28/12/2025
Quando il terapeuta legge il paziente con i propri pattern di significati
Ogni lettura clinica è una costruzione.
Quando il terapeuta scambia i propri schemi/pattern per la realtà del paziente, smette di ascoltare.
Uno degli errori più frequenti e meno riconosciuti nel lavoro psicoterapeutico è quello di leggere l’esperienza del paziente attraverso i propri schemi o pattern di senso, scambiando le proprie categorie di significato per una comprensione dell’altro.
La prospettiva cognitivo-costruttivista, da Guidano a Liotti, mostra come questo rischio sia strutturale: l’osservazione clinica non è mai neutra.
Il terapeuta osserva sempre a partire dalla propria prospettiva e dalla propria modalità di organizzare l'esperienza e, contemporaneamente, entra nella relazione con i propri sistemi motivazionali interpersonali. Ciò che il paziente porta viene così filtrato non solo da un modello teorico, ma anche da risonanze emotive implicite che orientano la lettura dell’esperienza.
L’errore emerge quando il clinico dimentica questa doppia mediazione e trasforma le proprie ipotesi in descrizioni oggettive del paziente. In questi casi, il modello teorico smette di essere uno strumento esplorativo e diventa una griglia normativa; la risposta relazionale del terapeuta rischia di adattarsi più a ciò che per lui “ha senso” che a ciò che per il paziente mantiene coerenza e continuità.
L’antidoto non è una tecnica più raffinata, ma una postura riflessiva orientata alla continua osservazione di sè: riconoscere che ogni attribuzione di senso è una propria costruzione, monitorare le proprie risonanze come dati clinici e sospendere il sapere per lasciare spazio al significato dell’altro.
L’errore non è avere schemi — inevitabile per ogni osservatore — ma dimenticare di averli.
È in questa consapevolezza che la relazione terapeutica può diventare realmente trasformativa.
M.E.