Dott.ssa Mariangela Fimiani- Psicologa & Psicoterapeuta

Dott.ssa Mariangela  Fimiani- Psicologa & Psicoterapeuta Laureata con lode alla Seconda Università degli Studi di Napoli di Caserta.

🧠 Psicoterapeuta | Adolescenti e Adulti
Ti accompagno nei momenti di difficoltà con ascolto e professionalità.
📍 In presenza a Salerno e prov.
💻 Anche online
🎓 Docente
📲 Scrivimi su WhatsApp per info e appuntamenti Cell.3312556172 Specialista in gestione risorse umane ed organizzazione aziendale; psicodiagnosta clinica e forense. Specializzata in Psicoterapia approccio Strategico ad orientamento

neuroscientifico presso il Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica. Mi occupo di disturbi dell'umore, stress da lavoro correlato, disturbi d'ansia, disturbi del comportamento alimentare e disturbi di personalità nell'adulto.

29/04/2026

Una relazione sana si basa sulla fiducia reciproca.



27/04/2026

Una domanda per te, questa sera. L’indecisione prolungata è già una risposta.

Le tragedie di Catanzaro e di Salerno, così diverse tra loro, interrogano la stessa dimensione: quella del dolore psichi...
24/04/2026

Le tragedie di Catanzaro e di Salerno, così diverse tra loro, interrogano la stessa dimensione: quella del dolore psichico che non trova spazio, parola, né riconoscimento.
In entrambi i casi, come in molti altri che non arrivano all’attenzione pubblica, si tende a cercare una spiegazione immediata: il raptus, la fragilità individuale, l’evento scatenante.
Ma la clinica ci insegna che raramente la sofferenza nasce in un istante.
Il disagio si struttura nel tempo, spesso in modo silenzioso.
Si alimenta di isolamento, di progressiva riduzione delle relazioni significative, di difficoltà nel chiedere aiuto o nell’essere intercettati dall’esterno.
Non si tratta di semplificare con categorie diagnostiche, ma di riconoscere un dato ricorrente: la solitudine psichica è un fattore centrale.
Una solitudine che può coesistere anche in presenza di legami formali, ma che si definisce come mancanza di sguardo e di ascolto realmente sintonizzato.
In alcuni casi possono intervenire condizioni cliniche specifiche, come la depressione perinatale o altri quadri affettivi, che si intrecciano con fattori di vulnerabilità preesistenti.
Ma il punto non è cercare una singola causa. Il punto è comprendere il processo.
Quando il dolore non viene mentalizzato, condiviso o contenuto, tende a stratificarsi fino a diventare difficilmente elaborabile.
Ed è in questa zona di progressivo restringimento psichico che alcune crisi possono assumere esiti estremi.
Questi eventi non riguardano solo le singole persone coinvolte, ma interrogano anche il contesto: la capacità delle reti familiari, sociali e sanitarie di riconoscere segnali spesso sfumati, non sempre immediatamente leggibili.
Non si tratta di attribuire responsabilità semplicistiche, ma di riflettere su una questione più ampia: la tenuta dei legami e dei sistemi di ascolto nella nostra contemporaneità.
La sofferenza mentale, quando resta senza parola, tende a diventare sempre più isolata.
E ciò che è isolato diventa anche meno visibile.

