Dott.ssa Federica Nisticò Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Federica Nisticò Biologa Nutrizionista Libero professionista

Alimentazione, benessere e sport❣️Back to my school✨️
29/01/2026

Alimentazione, benessere e sport❣️Back to my school✨️

🚨 𝐔𝐒𝐀: 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐢𝐫𝐚𝐦𝐢𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓–𝟐𝟎𝟑𝟎. 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: “𝐄𝐚𝐭 𝐑𝐞𝐚𝐥 𝐅𝐨𝐨𝐝” (𝐦𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐛𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐨).E no: non è una “mod...
09/01/2026

🚨 𝐔𝐒𝐀: 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐢𝐫𝐚𝐦𝐢𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓–𝟐𝟎𝟑𝟎. 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: “𝐄𝐚𝐭 𝐑𝐞𝐚𝐥 𝐅𝐨𝐨𝐝” (𝐦𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐛𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐨).

E no: non è una “moda low-carb”, né l’ennesima crociata contro un singolo nutriente. È un reset molto più semplice (e molto più scomodo per l’industria): meno cibo industriale, più alimenti riconoscibili, ovvero cibo vero a tavola.

✅ 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨

𝟏) 𝐈𝐥 𝐧𝐞𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐢𝐝𝐫𝐚𝐭𝐢: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 “𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐢𝐝𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢”.
𝑁𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑟𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑎𝑛𝑒 𝑏𝑖𝑎𝑛𝑐𝑜, 𝑠𝑛𝑎𝑐𝑘, 𝑐𝑟𝑎𝑐𝑘𝑒𝑟𝑠, 𝑐𝑒𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑛𝑡𝑖, 𝑚𝑒𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖𝑛𝑒, 𝑏𝑒𝑣𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑧𝑢𝑐𝑐ℎ𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒: 𝒓𝒂𝒇𝒇𝒊𝒏𝒂𝒕𝒊 + 𝒛𝒖𝒄𝒄𝒉𝒆𝒓𝒊 + 𝒔𝒂𝒍𝒆 + 𝒂𝒅𝒅𝒊𝒕𝒊𝒗𝒊. Non è “il pane” il problema… è il “pane-prodotto”.

𝟐) 𝐈 𝐜𝐞𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨: 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 “𝐩𝐨𝐫𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐥𝐢”.
𝐿𝑎 𝑝𝑖𝑟𝑎𝑚𝑖𝑑𝑒 𝑙𝑖 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑎- 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒: 2–4 𝑝𝑜𝑟𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖/𝑑𝑖𝑒, 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎: “𝑝𝑟𝑖𝑜𝑟𝑖𝑡𝑖𝑧𝑒 𝑓𝑖𝑏𝑒𝑟-𝑟𝑖𝑐ℎ 𝑤ℎ𝑜𝑙𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑖𝑛𝑠”. 𝑄𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖: 𝑠𝑖̀ 𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑙𝑖 𝑣𝑒𝑟𝑖 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑏𝑟𝑎; 𝒓𝒊𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒏𝒆𝒕𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒊 𝒓𝒂𝒇𝒇𝒊𝒏𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒅𝒆𝒊 “𝒑𝒂𝒄𝒌𝒂𝒈𝒆𝒅 𝒃𝒓𝒆𝒂𝒌𝒇𝒂𝒔𝒕”.

𝟑) 𝐏𝐫𝐨𝐭𝐞𝐢𝐧𝐞: 𝐬𝐚𝐥𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 (𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐚𝐫𝐠𝐞𝐭).
𝑂𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑡𝑜: 1,2–1,6 𝑔/𝑘𝑔/𝑑𝑖𝑒 (𝑑𝑎 𝑎𝑑𝑎𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑓𝑎𝑏𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑠𝑡𝑜). 𝐸 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜: 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎𝑑 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑡𝑜, 𝑠𝑖𝑎 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎𝑙𝑖 (𝑢𝑜𝑣𝑎, 𝑝𝑜𝑙𝑙𝑜, 𝑝𝑒𝑠𝑐𝑒, 𝑐𝑎𝑟𝑛𝑒) 𝑠𝑖𝑎 𝑣𝑒𝑔𝑒𝑡𝑎𝑙𝑖 (𝑙𝑒𝑔𝑢𝑚𝑖, 𝑠𝑜𝑖𝑎, 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑠𝑒𝑐𝑐𝑎, 𝑠𝑒𝑚𝑖). 𝑴𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒐, 𝒔𝒂𝒛𝒊𝒆𝒕𝒂̀, 𝒏𝒖𝒕𝒓𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊: 𝒔𝒊 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒂 𝒍𝒊̀.

