Dott. Francesco Pastore - Pediatra

Dott. Francesco Pastore - Pediatra Pediatra di famiglia FormatoreBLSD
Autore del libro Il bambino e lo sport: tra agonismo e prevenzione

Il mio amico Antonio Di Mauro Pediatra lo spiega facile facile….riassumendo tutti i consigli che dispensiamo quotidianam...
08/01/2026

Il mio amico Antonio Di Mauro Pediatra lo spiega facile facile….riassumendo tutti i consigli che dispensiamo quotidianamente alle mamme dei nostri piccoli pazienti …spesso inutilmente …caro Antonio è proprio così NON CI SONO PIÙ LIMITI …
Ce la faremo….FORSE…

P.S. in tilt, reparti strapieni, sanità territoriale allo stremo.

Non è solo la risposta il problema.

O meglio, non è il problema principale.

Il vero nodo è la domanda.

La domanda di salute è oggi fuori controllo e finché non si interviene su quella non si va da nessuna parte.

Si è costruita una pazzesca ipocondria genitoriale, che non può essere contenuta perché non è razionale: nasce dall’ansia, viene alimentata da informazioni frammentarie e contraddittorie, è rinforzata dai social e non trova alcun vero intervento medico che possa sostenerla o arginarla.

Non si tratta di maggiore consapevolezza sanitaria, ma di una richiesta continua di rassicurazione che la medicina non può e non deve soddisfare.

La biologia ha tempi che non sono negoziabili.

Un raffreddore dura circa sette giorni e non esiste terapia in grado di accorciarlo in modo significativo: bisogna farsene una ragione.

La tosse dopo un’influenza può durare due o tre settimane senza che questo significhi malattia in atto o complicanza: anche di questo bisogna farsene una ragione.

La febbre nei bambini può oscillare, salire e scendere, senza che ogni variazione rappresenti un peggioramento clinico.

Eppure la domanda di salute oggi pretende che ogni sintomo abbia una terapia, che ogni terapia produca un effetto immediato e che ogni minimo cambiamento richieda una nuova valutazione.

Quando queste aspettative non vengono soddisfatte, non si accetta il limite biologico e clinico, ma si cambia medico, si accede ad altro servizio, si richiedono ulteriori accertamenti, si potenziano terapie.

Nasce così una transumanza sanitaria f***e.

Questo non è solo clinicamente inutile, ma organizzativamente devastante e culturalmente patologico.

Non migliora gli esiti di salute, aumenta l’ansia dei genitori, consuma risorse e finisce per delegittimare il professionista, perché il ricorso ripetuto ai servizi per la stessa patologia viene vissuto come la prova che la risposta precedente non era adeguata.

Il punto centrale è che questa domanda non è contenibile con gli strumenti della clinica.

Non si governa con più visite, non si placa con più prescrizioni, non si risolve con più accessi.

È una domanda emotiva, non razionale, e la medicina fallisce quando prova a rincorrerla invece di contenerla.

L’unica strada possibile è un cambiamento culturale profondo: un’educazione sanitaria chiara, coerente e ripetuta, messaggi pubblici semplici e condivisi su ciò che è normale e ciò che non lo è, la restituzione di dignità al non intervenire come atto medico e il recupero del senso del tempo della malattia.

Finché il sistema sanitario continuerà a rispondere a ogni richiesta come se fosse clinicamente fondata, continuerà a validare una domanda patologica.

E finché questo accadrà, non sarà possibile andare avanti.

Non per mancanza di umanità, ma per mancanza di senso del limite.

Come ti ho detto qualche giorno fa caro Antonio Di Mauro Pediatra il dogma che si trae è il seguente:“MAGGIORE OFFERTA, ...
18/12/2025

Come ti ho detto qualche giorno fa caro Antonio Di Mauro Pediatra il dogma che si trae è il seguente:
“MAGGIORE OFFERTA, MAGGIORE RICHIESTA”….
Dici che la colpa è nostra? Credo in minima parte…la comunicazione credo ormai fa parte integrante del nostro lavoro e probabilmente chi non ascolta è perché non vuole ascoltare o vuole sentirsi dire altro e gira gira gira gira finché non trova qualcuno che dice, strumentalmente e quasi sempre “a pagamento”, ciò che vuole sentire…
Sono stato “crudele”? Così è…
Buon lavoro e un forte abbraccio dalla trincea …

🔴 +33% di accessi al Pronto Soccorso pediatrico di Bari.

Un numero che colpisce. E che merita una riflessione collettiva.

Negli ultimi due anni, gli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari sono aumentati del 33%, superando le 30.000 prestazioni nel 2024.

Questo dato non può lasciarci indifferenti!

Davvero i bambini stanno molto peggio di prima?
O c’è qualcosa che non funziona più nel rapporto tra famiglie, pediatri e sistema sanitario?

