08/01/2026
DONARE,
UNA GOCCIA
VITALE
NEL TEMPO
CHE CI È DATO
Oggi, più che mai, non rinunciamo a donare. Può iniziare così il nuovo anno, uniti ad altri concittadini materani. Preoccupati, ma fermi nei propri propositi. Ce lo diciamo con un filo di voce, con gli sguardi, mentre attendiamo il nostro turno prima di porgere il braccio.
In passato, a causa di impreviste emergenze, mi era capitato di farlo in modo del tutto casuale, un paio di volte. Ora no. Ho cambiato idea. È accaduto qualche anno fa, dopo un’intensa conversazione con un amico medico. Ovviamente non sono in grado di ricalcare i passaggi discorsivi di chi ha attraversato una vita in camice bianco. Posso però provare a fare la stessa cosa con i mezzi a mia disposizione, magari adottando qualche spunto suggerito dall’ambiente tutto intorno alla città, il cui sangue viene da lontano. Una buona ragione in più per continuare a condividerlo, a donarlo.
Parto dalla Murgia. Dal Centro di geodesia spaziale, dove è in funzione un orologio atomico. Scandisce con la massima precisione ogni attimo del pianeta. Qui si può verificare la misura del presente perenne. Ma nello stesso luogo pulsa il cuore nascosto e antichissimo di un mare che, ancora qualche milione di anni fa, veniva accarezzato dai raggi solari sotto il cielo del Pleistocene. È qui che, dalla schiuma delle onde di Poseidone, lentamente, l’acqua si è fatta materia solida, calcarenite. Noi la chiamiamo tufo. Testimonianza carica di suggestioni, come i vagiti di un pianeta quando era ancora bambino.È un’esperienza non da poco vivere nel presente che si muove sulla pelle del passato remoto. Sapere che, nello stesso momento, i nostri passi si incrociano con gli occhi tecnologici di grandi antenne paraboliche. Strumenti che lanciano il loro sguardo silente e acuto nello spazio, alla ricerca di un futuro — si spera di pace — nascosto tra le stelle più luminose, negli angoli più profondi dell’universo.