Studio Olistico Pia Tubertini

Studio Olistico Pia Tubertini Operatrice olistica professional ad indirizzo bioenergetico, Master Reiki, Theta Healer, Animal Heale Motto: Parla come mangi e vivi come parli.

Mi occupo di riequilibrio, aiuto le persone a ritrovare il benessere attraverso trattamenti e percorsi evolutivi con l'aiuto della floriterapia, cristalloterapia, tecniche di bioenergetica, Reiki, costellazioni famigliari e Theta healing, meditazione e riascolto di se stessi e della natura. Mi occupo anche del benessere degli animali che vivono con noi. Ho creato il Green Swap Camp, un campo estivo per bambini immerso nella natura a pochi km da Bologna , dove i bambini sono liberi di essere bambini.

22/02/2026

Fate il bene che potete,
ma non quello perfetto,
quello possibile,
quello che vi riesce
anche nei giorni storti.
Fate il bene
quando siete di fretta:
tenere una porta,
rispondere con calma,
non trattare male
chi non c’entra niente con la vostra rabbia.
Fate il bene
anche quando non torna indietro,
che non è un investimento:
è una direzione.
Il bene non è eroico,
non salva il mondo in un giorno,
è più una costanza silenziosa:
tipo non ridere
quando tutti prendono in giro qualcuno,
tipo restare
quando sarebbe più comodo sparire.
Il bene non fa rumore,
ma cambia il clima delle stanze:
entra piano,
ma quando entra
si respira meglio tutti.
La vita non si misura
da quante persone impressionate,
ma da quante avete fatto sentire meno sole.
Non si misura
da quanto siete stati brillanti,
ma da quanto siete stati gentili
quando nessuno vi guardava.
Fate il bene
anche online,
che dietro gli schermi
ci sono cuori veri,
non icone.
Fate il bene
senza aspettare il momento giusto,
che il momento giusto,
di solito,
è adesso.
E se proprio volete esagerare,
fate il bene
anche verso voi stessi:
parlatevi meglio,
perdonatevi prima,
stringetevi quando crollate.
Perché, alla fine,
il bene che fate agli altri
torna,
ma non sempre da dove pensate.
Torna nel modo in cui dormite,
nel modo in cui vi guardate allo specchio,
nel modo in cui restate umani
anche quando il mondo non lo è.
Andrew Faber

Da leggere tutto. 🌸
20/02/2026

Da leggere tutto. 🌸

NON SI DIVENTA CIO' CHE NON SI E'

(Di Patrizia Coffaro)

A un certo punto bisogna dirsi la verità, non tutti sono capaci di dare quello che tu cerchi. Non perché non vogliano, ma perché non lo hanno e continuare a cercarlo lì diventa solo un modo per farsi male da soli.

Se una persona è fredda, non è insistendo che diventerà accogliente. Se uno non sa sostenere, non è spiegandogli meglio che improvvisamente saprà farlo. Se all’inizio ti mettono su un piedistallo, poi cambiano stanza e fingono che tu non esista, non è colpa tua. Se una persona è immatura, non è con l’intensità che diventa profonda. Se una persona è ambivalente, non è rincorrendola che sceglie. Finché sei semplice, restano, quando per loro diventi complessa, arretrano.

Il problema nasce quando continui a tornare nello stesso punto sperando che, questa volta, succeda qualcosa di diverso. Quando ti dici forse oggi capirà, forse adesso mi sentirà, forse stavolta sarà diverso, forse capirà cosa sto vivendo... e invece no. Succede la stessa cosa di sempre, solo che tu sei un po’ più stanco.

La delusione non arriva perché l’altro è quello che è, arriva perché tu continui a chiedere a quella persona di essere altro e ogni volta che non succede, perdi un pezzo di fiducia, non in lui, ma in te.

La delusione umana non nasce da un singolo episodio, nasce dal tempo. Dal tempo passato ad aspettare qualcosa che non arriva, dal tempo speso a dare spiegazioni, a giustificare comportamenti, a dirsi che in fondo non è così grave. È una cosa che cresce piano, quasi senza farsi notare, finché un giorno ti accorgi che sei stanco, non arrabbiato, stanco.

