Studio di psicologia e psicoterapia - Dott.ssa Montemurro Simona

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Studio di psicologia e psicoterapia - Dott.ssa Montemurro Simona Psicoterapia relazionale: Psicoterapia individuale, familiare e di coppia

13/04/2026

Nella vivace e spesso competitiva società italiana, può essere facile cadere nella trappola del confronto costante. Vediamo sui social media vite patinate, successi apparenti e standard di bellezza irrealistici, che a volte ci portano a dubitare del nostro valore.

Seneca ci ricorda che la vera misura del nostro valore non risiede negli occhi degli altri, ma nel nostro stesso giudizio. Imparare ad accettare le nostre peculiarità, i nostri punti di forza e le nostre fragilità è un atto di profonda libertà interiore. Non si tratta di ignorare completamente le opinioni altrui, ma di non permettere che definiscano la nostra identità e la nostra autostima.

✍️©️ I sentieri della filosofia

12/04/2026
10/04/2026

LE FRAGOLE DI JUNG

Nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung gli archetipi occupano un posto centrale. L’analista, nella cura, pone grande attenzione su come gli archetipi si attivano nella relazione di transfert con il paziente.

Solitamente, come sottolinea la psicoanalista, Marie-Louise Von Franz, allieva diretta di Jung, l’azione dell’archetipo è inconscia per il soggetto.

Afferma Von Franz:
“se la donna si innamora o si interessa un uomo, il suo animo negativo emerge immediatamente lei induce a rovinare il rapporto. La donna non si rende conto di quanto le sta accadendo. Pensa di essere preda di una maledizione…se è vittima di una proiezione, la donna dirà: “si è comportato molto male””.

L’Animus, componente maschile dell’archetipo dell’anima, abita l’inconscio femminile, influenzando la donna senza che essa se ne renda coscientemente conto.

Continua Von Franz:
“In questo caso, l’Animus negativo si comporta come un vero e proprio amante geloso. Vuole tenersi la donna tutta per sé e la tiene lontana da tutti gli altri uomini. Ogni volta che la donna prova un sentimento d’amore verso un uomo, ecco che emerge questo Animus-“Non dovresti farlo” oppure viene proiettato”

L’archetipo nella nevrosi preme per emergere ed imporsi, rifiutando ogni forma di conciliazione con il mondo esterno. Una delle modalità tipiche di emersione di questo conflitto è il transfert.

Per dimostrarlo, Von Franz ricorda il caso di una paziente di Jung:
“durante la seduta, attaccò violentemente Jung con il suo Animus. Successivamente, quando ne parlarono, Jung le disse: “lei aggredisce ogni volta che sente di provare un sentimento”. Era accaduto che, lungo la strada che la portava allo studio di Jung, la donna aveva visto delle bellissime fragole. Il suo primo impulso era stato: “le compro e gliele porto”. Ma l’Animus era intervenuto dicendo: “Jung dirà che le fragole hanno un significato erotico e ti prenderà in giro”. Aveva perciò deciso di non comprare le fragole ed era arrivata da Jung in uno stato d’animo inferocito. Allora aveva attaccato Jung per l’intera seduta. E questo per non avere conquistato le fragole. Se le avesse comprate, tutto sarebbe andato liscio; la paziente, invece, aveva repressi i suoi sentimenti”

In questo episodio vediamo chiaramente il transfer t’mobilitarsi, venendo proiettato dalla dimensione intrapsichiche a quella reale del rapporto con l’analista. L’incontro con l’altro determina l’emergere del conflitto che tormenta la paziente.

Ecco perché conclude Von Franz:
“la cosa peggiore è che la donna sente la voce dell’Animus come se fosse lei stesse a pensare. È come se l’Animus pensasse: “Jung riderà delle fragole!”, e la donna crede di averlo pensato lei stessa. Questa è una delle maggiori difficoltà del lavoro analitico: rendere le donne capaci di distinguere ciò che esse stesse pensano da quell’entità che pensa dentro di loro”.

