Elena Giurlando Psicoterapeuta

Elena Giurlando Psicoterapeuta Sostegno psicologico, Psicoterapia, Diagnosi e percorsi di Crescita Personale in studio o online, via Skype. Lavora con famiglie, coppie e adulti.

Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio con il numero 19538. è specializzata in Psicologia Clinica e Psicoterapia con approccio umanistico integrato ed Analista Transazionale. Esperienza nel campo delle disabilità, sia con i pazienti, sia con le loro famiglie. Conduce gruppi rivolti alla famiglia e alla sua organizzazione. Principali disturbi trattati: Disturbi dell'umore, Disturbi d'ansia, esperienze traumatiche, Disturbi del comportamento alimentare, Disturbi di personalità, Difficoltà relazionali e sessuali.

02/02/2026

Il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta di straordinario spessore umano e professionale, che ha dedicato l’intera sua vita alla tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti.

Con il suo lavoro clinico, scientifico e istituzionale ha rappresentato per decenni un punto di riferimento imprescindibile per la psicologia italiana e internazionale, contribuendo in modo decisivo alla diffusione di una cultura dell’ascolto, della protezione e della responsabilità verso l’infanzia.

Vogliamo ricordare con grande emozione il suo intervento intenso, generoso e appassionato all’ultima Giornata nazionale della Psicologia, lo scorso ottobre, testimonianza viva di un impegno continuo e di una voce capace di parlare al cuore e alla coscienza del Paese.

Alla sua famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che hanno condiviso il suo percorso va l’abbraccio commosso della comunità professionale delle psicologhe e degli psicologi, che continuerà a custodire e a far vivere il suo insegnamento.

26/01/2026

Nel 1942, un psichiatra arrivò in un campo di concentramento nazista senza nulla che potesse salvarlo.
Né influenza, né protezione, né un futuro apparente.

I guardiani agirono con la prontezza che li contraddistingueva. Gli rasarono la testa, sostituirono il suo nome con un numero: 119.104. Gli controllarono il cappotto e trovarono ciò che per lui contava più di tutto: un manoscritto cucito nella fodera, anni di ricerca, il lavoro che credeva definisse la sua vita. Lo strapparono e lo gettarono nel fuoco.

Ai loro occhi, l’atto era compiuto.
L’uomo era stato cancellato.
La sua professione, la sua dignità, il suo passato: tutto sembrava sparito.
Quel che restava era un corpo in attesa della fine.

Si sbagliavano.

Distruggendo tutto ciò che possedeva, lo costrinsero a confrontarsi con qualcosa che non potevano toccare: la sua mente.

Qualche mese prima, a Vienna, Viktor Frankl aveva ricevuto una possibile via d’uscita: un’offerta reale di emigrare negli Stati Uniti. Sicurezza. Un futuro. Era già uno psichiatra rispettato, con una pratica in crescita e una moglie che amava profondamente. Ma quella possibilità era solo per lui. I suoi genitori sarebbero rimasti indietro.
Se fosse partito, quasi certamente loro sarebbero stati catturati.
Se fosse rimasto, sarebbe rimasto con loro.

Mentre ponderava quella decisione, vide un piccolo frammento di marmo sul tavolo di suo padre. Era stato salvato da una sinagoga distrutta dai nazisti. Incisa su di esso, una citazione dei Dieci Comandamenti: “Onora tuo padre e tua madre.”

Frankl lasciò scadere l’opportunità.
Poco dopo, un colpo alla porta annunciò il suo arresto.

Fu prima portato a Theresienstadt, poi ad Auschwitz e infine nei sottocampi del complesso di Dachau. I campi non erano progettati solo per uccidere il corpo, ma per svuotare la mente. I prigionieri dormivano ammassati su tavole di legno. Il cibo si riduceva a una zuppa annacquata e un pezzo di pane. Il lavoro consisteva nello scontrarsi con il fango gelato, sopportare ore interminabili e ricevere punizioni per ogni segno di debolezza.

Come medico, Frankl cominciò a osservare qualcosa che non seguiva la logica convenzionale della sopravvivenza: gli uomini apparentemente più forti spesso morivano prima. Altri, che sembravano a malapena vivere, resistevano in modo difficile da spiegare.