All’inizio non vuoi vederla, preferisci pensare che sia solo un momento, che tutti hanno i loro problemi, che nessuno è obbligato a capire fino in fondo. Ti dici che sei tu quello sensibile, quello che sente di più, quello che magari si aspetta troppo e quindi ti ridimensioni, non fai scenate, non chiedi troppo, non pretendi... vai avanti.

Il problema è che andare avanti, quando lo fai sempre da solo, alla lunga pesa. Pesa soprattutto quando senti che dall’altra parte non c’è lo stesso movimento, non la stessa attenzione, non lo stesso interesse, la stessa disponibilità a fermarsi un attimo e ascoltare l'altro.

La delusione arriva quando capisci che sei tu quello che cerca il contatto, che apre il discorso, che prova a spiegare come si sente e dall’altra parte trovi risposte vaghe, frasi di circostanza, silenzi che non accolgono. Anzi, dai quasi fastidio... non succede una volta, succede sempre, ed è lì che qualcosa dentro comincia a tirarsi indietro ed è per questo che tanti rapporti sin incrinano.

Molte delusioni nascono perché diamo per scontato che l’altro funzioni come noi. Se per te è naturale ascoltare, pensi che lo sia anche per chi hai davanti. Se per te è normale esserci quando qualcuno sta male, dai per scontato che sia così per tutti. Ma non è vero... non lo è mai stato.

Ci sono persone che non sanno stare emotivamente, non perché siano cattive, ma perché non hanno gli strumenti. Magari sono bravissime a fare, a risolvere, a parlare di cose pratiche. Ma quando entri nel campo delle emozioni, spariscono, rimangono impassibili, non sanno accogliere, supportare... e che fanno? Cambiano discorso, minimizzano, razionalizzano. Oppure si chiudono e tu resti lì, con la sensazione di aver parlato a vuoto.

Il punto è che continui a provarci. Continui a tornare nello stesso punto sperando che, prima o poi, succeda qualcosa di diverso. Speri che l’altro capisca senza dover spiegare ancora. Speri che colga un segnale, un’espressione, un silenzio, che faccia quel mezzo passo che cambierebbe tutto e invece no, non succede.

E ogni volta che non succede, non fai scenate, non esplodi. Ti dici solo: “Ok, non importa”. Ma dentro qualcosa si ritira, un po’ meno fiducia, un po’ meno voglia di raccontarti... meno apertura.

A un certo punto bisogna essere onesti con se stessi, non tutti sono in grado di dare quello che tu cerchi, non perché non vogliano, ma perché non lo hanno e continuare a chiederlo lì diventa solo un modo per accumulare frustrazione.

Se una persona è emotivamente fredda, non è insistendo che diventerà accogliente. Se uno non sa sostenere, non è spiegandogli meglio che improvvisamente imparerà a farlo. Se qualcuno si tira indietro ogni volta che le cose diventano vere, non è colpa tua. È il suo limite. Ma diventa un problema quando tu continui a ignorarlo.

Una delle delusioni più difficili da accettare è quella che arriva dalle persone più vicine. Perché lì entra in gioco il famoso... dovrebbe. Un genitore dovrebbe capire, un fratello o un partener dovrebbe esserci, un amico dovrebbe sostenere, ma il ruolo non garantisce la capacità emotiva... mai.

Ci sono genitori che non hanno mai imparato ad ascoltare. Ci sono fratelli che sanno esserci solo quando tutto va bene. Ci sono amici che funzionano solo finché non tocchi qualcosa di scomodo. Un partner ti è vicino fino a che non crei problemi o sei serena... E accettarlo fa male perché significa rinunciare all’idea che quel rapporto possa diventare quello che avevi immaginato.

E ora arriva la chicca... Un’altra grande delusione arriva quando ti accorgi che alcune persone sono capaci di grande empatia… ma non con te. La mostrano fuori, in pubblico, con chi guarda. Sanno dire le parole giuste, sanno fare la parte di quelli sensibili, disponibili, presenti. Ma quando si tratta di stare davvero con qualcuno che conoscono, che vedono ogni giorno, che non ha bisogno di scena, lì no, lì si sottraggono.