𝟒) 𝐋𝐚𝐭𝐭𝐢𝐜𝐢𝐧𝐢: 𝐬𝐢̀, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 “𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢”, 𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐳𝐮𝐜𝐜𝐡𝐞𝐫𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢. 𝑁𝑜𝑛 “𝑦𝑜𝑔𝑢𝑟𝑡-𝑑𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑡” 𝑒 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑎𝑟𝑜𝑚𝑎𝑡𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜: 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑐𝑖𝑛𝑖 𝑣𝑒𝑟𝑖. 𝑇𝑎𝑟𝑔𝑒𝑡 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜: 3 𝑝𝑜𝑟𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖/𝑑𝑖𝑒 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑎 𝑑𝑎 2000 𝑘𝑐𝑎𝑙 (𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎).

𝟓) 𝐆𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢: 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐢𝐛𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐨, 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨.
𝑅𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑜𝑙𝑖𝑜 𝑑’𝑜𝑙𝑖𝑣𝑎; 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑝𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑏𝑢𝑟𝑟𝑜 𝑜 𝑠𝑒𝑔𝑜 “𝑠𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑓𝑒𝑟𝑖𝑡𝑖”, 𝑚𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑜: 𝑠𝑎𝑡𝑢𝑟𝑖

💪🔛✨️
06/01/2026

💪🔛✨️

🧙🏻‍♀️Con l’arrivo dell’Epifania si conclude il periodo delle festività, spesso accompagnato da tavole abbondanti e sapori della tradizione. È il momento ideale per concedersi una piccola “epifania” l personale: fermarsi un attimo, riflettere sulle proprie abitudini alimentari e ripartire con maggiore consapevolezza.

Come farlo, in modo semplice e sostenibile?🤔

1️⃣Ritorna alla routine. Dopo qualche eccesso non servono diete drastiche, il nostro organismo possiede un’elevata capacità di autoregolazione. La strategia migliore è riprendere gradualmente una routine alimentare equilibrata, fondata su varietà, regolarità e porzioni adeguate.

2️⃣Porta frutta e verdura in tavola ogni giorno. Consumare quotidianamente almeno cinque porzioni tra frutta e verdura contribuisce a ristabilire un buon apporto di fibre, vitamine e antiossidanti dopo i giorni di festa.

3️⃣Non dimenticare l’idratazione. Bere acqua in quantità adeguate è un gesto semplice ma essenziale per sostenere le funzioni fisiologiche dell’organismo.

4️⃣Dolci sì, ma con moderazione. La calza della Befana è un simbolo amatissimo, soprattutto dai più piccoli. Godiamocela senza eccessi, scegliendo porzioni contenute e alternando i dolci a spuntini più nutrienti.

5️⃣Piccoli passi, scelte consapevoli e niente sensi di colpa. Il benessere si costruisce ogni giorno, anche dopo le feste.

✨️♥️
24/12/2025

✨️♥️

10/12/2025

LA CUCINA ITALIANA È LA PRIMA AL MONDO A DIVENTARE PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITÀ UNESCO🇮🇹

L’UNESCO ha ufficialmente riconosciuto la Cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità: è la prima cucina al mondo a ottenere questo prestigioso titolo.

Un risultato storico che celebra non solo i nostri piatti, ma l’intera filiera che li rende possibili: agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani del cibo, ristoratori, cuochi e famiglie che tramandano saperi e tradizioni da generazioni.

È il riconoscimento di un modello alimentare che unisce qualità, sostenibilità, identità territoriale e creatività, simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo.

