20/02/2026
Da leggere tutto. 🌸
NON SI DIVENTA CIO' CHE NON SI E'
(Di Patrizia Coffaro)
A un certo punto bisogna dirsi la verità, non tutti sono capaci di dare quello che tu cerchi. Non perché non vogliano, ma perché non lo hanno e continuare a cercarlo lì diventa solo un modo per farsi male da soli.
Se una persona è fredda, non è insistendo che diventerà accogliente. Se uno non sa sostenere, non è spiegandogli meglio che improvvisamente saprà farlo. Se all’inizio ti mettono su un piedistallo, poi cambiano stanza e fingono che tu non esista, non è colpa tua. Se una persona è immatura, non è con l’intensità che diventa profonda. Se una persona è ambivalente, non è rincorrendola che sceglie. Finché sei semplice, restano, quando per loro diventi complessa, arretrano.
Il problema nasce quando continui a tornare nello stesso punto sperando che, questa volta, succeda qualcosa di diverso. Quando ti dici forse oggi capirà, forse adesso mi sentirà, forse stavolta sarà diverso, forse capirà cosa sto vivendo... e invece no. Succede la stessa cosa di sempre, solo che tu sei un po’ più stanco.
La delusione non arriva perché l’altro è quello che è, arriva perché tu continui a chiedere a quella persona di essere altro e ogni volta che non succede, perdi un pezzo di fiducia, non in lui, ma in te.
La delusione umana non nasce da un singolo episodio, nasce dal tempo. Dal tempo passato ad aspettare qualcosa che non arriva, dal tempo speso a dare spiegazioni, a giustificare comportamenti, a dirsi che in fondo non è così grave. È una cosa che cresce piano, quasi senza farsi notare, finché un giorno ti accorgi che sei stanco, non arrabbiato, stanco.
All’inizio non vuoi vederla, preferisci pensare che sia solo un momento, che tutti hanno i loro problemi, che nessuno è obbligato a capire fino in fondo. Ti dici che sei tu quello sensibile, quello che sente di più, quello che magari si aspetta troppo e quindi ti ridimensioni, non fai scenate, non chiedi troppo, non pretendi... vai avanti.
Il problema è che andare avanti, quando lo fai sempre da solo, alla lunga pesa. Pesa soprattutto quando senti che dall’altra parte non c’è lo stesso movimento, non la stessa attenzione, non lo stesso interesse, la stessa disponibilità a fermarsi un attimo e ascoltare l'altro.
La delusione arriva quando capisci che sei tu quello che cerca il contatto, che apre il discorso, che prova a spiegare come si sente e dall’altra parte trovi risposte vaghe, frasi di circostanza, silenzi che non accolgono. Anzi, dai quasi fastidio... non succede una volta, succede sempre, ed è lì che qualcosa dentro comincia a tirarsi indietro ed è per questo che tanti rapporti sin incrinano.
Molte delusioni nascono perché diamo per scontato che l’altro funzioni come noi. Se per te è naturale ascoltare, pensi che lo sia anche per chi hai davanti. Se per te è normale esserci quando qualcuno sta male, dai per scontato che sia così per tutti. Ma non è vero... non lo è mai stato.
Ci sono persone che non sanno stare emotivamente, non perché siano cattive, ma perché non hanno gli strumenti. Magari sono bravissime a fare, a risolvere, a parlare di cose pratiche. Ma quando entri nel campo delle emozioni, spariscono, rimangono impassibili, non sanno accogliere, supportare... e che fanno? Cambiano discorso, minimizzano, razionalizzano. Oppure si chiudono e tu resti lì, con la sensazione di aver parlato a vuoto.
Il punto è che continui a provarci. Continui a tornare nello stesso punto sperando che, prima o poi, succeda qualcosa di diverso. Speri che l’altro capisca senza dover spiegare ancora. Speri che colga un segnale, un’espressione, un silenzio, che faccia quel mezzo passo che cambierebbe tutto e invece no, non succede.
E ogni volta che non succede, non fai scenate, non esplodi. Ti dici solo: “Ok, non importa”. Ma dentro qualcosa si ritira, un po’ meno fiducia, un po’ meno voglia di raccontarti... meno apertura.
A un certo punto bisogna essere onesti con se stessi, non tutti sono in grado di dare quello che tu cerchi, non perché non vogliano, ma perché non lo hanno e continuare a chiederlo lì diventa solo un modo per accumulare frustrazione.
