso nel modo più bello: condividendolo con la mia bellissima famiglia 💛

👉 E per te, qual è un gesto di gentilezza che oggi vorresti donare (o ricevere) davvero?

24/01/2026

Lucangeli parla di vera e propria “dipendenza dopaminergica” da smartphone che causa irritabilità, ansia e sintomi di astinenza simili a quelli da droghe, poiché l’attraente dispositivo attiva negli adolescenti un circuito di ricompensa cerebrale vissuto intensamente come bisogno di connessione sociale.
La studiosa sottolinea, inoltre, non tanto il divieto del dispositivo, ma l'importanza di educare a un uso consapevole attraverso regole condivise tra famiglia e scuola. Insegnare a usare il cellulare come strumento e non come fonte primaria di soddisfazione può evitare gravi rischi neuro funzionali, come problemi relazionali, ma anche di sonno e concentrazione.

Link al video : https://tinyurl.com/kudpemd6

I bambini fanno fatica a fermarsi.E aiutarli a trovare o ritrovare la calma non è sempre semplice ed immediato.Guardiamo...
21/01/2026

I bambini fanno fatica a fermarsi.
E aiutarli a trovare o ritrovare la calma non è sempre semplice ed immediato.

Guardiamoci con onestà: noi adulti non ci fermiamo quasi mai.

Anche quando siamo seduti, spesso stiamo facendo qualcosa: controlliamo il telefono, rispondiamo, scorriamo, “riempiamo” il silenzio. Il corpo è immobile, ma la mente corre.
E allora quando facciamo davvero esperienza del fermarsi, del riposare senza fare altro?
Forse la notte. Quando il sonno ci spegne e ci riporta a terra.
Ma durante il giorno, nella vita vera, quel fermarsi buono, quello che calma, che ricompone, che ristora, lo pratichiamo poco. E i bambini imparano soprattutto da ciò che vedono.
Per loro è fondamentale poter osservare un adulto che si ferma con serenità.
Un adulto che mostra, senza spiegare troppo, che fermarsi è una cosa buona.
Che serve calmare il corpo e la mente.
Che il corpo e la mente, quando tornano in equilibrio, ci fanno stare meglio.
Che fermarsi non è perdere tempo.
È prendersi cura. È tornare a casa.
Allora permettiamocelo, qualche volta.
Fermiamoci davvero: a guardare il passaggio di una nuvola.
A restare seduti senza “aggiungere” altro.
A respirare e ascoltare, con le orecchie del corpo, cosa hanno da dirci le spalle, lo stomaco, il petto, la fronte.
Non serve farlo perfettamente. Serve farlo davanti a loro.
Perché i bambini non imparano a fermarsi da un discorso.
Lo imparano da un esempio vivo.
E un adulto che si ferma, con calma, insegna una cosa preziosa:
Qui si può respirare.
Qui si può stare.
Qui va bene anche non fare.

Mariachiara

Ci sono notizie che non dovrebbero scorrerci addosso.Un ragazzo ucciso da un ragazzo. E tutto “per uno sguardo di troppo...
19/01/2026

Ci sono notizie che non dovrebbero scorrerci addosso.
Un ragazzo ucciso da un ragazzo. E tutto “per uno sguardo di troppo”.
Io non riesco a leggerla come una storia lontana. La sento come un urlo che deve scuotere noi adulti.

Perché queste cose non nascono a 17 anni.
Nascono molto prima.
Nascono nel modo in cui un bambino impara a stare nella frustrazione, nell’attesa, nel “no”.
Nel modo in cui noi adulti accogliamo la rabbia senza averne paura, trasformandola in parole, in scelta, in autocontrollo.
Nascono nel modo in cui insegniamo il rispetto del corpo: il proprio e quello degli altri. Nel consenso, nei limiti, nella cura.
Da psicomotricista, lavoro ogni giorno con i bambini e le bambine che formeranno “la società di domani” e sento che come professionista posso e devo fare qualcosa. Attraverso il gioco porto in luce temi che riguardano la nostra quotidianità: attendere, rispettare il turno, ascoltare, fare attenzione, rallentare, gestire le emozioni.
Altro punto chiave: La scuola.
La scuola è preziosa, perché in gruppo si sperimenta buona parte delle capacità sociali che anche da adulti la società ci richiede, ma la differenza la fanno i modelli adulti.
Noi.
I nostri tempi. Le nostre risposte. Il nostro “ti ascolto dopo”, “ci parlo domani”.
Il nostro modo di esserci davvero.

E allora mi chiedo (e ti chiedo):

Quando tuo figlio esplode, cosa gli stai insegnando su come si gestisce la rabbia?
Gli stai offrendo strumenti… o la risposta si limita alla punizione?

Che spazio ha il “no” in casa tua? E come lo reggete, tu e lui?

Quante volte chiediamo “scusa” e ripariamo, invece di alzare muri?

Che esempio di rispetto portiamo nelle parole, nei gesti, nei conflitti quotidiani?

Quando è stata l’ultima volta che hai ascoltato davvero, senza schermo in mano e senza fretta?

Sono domande che non portano giudizio ma chiedono di essere ascoltate.
Non possiamo controllare tutto ed essere genitori perfetti, ma possiamo scegliere come esserci come genitori.
E da lì, qualcosa cambia.