Compito dell’analisi e quindi di favorire la “divisione soggettiva”, cioè far emergere alla coscienza il conflitto che attraversa il soggetto.

Nell’ottica della psicologia analitica, questo si traduce nel distinguere tra il piano dell’io e il piano dell’archetipo. Il soggetto quindi può cogliere ciò che lo attraversa, distinguendo tra il proprio pensiero e l’influsso archetipico.

L’articolo completo è disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Marie-Luise Von Franz – “Il mondo dei sogni”;
-Carl Gustav Jung – “La dinamica dell’inconscio”;
-Romano Màdera – Carl Gustav Jung”.

08/04/2026
07/04/2026

AUGURI, DONALD WINNICOTT!

7 aprile 1896 nasceva a Plymouth Donald Woods Winnicott, uno dei pensatori più originali e sensibili della storia della psicoanalisi.

Pediatra prima ancora che analista, Winnicott ha saputo trasformare l’ascolto del bambino in una vera e propria filosofia dell’esistenza, ponendo al centro non l’istinto o il conflitto, ma la relazione, il gioco e la capacità di essere se stessi.

Come egli stesso scrisse con straordinaria lucidità:
«Non esiste una cosa come un bambino. Se si descrive un bambino, si descrive una coppia: un bambino e qualcuno.»

Questa frase, pronunciata nel 1960, resta una delle più potenti della psicoanalisi del Novecento.
Winnicott rifiuta l’idea di un soggetto isolato e afferma che l’essere umano nasce già dentro una relazione.

È la madre – o chi ne fa le veci – che, con la sua “preoccupazione primaria materna”, crea quell’ambiente di holding (sostegno) che permette al bambino di sentirsi “reale”.

E proprio alla madre dedica uno dei suoi concetti più celebri e amati:
«La madre sufficientemente buona non è perfetta. Inizia con un adattamento quasi totale ai bisogni del bambino e, mano a mano che il bambino cresce, si adatta sempre meno, lasciando spazio alla frustrazione necessaria perché egli possa scoprire il mondo e se stesso.»

Con questa idea Winnicott ha liberato generazioni di genitori dal mito della perfezione, restituendo dignità all’imperfezione umana come condizione stessa dello sviluppo psichico.

Per Winnicott il gioco è la terapia:
«È giocando, e solo giocando, che l’individuo – bambino o adulto – è in grado di essere creativo e di usare tutta la sua personalità, ed è solo essendo creativo che l’individuo scopre il Sé.»

Per lui il gioco non è un’attività secondaria: è lo spazio simbolico in cui nasce il vero Sé. E proprio da questa intuizione nasce il celebre concetto di oggetto transizionale:
«L’oggetto transizionale è il primo possesso “non-me” del bambino. È l’oggetto che sta tra il mondo interno e quello esterno, tra la fantasia e la realtà.»

Quel pezzetto di coperta, quel peluche logoro, quell’oggetto che il bambino non può perdere di vista: Winnicott lo ha elevato a simbolo della capacità di abitare contemporaneamente realtà e fantasia.

Nella Società Psicoanalitica Britannica, dove Anna Freud e Melanie Klein si contrapponevano, Winnicott scelse la “terza via”, quella del Middle Group (poi Independent Group).
Come scrisse:«Io non sono né kleiniano né annafreudiano. Io sono winicottiano.»

Oggi, a 130 anni dalla sua nascita, le sue idee continuano ad ispirare la clinica, la pedagogia, l’arte e la genitorialità. Winnicott non ha solo teorizzato il bambino: ha posto l’attenzione sull’essere umano nella sua fragilità e nella sua capacità di creare significato attraverso la relazione.
Per approfondire:
-Winnicott – “Colloqui terapeutici con i bambini”;
-Winnicott – “Sviluppo affettivo e ambiente”;
-Winnicott – “Il bambino deprivato”.

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