E questo confonde, perché pensi che allora non è vero che non ne sono capaci, è che con me non lo fanno. E fa male, fa male perché ti costringe a guardare una realtà che non ti piace, non tutti danno valore alle stesse cose.

La delusione più profonda non è quando qualcuno ti dice di no... è quando non ti vede. Quando parli e senti che dall’altra parte non c’è interesse reale, quando ti apri e senti che quello che dici viene ridotto, sminuito, spostato, quando hai bisogno e capisci che non è il posto giusto dove appoggiarti.

A quel punto succede una cosa importante, smetti di arrabbiarti di discutere di chiarire. Non perché non ti importa più, ma perché hai capito che spiegare non serve e quando spiegare non serve, continuare a restare diventa solo una forma di accanimento contro te stesso.

Cosa fare, allora?

La prima cosa è smettere di cercare conferme dove non arrivano. Non per orgoglio o per punizione, ma per rispetto verso di te. Ogni volta che torni a chiedere attenzione a chi non te la dà, ti stai dicendo che il tuo bisogno vale meno della sua incapacità.

La seconda cosa è ridimensionare le aspettative. Non eliminarle, ma renderle reali. Questa persona cosa può davvero darmi? Non cosa dovrebbe, non cosa vorrei... cosa può. Se può darti solo superficialità, non aspettarti profondità, se può darti solo presenza a tratti, non costruirci sopra sicurezza emotiva. Ridimensionare non significa diventare freddi, significa smettere di farsi illusioni.

La terza cosa è imparare a riconoscere dove puoi stare senza doverti spiegare troppo. Le persone giuste non sono quelle che fanno grandi discorsi, sono quelle che restano, che ascoltano senza minimizzare, che non hanno bisogno di essere convinte che stai male.

E poi c’è una cosa che fa paura, ma che libera... accettare che alcune relazioni non cresceranno mai più di così. Possono restare, sì, ma con un altro peso. Con un altro spazio, senza aspettative che fanno male.

La delusione non sparisce di colpo, ma cambia forma. Diventa lucidità e confine. Diventa la capacità di dire: “Qui posso arrivare fin qui, oltre no”.

E quando smetti di aspettarti da chi non può dare, succede qualcosa di importante... torni a sentire meno rabbia e più pace. Non perché il mondo sia diventato migliore, ma perché tu hai smesso di andare a sb****re sempre contro lo stesso muro.

La delusione umana, alla fine, non ti insegna a chiuderti. Ti insegna a scegliere meglio dove aprirti e questa, per quanto faccia male, è una forma di maturità emotiva che non tutti raggiungono. Ma quando arriva, cambia tutto.

Arriva un momento in cui devi smettere di spiegare, di giustificare, di aspettare. Non per chiuderti o per diventare duro... ma per smettere di sprecare energia dove non torna indietro.

E questo è forse l’atto più difficile, accettare che alcune persone, anche se fanno parte della tua vita, non sono il posto giusto dove appoggiarti quando stai male. Possono restare, ma con un altro peso, con un altro spazio, più realistico.

XO - Patrizia Coffaro

16/02/2026

✨ Prebiotici e Probiotici ✨

Due elementi diversi ma complementari, importanti per sostenere l’equilibrio della flora intestinale attraverso l’alimentazione quotidiana.

Prebiotici
Sono alimenti che nutrono i batteri benefici già presenti nell’intestino.
Si trovano soprattutto in cibi ricchi di fibre vegetali.

Esempi comuni
Banana
Funghi
Semi di lino
Aglio
Cavolo
Cipolla
Asparagi
Cacao

Probiotici
Sono alimenti che contengono batteri vivi e utili all’intestino.
Vengono ottenuti principalmente tramite fermentazione naturale.

Esempi comuni
Crauti
Formaggi crudi
Sottaceti fermentati
Tempeh
Yogurt vegetale fermentato
Kimchi
Pasta madre
Kefir

Inserire entrambe le tipologie nella dieta, con varietà e moderazione, aiuta a mantenere un’alimentazione più completa ed equilibrata.

