Studio Fisioterapia e Osteopatia - Alessandro Delvecchio

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20/03/2020

[Sulle strategie di coping]



Come funziona lo stress? E cosa possiamo fare per gestire ed affrontare in modo positivo una [questa] situazione stressante?

Consigli semiseri per fare sul serio e capirci qualcosa di più, del dott. Daniele Banchetto di Move Physiotherapy – Guida galattica per fisioterapisti.
Avete mai sentito parlare del virus COVID-19? Credo di no. Ma se provate ad aprire qualche pagina social, forse troverete qualcosina. In fondo, non è da tutti vivere una pandemia.

Ormai siamo bombardati da TG, pubblicità, giornali, le previsioni dei Simpson. Tutti, anche chi non dovrebbe, parlano del coronavirus. E’ una situazione talmente particolare che non è semplice da gestire. Ed il fatto che sia capitata nell’epoca dei social, rende il periodo molto più complesso. Tutti dicono la propria, tutti interpretano i dati a piacimento, tutti fanno esperienze differenti. C’è chi canta dal balcone e c’è chi piange da casa. E’ solo un esempio della relatività dell’esperienza. Ognuno vive un evento stressante a modo suo. C’è chi si dispera, che non trova soluzioni, che non sa cosa fare e c’è chi non si preoccupa per niente (semplicemente perché non gli è chiara la situazione). Ed è proprio dello stress dovuto a questa particolare situazione di cui vi voglio parlare.

Se in questo periodo state percependo più dolore rispetto al solito, dormite male, siete stanchi o non riuscite a concentrarvi, non vi preoccupate, è del tutto normale, il vostro corpo non sta facendo altro che reagire a ciò che sta accadendo intorno a voi. Vi chiederete perché. Le vie di trasmissione del dolore sono un po’ complicate, ma in poche parole, lo stress al quale siete sottoposti, sta alterando l’elaborazione e la modulazione a livello centrale (nel vostro cervello) del dolore. I pensieri negativi, la paura, l’ansia, non fanno altro che amplificare l’esperienza del dolore. La vostra soglia del dolore si è abbassata perché la componente psicologica ha alterato l’equilibrio del sistema. Che cosa possiamo fare per reagire a questi fattori stressanti e ritornare ad una condizione “accettabile”? Non bisogna far altro che attuare delle strategie di coping. No, non quello che applicavate alle scuole medie col compagno di banco. Le strategie di coping sono dei meccanismi psicologici che vengono messi in atto da ognuno di noi per gestire ed affrontare una situazione stressante.

“Non ho POPO capito, che hai detto?” - Ora mi spiego. In poche parole, quando ci troviamo ad affrontare una situazione stressante, ognuno di noi reagisce a modo suo per poterla affrontare o evitare. C’è chi scappa dal problema, o chi cerca una soluzione, o chi cerca delle distrazioni. Tutto dipende molto dalla personalità e dal carattere. Questa non vuole essere una scusa per giocare con la Play Station e dire “Sto attuando la mia strategia di coping”. Ora tutti noi stiamo affrontando il problema del COVID-19 ed io ti faccio una domanda: ”Tu hai la soluzione per questo problema?” Pensi che sia utile aprire tutti i link in cui c’è un articolo su come l’acqua calda sconfigga il virus? O su come la mascherina fatta col marzapane sia migliore di quella fatta con la pasta sfoglia? O di come il cugggino di un amico ha scoperto che il virus in realtà è una cospirazione tra il governo americano e i lillipuziani? La prima strategia di coping, quindi, ve la consiglio io. Informatevi, ma da fonti attendibili. Internet ha dato la possibilità a tutti di esprimersi, ma questo non vuol dire che tutti abbiano le capacità o le competenze per farlo. Puoi essere un bravo metalmeccanico, o un bravo falegname, ma questo non fa di te un esperto in virologia. Evitate, dunque, i siti che ricercano click. Non fanno altro che riempirvi la testa di informazioni inutili e dannose. Seguite i medici, seguite i canali ministeriali, seguite i professionisti della salute (non tutti, anche in questo caso c’è bisogno di fare una selezione). Quali altre strategie è possibile mettere in atto? Semplice, prenditi cura di te. Ascolta il tuo corpo e cerca di capire le sue esigenze, se vuole muoversi, se vuole riposare o se vuole solo distrarsi. Le uniche cose che puoi fare, sono quelle sulle quali puoi agire. Inutile cercare su Google la nuova arca di Noè. Al momento non è prevista. Credo. Concentra le tue attenzioni su quello che puoi fare, su cosa puoi agire. Fai esercizio, leggi un libro, gioca con il cane, coltiva quell’hobby che abbandonasti qualche anno fa, contatta i tuoi amici, cambia quella lampadina del ripostiglio fulminata dal ’93. Ma soprattutto sii positivo. Esatto, tutte queste cose, fatte con passione, con desiderio, e con una predisposizione psicologica, potranno farci ridurre la percezione del dolore. Ci hanno chiesto di rimanere a casa, sfruttiamo il tempo per aver cura di noi stessi. La medicina intanto farà il suo corso, ma ha bisogno di tempo. Tempo che possiamo garantirle soltanto se restiamo a casa. Dedicate questo tempo a voi stessi che .

