Life & Mind Psicologia

Life & Mind Psicologia Psicologi - Psicoterapeuti cognitivo comportamentali specializzati in attacchi di panico, ansia, insonnia, depressione e problemi relazionali e molto altro.

06/02/2026

❗No, non sto spiando le vostre case. Se vi sembra di riconoscere vostro figlio parola per parola, (o se il figlio sei tu) è perché questa situazione è molto più comune di quanto si pensi.

👉 Ragazzi che passano gran parte della giornata chiusi in camera, con il ritmo sonno-veglia sfasato, sempre più lontani dagli amici, dallo studio o dal lavoro. Da fuori può sembrare disinteresse o pigrizia, ma dentro c’è spesso un blocco profondo: mancanza di energia, vuoto, perdita di direzione, vergogna per non essere “come gli altri”.

👉 Nei maschi questo disagio è spesso silenzioso. Meno tristezza evidente e più ritiro, irritabilità, chiusura emotiva. La comunicazione con i genitori si riduce al minimo, non perché non ci sia sofferenza, ma perché mancano le parole per raccontarla. Così il tempo passa, i mesi scorrono, e il rischio è che l’isolamento diventi una condizione stabile.

👉 In molti casi questo quadro può essere il segnale di una depressione giovanile che non va minimizzata né aspettata. Non è una fase che “passa da sola” se dura mesi. Un percorso di terapia cognitivo-comportamentale può aiutare questi ragazzi a uscire dal ritiro, a rimettere in moto pensieri ed emozioni e a costruire passi concreti verso una ripresa possibile.

👉 Quando un ragazzo resta fermo troppo a lungo, non è perché non vuole cambiare. Spesso è perché non sa più da dove iniziare. E iniziare accompagnati, nel momento giusto, può fare una grande differenza.

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02/02/2026

❗La depressione non è solo “tristezza” e non è qualcosa che passa semplicemente con la forza di volontà.

👉Molte persone convivono per mesi o anni con sintomi che minimizzano o giustificano: stanchezza costante, perdita di interesse, difficoltà di concentrazione, sonno alterato, senso di colpa, vuoto emotivo, irritabilità. Spesso si continua ad andare avanti “funzionando”, ma dentro qualcosa si spegne lentamente. E più si ignora, più questi segnali diventano parte della quotidianità.

👉Un altro aspetto frequente della depressione è l’isolamento. Ci si chiude, si evita, si rimanda. Anche chiedere aiuto sembra troppo faticoso. A volte subentra l’idea che “tanto non serva”, che sia inutile parlarne o che nessuno possa capire davvero. Questo è uno dei meccanismi più insidiosi della depressione: convince a restare fermi proprio quando sarebbe fondamentale muoversi.

👉In seduta, questi sintomi vengono letti per quello che sono: segnali di un malessere che può essere compreso e affrontato. La terapia cognitivo comportamentale lavora in modo concreto su pensieri automatici, schemi mentali rigidi e comportamenti che mantengono la sofferenza. Non si tratta solo di parlare, ma di imparare strumenti pratici per uscire dal blocco e recuperare gradualmente energia e senso di controllo.

👉Intervenire presto fa la differenza. La TCC aiuta a interrompere il circolo della depressione, a rimettere in moto azioni, emozioni e significati che oggi sembrano irraggiungibili. Quando il peso è troppo grande da portare da soli, iniziare un percorso psicologico non è un segno di debolezza, ma il primo passo concreto per stare meglio.

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29/01/2026
29/01/2026

❗Una delle cose più importanti che puoi fare per ridurre ansia, tristezza e, in alcuni casi, anche vissuti depressivi è iniziare a mettere in discussione ciò che ti viene detto dagli altri.

👉Capita spesso che una persona per noi significativa – un partner, un familiare, un amico – ci dica che una situazione è grave, pericolosa, sbagliata o destinata ad andare male. Il problema è che, senza accorgercene, tendiamo a prendere quelle parole come verità assolute, senza fermarci un attimo a verificarle davvero.

👉Quando interiorizziamo il giudizio altrui senza filtri, la nostra mente reagisce come se il pericolo fosse reale. L’ansia aumenta, il senso di impotenza cresce e, nel tempo, può emergere una profonda tristezza legata all’idea di non essere all’altezza o di non avere via d’uscita.

👉Mettere in discussione non significa svalutare l’altro o entrare in conflitto. Significa chiederci: “È davvero così grave?”, “Ci sono altre letture possibili?”, “Questa opinione è basata su fatti o su paure personali?”. Questo passaggio è fondamentale per recuperare una prospettiva più realistica e meno catastrofica.

