25/03/2026
Byung-Chul Han è un filosofo contemporaneo di origine coreana, formatosi in Germania, tra le voci più lucide nell’analisi della società digitale, della trasparenza e della prestazione. Secondo Han, non viviamo più nella società disciplinare descritta da Foucault, fondata sul divieto e sulla costrizione. Viviamo nella società della prestazione, dove il comando non viene più dall’esterno, ma dall’interno. Non siamo più obbligati. Siamo spinti a performare.
A esporci, a migliorarci, a produrre incessantemente.
E proprio questa apparente libertà diventa una forma più sottile di dominio.
In questo orizzonte domina quella che Han chiama "positività": tutto deve essere accessibile, visibile, condivisibile, privo di attrito. Ma è proprio questo eccesso a espellere la "negatività": il limite, il conflitto, la resistenza, cioè tutto ciò che interrompe e mette in discussione. E senza negatività scompare anche l’alterità.
L’altro non è più ciò che ci eccede, che ci disorienta, che ci costringe a uscire da noi stessi. Diventa qualcosa da rendere compatibile, immediato, non disturbante.
Così le relazioni funzionano, ma non accadono davvero.
Scorrono senza resistenza, senza distanza, senza esposizione. E senza distanza non c’è incontro. Non è l’altro che non troviamo.
È l’altro che non siamo più disposti a tollerare.💫