Nella pratica quotidiana vedo genitori spaventati, spesso NON comprensibilmente. Genitori che cercano più pareri per la stessa patologia del figlio, senza attendere che la malattia faccia il suo naturale decorso. Genitori che per semplici virosi respiratorie vanno in tilt.

Una vera e propria “transumanza sanitaria”:
- pediatra di famiglia
- guardia medica
- SCAP
- pronto soccorso
e, nel frattempo - chi può - numerosi consulti privati.

Tutto per lo stesso problema. Tutto nello stesso periodo. Non perché il bambino stia davvero peggio, ma perché l’ansia cresce più veloce dei sintomi.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale e Regionale offre una assistenza territoriale specialistica pediatrica attiva 7 giorni su 7, per 12 ore al giorno. Eppure, sempre più famiglie sentono il bisogno di cercare “qualcosa in più”, come se una sola risposta non bastasse mai.

Il punto non è la quantità di cure, ma la continuità della cura. Senza una guida chiara, senza un rapporto di fiducia stabile, ogni sintomo diventa un’emergenza, ogni febbre un allarme, ogni attesa un rischio inaccettabile.

Più offerta non significa automaticamente più salute. A volte significa solo più confusione, più accessi impropri, più sovraccarico per chi lavora in emergenza e, paradossalmente, meno sicurezza per chi ha davvero bisogno.

Forse la vera emergenza oggi non è clinica, ma relazionale. Bisogna ricostruire fiducia, e spiegare che non tutto è urgente.

Un sistema sanitario forte non è quello che corre sempre, ma quello che sa quando aspettare, quando osservare e quando intervenire.

Caro Antonio Di Mauro Pediatra è una battaglia persa in partenza …le mamme, non tutte per fortuna ma la maggior parte, c...
12/12/2025

Caro Antonio Di Mauro Pediatra è una battaglia persa in partenza …le mamme, non tutte per fortuna ma la maggior parte, chiamano chi “può soddisfare senza dubbio la loro richiesta di antibiotico, cortisone ed altro” giustificata dal fatto che il prescrittore “va a casa” e scrive “a prescindere da…”
Se iniziassimo tutti a comportarci “correttamente” tutto ciò finirebbe ma una mamma che percorre la “strada giusta” nelle chat delle mamme viene derisa ed insultata…
Ma io non mi rassegno …
Buon fine settimana (il terreno prediletto dai prescrittori…al netto dello SCAP)…
Un abbraccio

In questa foto c’è molto del lavoro del pediatra.

Il “doctor shopping”, l’abuso di antibiotici, l’ansia da gestire più della malattia.

La storia è semplice. Un ragazzino ha febbre e tosse. Tampone rapido: Influenza A. Terapia indicata: paracetamolo e idratazione.

La febbre si risolve in tre giorni. Resta la tosse.

Il bambino sta bene, fa una vita normale. La madre lo riporta per la tosse: torace libero. Rassicurazione. Spiego che alcuni bambini tossiscono settimane dopo una virosi.

I genitori però non sono convinti. Eseguono un Rx torace privatamente: negativo.

Non basta. Vengono a sapere di un tampone multiplo per patogeni respiratori. Lo fanno. Tutto negativo tranne il Micoplasma.

Nel frattempo il bambino gioca, fa tornei di calcio, sta bene.

E inizia il giro delle consulenze.
Primo medico (io): non serve nulla.
Secondo medico: 14 giorni di antibiotico.
Terzo medico: 5 giorni di antibiotico.

I genitori entrano in tilt. Tornano da me. La madre preferirebbe i 5 giorni, le sembrano più “ragionevoli” di 14 per un bambino che ora sta bene. Ma vuole la mia approvazione. E la prescrizione dell’antibiotico.

Ovviamente rifiuto. E si apre il dibattito, prima di persona, poi su WhatsApp.

Tutto questo è tempo prezioso sottratto alle cose serie.

Capisco il disagio di una madre davanti a tre percorsi diversi.

Ma chiedo, per un momento, di guardare anche dall’altra parte.

Dalla mia parte.

Se non ti fidi di quello che ti dico, fai bene a cercare altrove.
Ma non puoi chiedermi di cambiare o avallare terapie che non ritengo corrette.

Non dico che gli altri sbagliano: forse non hanno visto l’intera storia, o forse hanno cercato di soddisfare un bisogno di rassicurazione mascherato da “necessità clinica”. Di avvallare quelle che erano le aspettative materne sul da farsi!

Questo è solo un esempio di dove la pediatria — ahimè — sta andando.
E così non ne usciamo.

La fiducia è una cura.
Senza quella, nessuna medicina basta.

Indirizzo

Via Alessandro Fighera 8
Martina Franca
74015

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