👉Allenare questo tipo di pensiero critico aiuta a ridurre l’impatto emotivo delle parole esterne e a ristabilire un senso di controllo interno. Spesso il lavoro psicologico parte proprio da qui: distinguere ciò che è nostro da ciò che appartiene agli altri, per tornare a sentire stabilità e chiarezza.

👉Imparare a fare questo percorso da soli non è sempre semplice, ma può diventare un passaggio decisivo per stare meglio e ritrovare equilibrio emotivo nel tempo.

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26/01/2026

❗Tutti, prima o poi, incontriamo il dolore
La frustrazione, la perdita, la malattia, l’invecchiamento, il fallimento non sono eccezioni: sono esperienze umane. Emozioni come paura, tristezza, colpa o rabbia non sono “sbagliate”, sono parte del vivere.

👉Ma c’è qualcosa di più sottile: la nostra mente.
Grazie al linguaggio possiamo soffrire anche senza che stia accadendo nulla, qui e ora. Un ricordo doloroso, una previsione catastrofica, un confronto sfavorevole, un giudizio duro su di noi… e il dolore arriva all’istante.

👉Possiamo soffrire perfino nei momenti più felici.
Basta un pensiero, una mancanza, un “avrei voluto”, e anche la gioia si intreccia al dolore. Non perché qualcosa non va, ma perché la mente funziona così.

👉Questo non significa che siamo deboli o difettosi.
Significa che siamo umani. E che anche una vita piena di privilegi non è una vita senza dolore
👉La differenza, spesso, non sta nell’eliminare la sofferenza, ma nel modo in cui impariamo a stare con ciò che la mente produce. E questo può cambiare molto il modo in cui viviamo le nostre giornate.

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20/01/2026

❗Se soffri di diabete, anemia, ipertensione o ipotensione, disturbi della tiroide, aritmie benigne, problemi respiratori, disturbi gastrointestinali, carenze nutrizionali, menopausa o assumi alcuni farmaci, devi sapere che questi possono dare sintomi molto simili a quelli dell’ansia e degli attacchi di panico.

👉 Tachicardia, tremori, senso di svenimento, fame d’aria, debolezza, sudorazione: sono segnali reali del corpo, non “immaginati”. Ed è proprio perché sono reali che spesso spaventano.

👉 Il punto cruciale è questo: una malattia fisica non esclude l’ansia. Posso avere un sintomo organico dovuto alla mia malattia e, allo stesso tempo, reagire con paura e ipercontrollo. Il meccanismo è spesso: sento il sintomo → mi allarmo → l’ansia aumenta → il sintomo si amplifica.

👉 Dire “è solo ansia” è riduttivo. Dire “è solo fisico” spesso non basta. Corpo e mente funzionano come un sistema unico, e ignorarne una parte mantiene il problema nel tempo.

👉 Imparare a leggere i segnali del corpo senza catastrofizzarli può ridurre molto la paura e aiutare a tornare a vivere con più libertà. A volte questo è il primo passo di un cambiamento più profondo.

👉 Quando i sintomi fisici e l’ansia iniziano a condizionare le scelte, il lavoro psicoterapeutico può aiutare a comprendere cosa sta succedendo e a spezzare il circolo che mantiene la paura, passo dopo passo.

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14/01/2026

❗Farmaci e attacchi di panico: è importante essere chiari.

👉 I farmaci possono essere utili.
Possono ridurre l’intensità dei sintomi, abbassare l’ansia di base, aiutare la persona a “reggere” meglio alcuni momenti difficili.

👉 Ma non sono risolutivi per il disturbo di panico e l’agorafobia. E questo non è un parere personale: è ciò che emerge dalla ricerca scientifica.

👉 Il cuore del problema non è l’ansia in sé.
È la paura dell’ansia, la paura delle sensazioni corporee, il bisogno costante di controllarle e l’evitamento delle situazioni temute.

👉 Questo meccanismo di mantenimento i farmaci non lo modificano.
Certo, qualcuno guarito da questi disturbi solo con gli psicofarmaci ci sarà, ma è più un'eccezione che conferma la regola.

👉 Quando una persona si affida solo al farmaco, spesso accade questo:
l’ansia può anche diminuire, ma la convinzione di non farcela senza resta.

👉 Il farmaco diventa una sorta di “protezione”, e quando viene ridotto o sospeso, spesso la paura tende a tornare.

👉 La terapia cognitivo comportamentale, invece, è considerata dalle linee guida internazionali il trattamento di prima scelta per il disturbo di panico e l’agorafobia.
Lo dimostrano decenni di studi: perché non lavora solo sui sintomi, ma sul funzionamento del disturbo.

👉 In terapia si impara gradualmente a smettere di controllare, ad affrontare le situazioni evitate, a fare esperienza diretta che l’ansia può aumentare e poi diminuire senza conseguenze pericolose.
Ed è così che le persone tornano a guidare, viaggiare, lavorare, uscire, fare progetti.

