21/01/2026
Commenti come “è solo un graffio”, “non è successo niente di grave”, “capitano cose peggiori” non sono neutri. Riflettono diversi bias:
🔹 Bias di minimizzazione del danno
Tendenza a valutare la gravità solo sulla base dell’esito fisico visibile.
→ Cancella l’impatto psicologico, relazionale e traumatico, soprattutto in età evolutiva.
🔹 Just World Bias (credere in un mondo giusto)
Se il danno “non è grave”, allora l’evento diventa più tollerabile e meno destabilizzante.
→ Protegge l’osservatore dall’angoscia: “se non è grave, può succedere ma non mi riguarda”.
🔹 Empathy Gap
Difficoltà a immaginare lo stato emotivo di chi ha vissuto l’evento.
→ Il focus resta sull’oggettivo (“un graffio”), non sull’esperienza soggettiva.
🔹 Bias dell’adulto normofunzionante
Valutazione dell’evento con parametri adulti.
→ Si dimentica che una quindicenne non ha le stesse risorse cognitive, emotive e sociali.
🔹 Normalizzazione della violenza
La violenza viene relativizzata perché non estrema.
→ Si crea una soglia implicita: finché non è “abbastanza”, non merita attenzione.
🔹 Difesa dall’ansia collettiva
Riconoscere la gravità significherebbe ammettere che una ragazza può essere aggredita “qui, ora, a caso”.
→ La minimizzazione diventa una strategia difensiva.