La gente non moriva soltanto di fame o di malattia.
Moriva perché non aveva più una ragione per vivere.

I medici del campo avevano perfino un nome per questo: la “malattia dell’arrendersi”.

Seguiva uno schema. Un prigioniero smetteva di lavarsi. Poi non stava più in piedi. Infine faceva un gesto che annunciava l’esito finale: si fumava la sua stessa sigaretta.

Le si*****te erano una moneta di scambio.
Si potevano barattare per zuppa.
La zuppa significava un giorno in più.
Quando un uomo si fumava la sua sigaretta, stava dichiarando che il domani non aveva più importanza.

Pochi giorni dopo, moriva.

Frankl ricordò una frase di Nietzsche:
“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.”

Così, il prigioniero 119.104 iniziò una ribellione invisibile per tutti i guardiani.

Poiché il suo manoscritto era stato distrutto, lo riscrisse nella sua mente. Mentre camminava sulla neve con scarpe rotte, si immaginava in piedi in una sala conferenze calda, spiegando la psicologia dei campi a studenti che non erano ancora nati. Il suo corpo era lì. Ma la sua mente si rifiutò di restare lì.

Pensava continuamente a sua moglie, senza sapere se fosse ancora viva. Eppure le parlava in silenzio. Visualizzava il suo volto. L’amore che provava diventava qualcosa di solido dentro di lui, intatto davanti al filo spinato e ai colpi subiti.

Cominciò ad aiutare gli altri a trovare le proprie ragioni per vivere. Si inginocchiava accanto agli uomini sfiniti e faceva loro una domanda semplice:

“Che cosa ti sta aspettando?”

Uno parlava di un figlio in un altro paese. Un altro, di ricerche incompiute.
Frankl ricordava loro che la loro vita conteneva ancora degli impegni, anche lì, anche allora.
A volte, questo bastava perché resistessero fino al successivo appello.

Nell’aprile del 1945, i campi vennero liberati.

Frankl ne uscì pesando circa 38 chili. Il suo corpo era distrutto, ma era vivo.

La libertà portò con sé la notizia che temeva:
Sua moglie era morta.
I suoi genitori erano morti.
I suoi fratelli erano morti.
Tutti coloro per cui era rimasto… non c’erano più.

Era completamente solo.

E invece di arrendersi, si sedette e scrisse.

Scrisse con urgenza, ricostruendo il manoscritto che i nazisti avevano distrutto, ora trasformato da ciò che aveva vissuto. In pochi giorni completò un libro che non credeva nessuno avrebbe letto:

L’uomo in cerca di senso.

Voleva pubblicarlo in forma anonima, firmato solo con il suo numero di prigioniero. All’inizio alcuni editori lo respinsero, dicendo che era troppo doloroso, che il mondo voleva voltare pagina. Ma il libro trovò i suoi lettori comunque.

Una vedova trovò una ragione per alzarsi.
Un imprenditore rovinato trovò la volontà di ricominciare.
Uno studente sull’orlo della disperazione trovò un motivo per restare.

Il libro si diffuse in Paesi e generazioni diverse. Vendette milioni di copie e fu tradotto in decine di lingue. Anni dopo, un sondaggio legato alla Biblioteca del Congresso lo collocò tra i libri più influenti per i lettori negli Stati Uniti.

Frankl visse fino al 1997.
Ottenuta una licenza di pilota in età avanzata.
Scalò montagne.
Si risposò e crebbe una figlia.
Costruì una vita guidata dal senso più che dalla perdita.

Il suo lascito non si ridusse mai a un solo libro.
Era la verità che portò dai campi.

Tutto può essere portato via a un essere umano:
le cose,
la salute,
la famiglia,
la libertà.

Ma una cosa rimane: la libertà di scegliere come reagire a ciò che ti accade.

I nazisti tentarono di ridurre Viktor Frankl a un numero.
Invece, lui trasformò la sofferenza in una lente che aiutò milioni di persone a comprendere come vivere.

Non siamo definiti da ciò che ci accade,
ma da ciò che scegliamo di fare con ciò che rimane.

