15/11/2025
SÌ, VA BENE
Quante volte hai detto "sì, va bene" mentre le gambe si preparavano a reggere un peso più grande di loro.
Lo stomaco si dilatava per fare spazio, l'ennesimo, il diaframma si irrigidiva, i polmoni si richiudevano su loro stessi, il collo si tirava e la gola si annodava?
Il cuore? Un macigno.
È da quando eri bambino che dici sì, va bene. Che ti carichi di tutti gli squilibri fisici, emotivi, mentali e spirituali della tua famiglia. È da quando eri bambino che ti prendi sulle spalle responsabilità che non ti appartengono.
E un bambino cosa può fare?
Non può certo dire "adesso basta, questo non mi sta bene", "adesso smettetela di usarmi come cestino dei vostri rifiuti", "adesso basta mettermi in mezzo","basta chiedermi di essere un adulto, quando sono solo un bambino e ho diritto ad esserlo".
Adesso, assumetevi le vostre responsabilità, comportatevi come degli adulti sani, mettete mano alle vostre ferite, non proiettatele di continuo su di me e non chiedetemi di salvarvi.
Perché io sono solo un bambino, merito la spensieratezza, merito di essere rispettato nei mio spazio sacro, nei miei bisogni che non sono necessariamente uguali ai vostri.
Non è che puoi fare le valigie e dire "adesso me ne vado, sono stanco di non essere rispettato", anche perché, da quando i bambini si rispettano?
E poi, sei solo un bambino, dove puoi andare quando i tuoi genitori, sono tutto il tuo mondo?
E poi tu li ami profondamente, come potresti mai pensare che quei due genitori non siano perfetti?
Quei due genitori che ti hanno dato la vita. Quelli per cui moriresti, perché senza genitori, mica si può sopravvivere.
E che a modo loro, si stanno occupando di te? Che proprio per te si fanno il c**o per darti da mangiare, per vestirti, per darti possibilità.
Che bambino ingrato sei, a pensare che mentre ti garantiscono opportunità, dentro ti distruggono.
Sei un bambino cattivo che non apprezza i sacrifici di mamma e papà.
Impari da bambino a vedere il tuo spazio sacro sacrificarsi. A mandare giù il boccone amaro, a smetterla di manifestarti, perché non c'è tempo.
Perché le priorità sono altre.
A rinunciare alla tua natura, perché se vuoi sopravvivere, devi cambiare registro.
Ti devi adattare alle dinamiche che vedi e devi diventare bravo a leggere fra gli sguardi, fra i silenzi, fra i calci alle gambe sotto al tavolo, così che nessuno veda.
Devi imparare presto cosa si può dire e cosa non si può dire. A mantenere i segreti, a mantenere un decoro, a trattenere, contrarre, resistere.
Quindi devi imparare a manipolare, perché per sopravvivere devi farti furbo.
Saper leggere un segnale, può risparmiarti un calvario.
E quando le cose vanno male, tu lo sai che è colpa tua, perché infondo, è per i figli che si tiene duro, si tiene in piedi le cose. Ci si sacrifica, per i figli.
Si sta nell'infelicità per i figli.
Non ci si sta perché si è dei codarti che hanno paura del cambiamento.
Così tu bambino, non solo ti fai piccolo, silenzioso, non rompi le scatole e intervieni ogni volta che c'è bisogno di attutire le crisi, ma sei anche il responsabile di quelle crisi, perché se tu non ci fossi, questo problema non si presenterebbe.
E che ne sa un bambino che in realtà non è colpa sua. Che l'immaturità emotiva dei grandi, non ha nulla a che vedere con lui.
Eppure cresce con la convinzione che se non fosse venuto al mondo, sarebbe stato meglio per tutti.
Non puoi diventare un adulto sano e fare qualcosa di buono nella tua vita, se non metti le mani dentro tutta questa roba.
Perché la verità è che a governare la tua vita è il tuo inconscio e nel tuo inconscio ci sono tutte queste cose.
E ciascuno ha le proprie credenze e copioni a seconda del vissuto.
E allora capirai bene che se il bambino che sei stato e che ora è interiore, crede di essere un peso, quale posto potrà mai occupare? Se crede di essere sbagliato, come può combinare qualcosa di giusto nella vita?