Il Governo e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste hanno sostenuto con convinzione questa candidatura, che rappresenta l’Italia e il suo patrimonio gastronomico nella sua interezza.

Oggi celebriamo una conquista che appartiene a tutto il Paese.
La nostra cucina diventa, ufficialmente, patrimonio dell’umanità.

08/12/2025

𝐈𝐏𝐄𝐑𝐓𝐄𝐍𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐍𝐄𝐈 𝐁𝐀𝐌𝐁𝐈𝐍𝐈: 𝐋𝐀 𝐁𝐎𝐌𝐁𝐀 𝐀 𝐎𝐑𝐎𝐋𝐎𝐆𝐄𝐑𝐈𝐀 𝐂𝐇𝐄 ABBIAMO 𝐃𝐀𝐕𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐎𝐆𝐍𝐈 𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐎

Quando parliamo di pressione alta, la gente pensa ancora ai nonni, alle pilloline sul comodino, alla “pressione che si alza con l’età”.
Il problema è che l’età si è abbassata. E parecchio.
Sempre più spesso ci troviamo davanti bambini e adolescenti che hanno già una pressione da adulto, ma nessuno se n’è accorto perché “tanto è un ragazzino, starà bene”.
In realtà no: bene non sta.

𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐄̀ 𝐆𝐑𝐀𝐍𝐃𝐄 𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 (𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐍𝐎𝐍 𝐋𝐎 𝐕𝐄𝐃𝐈𝐀𝐌𝐎)

Negli ultimi decenni i dati sulla salute dei più giovani dicono chiaramente una cosa:

- i bambini in sovrappeso o obesi sono tantissimi, in alcuni contesti quasi 1 su 4–5;
- la percentuale di obesità è quasi raddoppiata rispetto a qualche decennio fa;

𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐨𝐛𝐞𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞:

- pressione alta in circa un terzo dei casi
- disturbi dell’umore, ansia, isolamento sociale.

𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐞𝐭𝐚̀ 𝐩𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́?

- pochi medici misurano la pressione ai bambini con la stessa regolarità con cui la misurano agli adulti;
- nelle scuole la pressione non si misura quasi mai;
- se il bambino non ha sintomi, il problema non esiste… almeno fino a quando non arriva il conto.

𝐄 𝐪𝐮𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐥𝐚: 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑖𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒𝑠𝑖 𝑠𝑡𝑎 “𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑏𝑒𝑛𝑒”, 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎, 𝑣𝑎 𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎, 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑚𝑎𝑙 𝑑𝑖 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒, 𝑛𝑜𝑛 “𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜”. 𝑀𝑎 𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑖 𝑠𝑡𝑎 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑟𝑜𝑣𝑖𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜.

𝐎𝐁𝐄𝐒𝐈𝐓𝐀̀, 𝐀𝐒𝐌𝐀, 𝐈𝐍𝐅𝐈𝐀𝐌𝐌𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄: 𝐈𝐋 𝐓𝐑𝐈𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐆𝐎𝐍𝐅𝐈𝐀 𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄

Quando guardiamo i profili dei ragazzi, c’è un copione che ritorna spesso.

𝟏. 𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ “𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐨”

L’obesità in un bambino non è un “difetto estetico”, è una condizione infiammatoria cronica. Il tessuto adiposo, soprattutto quello addominale:

- produce citochine infiammatorie;
- altera la sensibilità all’insulina;
- spinge il sistema nervoso simpatico;

𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐞̀:

- pressione che sale,
- profilo lipidico che peggiora,
- vasi sanguigni che iniziano a comportarsi come quelli di un adulto a rischio, non di un bambino sano.

𝟐. 𝐒𝐞 𝐜𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥’𝐚𝐬𝐦𝐚, 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐨𝐝𝐞

Molti ragazzi hanno sia obesità che asma. In questi casi vedo che:

- l’obesità da sola raddoppia il rischio di pressione alta;
- l’asma da sola lo aumenta ulteriormente;
- la combinazione obesità + asma porta a un rischio quasi triplo di ipertensione.

𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐱 𝐩𝐢𝐮𝐭𝐭𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞:
- infiammazione sistemica cronica;
- utilizzo di farmaci (soprattutto cortisonici) che possono influire su peso, metabolismo e pressione;
- sedentarietà legata al fiato corto, alla paura dello sforzo;
- spesso un contesto familiare e sociale più fragile.

𝟑. 𝐈𝐥 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐜𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞
Nei bambini e negli adolescenti con pressione alta, quando guardo gli esami del sangue, trovo spesso:

- indici infiammatori come SII, NLR, PLR aumentati;
- rapporto LMR ridotto.

𝑇𝑟𝑎𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜: 𝑖𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑒̀ 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑓𝑖𝑎𝑚𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑖𝑐𝑎.

𝐄 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫:

- aterosclerosi precoce,
- danno renale,
- alterazioni della funzione endoteliale.

𝑆𝑜𝑛𝑜 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑐ℎ𝑒 “𝑠𝑡𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑏𝑒𝑛𝑒”, 𝑠𝑖̀, 𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑠𝑢 𝑢𝑛 𝑏𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑏𝑖𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜.

𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐔𝐂𝐂𝐄𝐃𝐄 𝐃𝐎𝐏𝐎 𝟐𝟎–𝟑𝟎 𝐀𝐍𝐍𝐈: 𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐎 𝐀𝐑𝐑𝐈𝐕𝐀 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄

Quando si seguono nel tempo questi ragazzi, il messaggio è chiarissimo. Chi ha avuto pressione alta da bambino o adolescente:

- ha più ictus da adulto;
- ha più necessità di rivascolarizzazione coronarica (bypass, stent ecc.);
- ha più episodi di scompenso cardiaco;
- ha più malattia renale cronica, più casi di insufficienza renale terminale, più episodi di danno renale acuto, più albuminuria.

𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐚𝐥𝐭𝐨 𝐬𝐞:

- la pressione alta viene fuori prima dei 13 anni;
- si tratta di femmine (che culturalmente spesso vengono considerate “meno a rischio” in quell’età);
- c’è già un coinvolgimento renale o una forte familiarità.

𝐼𝑛 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎, 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑎 𝑎 10–12 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒: 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑝𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎 𝑎 30–40–50 𝑎𝑛𝑛𝑖, 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑖 𝑝𝑎𝑔𝑎𝑡𝑖 𝑖𝑛 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒, 𝑐𝑒𝑟𝑣𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑒 𝑟𝑒𝑛𝑖.

𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐁𝐋𝐄𝐌𝐀 𝐏𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐎: 𝐌𝐈𝐒𝐔𝐑𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐌𝐀𝐋𝐄 (𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐌𝐈𝐒𝐔𝐑𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐑𝐈𝐎)

Qui dobbiamo essere brutali: se sbagliamo la misurazione, stiamo giocando a carte truccate.

Per misurare correttamente la pressione in un bambino servono alcune regole semplici ma quasi mai rispettate:

1) Bracciale giusto
- Deve essere proporzionato alla circonferenza del braccio.
- Un bracciale troppo piccolo dà valori falsamente alti.

2) Ambiente e posizione
- bambino seduto, tranquillo, schiena appoggiata, piedi a terra;
- niente misure “al volo” mentre piange, corre, parla o gioca.

3) Ripetizione delle misure
- almeno 3 misurazioni nella stessa seduta;
- ripetizione in più visite separate: una sola misurazione alta non fa diagnosi.

4) Holter pressorio 24 ore (ABPM); fondamentale per:
- distinguere ipertensione vera da ipertensione da camice bianco;
- valutare il comportamento notturno della pressione (che nei soggetti a rischio cambia molto).

𝑆𝑒 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑚𝑜, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 – 𝑑𝑖𝑎𝑔𝑛𝑜𝑠𝑖, 𝑒𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖 “𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜 𝑖𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒𝑠𝑜”, 𝑡𝑒𝑟𝑎𝑝𝑖𝑎 – 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑔𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑢 𝑠𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎.

𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐈𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐕𝐈𝐓𝐀: 𝐋’𝐈𝐏𝐄𝐑𝐓𝐄𝐍𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐒𝐄𝐂𝐎𝐍𝐃𝐀𝐑𝐈𝐀

Nei bambini una fetta importante di casi non è “semplicemente” legata a peso e sedentarietà, ma a cause secondarie.