Se una persona è emotivamente fredda, non è insistendo che diventerà accogliente. Se uno non sa sostenere, non è spiegandogli meglio che improvvisamente imparerà a farlo. Se qualcuno si tira indietro ogni volta che le cose diventano vere, non è colpa tua. È il suo limite. Ma diventa un problema quando tu continui a ignorarlo.
Una delle delusioni più difficili da accettare è quella che arriva dalle persone più vicine. Perché lì entra in gioco il famoso... dovrebbe. Un genitore dovrebbe capire, un fratello o un partener dovrebbe esserci, un amico dovrebbe sostenere, ma il ruolo non garantisce la capacità emotiva... mai.
Ci sono genitori che non hanno mai imparato ad ascoltare. Ci sono fratelli che sanno esserci solo quando tutto va bene. Ci sono amici che funzionano solo finché non tocchi qualcosa di scomodo. Un partner ti è vicino fino a che non crei problemi o sei serena... E accettarlo fa male perché significa rinunciare all’idea che quel rapporto possa diventare quello che avevi immaginato.
E ora arriva la chicca... Un’altra grande delusione arriva quando ti accorgi che alcune persone sono capaci di grande empatia… ma non con te. La mostrano fuori, in pubblico, con chi guarda. Sanno dire le parole giuste, sanno fare la parte di quelli sensibili, disponibili, presenti. Ma quando si tratta di stare davvero con qualcuno che conoscono, che vedono ogni giorno, che non ha bisogno di scena, lì no, lì si sottraggono.
E questo confonde, perché pensi che allora non è vero che non ne sono capaci, è che con me non lo fanno. E fa male, fa male perché ti costringe a guardare una realtà che non ti piace, non tutti danno valore alle stesse cose.
La delusione più profonda non è quando qualcuno ti dice di no... è quando non ti vede. Quando parli e senti che dall’altra parte non c’è interesse reale, quando ti apri e senti che quello che dici viene ridotto, sminuito, spostato, quando hai bisogno e capisci che non è il posto giusto dove appoggiarti.
A quel punto succede una cosa importante, smetti di arrabbiarti di discutere di chiarire. Non perché non ti importa più, ma perché hai capito che spiegare non serve e quando spiegare non serve, continuare a restare diventa solo una forma di accanimento contro te stesso.
Cosa fare, allora?
La prima cosa è smettere di cercare conferme dove non arrivano. Non per orgoglio o per punizione, ma per rispetto verso di te. Ogni volta che torni a chiedere attenzione a chi non te la dà, ti stai dicendo che il tuo bisogno vale meno della sua incapacità.
La seconda cosa è ridimensionare le aspettative. Non eliminarle, ma renderle reali. Questa persona cosa può davvero darmi? Non cosa dovrebbe, non cosa vorrei... cosa può. Se può darti solo superficialità, non aspettarti profondità, se può darti solo presenza a tratti, non costruirci sopra sicurezza emotiva. Ridimensionare non significa diventare freddi, significa smettere di farsi illusioni.
La terza cosa è imparare a riconoscere dove puoi stare senza doverti spiegare troppo. Le persone giuste non sono quelle che fanno grandi discorsi, sono quelle che restano, che ascoltano senza minimizzare, che non hanno bisogno di essere convinte che stai male.
E poi c’è una cosa che fa paura, ma che libera... accettare che alcune relazioni non cresceranno mai più di così. Possono restare, sì, ma con un altro peso. Con un altro spazio, senza aspettative che fanno male.
La delusione non sparisce di colpo, ma cambia forma. Diventa lucidità e confine. Diventa la capacità di dire: “Qui posso arrivare fin qui, oltre no”.
E quando smetti di aspettarti da chi non può dare, succede qualcosa di importante... torni a sentire meno rabbia e più pace. Non perché il mondo sia diventato migliore, ma perché tu hai smesso di andare a sb****re sempre contro lo stesso muro.
La delusione umana, alla fine, non ti insegna a chiuderti. Ti insegna a scegliere meglio dove aprirti e questa, per quanto faccia male, è una forma di maturità emotiva che non tutti raggiungono. Ma quando arriva, cambia tutto.
Arriva un momento in cui devi smettere di spiegare, di giustificare, di aspettare. Non per chiuderti o per diventare duro... ma per smettere di sprecare energia dove non torna indietro.
E questo è forse l’atto più difficile, accettare che alcune persone, anche se fanno parte della tua vita, non sono il posto giusto dove appoggiarti quando stai male. Possono restare, ma con un altro peso, con un altro spazio, più realistico.
XO - Patrizia Coffaro