23/01/2026
Un uomo, probabilmente oltre gli ottant’anni, era in fila al bancomat. Mi misi dietro di lui e, quando arrivò il suo turno, lo vidi ti**re fuori una busta, probabilmente con del denaro al suo interno.
Lo osservavo a distanza, con rispetto. Capii subito che qualcosa non andava: toccava più volte lo schermo, ma sembrava disorientato. Non riusciva a concludere l’operazione. Si voltò verso la fila, ormai allungata, mi guardò — io ero proprio dietro di lui — e con un solo gesto, timido e dignitoso, mi chiese aiuto.
Mi avvicinai subito, con tutta la delicatezza possibile. Lui annuì e sussurrò un “per favore” quasi sommesso. Mi fece tenerezza. Lo aiutai con il cuore, spiegandogli passo dopo passo dove premere, evitando però con attenzione di toccare i suoi soldi. Non volevo nemmeno sfiorare una sua banconota: per rispetto, per delicatezza, per evitare ogni possibile confusione.
Voleva fare un versamento. Gli indicai i passaggi e lui, con calma, riuscì a inserire l’importo. Finì l’operazione con un senso di soddisfazione e io, al suo fianco, gli dissi dove premere per concludere tutto. Una volta terminato, ci spostammo per lasciare spazio a chi aspettava.
Mi ringraziò con uno sguardo buono. Io sorrisi e gli dissi che era stato un piacere. Ma prima di andarmene, con un gesto che mi strinse il cuore, infilò la mano nella tasca della giacca, prese il portafoglio e mi porse una banconota da 10 euro.
Rimasi sorpreso, quasi incredulo. Rifiutai subito: “La prego, non serve, davvero.”
Lui insistette. Voleva offrirmi la colazione, disse, per ringraziarmi a modo suo. Lo guardai negli occhi, lo ringraziai con affetto, ma non potevo accettare. Rimise via la banconota, mi ringraziò ancora e ci salutammo.
Mentre lo vedevo allontanarsi, mi restò dentro un nodo. Un sentimento di malinconia profonda. Pensai a lui e a tutti gli anziani che si trovano soli di fronte a un mondo sempre più digitale, spietato, inaccessibile.
Loro — i nostri padri, i nostri nonni — hanno costruito il Paese in cui viviamo. E oggi si ritrovano esclusi, smarriti davanti a uno schermo, in una banca, in un ospedale, negli uffici pubblici. Non riescono più ad accedere a servizi che hanno contribuito a creare, dopo una vita di lavoro, di sacrifici, di doveri.
E noi? Dove siamo? Quanto ci costa aiutarli, fermarci cinque minuti, rendergli più lieve la giornata?
È triste, profondamente triste, vedere come queste persone vengano abbandonate, dimenticate, ignorate. Tutta questa tecnologia ci sta facendo perdere l’essenziale: l’umanità. Stiamo diventando freddi, distanti, disumani.
Chi governa dovrebbe intervenire subito. È inaccettabile trattare così chi ha dato tutto, per tutta la vita. È vergognoso.
Abbiamo riempito il mondo di innovazione, ma stiamo svuotando i cuori.
-Enrico Tili
Piccole storie.