12/03/2020

❗️Aggiornamento 12/03/2020

Importante indicazione in una AIFI – Commissioni di Albo dei a seguito delle dichiarazione OMS e del DPCM 11 marzo 2020.

11/03/2020

FRANCESCO BOTTACCIOLI. E' LA GOLA LA TRINCEA DEL VIRUS. E' LI' CHE SI COMBATTE LA BATTAGLIA DECISIVA. Uno studio di un gruppo interuniversitario tedesco (Monaco e Berlino), realizzato su alcune persone venute a contatto col coronavirus e che sono state studiate passo passo per indagare la storia naturale della malattia, svela il percorso del virus e ci dà indicazioni preziose per combatterlo.https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.03.05.20030502v1.full.pdf
Nei primi giorni dopo il contagio il virus è rintracciabile solo nella gola e questo spiega il raffreddore e la tosse come sintomi iniziali, che per molti, fortunatamente, saranno gli unici sintomi. Poiché il virus ha una elevata capacità replicativa, nel giro di pochi giorni raggiunge una concentrazione che è 1000 volte quella iniziale. Se il sistema immunitario delle mucose orofaringee reagisce in modo adeguato nella stragrande maggioranza dei casi il virus viene bloccato e non scende a livello polmonare e nell'intestino. Nel gruppo di 9 persone studiate solo 1 ha manifestato sintomi di una polmonite non grave. Nessuno ha manifestato sintomi gastrointestinali anche se, col passare dei giorni, il virus era rintracciabile anche nelle feci. L'importantissima indicazione che viene da questo lavoro sul campo è che la partita fondamentale si gioca a livello della gola, dove è possibile stoppare l'invasione polmonare da parte del virus, che poi è quella che crea i guai più seri provocando, come sappiamo, una polmonite interstiziale severa minacciosa per la vita. Quindi, pare logico seguire questa strada: ai primi sintomi di raffreddore e di irritazione faringea non prendere assolutamente antibiotici bensì usare rimedi che agiscono localmente in formulazioni spray e che hanno una documentata azione antinfiammatoria e antivirale come la propoli, la menta, la salvia, le diverse varietà di agrumi che si possono anche trovare in un'unica confezione. Parallelamente, sostenere l'attività del sistema immunitario, soprattutto quello delle mucose, che è un unico grande sistema che unisce l'apparato respiratorio a quello gastrointestinale e che quindi è molto sensibile all'alimentazione e allo stato del microbiota intestinale. Sempre seguiti e consigliati da un medico esperto in questo campo. Stare a casa e curarsi con cognizione di causa, questa sembra la strada vincente.

