17/06/2025
"A diciannove anni non avevo idea di cosa avrei fatto nella vita.
Il giorno stesso dell’orale sono partito per il mare, a lavorare.
E ho imparato più in due mesi tra lavapiatti balcanici e pizzaioli con la fedina penale a pois, che in cinque anni di scuola.
Ma questo non vuol dire che la scuola non conti.
Vuol dire solo che non basta.
Non sarà mai un tema a dirti se sai scrivere.
Io, al mio tema di maturità, ho preso quattro.
Eppure, forse è proprio da lì che ho cominciato sul serio a scrivere.
Non sarà mai un professore che non ti conosce a dirti se sei pronto.
E nemmeno quelli che ti vogliono bene, forse.
La verità è che nessuno sa davvero quando si è pronti.
Si scopre solo facendo. Cadendo. Rialzandosi.
Per cui vai, dai il massimo, non sottovalutare le difficoltà, aiuta i tuoi amici, sorridi, goditi queste emozioni: le ricorderai per tutta la vita.
Ti resteranno addosso per anni, ti verranno in mente all’improvviso, nei giorni più strani.
Ti resterà questa notte assurda, il sonno che non arriverà, il leggero dolore alla pancia, la luce del primo sole estivo, i tuoi occhi allo specchio del bagno mentre ti prepari,
I compagni sull’orlo della crisi di nervi,
le battute sdrammatizzanti dei prof che, in realtà, renderanno tutto ancora più drammatico, il momento esatto in cui ti metteranno in mano il foglio con le tracce,
il caldo, il sudore, la penna che non scriverà subito, quel silenzio denso, quel mal di pancia.
Ogni piccolo dettaglio ti si stamperà dentro,
e sarà questo, alla fine — soprattutto questo — a restare.
Non il voto.
Non la traccia.
Non la commissione.
Ma tu, in quell’istante.
Con tutta la tua vita ancora da scrivere."
- Enrico Galiano