Ne citiamo alcune che abbiamo incontrato:

- nefropatie (reflusso vescico-ureterale, glomerulopatie, malformazioni renali);
- coartazione aortica;
- malattie endocrine (tiroide, surreni, eccesso di aldosterone, catecolamine ecc.);
- farmaci: cortisonici, alcuni chemioterapici, psicofarmaci.

𝑃𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑣𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 “𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑜” 𝑒 “𝑚𝑢𝑜𝑣𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀” 𝑒 𝑣𝑖𝑎.

𝐒𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐭𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐝𝐚:
- anamnesi accurata (gravidanza, nascita, patologie pregresse, farmaci);
- esame obiettivo completo (soffi, differenze pressorie tra arti, segni di endocrinopatie);
- esami di laboratorio (creatinina, elettroliti, assetto ormonale se indicato);
- ecografia renale e dei grossi vasi;
- ecocardiogramma se sospetto danno cardiaco (ipertrofia ventricolare sinistra ecc.).

𝑆𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜, 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑚𝑢𝑓𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑢𝑠𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑒 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑙’𝑒𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖 “𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑒𝑠𝑜”.

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐀, 𝐌𝐎𝐕𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎… 𝐄 𝐀𝐍𝐂𝐇𝐄 𝐅𝐀𝐑𝐌𝐀𝐂𝐈 𝐐𝐔𝐀𝐍𝐃𝐎 𝐒𝐄𝐑𝐕𝐄

È comodo raccontarsi che con lo “stile di vita giusto” si risolve tutto.
La realtà è un po’ più scomoda.

𝐈𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢, 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐮:
- peso,
- alimentazione,
- sedentarietà,

𝐹𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑒. 𝑀𝑎 𝑐𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑎𝑠𝑖 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎.

Quando vediamo:

- ipertensione marcata o severa;
- danno d’organo già presente (cuore ingrossato, alterazioni renali, danno vascolare);
- forte familiarità, coesistenza di diabete, dislipidemia, malattia renale,

𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑖 𝑓𝑎𝑟𝑚𝑎𝑐𝑖 𝑎𝑛𝑡𝑖𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑣𝑖, 𝑢𝑠𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑛 “𝑓𝑎𝑙𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜”, 𝑚𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑳𝒐 𝒔𝒄𝒐𝒑𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ “𝒎𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒐”, 𝒎𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒖𝒐𝒓𝒆, 𝒄𝒆𝒓𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒆 𝒓𝒆𝒏𝒊 𝒏𝒆𝒍 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒊 𝒅𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒍𝒊𝒎𝒊𝒕𝒂𝒕𝒊 𝒐 𝒆𝒗𝒊𝒕𝒂𝒕𝒊.

𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐂𝐈 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐀𝐑𝐑𝐈𝐕𝐀𝐓𝐈: 𝐍𝐎𝐍 𝐄̀ 𝐂𝐎𝐋𝐏𝐀 𝐃𝐄𝐈 𝐁𝐀𝐌𝐁𝐈𝐍𝐈
Qui lascio un attimo le statistiche e parliamo da persone che osservano la società. Il quadro che vediamo è questo:

- movimento fisico ridotto a 2 ore di sport alla settimana, se va bene;
- 5–6 ore al giorno di sedentarietà tra banchi, divano, schermi;

𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐢𝐩𝐨:
- colazione: nulla o merendina;

- a scuola: snack confezionato;

- pranzo: piatto ipercalorico, poca verdura;

- pomeriggio: biscotti, succhi, bevande zuccherate “per lo sport”;

- cena: quello che capita, spesso improvvisato;

- sonno sballato, stress scolastico, social, pochissimo contatto con la natura;

- nessuna educazione alimentare e motoria strutturata, solo qualche slogan.

𝐏𝐨𝐢 𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨:

- pressione alta,

- obesità,

- stanchezza cronica,

- marcatori infiammatori a palla.

