22/03/2026
Una riflessione che andrà al vento.
Qualche giorno fa ho scritto un post "informativo" sull'impennata dei casi di epatite A nella nostra regione e che sta cominciando a colpire se pur lievemente anche il nostro paese. Il post cercava di informare senza allarmismi, le direttive che sia il comune di Napoli con ordinanze, sia alcuni medici stanno insistentemente dando per evitare la diffusione incontrollata di questa malattia. Il risultato, davvero sorprendente è stata una valanga di commenti carichi di odio e acredine che evocavano scenari di Covidiana memoria...scusate il gioco di parole. Non è nostro compito soprattutto in queste pagine, gettare benzina sul fuoco ed alimentare polemiche divisive, bensì cercare di informare di essere utili a più persone possibile, anche a chi non ci appoggia, non ci stima, o semplicemente non interessiamo.
Siamo tutti un'unica società. Siamo una comunità, e come tale dovremmo muoverci.
L'Epatite A di per sé non è una patologia preoccupante, regredisce e guarisce in alcuni casi anche spontaneamente. Solo una piccola percentuale evolve in casi più seri e preoccupanti. Ma qui entra in gioco la matematica e la statistica. E come sappiamo la matematica non è e non deve essere un'opinione.
Prendiamo una malattia immaginaria che colpisce 100 persone ma solo 1 sviluppa problemi gravi da essere ospedalizzata, fin quando colpisce 100 persone non è un problema. Se però ne colpisce 100.000 il discorso cambia.. perché gli ospedalizzati sarebbero 1000. E se 1 persona può essere agevolmente ospedalizzata e curata, tutt'altro discorso è curare ed ospedalizzarne 1000. Quanti medici, infermieri posti letto andrebbero dedicati a quella sola patologia, a discapito di altri pazienti affetti da infezioni ben più serie e molto più letali? Quale sarebbe il reale costo in vite umane di una diffusione incontrollata di tale malattia? Non solo, a questo vanno aggiunte due cose fondamentali:
1)i dati di mortalità e/o gravità di una patologia sono validi in tempi di non "emergenza" dove l'accesso a cure e farmaci sono garantite dalla situazione di "calma". Tutt'altro discorso è trasportare i numeri in una situazione emergenziale in una sanità già falcidiata da milioni di problemi e carenze.
1.
2. come impatterebbe questa patologia se ad essa si sommassero i numeri delle inevitabili sovrainfezioni "nosocomiali" e cioè tutte quelle infezioni che si sviluppano quasi esclusivamente in ambiente ospedaliero, e che sono praticamente inevitabili perché date dall'inevitabile promiscuità, dell'ambiente e dei reparti?
Comprendo, anche se con molta difficoltà, che il Covid abbia lasciato tantissima amarezza e frustrazione nei cittadini. Ma il focus deve essere sempre e solo la logica, ed il buon senso. Ci troviamo di fronte ad una situazione abbastanza gestibile se tutti applicassimo veramente un minimo di buon senso.. nessuno sta dicendo di non mangiare frutti di mare. Ma di mangiarli BEN COTTI! In cucina siamo abituati ad esempio, a cucinare cozze e vongole fin quando "si aprono", ecco una volta aperti lasciamo cuocere per altri 5/6 minuti. Questo è. Non mi pare un compromesso inaccettabile. Diverso il discorso dei ristoranti, forse, ma anche in questo caso adottare una maggiore attenzione non mi pare una pratica "devastante", anche in termini economici. Basta raggiungere 85 gradi per più di un minuto per ottenere un margine di sicurezza del 99% (per i frutti di mare questo vale per il cuore del prodotto ovviamente). Lavare con più cura verdure e insalate e la frutta che solitamente si mangia intera (tipo fragole e frutti di bosco) chest'è.
Ecco facendo questo abbiamo fatto il nostro. A cui va CERTAMENTE aggiunto il lavoro di indagine su altre fonti di contaminazione per il quale certamente le ASL si sono già attivate abbondantemente.
Vi ringrazio per la pazienza
Ettore Vivo