23/04/2026
"Non valgo","non vado bene", "non merito", "non sono abbastanza", "sono inferiore", "sono incapace".
Questi frasi vengono definite "cognizioni negative" cioè convinzioni autosvalutanti che le persone attribuiscono a sé stesse nel momento presente. Riecheggiano nella mente di fronte a situazioni disparate, spesso senza dare tregua e condizionando le scelte di vita.
Le convinzioni negative hanno una caratteristica interpretativa ( es. "c'è qualcosa di sbagliato in me" ) più che descrittiva ("mio padre non mi amava") e sono le lenti attraverso le quali ci guardiamo e valutiamo. Sembrano verità assolute per chi le vive, ma sono solo interpretazioni e si intrecciano a vissuti negativi e dolorosi difficili da sradicare.
Quando in terapia osservo i pazienti che soffrono a causa di queste convinzioni, mi vengono in mente le parole di una canzone di Renato Zero "ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi" e penso all'importanza del rispecchiamento da parte delle persone che amiamo.
Se da piccoli il rispecchiamento non c'è stato, con molte probabilità da adulti ci saranno queste difficoltà.
Fortunatamente però è sempre possibile imparare a guardarsi con occhi amorevoli, in fin dei conti, crescere vuol dire anche imparare ad amarsi.