𝐼𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑙𝑒𝑚𝑎 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑚𝑚𝑎𝑙𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑒 𝑐𝑖 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑛𝑒 𝑒𝑠𝑐𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑖 𝑐𝑜𝑛 “𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑑𝑖 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀”.

𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐈 𝐏𝐔𝐎̀ 𝐅𝐀𝐑𝐄 𝐒𝐔𝐋 𝐒𝐄𝐑𝐈𝐎: 𝟒 𝐋𝐈𝐕𝐄𝐋𝐋𝐈 𝐃𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐕𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
𝑁𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑏𝑎𝑐𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑚𝑎𝑔𝑖𝑐ℎ𝑒, 𝑚𝑎 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑟𝑒𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒.

𝟏. 𝐋𝐈𝐕𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀: 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐄𝐍𝐓𝐑𝐀 𝐈𝐍 𝐂𝐀𝐒𝐀
- 𝐌𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨
Sovrappeso/obesità, familiarità precoce per infarto/ictus, diabete, problemi renali: in questi casi, la pressione va controllata. Dal pediatra o dal medico, con strumenti adeguati.

- 𝐑𝐢𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 𝐨𝐫𝐚𝐫𝐢, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀: orari regolari dei pasti; qualità: meno ultraprocessati, meno bevande zuccherate, meno snack salati; quantità: porzioni adeguate all’età, non copie in miniatura degli adulti.

- 𝐀𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐛𝐞𝐯𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐝: I succhi, le bibite, gli energy drink non possono essere la normalità quotidiana.

- 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨: Almeno 120 minuti al giorno di attività vera: camminare, andare in bici, giocare, fare sport. Non basta “sono andato in palestra una volta”.

- 𝐓𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐝’𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐞 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨: Non per creare ossessioni, ma per non accorgersi del problema quando è già enorme.

𝟐. 𝐋𝐈𝐕𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀: 𝐃𝐎𝐕𝐄 𝐒𝐈 𝐆𝐈𝐎𝐂𝐀 𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐌𝐀𝐒𝐒𝐀

- 𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐮 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞: I bambini devono sapere cos’è la pressione, perché sale, cosa comporta per cuore, cervello e reni, e come si misura correttamente.

- 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: Con personale formato, bracciali adeguati, protocolli standard, e soprattutto con una rete di riferimento per i casi sospetti.

𝐌𝐞𝐧𝐬𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚: meno piatti ipersalati; meno fritti di routine; più verdure, legumi, cereali integrali; attenzione a pane + sale aggiunto: è un killer silenzioso.

- 𝐀𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚: Non solo due ore di educazione fisica teorica, ma momenti di movimento reale inseriti nella giornata.

𝟑. 𝐋𝐈𝐕𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐌𝐄𝐃𝐈𝐂𝐎 𝐄 𝐒𝐀𝐍𝐈𝐓𝐀𝐑𝐈𝐎

- 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞: Non deve essere facoltativa, ma parametri standard come peso e altezza.

- 𝐔𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐀𝐁𝐏𝐌 𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐝𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞: Per confermare il sospetto, distinguere ipertensione vera da “effetto camice bianco”.

- 𝐒𝐜𝐫𝐞𝐞𝐧𝐢𝐧𝐠 𝐦𝐢𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞: Basato su anamnesi, esame obiettivo ed esami mirati, non sul pilota automatico.

- 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢: No a diete punitive, no a “fai sport” generico: servono programmi chiari, graduali, calibrati sull’età e sulla situazione clinica.

- 𝐔𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢: Per proteggere cuore e reni, non per “sostituire la volontà”

𝟒. 𝐋𝐈𝐕𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐄𝐓𝐀̀: 𝐀𝐌𝐁𝐈𝐄𝐍𝐓𝐄, 𝐏𝐔𝐁𝐁𝐋𝐈𝐂𝐈𝐓𝐀̀, 𝐂𝐈𝐁𝐎

Qui il singolo genitore da solo non basta.

- Regole più rigide sulla pubblicità di cibi ipersalati e iperzuccherati ai bambini;
- politiche che rendano conveniente e accessibile scegliere cibo fresco di qualità;
- spazi pubblici per il movimento: parchi, piste ciclabili, strutture sportive a costi sostenibili;
- formazione vera di insegnanti e operatori su obesità, ipertensione, salute metabolica.

