23/06/2021
L’oscurità dell’anima
Cosa spinge una persona a suicidarsi?
Il suicidio è una delle principali cause di morte e colpisce circa 1 milione di persone nel mondo all’anno, al fronte di 10 milioni di tentativi di suicidio. Nel 90% di queste condizioni si riscontra una psicopatologia grave e storie individuali caratterizzate da: conflitti familiari, problematiche scolastiche e/o lavorative, carcerazione ed eventi traumatici.
Spesso si sente parlare di suicidio mancato, parasuicidio, ideazione suicidaria, condotte suicidarie. Sebbene questi termini vengano usati a volte in modo interscambiabile, è necessario darne una definizione accurata per poterli poi usare in modo corretto:
• Suicidio mancato: il soggetto mette in atto il tentativo di suicidio ma non riesce nell’intento.
• Parasuicidio: atto con esito non fatale dove il soggetto mette in pratica un comportamento non abituale che in alcuni casi consiste in condotte autolesive o ingestione di farmaci. Può essere un gesto manipolatorio, ovvero un tentativo inscenato di suicidarsi per raggiungere secondi fini.
• Ideazione suicidaria: il soggetto ha idee di morte e suicidio, ma non le ha ancora messe in atto e/o potrebbe non avere l’intenzione di farlo.
• Condotta suicidaria: tentativo di suicidio, ovvero la messa in atto dei comportamenti per raggiungere la morte. Comprende il suicidio completato ma anche il tentativo di suicidio (mancato o dimostrativo).
Caratteristiche dei soggetti suicidi
In Italia ogni anno circa 4000 persone si suicidano. Se dovessimo fare un identikit di questi soggetti, troviamo mediamente individui maschi di mezza età che hanno perso il lavoro. Ma quali sono i principali indicatori o fattori di rischio che possiamo osservare nelle storie di vita di soggetti suicidi?
• Eventi di vita: perdita del lavoro, morte di persone care (vedovanza o lutto di un figlio). Il pensionamento è un periodo di forte stress e cambiamento nel corso della vita.
• Sesso: i maschi tendono a suicidarsi di più rispetto alle femmine. Inoltre, anche le modalità sono differenti. Le donne si suicidano maggiormente tramite avvelenamento, i maschi con l’uso di armi.
• Fattori psichici: spesso questi soggetti mostrano disturbi psicopatologici. Per esempio, il 50% di individui suicidi riporta depressione (nei soggetti depressi la maggior durata dell’episodio depressivo e la mancanza di un partner aumentano la probabilità di mettere in atto il suicidio). Parallelamente, il 25% dei soggetti suicidi fa uso di alcool. Il suicidio si riscontra anche in diagnosi come: disturbo bipolare, schizofrenia, disturbi di personalità borderline e antisociale, psicosi post-partum.
• Fattori sociali: maggiori suicidi in chi non è mai stato sposato, vedovi, separati e divorziati.
• Fattori occupazionali: in cerca di un’occupazione, disoccupati o persone non soddisfatte del proprio lavoro.
• Fattori fisici: malattie terminali, dolore cronico, persone a cui è stata diagnosticata una br**ta malattia.
• Fattori di rischio: precedenti tentativi di suicidio, patologie mentali, traumi o abusi. Sentimenti di odio o vendetta. Spesso questi soggetti mostrano anamnesi familiare positiva al suicidio.
I segnali d’allarme
Il disagio esistenziale e il rischio di suicidio si manifestano spesso tramite stanchezza, tristezza, abbattimento, ansia, irritabilità o addirittura aggressività, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, dell’appetito, dell’alimentazione e/o di dipendenza.
La persona ritiene di essere inutile, di aver fallito, di non riuscire a trovare delle soluzioni ai propri problemi, si sminuisce e non ha autostima. Questi sintomi sono accompagnati da una chiusura in se stessi, da un distacco dalla famiglia e dagli amici, dall’abbandono degli interessi e delle attività consuete, in alcuni casi anche da comportamenti autodistruttivi o pericolosi.
Alcuni segnali possono dare adito al sospetto che qualcuno voglia compiere un gesto estremo, come un cambiamento brusco delle abitudini, una sofferenza psichica ancora più intensa, pensieri di morte, la ricerca di armi da fuoco, lo stoccaggio di farmaci, la distribuzione di oggetti personali o la consegna di una lettera d’addio. A volte anche la repentina e/o inattesa scomparsa dei sintomi può essere sospetta.
In genere, prima di compiere il gesto estremo, le persone parlano, in modo diretto o indiretto, della loro intenzione di suicidarsi. Per questo è importate restare vigili e all’ascolto.
Trattamento
In fase acuta, ovvero dopo il tentativo di suicidio, il soggetto deve essere medicato e sottoposto a consulenza psichiatrica. Si richiede quindi il ricovero immediato e un’osservazione attenta ed accurata nei giorni a seguire. Quindi è necessario fare un’anamnesi personale e familiare per valutare la pericolosità dell’individuo per sé e gli altri. Successivamente sarà necessario definire se apportare una terapia ambulatoriale con controlli periodici, oppure il ricovero in strutture idonee per un periodo di tempo adeguato. A seconda delle condizioni psico-patologico-fisiologiche si apporteranno interventi farmacologici, psicoeducativi e psicoterapeutici.
Dr.ssa Vitalba Bruno