15/02/2026

Epicuro oggi sarebbe accusato di essere poco ambizioso. In un mondo che misura tutto in crescita, visibilità, prestazione, parlerebbe di limite. Non come rinuncia. Come misura.

La sua idea è semplice e rivoluzionaria. Non soffriamo perché abbiamo poco. Soffriamo perché desideriamo male. Abbiamo confuso il necessario con l’illimitato. E l’illimitato non si lascia saziare.

Epicuro divide i desideri con una precisione chirurgica.
Naturali e necessari. Cibo, riparo, amicizia, un corpo che non faccia troppo male, una mente non tormentata.
Naturali ma non necessari. Piaceri raffinati, comodità, lusso occasionale.
E poi quelli vani. Fama, potere, riconoscimento infinito. Questi ultimi sono voragini. Più li nutri, più chiedono.

Guardando il presente direbbe che abbiamo costruito un sistema economico sulle voragini. L’insoddisfazione è produttiva. La quiete no. Per questo la pace interiore non è incentivata. Non genera traffico.

Epicuro non disprezza il piacere. Lo purifica.
Il piacere più alto non è l’eccitazione. È l’assenza di tormento. Atarassia. Una parola che oggi suona quasi sovversiva. Non essere continuamente agitati, stimolati, provocati.

La paura è l’altro grande motore del nostro tempo. Paura di non riuscire, di scomparire, di non contare abbastanza. Epicuro la smonta con calma. Non sei eterno. Non sei al centro del cosmo. E questa non è una tragedia. È una liberazione.
Se smetti di pretendere infinità, inizi a godere del finito.

Applicato alla vita quotidiana significa ridurre. Non tutto. Il superfluo che ti governa. Meno confronto continuo. Meno competizione invisibile. Più amicizia reale. Più tempo non monetizzato.

Epicuro non ti chiede di uscire dal mondo. Ti chiede di non farti divorare da ciò che non ti serve. Di imparare l’arte difficile del bastare.
Non è mediocrità.
È precisione del desiderio.

(Vincenzo Costantino - "Amore per la Sapienza: Epicuro e l’arte di bastarsi")

Immagine: Scultura di Valérie Hadida

01/02/2026

Siamo l’epoca dei genitori che stanno addosso ai figli. Siamo l’epoca dei genitori che vogliono essere buoni, carini , carezzevoli.

Che chiamano amore i figli anche a vent’anni non sapendo il danno che possono fare
Ma siamo anche l’epoca , mai successa nella storia, in cui i ragazzi si fanno del male
E sono stufo di sentire quelle sciocchezze che dicono che dobbiamo stare di più coi figli ,che dobbiamo parlarci di più , che dobbiamo in qualche modo colloquiare di più, come se i i genitori fossero degli psicologi
No, i genitori migliori sono naturali , semplici, spontanei. I ragazzi parlano coi ragazzi , gli adulti con gli adulti.

I colloqui tra genitori e figli sono sempre colloqui in cui i genitori vedono il mondo vado in un modo e i figli in un altro modo.

Dobbiamo cercare di essere genitori che intervengono e che si ricordano che accanto al loro lato amorevole, i figli li amiamo, c’è anche il loro lato che guida , che dice cosa va bene e cosa non va bene , cosa fare e cosa non fare , che sgrida. Quel lato è molto importante per evitare che i nostri ragazzi rimangano infantili , che rimangano bambini.

Io sento tantissimi giornalisti che mi chiamano, giovani di 24/25/28 anni , 30/32 anni e hanno la voce da bambino o da bambina
Cosa accade alla tua anima, alla tua psiche, se il bambino prende il sopravvento?

Che diventi capriccioso, che fai i capricci , che non ti va bene niente e non ti vai bene neanche tu quando non ti vai bene ti fai del male
Senza regole nessune civiltà può crescere , se non ci fossero i semafori avremmo un incidente ogni due minuti Se non c’è un genitore che ti guida e che ti ferma tu non sai dove andare.

