08/02/2026
Ci sono molti 'personaggi' — interni ed esterni — che ci suggeriscono, ci dicono (e a volte, in modo subdolo, ci impongono) di migliorare, di diventare migliori. Come uomini, come donne, come lavoratori, come performer, come genitori. Tutto questo può anche essere uno stimolo, può aiutarci a capire meglio chi siamo, dove siamo, cosa desideriamo. Ma può anche fare un’altra cosa: può metterci addosso una pressione enorme, una pressione che non di rado produce l’effetto opposto, cioè ci mette in scacco, ci blocca, e da lì arrivano ansia, tristezza, confusione, senso di inadeguatezza. In questo contesto, forse quello che possiamo provare a coltivare è una certa libertà, non tanto la libertà di fare, ma la libertà di sentire, o meglio ancora la libertà di essere. Ed è una libertà difficile. È difficile autorizzarsi davvero a sentirsi uno schifo, a sentirsi un fallimento, a sentirsi non all’altezza. È difficile accettare che sì, a volte possiamo addirittura 'fare schifo', possiamo non essere all’altezza, possiamo fallire, possiamo essere un disastro, possiamo non essere così bravi, così controllati, così giusti. Può sembrare paradossale ma molto spesso i blocchi, la bassa autostima, l’ansia, le tristezze profonde, la confusione rispetto a ciò che vogliamo davvero, la fatica a raggiungere obiettivi hanno a che fare proprio con questo...con quelle voci assordanti, interne ed esterne — spesso invisibili, ed è questo il problema — che ci dicono "no, mai nella vita puoi essere un disastro, puoi fallire, puoi fare schifo". È lì che restiamo intrappolati, a lottare contro un ideale subdolo di perfezione e infallibilità che ci schiaccia e che, ironicamente, ci rende più ansiosi, più tristi, più insicuri, e per molto più tempo. Quindi sì, a volte possiamo anche fare 'schifo', autorizziamoci. Saremo più liberi, più spontanei, più creativi, più consapevoli, più responsabili...e, nei limiti delle contingenze incontrollabili della vita, credo anche più felici.