02/04/2021
Dopo un anno in cui ci viene ripetuto che una malattia aggressiva e potenzialmente mortale ci può colpire se continuiamo a vivere come prima (e di fatto viene impedito), come si fa a recuperare la (o quello che più ci si avvicina)?
Intanto smontando una credenza molto comune: la sensazione del , della sicurezza. Avere ben chiaro in mente che pensare di avere il totale controllo sulla nostra vita è una finzione che il nostro cervello ci fa credere.
Se ci pensiamo bene, anche un'azione scontata come quella di salire in macchina, erroneamente la diamo per certa: nel tragitto, dalla chiusura del portone, può succedere qualunque cosa, ma il nostro cervello non ce lo mostra.
Perché?
Perché il cervello crea l'illusione del futuro sulla base degli eventi passati. Quante volte è successo che nel percorso da una stanza all'altra è capitato qualcosa di particolarmente brutto o bello? Mai. Perciò per lui è un'azione ovvia, scontata, senza pericoli, e la previsione di attraversare la casa diventa un atto talmente naturale e banale da non avere nessuna connotazione emotiva.
Stare con gli altri può essere pericoloso per la salute mia e dei miei cari? Fino a un anno fa, no. Ora viviamo una situazione in cui la morte, l'evento più temuto da chi è in vita, si palesa insistentemente tutti i giorni, spingendo le persone a cadere nella rete del terrore solo nel pensare di riprendere una vita sociale normale.
Il pensiero della morte, giornaliero, martellante, ci spinge a cercare il controllo laddove gli esperti ci danno indicazioni pensando che grazie alle mascherine terremo il mostro lontano da noi. Purtroppo anche questa è un'illusione di controllo: i dispositivi sono un supporto ma non una certezza. E di conseguenza, stare con gli altri, che aveva una connotazione emotiva positiva, ha cambiato colore. Ora è paura, pericolo.
Come posso fare per stare con gli altri senza paura?
Paradossalmente entrare in contatto con la paura della morte, del dolore, del morire soli, della malattia. Tutte paure che saggiamente la nostra mente teneva lontanissime, dato che la sua previsione dell'immediato futuro è sulla base delle routine (rassicuranti per definizione). Non negare l'orrore, non respingerlo, ma accoglierlo, creare uno spazio in noi in cui poterlo guardare, provando tutte quelle emozioni brutte che ci spaventano, ma in un'ottica diversa stavolta: attraversare quel terreno ostile, per poi lasciarle andare. Respirando, riflettendo che noi possiamo essere prudenti, ma non dipende tutto da noi. Questo può far paura, ma al tempo stesso ci libera. Perché io ho potere, ma fino a un certo punto. E' quel punto, quel punto lì, che deve diventare il centro della bilancia del mio benessere, che ha in un piatto le paure e nell'altro la volontà di riprendere la mia vita.