10/04/2026
Il miracolo di una schiena ritrovata: tornare a guardare il cielo
Ci sono mani che raccontano storie senza bisogno di parole. Stamattina, in ambulatorio, ne abbiamo strette due che sapevano di terra, di vigne e di una vita intera passata a zappare, con il sole che picchiava forte e la schiena che, anno dopo anno, si piegava sempre di più.
Fino a qualche settimana fa, questo signore non era solo un paziente: era il ritratto della fatica. Camminava curvo, quasi spezzato in due, con lo sguardo fisso sull’asfalto perché la sua colonna vertebrale non gli permetteva più di sollevare il capo. Una vita di sacrifici lo aveva reso prigioniero del suo stesso corpo.
Ma la solidarietà non si ferma davanti a una porta chiusa. Il nostro neurochirurgo, dottor Michele Raguso, lo ha accolto, lo ha ascoltato e ha capito che non si poteva aspettare. Pochi giorni dopo, l'ha operato nella clinica dove lavora, mettendo la sua professionalità al servizio di chi non avrebbe mai potuto permettersi un intervento simile.
Stamattina la porta si è aperta e non abbiamo riconosciuto subito chi entrava. Era lui, ma era un uomo nuovo. Camminava dritto, alto, con un sorriso che gli illuminava il volto e gli occhi lucidi di chi ha finalmente ricominciato a guardare il mondo dritto in faccia.
Vederlo così, raddrizzato e felice, è il motivo per cui esistiamo. È la prova che nessuno deve essere lasciato indietro, perché il nostro è l'ambulatorio dei primari in pensione dove ogni giorno mettiamo in pratica l'impegno di sempre: "Prima gli ultimi".
Grazie a chi rende possibili questi piccoli, grandi miracoli quotidiani.
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