09/01/2026
Qui ribalto l’immaginario legato alle parole femminile e sacro.
Non per addolcirle o renderle più accettabili,
ma per riportarle a terra.
Nel corpo. Nella vita vissuta.
Quando parlo di femminile sacro non intendo qualcosa di etereo.
Non è uscire dal corpo per elevarsi.
È esattamente l’opposto.
È tornare nel corpo come primo luogo di verità.
È tornare alla natura, fuori e dentro di noi, in senso fisiologico, tralasciando per un istante la poeticità.
Il corpo segue leggi semplici.
Quando non lo ascoltiamo, quando forziamo o tratteniamo,
risponde con tensione, rigidità o silenzio.
Questo spazio non nasce per renderci più buone, accomodanti o luminose.
Nasce per aiutarci a sentire.
Sentire quando qualcosa è troppo.
Quando è abbastanza.
Quando è no.
✨Dire no quando è no è un atto di verità verso noi stesse.
Ogni verità ascoltata restituisce morbidezza , che
non è sintomo di debolezza.
È ciò che accade quando qualcosa torna a muoversi.
✨Il corpo ricorda confini che la mente ha dimenticato.
Qui impariamo a prendercene cura.
Questo non è un percorso per diventare migliori.
È un percorso per rimanere vere.