24/04/2026

Le tragedie di Catanzaro e di Salerno, così diverse tra loro, interrogano la stessa dimensione: quella del dolore psichico che non trova spazio, parola, né riconoscimento.
In entrambi i casi, come in molti altri che non arrivano all’attenzione pubblica, si tende a cercare una spiegazione immediata: il raptus, la fragilità individuale, l’evento scatenante.
Ma la clinica ci insegna che raramente la sofferenza nasce in un istante.
Il disagio si struttura nel tempo, spesso in modo silenzioso.
Si alimenta di isolamento, di progressiva riduzione delle relazioni significative, di difficoltà nel chiedere aiuto o nell’essere intercettati dall’esterno.
Non si tratta di semplificare con categorie diagnostiche, ma di riconoscere un dato ricorrente: la solitudine psichica è un fattore centrale.
Una solitudine che può coesistere anche in presenza di legami formali, ma che si definisce come mancanza di sguardo e di ascolto realmente sintonizzato.
In alcuni casi possono intervenire condizioni cliniche specifiche, come la depressione perinatale o altri quadri affettivi, che si intrecciano con fattori di vulnerabilità preesistenti.
Ma il punto non è cercare una singola causa.
Il punto è comprendere il processo.
Quando il dolore non viene mentalizzato, condiviso o contenuto, tende a stratificarsi fino a diventare difficilmente elaborabile.
Ed è in questa zona di progressivo restringimento psichico che alcune crisi possono assumere esiti estremi.
Questi eventi non riguardano solo le singole persone coinvolte, ma interrogano anche il contesto: la capacità delle reti familiari, sociali e sanitarie di riconoscere segnali spesso sfumati, non sempre immediatamente leggibili.
Non si tratta di attribuire responsabilità semplicistiche, ma di riflettere su una questione più ampia: la tenuta dei legami e dei sistemi di ascolto nella nostra contemporaneità.
La sofferenza mentale, quando resta senza parola, tende a diventare sempre più isolata.
E ciò che è isolato diventa anche meno visibile.



23/04/2026

L’attenzione non dovrebbe essere richiesta, ma naturale.

Cell. 3312556172

20/04/2026

L’equilibrio si vede quando i ruoli si invertono.



Cell.3312556172📞

18/04/2026

A volte smettiamo di lottare, non di soffrire.



17/04/2026

Il confronto è necessario per crescere insieme.



Da sabato il mio gatto non si trova più.Agamennone non è “solo un gatto”. È famiglia. È casa. È amore.E mentre io lo cer...
15/04/2026

Da sabato il mio gatto non si trova più.
Agamennone non è “solo un gatto”. È famiglia. È casa. È amore.

E mentre io lo cerco ovunque, mi arriva una voce che fa gelare il sangue:
persone che rubano gatti neri per torturarli.

Nel 2026 siamo ancora qui.
Ancora a dover combattere contro l’idiozia medievale di chi pensa che un gatto nero porti sfortuna.
Non è sfortuna il problema.
Il problema siete voi.

Siete voi che trasformate la vostra frustrazione, la vostra rabbia, la vostra nullità in violenza contro esseri indifesi.
Siete voi che dimostrate quanto può degenerare l’essere umano quando smette di essere umano.

Non è una paranoia. Non è un’esagerazione.
Negli ultimi anni sono emersi casi reali di gatti torturati, mutilati, uccisi per sadismo o per “rituali”, con centinaia di segnalazioni e animali coinvolti. I recenti fatti di cronaca lo dimostrano!
Esistono perfino reti che diffondono video di violenze sui gatti per puro piacere malato.
E allora no, non starò zitta!

Perché chi fa questo non è “strano”, non è “particolare”:
ha seri problemi, un vuoto enorme e una totale incapacità di stare al mondo senza distruggere ciò che è più fragile.

E sapete qual è la cosa più disgustosa?
Che questi gesti ci rendono peggiori delle bestie.
Perché le bestie uccidono per sopravvivere.
Voi lo fate per godere.

Io non mi fermerò.
Non mi arrenderò.
Cercherò Agamennone ovunque, in ogni strada, in ogni sguardo.
E se qualcuno gli ha fatto del male, giuro che non finirà nel silenzio.

Chiedo a tutti voi:
aprite gli occhi, condividete, segnalate qualsiasi cosa.
Non restate indifferenti.

Perché oggi è il mio gatto.
Domani potrebbe essere quello di chiunque.

E il silenzio, in questi casi, è complicità.

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