11/12/2025

I giochi psicologici
La gente, spesso, senza che lo sappia, nel bel mezzo delle conversazioni entra dentro a giochi psicologici ingarbugliati e difficili da decodificare.

● C'è chi lo fa per il bisogno di avere sempre ragione.
● Chi ha invece bisogno di trovare di chi è la colpa per ogni cosa che non va.
● C'è chi ha sempre bisogno di dare consigli.
● Chi invece ha bisogno di trovare difetti negli altri.
● Chi vive per il piacere di mortificare.
● Chi ha bisogno di sapere di essere il migliore.
● Chi va continuamente in cerca di un "giudice" che condanni il suo "rivale".
● Chi ha bisogno di sentirsi affascinante, avvenente e per ottenere questo risultato seduce "prede" da conquistare.

Dietro questi bisogni psicologici e queste dinamiche relazionali c'è la storia di quelle persone che agiscono in quei modi.
I giochi psicologici hanno una radice profonda e inconscia.
In questo libro, che dedico all'argomento, li descrivo e analizzo mettendo in evidenza, sia le dinamiche che le ragioni sottostanti.

Il libro riporta anche vari esempi che mostrano come tali dinamiche si svolgono nella vita di tutti i giorni.

L'argomento dei giochi riguarda tutti, nessuno ne è escluso, può essere utile quindi imparare a riconoscerli per evitare di metterli in atto e/o di finirci dentro.

Questo libro può essere anche un simpatico regalo di Natale da donare a chi si vuole bene

# Sotto l'albero di Natale mettete anche libri
🎄🎁🛍📚

10/12/2025

𝗕𝗔𝗧𝗠𝗔𝗡: 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗜𝗟 𝗧𝗥𝗔𝗨𝗠𝗔 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗨𝗡’𝗔𝗥𝗠𝗔𝗧𝗨𝗥𝗔
𝘗𝘢𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘶𝘭𝘯𝘦𝘳𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘧𝘢𝘭𝘴𝘢 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘴𝘶𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢

𝗕𝗿𝘂𝗰𝗲 𝗪𝗮𝘆𝗻𝗲 assiste alla morte violenta dei suoi genitori e quella scena non lascia solo dolore, ma imprime in lui una convinzione profonda: “𝘚𝘦 𝘮𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘰 𝘢𝘷𝘷𝘪𝘤𝘪𝘯𝘢𝘳𝘦 (𝘴𝘦 𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘯 𝘪𝘯𝘵𝘪𝘮𝘪𝘵𝘢̀), 𝘴𝘰𝘧𝘧𝘳𝘪𝘳𝘰̀ 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢”. Da quel momento, il mondo interno di Batman si fonda su un paradosso: proteggere gli altri, evitando ogni vicinanza che potrebbe curarlo davvero. Il trauma diventa una identità fatta di solitudine e oscurità.

Nella 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 il trauma non elaborato può trasformarsi in un “ideale del Sé”: nel caso di Bruce diventare invulnerabile, autosufficiente, impenetrabile. 𝗞𝗼𝗵𝘂𝘁 direbbe che dietro quella corazza c’è quel bambino, rimasto ancora angosciato dalla perdita, che costruisce un Sé grandioso che non chiede, non ha bisogno, che non cade.

Il pipistrello – ciò di cui Bruce ha paura – non viene elaborato ma diventa la maschera che evita di mostrare la propria ferita. 𝗕𝗮𝘁𝗺𝗮𝗻 𝗲̀ 𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮̀, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗿𝗶𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲. 𝗟𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗲 𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮: Alfred è famiglia, ma non troppo; Gordon è alleanza, ma non confidenza; le figure femminili entrano e scompaiono, perché nessun legame deve diventare indispensabile. Il trauma condiziona l’attaccamento.

𝗙𝗿𝗲𝘂𝗱 ci ha insegnato che ciò che non viene pensato ritorna come compulsione a ripetere. La scelta di Batman di cercare il male e affrontarlo ogni notte riproduce la scena originaria: impedire all’ingiustizia di colpire ancora. Ma nessuna vittoria riporta in vita ciò che è stato perduto.

