03/09/2025
- “Alice… Ma la cicatrice quando passa?”
- “La cicatrice non passa, è come una medaglia che nessuno ti può portare via. Così, quando Zeta è grande e ormai il principe non gli fa più paura, si ricorda che ha vissuto, che ha fatto tante avventure. Che è caduto e si è rialzato.”
- “Ma perché non passa?”
- “Perché è una cicatrice, se andava via con l'acqua era un trasferello. È una cosa che fa paura, ma è anche una cosa bella: è la vita.”
ZeroCalcare 📖
A volte, i segni più profondi non si vedono sulla pelle. Sono le cicatrici dell’anima, quelle lasciate dai traumi e dai dolori che ci hanno segnato. Ma cosa significa convivere con queste cicatrici? E che ruolo ha la psicoterapia in questo processo?
Prendendo spunto da un toccante stralcio di Zerocalcare, ho riflettuto sul significato delle cicatrici e su come un percorso di terapia non le cancelli, ma ci aiuti a trasformarle.
Leggi il testo qui sotto per scoprire come una ferita può diventare una medaglia. 👇
La cicatrice: un'impronta indelebile
Il dolore di un trauma è una ferita invisibile, profonda e che lascia un segno, proprio come la cicatrice descritta da Zerocalcare. All'inizio, la ferita è aperta, pulsante, e la paura di toccarla, di parlarne, è la stessa che si prova di fronte a una cicatrice "br**ta". Chi ha vissuto un grande dolore può volerlo nascondere, farlo sparire, sperando che "passi" con il tempo, come un semplice "trasferello" che scompare con l'acqua.
Ma, come spiega il fumettista, se la ferita non va via, è perché è parte della storia di vita. Non è un difetto, ma un segno del fatto che si è vissuto, caduti e rialzati.
Il percorso di terapia: da ferita a medaglia
La psicoterapia si focalizza proprio su questo: non si propone di cancellare il trauma, perché è impossibile. Sarebbe come voler eliminare una cicatrice profonda. L'obiettivo della terapia è invece quello di guidare la persona a "riconoscere" quella cicatrice, a non averne più paura e, a poco a poco, a trasformarla in quella che Zerocalcare chiama una medaglia.
Il terapeuta aiuta il paziente a:
* Rappresentare il trauma: Dargli un nome, una forma, per farlo uscire dall'ombra della paura.
* Elaborare le emozioni: Sentirle e viverle senza esserne sopraffatti, riconoscendo che sono parte della propria storia.
* Integrare il vissuto: Accettare che quel dolore è stato, e che ha contribuito a formare la persona che si è oggi.
La cicatrice, a quel punto, non fa più paura, ma diventa la prova che si è affrontato il "principe" (il trauma), lo si è superato e si è continuato a vivere, nonostante la caduta. Quello che una volta era un segno di debolezza si trasforma in un simbolo di resilienza, una prova che "la vita" è fatta di ferite, ma anche di avventure e di una forza interiore che nessuno può portare via.
Alla fine del percorso, la persona non è guarita perché ha dimenticato il trauma, ma perché ha imparato a convivere con la sua cicatrice, a riconoscerla come un tatuaggio della propria storia, un promemoria costante del fatto che ha lottato, è caduta e si è rialzata.
- Dott.ssa Azzurra Viscione