20/03/2026
Prevenzione cardiovascolare: cardiologi e le statine.
Il rapporto individuale dei cardiologi con statine non dovrebbe esistere.
Esiste l’evidenza scientifica e le Linee Guida (LG) internazionali che definiscono la stratificazione del rischio cardiovascolare e i target, i livelli di colesterolo contenuto nelle LDL, da raggiungere per ogni livello del rischio. Questi riferimenti non sono arbitrali, ma tratti da numerosi studi di vario tipo, che documentano la riduzione della mortalità cardiovascolare (CV) ed incidenza di infarto e ictus in base al livello di LDL, aggiustati per altri fattori di rischio.
Le LG sono dei validi indicatori dell'avanzamento della ricerca ed ci aiutano nelle scelte quotidiane, diagnostiche e terapeutiche.
La medicina però non è matematica. E i pazienti non sono sempre uguali.
Quindi per quanto non esiste un rapporto dei cardiologi con le statine, esiste il rapporto con il paziente. I pazienti hanno diritto di conoscere l’evidenza e di capire bene il ragionamento dietro ogni scelta terapeutica. Anche perché se non lo ottengono dal cardiologo di fiducia, lo cercano sul web, trovando le risposte che li piacerebbe ricevere e che non sono sempre quelle giuste per loro.
Mentre l'introduzione della terapia è facile in prevenzione secondaria, nei pazienti dopo infarto, non è affatto scontata per i pazienti ‘sani’ ed asintomatici, magari sportivi e attenti all’alimentazione.
La prevenzione primaria è conoscere precocemente, a 30-40 anni (o prima se avete la familiarità), il proprio profilo di rischio CV ed agire di conseguenza. Aggiustare lo stile di vita da giovani evita nella maggioranza dei casi la necessità di assumere i farmaci per la dislipidemia, diabete o ipertensione, oltre ad abbassare ovviamente il rischio di infarto o ictus.
Nel circa 20% della popolazione non basterà lo stile di vita ottimale per ridurre il rischio cardiovascolare. In questi pazienti i livelli di LDL si mantengono elevati con o senza aumento di lipoproteina a, spesso con evidenza di processo aterosclerotico subclinico. Questi pazienti hanno un’indicazione all’assunzione della terapia ipolipemizzante individualizzata per evitare gli eventi cardiovascolari.