I genitori migliori sono quelli spontanei ,naturali , che quando c’è da gridare gridano. Non quelli che passano il tempo a vedere se nei registri hai preso un bel voto o no , non quelli che ti dicono tutto il tempo come devi essere , ma quelli che quando vedono che sbandi ci sono, a darti delle regole

Il nostro compito di genitori è preparare l’indipendenza dei nostri ragazzi.
La vita inizia con un segnale ben preciso : il taglio del cordone ombelicale . Se no si muore, si muore!

Raffaele Morelli

31/01/2026

Il 31 gennaio è il Disfest o Disablot, la notte delle Disir

Il 31 gennaio è il Disfest, chiamato anche Disablot, celebrazione dimenticata da molti.

Al centro di questo giorno ci sono le Disir, spiriti femminili che da tempi remoti proteggono le stirpi. Madri, nonne, figlie mai nate. Donne vissute e donne immaginate, legate a una sola missione, vegliare sui discendenti. Conducono sogni, raddrizzano passi e spingono lontano ciò che fa male.

Nel Disablot, di sera, si accendono tutte le luci della casa. Candele, lampade, fuochi ecc. Nulla deve restare in ombra. La luce serve a guidare le Disir e ad accoglierle con onore. Si prepara il cibo migliore, si versa il vino più pregiato, si lasciano offerte su un tavolo.

Chi conosce bene questo rito, sa che la notte tra gennaio e febbraio è carica di presagi. Alcuni lasciano un posto vuoto a tavola, altri dormono con una ciocca di capelli della nonna sotto il cuscino (un tempo era abitudine tagliare una cioccia di capelli ai defunti). Si dice che in sogno le Disir mostrino immagini, risposte e ammonimenti.

È una festa che celebra le protettrici. È un momento per riconoscere che nulla si perde davvero, se resta nella linea di ciò che siamo. E che le radici, anche se sotto terra, sanno ancora guidare la direzione dei rami.

Al mattino, il cibo offerto va donato ad animali, bisognosi o alla terra, non va mangiato.

30/01/2026
29/01/2026

Ci pensiamo spesso.
Poi passa.
E resta tutto uguale.

23/01/2026

Condivido con piacere questa nota apparsa mi sul web.
Sono almeno 10 anni che Ve lo diciamo, ma è sempre meglio ricordarlo.

Quando ci dicono che una tazza di tè o tisane fanno bene al cuore e allo spirito, hanno ragione, ma solo se quella tazza non nasconde un nemico invisibile.

Quando immergiamo una bustina nell’acqua calda, senza saperlo, liberiamo miliardi di minuscole particelle di plastica, così piccole da entrare nelle cellule del nostro corpo. Uno studio canadese ha aperto gli occhi a tutti: una sola bustina in nylon o plastica rilascia 11 miliardi di microplastiche e 3 miliardi di nanoparticelle in ogni infusione, e quelle particelle non si fermano lì, viaggiano nel sangue, forse fino al cervello.

Quelle bustine setose, che sembrano così pratiche, sono spesso nylon o polipropilene, materiali che con il calore caldo si sciolgono piano piano nella tua tisana preferita. Non è una bufala da paura, è scienza: ricerche confermano che queste nanoparticelle causano infiammazione, stress alle cellule e magari problemi più grandi nel tempo, anche se dobbiamo ancora capirne tutti i dettagli sugli umani. Pensa al tuo corpo come a un tempio che meriti solo il meglio, non inquinanti nascosti in un momento di calma quotidiana.

Ma la buona notizia è che puoi riprenderti il controllo con gesti semplici e veri. Torna al tè sfuso, quello vero, con un filtro in cotone o metallo che riutilizzi all’infinito. O scegli bustine senza plastica, fatte di fibre vegetali che si dissolvono nella terra. Un trucco furbo: immergi prima in acqua fredda per cinque minuti, butta quell’acqua e poi fai l’infusione calda, così blocchi il grosso delle particelle. Scegli confezioni opache, non lucide, e leggi le etichette con occhi curiosi.
In fondo si tratta di questo: prendersi cura di sé con consapevolezza, senza paranoie, ma tornando all’essenziale che nutre davvero.

La tua tazza di tè può tornare a essere un abbraccio puro, non un rischio silenzioso. Provalo e senti la differenza, dentro e fuori.
(Gabriella Filice)

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