👉 In alcuni casi farmaci e terapia possono convivere, soprattutto nelle fasi iniziali. Ma il vero obiettivo non è solo quello di abbassare i sintomi.

👉 L’obiettivo è non averne più paura.
Ed è quando cambia questo rapporto con l’ansia che il disturbo perde davvero potere.

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08/01/2026

❗Il disturbo di panico, soprattutto quando si accompagna all’agorafobia, non è solo una sofferenza individuale: può diventare profondamente limitante e avere un impatto forte su tutta la vita della persona.

👉Spesso iniziano le rinunce: difficoltà ad andare al lavoro, a fare viaggi o vacanze, a prendere mezzi pubblici, a spostarsi lontano da casa. Non per mancanza di voglia, ma per il timore costante che l’ansia arrivi e non si possa gestire.

👉Queste limitazioni finiscono inevitabilmente per riflettersi anche sulla famiglia e sulla coppia. Partner e familiari possono sentirsi bloccati, preoccupati o impotenti; la persona che soffre di panico può vivere sensi di colpa, vergogna e la paura di “essere un peso”.

👉Col tempo il mondo si restringe sempre di più: meno libertà, meno spontaneità, meno progettualità. Il problema non è il luogo in sé, ma la paura della paura, che guida le scelte e condiziona la quotidianità.

👉La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare concretamente a uscire da questo circolo vizioso. È un percorso strutturato ed efficace che permette di ridurre l’evitamento, lavorare sui pensieri catastrofici e recuperare gradualmente autonomia, sicurezza e qualità di vita.

👉Tornare a vivere in modo più libero è possibile, anche quando il panico sembra aver preso troppo spazio.

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03/01/2026
02/01/2026

❗A inizio anno capita spesso di dirsi: “speriamo che quest’anno succeda questo… speriamo che vada meglio… speriamo che cambi qualcosa”.

👉Il problema è che la speranza, da sola, rischia di essere deresponsabilizzante. Ci mette in attesa, come se il cambiamento dovesse arrivare dall’esterno, per caso o per fortuna.

👉Una domanda più utile è: io cosa posso fare per…
Cosa posso fare per aumentare la probabilità che accada ciò che desidero?
E cosa posso fare per ridurre la probabilità che si ripetano situazioni che mi fanno stare male?

👉È vero: non abbiamo il controllo totale su quello che ci succede. La vita è fatta anche di imprevisti, limiti, condizioni esterne. Ma una parte di controllo c’è, ed è spesso più grande di quanto immaginiamo.

👉Sta nelle scelte quotidiane, nei confini che mettiamo, nelle abitudini che coltiviamo, nel modo in cui reagiamo agli eventi e nel modo in cui ci prendiamo cura di noi.

👉Forse l’inizio dell’anno non è tanto il momento dei “speriamo che”, quanto dei “da dove posso iniziare io”. Anche piccoli cambiamenti, nel tempo, fanno una grande differenza.

👉A volte, per chiarire questo spazio di responsabilità e possibilità, serve fermarsi e guardarsi con più attenzione, senza giudizio, ma con curiosità e cura.

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👉Con la fine dell’anno si chiude un capitolo fatto di incontri, percorsi e cambiamenti. Un tempo condiviso, attraversato...
31/12/2025

👉Con la fine dell’anno si chiude un capitolo fatto di incontri, percorsi e cambiamenti.
Un tempo condiviso, attraversato da emozioni, domande e momenti di consapevolezza.

👉Grazie a chi ci ha affidato la propria storia e il proprio cammino, anche quando non era semplice.

👉Il nuovo anno ci attende: lo accoglieremo insieme, con ascolto, cura e rispetto per i tempi di ciascuno.

Auguri per un buon 2026 da Davide e Alice! 🎉🎉🎇🎆

❗A fine anno tornano sempre loro: i buoni propositi. Liste, promesse, desideri per “quando inizierà davvero” qualcosa di...
31/12/2025

❗A fine anno tornano sempre loro: i buoni propositi. Liste, promesse, desideri per “quando inizierà davvero” qualcosa di nuovo.

👉Questa riflessione, tratta da un libro di Philip Zimbardo e John Boyd, "Il paradosso del tempo", ci invita a guardare proprio lì: al rapporto che abbiamo con il tempo. Perché i propositi hanno senso solo se nascono da una domanda più profonda: che valore vogliamo dare al tempo che viviamo?

👉Il tempo non è solo futuro da programmare. È presente da abitare. Se oggi senti che qualcosa è rimasto in sospeso, non è un fallimento: è un punto di partenza. Il senso non si rimanda a domani, si costruisce nelle scelte di oggi, anche piccole, anche imperfette.

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Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 20:00

Telefono

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