Come può darsi il diritto ad Esistere e manifestarsi nel mondo se crede che il suo arrivo abbia distrutto il futuro dei suoi genitori?
Se tua mamma detesta tuo padre, come osi tu amarlo? E come puoi amare un altro uomo e vivere una relazione serena?
Se devi salvare tuo padre, come puoi andartene con un'altro? Traditrice.
E tu figlio maschio, sei uguale a tuo padre, "quello st***zo cit", non meriti amore perché devi pagare, devi espiare anche per lui.
E allora prego, venghino, a tutte le donne arrabbiate con il papà, impossibilitate ad amarlo e che non mancheranno di farti sentire quanto sei sbagliato, quanto sei inadatto, quanto sei poco in tante cose, quanto potresti fare di più.. e più grande è il tuo senso di colpa, più grande saranno le torture che sopporterai, perché infondo lo sai che te lo meriti.
Non può essere diversamente, sei un uomo. Come tuo padre.
Questo è quello che segretamente risiede dentro le persone che lavorano con me.
Anche i più lavorati e avviati nel mondo della spiritualità. Molto di quello che risiedeva anche dentro di me.
E questo succede perché, tutti siamo stati bambini, tutti abbiamo una famiglia.
E per quanto ci si ostini a dimostrare il contrario, alla base della sofferenza c'è sempre una storia non integrata.
Contattare quel bambino interiore, non è soltanto sapere che esiste, mettersi una mano sulla pancia e dire: "adesso ci penso io a te", magari anche un po' scocciato perché... "Hai rotto i co****ni, voglio andare avanti, cresci cit".
Incarnando quel genitore critico, perché a un certo punto, dalla vittima, passi al carnefice per non sentirti sempre sfigato.
Andare da quel bambino realmente, significa munirsi di vanga, coraggio, pazienza, tanta amorevolezza e mettere le mani in tutto quel dolore.
In quelle viscere accortocciate su sé stesse, piene di nodi e graffette.
In tutto quel trattenere, compiacere, accettare, assecondare.
Perché se quelle ferite non le elabori seriamente, non si procede mai davvero.
Si è sempre lì, con una maschera più bella, più solida, ma si è sempre lì.
A continuare a dire Sì, va bene, fra una crisi emotiva e l'altra.
E quella maschera, più si è navigati nel mondo della spiritualità, più si è bravi a stratificarla e camuffarla, perfino a sé stessi.
Ma la verità è che spesso, sei pieno di vaffanc**o non assestati.
E sì, è vero che tutto quello che ti è capitato nella vita lo hai scelto tu, anche la famiglia, ed è vero che ti serve tutto e che ogni esperienza è necessaria per condurti a ciò che sei.. ma prima di accogliere questa profonda consapevolezza, integrarla e incarnarla, occorre passare per qualche vaffanc**o consapevole.
Perché se quella rabbia, quel dolore, quella tristezza, quella disillusione non esce, è solo apparenza, si costruisce sull'acqua.
E a quelli che dicono che bisogna andare avanti e che il bambino interiore va superato, vi dico di guardarvi intorno e di rendervi conto che nonostante milioni di percorsi "evoluti" "spirituali" di riconnessione alla fonte, al creatore, ai maestri ascesi e bla bla.. le persone hanno una voragine nella pancia.
Siamo sempre lì, un architetto serio sa che una casa si parte a costruirla dalle fondamenta, se si vuole che la casa, durante le tempeste, resti in piedi.
Se l'albero ha le radici marce, la chioma non potrà espandersi e tendere verso l'alto.
Io sono partita dall'aria, per poi fare un volo come Lucifero che cade dal paradiso e rendermi conto che nell'aria ti racconti tante belle cose, ma poi scendi nella realtà e la realtà è un bel bagno freddo.
Il metro di misura è sempre quello della realtà, cosa accade nella tua vita, nella realtà?
Quando sei in grado di stare con la realtà, allora sei pronto ad andare in profondità.
Sei pronto a fare sul serio.
Se vuoi fare sul serio anche tu, e smetterla di dire "Sì, va bene" quando tutto dentro urla NO,
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Il tuo vissuto, quando integrato davvero, diventa il tuo superpotere.
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Un abbraccio,
Josephine Lettera 🌹