28/02/2020
08/01/2020

[Voce di una che grida nel deserto]



A volte mi chiedo cosa debba raccontare sul dolore che non abbia già detto. Non ho voglia di tediarvi con i miei flare-up a causa del freddo e le iniezioni di monoclonali per l’emicrania.

Per quanto mi riguarda, ho vinto. E l’ho fatto tanto tempo fa. Ho vinto semplicemente quando ho capito che non ci si alza una mattina miracolosamente guariti dal dolore persistente, ma che la guarigione è una scelta. E non ci sono scorciatoie. Non ci sono pillole magiche, non ci sono alternative se non la nostra presa in carico. Non sono un fisioterapista, o un medico, ad essere responsabili di noi. Siamo noi responsabili per noi stessi. Ci possono essere dati gli strumenti migliori, ma sta a noi l’accortezza di usarli. Non può farlo nessun’altro. E non possiamo lamentarci se non vediamo risultati. Con il dolore persistente, bisogna fare fatica.

Spesso mi scrivono persone che mi chiedono i nomi dei “guru”, nella convinzione che sarà il guaritore di turno, depositario di chissà quali segreti, a risanarle. Ma la scienza che cura il dolore non è una scienza occulta, tutt'altro, è un sapere libero, a disposizione di tutti. Che poi non interessi (quasi) a nessuno, questa è una piaga sociale. Tanto grave che chi conosce questa parte di scienza, viene guardato come un cretino che, di sicuro, si sbaglia, perché la pastiglia magica deve esistere da qualche parte, nascosta negli studi di qualche luminare che fonda la sua pratica sulla pseudoscienza e sulle sue frodi (multi)milionarie.

Forse gli pesudoscienziati, che fanno le scarpe agli scienziati con i loro studi pieni, semplicemente hanno recepito l’esigenza dei pazienti di essere trattati come persone. Ma la pseudoscienza non cura. E non c’è etica nella frode. E credo che gli uomini di scienza possano farcela a trattare i pazienti come esseri umani. Quindi sarebbe ora che certi soggetti, intrisi di olismo da strapazzo e che per questo si credono migliori dei loro colleghi, smettessero di rabbrividire davanti agli acronimi EBM o EBP (Evidence Based Medicine e Evidence Based Practice): la medicina e la pratica basate sulla scienza sono il sommo atto intriso di umanità che un professionista della salute può offrire a chi soffre. Con le dovute metacompetenze, certo (che sapete amo): ma non curano “solo” i fattori contestuali e le soft skills.

L’unico miracolo, se di miracolo si può parlare in questo contesto, perché non è nulla di inspiegabile alla scienza, ma è assolutamente straordinario, è la neuroplasticità. La neuroplasticità è la capacità del sistema nervoso di cambiare la sua struttura e funzione. La capacità del cervello di riorganizzarsi è notevole. Molti studi hanno dimostrato che il dolore è associato ad una serie di cambiamenti funzionali, anatomici e chimici a vari livelli del sistema nervoso, quindi alla neuroplasticità. Nel caso del dolore, la neuroplasticità è maladattiva: una “bella cosa”, diventa una sfortuna. I cambiamenti chimici e strutturali che si verificano in presenza di dolore includono cambiamenti dei recettori e dei neurotrasmettitori, fino a fenomeni fisiologici come le alterazioni della modulazione del dolore e sensibilizzazione dei neuroni centrali coinvolti nella trasmissione di segnali nervosi. Questi cambiamenti amplificano i segnali derivanti da danni ai tessuti e possono aumentare l'intensità del dolore sperimentato. A volte questo succede anche senza danni o traumi. Bastano fattori genetici o epigenetici. Va bene, non ci si capisce quasi niente… Però… La cosa incredibile è che nella neuroplasticità c’è la soluzione al problema. Perché? Perché è “plastica”. Si può cambiare. Questo significa che, anche se i cambiamenti del sistema nervoso possono verificarsi, non sono necessariamente irreversibili. Senza contare che i processi cognitivi ed emotivi coinvolgono fortemente i percorsi cerebrali e del midollo spinale che sono direttamente implicati nell'alterare la reattività dei percorsi del dolore. Così facendo, i fattori psicologici influenzano i processi neuroplastici e quindi modificano direttamente l'esperienza del dolore. E’ solo chimica.

