07/04/2026
Winnicott introduce il termine di “preoccupazione materna primaria” per descrivere una condizione psichica fisiologica che si sviluppa nella madre verso la fine della gravidanza e dura per alcune settimane dopo il parto. La madre si identifica così profondamente con il figlio da sapere cosa prova prima ancora che egli possa esprimerlo consapevolmente in modo da fornirgli l'illusione di onnipotenza.
Se la madre risponde prontamente, il neonato sente che il mondo è ai suoi ordini, il che è fondamentale per creare un nucleo del Sé solido e sicuro. Al contrario, se la donna non riesce a entrare in questo stato, il bambino subisce un "urto" (impingement) ambientale che lo costringe a reagire, interrompendo il suo senso dell’Essere. La madre devota è "sufficientemente buona" proprio perché, dopo la fase iniziale di adattamento totale, inizia a fallire, riprende la propria vita sociale e comincia a non rispondere più istantaneamente. Questi piccoli, tollerabili fallimenti permettono al bambino di capire che la madre è un "non-me". Se la caregiver rimanesse "perfetta" e totalmente adattata per sempre, il bambino non svilupperebbe mai un’identità separata e rimarrebbe intrappolato in un’illusione magica. La madre sufficientemente buona è colei che sa farsi "odiare" dal bambino per le sue mancanze, senza ritorsioni, permettendo così il passaggio evolutivo dall’onnipotenza alla realtà.
Nella clinica con pazienti gravi, l’analista deve spesso incarnare questa “preoccupazione primaria” accettando, per lunghi periodi, di essere solo un ambiente di sostegno, rinunciando alle proprie ambizioni interpretative per permettere al paziente di vivere l’illusione di essere al centro del mondo, prima di affrontare la realtà della separazione.
“Mi sgomenta pensare alla quantità di cambiamento profondo che ho impedito o ritardato a causa del mio personale bisogno di interpretare. Penso che interpreto soprattutto per far conoscere al paziente i limiti della mia comprensione. Il principio è che è il paziente e solo lui a possedere le risposte” (p. 152, Gioco e realtà).
Buon compleanno Donald Winnicott.