Mariachiara

DALL’IO AL NOI, IL GIOCO DI IMITAZIONE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIANella mia pratica psicomotoria quotidiana ho la fortuna ...
11/01/2026

DALL’IO AL NOI, IL GIOCO DI IMITAZIONE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Nella mia pratica psicomotoria quotidiana ho la fortuna di poter lavorare all’interno delle scuole dell’infanzia e collaborare con le insegnanti. In questi mesi ho potuto osservare come i bambini abbiano bisogno di adulti capaci di mostrare concretamente come la comunicazione con l’altro non sia solo legata al linguaggio ma fermamente ancorata al corpo. In un contesto come il nostro, di zone ad alta concentrazione di etnie diverse, il linguaggio del corpo non è solo mediatore della comunicazione ma diventa ponte tra culture e passaggio fondamentale per la costruzione di una società inclusiva.
I percorsi di psicomotricità educativo preventiva hanno tra gli obiettivi anche questo, dare la possibilità ai bambini di sperimentare il proprio corpo nella relazione con l’altro, anche quando la relazione è resa più difficoltosa da lingue diverse o culture diverse.

Lavorare su ciò che ci accomuna tutti li aiuta maggiormente a fare operazioni di decentramento, di poter sperimentare un NOI rispettoso per sé e per l’altro.

Come amo spesso ricordare, in sezione non serve fare di più. Serve vedere meglio.
Spesso mi capita di sentire le insegnanti in modalità “organizzo, preparo, produco”. Perché la società in cui siamo inseriti da maggiormente valore al prodotto piuttosto che al processo. Se proviamo a spostare il baricentro, cioè, meno attività nuove, più osservazione di ciò che i bambini stanno già costruendo tra loro possiamo riuscire ad agganciare il gruppo anche su un piano di lavoro legato alla relazione e al concetto di sé e di gruppo. Un punto di svolta nella routine di sezione possono essere i giochi di imitazione tra pari (specchio, “faccio come te”, leader silenzioso). Che diventano una palestra di sperimentazione sociale, non solo un gioco fine a sé stesso.

Quando un bambino imita un altro, sta facendo tre cose insieme:
• Aggancia l’altro (attenzione congiunta: “ti guardo davvero”)
• Si regola (controllo del corpo, del tempo, dell’intensità)
• Co-costruisce (accordi impliciti: chi guida, chi segue, quando si scambia)
In pratica: il gioco diventa un osservatorio naturale su leadership, inclusione, confini e cooperazione.

Perché sono una lente potentissima: costringono i bambini a decentrarsi (da “io” a “tu”), usando soprattutto canali non verbali: sguardo, postura, mimica, distanza, ritmo. E lì, davanti a noi, si accendono i meccanismi di gruppo. Il gruppo comincia a percepirsi, ad organizzarsi.
Questo processo spesso parte con il CAOS.
Voci sovrapposte, corpi che si muovono senza un ritmo comune, inizi e interruzioni continue. È il momento che spesso infastidisce di più l’adulto, perché è poco controllabile e sembra “non stare succedendo nulla di educativo”. Eppure, quel caos è spesso un passaggio obbligato.

Perché?

Perché il bambino, se può attraversare il caos (nel tempo e con tempo), sperimenta gradualmente due cose fondamentali:
1. Regolazione su di sé
Prima si organizza il singolo: prova, eccede, si ferma, riparte, calibra voce, distanza, intensità.
È un lavoro corporeo prima che mentale: “quanto forte?”, “quanto vicino?”, “quanto veloce?”.
2. Regolazione nel gruppo
Quando la regolazione individuale inizia a stabilizzarsi, si generalizza: il bambino diventa capace di sintonizzarsi con gli altri.

Ed è qui che nasce il gruppo: ascolto, turni, ritmo condiviso, attese.
In altre parole: il controllo non arriva dall’esterno (dall’adulto che “mette ordine”), ma si costruisce dall’interno, grazie all’esperienza.
Il caos diventa un terreno di apprendimento: è lì che il bambino impara a decentrarsi, a spostare il baricentro da:
(io + il mio impulso) → (noi + il nostro gioco)
Il sé e l’impulso interno vengono progressivamente decentrati rispetto agli interessi del gruppo.

E questa è una competenza enorme: è la base della cooperazione, della convivenza, della cittadinanza quotidiana.

Prova a passare da: “a che gioco stanno giocando? A “come stanno facendo questo gioco?”. Perché è lì che succede l’essenziale.

Non nel nome dell’attività, ma nei processi: chi aggancia chi con lo sguardo, chi aspetta, chi invade, chi si ritira, chi guida, chi segue, chi ripara quando “salta” la scena. Anche quando sembra caos, spesso è il gruppo che sta cercando un ritmo: prima la regolazione su di sé, poi la sintonizzazione con gli altri. Con tempo e nel tempo.

Lo psicomotricista in sezione allora può rappresentare una risorsa per il team e non “un’ora in più” da incastrare. È una presenza che, dentro la routine quotidiana, fa la differenza perché lavora sui processi, le relazioni attraverso il gioco.

Psicomotricista Mariachiara Cani

09/01/2026

12 LIBRI PER 12 MESI è una campagna di Nati per Leggere Lombardia che vuole veder crescere tante e tanti grazie all'azione congiunta di tutte le Biblioteche, i Consultori, gli educatori dei Nidi e di tutte le Volontarie e i Volontari Nati per Leggere.
👉La proposta di gennaio 2026 per la fascia 0-3 anni è "Mescolo mescolo!", di Elena Spagnoli Fritze e Cristina Petit, pubblicato da Pulce Edizioni.

Nati per Leggere Lombardia

Indirizzo

Via Tomba, 29
Luzzara
42045

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 14:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 14:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 18:00
Sabato 09:00 - 12:00

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