Un'efficace gestione del dolore si basa quindi su un uso ragionevole di movimento, approcci psicologici, nutrizione e farmaci che sono noti per modificare l'elaborazione del dolore centrale e ridurre il dolore. In breve? Bisogna darsi da fare.

I farmaci non sono pillole magiche, non esiste il painkiller per il dolore persistente, anche se sembra che i farmaci alle persone piacciano molto, più dei bilancieri. Spesso non c’è nulla di più efficace del cambiamento fisiologico che scateniamo nel nostro corpo quando mettiamo in moto le nostre gambe (o quel che è). E non so chi mi creda. Il fatto è che io l’ho solamente vissuto. E io non sono nessuno davanti al metodo scientifico, che dà legittimità a tutto questo.

Fonti:
Neuroplasticity and pain: what does it all mean? By Philip J Siddall on Med J Aust 2013; 198 (4): 177-178. || doi: 10.5694/mja13.10100

23/12/2019

TWO-THIRDS OF HERNIATED DISCS HEAL ON THEIR OWN! - RESULTS FROM A RECENT META-ANALYSIS

Too many people think that once you have a disc herniation (or disc bulge), that you’ve got it for life. Well, a recent meta-analysis has shown that 2/3 of disc bulges spontaneously heal on their own! Many of them within a few months too, not years. 😱

Conclusion from the paper: “Because the overall incidence of disc de-herniation is now 66.66% according to our results, conservative treatment may become the first choice of treatment for LDH.”

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Reference: Zhong et al 2017

17/12/2019

Deformità nella testa del neonato e del bambino: quand’è che può essere pericolosa e come correggerla? A spiegarlo nella puntata andata in onda ieri di Medicina 33, rubrica del Tg2, è il prof. Lorenzo Genitori, coordinatore dell’attività scientifica e Direttore dell’unità operativa compl...

14/12/2019

🔎 Il recupero post infortunio è un sistema complesso e non lineare. Gestire le aspettative del paziente sin dall’inizio migliora notevolmente il successo del risultato.

📘 Sulla base dell'articolo di Adam Meakins “Road to
recovery graph”, pubblicato su BJSM nel 2015, abbiamo creato un'infografica che, stampata e plastificata, può essere utile per spiegare il PROCESSO DI RECUPERO al paziente.

🌎 SCARICA ORA LA VERSIONE IN ALTA DEFINIZIONE DA QUESTO LINK: https://t.me/fisioscience

29/10/2019

💡La paura del movimento (Fear of Movement) rappresenta uno dei principali fattori contribuenti alla persistenza del mal di schiena.

❓Come approcciate questa condizione?

Infografica di Monica Erbesato.

24/10/2019

🔥 Qual è il potere delle ASPETTATIVE NEGATIVE?

10/10/2019

I muscoli intercostali, sub-costali e sternali possono essere influenzati da stimoli somatici e viscerali (afferenze elettriche, biochimiche, magnetiche, ecc..). La loro costante contrazione può alterare la posizione costale e nel tempo causare un sintomo vertebrale cervicale (per riflessi comprovati con i muscoli scaleni). Un tratto cervicale rigido o dolente potrebbe essere la risposta adattiva di una rib poco mobile.
The intercostal, sub-costal and sternal muscles can be influenced by somatic and visceral stimuli (electrical, biochemical, magnetic, etc.). Their constant contraction can alter the costal position and over time cause a cervical vertebral symptom (due to proven reflexes with scalene muscles). A rigid or painful cervical tract could be the adaptive response of a rib that is not very mobile.
Bordoni Bruno DO, PhD.

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