𝐔𝐍𝐀 𝐑𝐄𝐆𝐎𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐋𝐈𝐂𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐑𝐄 𝐒𝐄 𝐒𝐓𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐀𝐍𝐃𝐀𝐍𝐃𝐎 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐃𝐈𝐑𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐆𝐈𝐔𝐒𝐓𝐀

Se dobbiamo riassumere in una formula pratica, diremmo che un bambino dovrebbe:

- dormire bene,
- muoversi tutti i giorni all'aria aperta,
- avere una dieta che assomiglia più a quella dei nonni (mercato, cibo vero) che a quella del supermercato moderno,
- passare meno tempo davanti a uno schermo di quanto ne passi a muovere il corpo.

𝐒𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢: 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑜𝑏𝑒𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑖𝑎𝑚𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑒̀ 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑐𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑜.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨, 𝐨𝐧𝐞𝐬𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞

L’ipertensione nei bambini e negli adolescenti non è una sfortuna piovuta dal cielo. È il risultato di:

- ambiente sbagliato,
- cibo sbagliato,
- tempi sbagliati,
- priorità sbagliate.

𝐋𝐚 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐧𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢, 𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐨:

- si può ridurre il rischio;
- si può riportare la pressione in range accettabili;
- si può evitare di trasformare un bambino iperteso in un quarantenne con infarto o in un cinquantenne in dialisi.

𝑀𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑠𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑒 “𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑛𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎, 𝑝𝑜𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎” 𝑒 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑝𝑒𝑠𝑜 𝑒 𝑠𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑖 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜: 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑓𝑎𝑠𝑡𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑎 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑚𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒.

𝑷𝒆𝒓 𝒆𝒗𝒊𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒊 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒊𝒏𝒐 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒄𝒓𝒐𝒏𝒊𝒄𝒊 𝒂 40 𝒂𝒏𝒏𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒃𝒂𝒔𝒕𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒊𝒈𝒍𝒊 𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒐 𝒔𝒖𝒊 𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒍: 𝒔𝒆𝒓𝒗𝒐𝒏𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒔𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒊 𝒔𝒆𝒈𝒖𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐; 𝒏𝒐𝒏 𝒅𝒐𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒐𝒃𝒃𝒍𝒊𝒈𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒃𝒐𝒔𝒄𝒐, 𝒎𝒂 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒍𝒊 𝒄𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒂𝒓𝒆 𝒏𝒆𝒊 𝒃𝒐𝒔𝒄𝒉𝒊 – 𝒆 𝒍𝒐𝒏𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒅𝒂𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒄𝒂𝒇𝒇𝒂𝒍𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒋𝒖𝒏𝒌 𝒇𝒐𝒐𝒅 – 𝒔𝒊̀, 𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏 𝒇𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂.

𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚

1) Fujiwara T, Kaneko H, Hayashi K, Azegami T, Mizuno A, Yano Y. Hypertension in children and adolescents: emerging global evidence and clinical implications. Hypertens Res. 2025;48(1):1-14. doi:10.1038/s41440-025-02459-7.

2) Robinson CH, Hussain J, Jeyakumar N, et al. Long-term cardiovascular outcomes in children and adolescents with hypertension. JAMA Pediatr. 2024;178(7):688-698. doi:10.1001/jamapediatrics.2024.1543.

3) Hussain J, Dart A, Birken CS, et al. Long-term kidney outcomes in children and adolescents with hypertension: a propensity-matched cohort study. Lancet Child Adolesc Health. 2025;9(8):553-564. doi:10.1016/S2352-4642(25)00127-0.

4) Flynn JT, Kaelber DC, Baker-Smith CM, et al. Clinical Practice Guideline for Screening and Management of High Blood Pressure in Children and Adolescents. Pediatrics. 2017;140(3):e20171904. doi:10.1542/peds.2017-1904.

5) Jeong SI, Kim SH, Park SJ. Obesity and hypertension in children and adolescents. Clin Hypertens. 2024;30(1):13. doi:10.1186/s40885-024-00278-5.

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