21/11/2025
Mi accorgo che, ultimamente, le parole mi restano in gola.
Non per mancanza, ma per pudore: come se nominare ciò che sento potesse interrompere quel filo sottile che tiene tutto insieme.
C’è un punto dentro di me dove non serve spiegare, sembra quasi un luogo cavo e luminoso.
Il silenzio ci arriva prima delle parole.
Ieri, guardando un film, mi è scivolata addosso una domanda:
dove sarei finita se non avessi seguito quel cuore indisciplinato che mi voleva altrove?
Forse sarei comunque qui, sfinita eppure viva, felice in quel modo misterioso che ha a che fare con la verità.
Oggi, invece, ho attraversato stanze che sembravano sogni al contrario: più buio che luce, più peso che respiro.
E sì, sono grata alla medicina quando davvero apre varchi.
Ma sento anche la sua durezza quando dimentica l’anima dei corpi che tocca.
È l’ascolto che manca. La finezza. Lo sguardo che vede oltre il protocollo.
Avevo immaginato un dicembre ovattato, morbido, una luce tiepida sulle cose.
Invece sarà un dicembre di corridoi sterili, di attese che sanno poco di noi.
Ciò che mi viene chiesto è accogliere.
Io, però, faccio fatica ad accogliere ciò che si impone senza capire.
E intanto mi sussurro che tutto questo è transitorio, anche se alle volte non sembra.
La parte più tagliente arriva quando qualcuno decide al posto mio cosa sia giusto per Oihan.
Quando fanno scelte che non ascoltano chi lui è davvero.
È lì che si spezza qualcosa: un misto di rabbia, difesa animale, e un senso di invisibilità che brucia più di tutto.
Ci insegnano a dire sì, ad accogliere l’indesiderato come esercizio spirituale.
Io, però, non riesco ad accettare questa prudenza che somiglia troppo alla paura.
Non sono una visionaria fuori rotta.
Sono precisa, intensa, sensata.
Chiedo solo ciò che appartiene alla verità di mio figlio.
So che ci sono valutazioni da fare, lo so bene. Ma non so se muoversi come un’ombra, temendo sempre un cataclisma improbabile, sia davvero il cammino più giusto.
Tutti parlano di cautela.
Io ascolto il linguaggio segreto di Oihan:
un linguaggio che nessuna linea guida potrà mai contenere.
Ed è lì, in quel luogo nascosto, che scelgo di restare.