Molte persone reagiscono così al dolore: combattono la fragilità, rendendosi forti, brillanti, sempre presenti per gli altri… ma 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 “𝗰𝗮𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮” 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗲. La psicologia psicodinamica aiuta a trasformare l’armatura in pelle, permettendo di godere della relazione che non fa più paura.

𝗧𝗶 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲𝗿𝘁𝗶 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼?
𝗔 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗶.

𝗗𝗼𝘁𝘁. 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼

“𝘗𝘴𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘥𝘢𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘗𝘖𝘗” 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘳𝘶𝘣𝘳𝘪𝘤𝘢 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪, 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘱𝘰𝘱, 𝘦𝘴𝘱𝘭𝘰𝘳𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘪 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘦 𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘳𝘦𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪.

05/11/2025

La magia in psicoterapia spiegata da Albus Silente:
"Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte"
[in "Harry Potter e la camera dei segreti"]

22/07/2025

📅 A partire dal 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝ì 𝟐𝟓 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟓 sarà possibile presentare domanda per il 𝐁𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐨, il contributo economico erogato dall’INPS con il sostegno del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, per supportare cittadini e famiglie nel sostenere i costi della psicoterapia.

📄Le domande potranno essere presentate 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟓 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟒 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 attraverso il portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. Al termine del periodo di invio, l’INPS pubblicherà una graduatoria regionale basata sull’ISEE e sull’ordine di arrivo delle domande.

🔐 I beneficiari riceveranno un codice univoco da utilizzare presso psicoterapeuti iscritti all’Albo, che abbiano aderito all’iniziativa tramite il CNOP.

ℹ️Per consultare l’elenco dei professionisti aderenti e restare aggiornato consulta www.psy.it o il sito ufficiale INPS.

06/06/2025

Tu non balli.
È una cosa tua. Non balli.
Non importa quanto ti piaccia la musica. Non importa quanta gente stia ballando.
Tu non balli e non ballerai mai. L'hai capito abbastanza presto.
Non è servito che nessuno te lo dicesse. Ci sono cose, nella vita, che capisci subito che non fanno per te. Cose che, per quanto ti sforzi, non sarai mai in grado di fare. Ci metti una bella croce sopra e vai avanti senza troppi patemi.

Tu non nuoti.
Avevi otto anni quando l’istruttore t’ha detto: tuffati tranquillo che ti prendo io. Tu ti sei tuffato, lui si è scansato. Quando sei riemerso, ti sei trascinato fuori dalla piscina, sei sfilato davanti a mamma e senza guardarla hai detto: mai più.

Tu non canti.
Ti hanno fatto cantare alle medie. In piedi, davanti a tutta la classe. È stato orribile, era come fingere di provare un’emozione. Loro hanno riso, armonici. Tu, da allora, in silenzio.

Tu non piangi.
Da quando ti hanno spiegato che non si fa. Da quando hai deciso che hanno ragione. Da quando hai deciso che piangere è una vergogna, un’umiliazione. Piangere è pisciarsi addosso dagli occhi. E adesso ti imbarazza chi piange, lo guardi pietoso chi piange. E tieni tutto dentro che è molto più facile, molto più pratico. Non sapendo, in realtà, quanto spazio ci sia dentro. Sperando sia abbastanza.

Tu non ti arrabbi.
Non t’incazzi, non alzi la voce.
C’era già abbastanza gente a casa che lo faceva al posto tuo.

Tu non ti lamenti.
Non importa se stai male, se non dormi. Tu reggi, somatizzi. Accogli la gastrite come una vecchia amica, il bruxismo come un parente. Perché lamentarsi per te è chiedere un abbraccio durante un incendio: fuori luogo, forse persino pericoloso. E anche non ci fosse l’incendio, tu una cosa ormai l’hai decisa: in questa vita, non vuoi disturbare.

Tu non dici di no.
Una volta te l’hanno detto e tu sei stato malissimo. Da allora, niente no. Il termine tecnico sarebbe people pleaser. La banale verità è che sei convinto di dover dimostrare a tutti di meritarti la permanenza sul pianeta.

Tu non ti prendi mai una pausa.
Perché l'orrore vero è l’horror vacui. Perché stare fermo significa ascoltare il tempo che passa. Perché finché hai qualcosa a cui dedicarti, hai una scusa per non dedicarti a te.

Tu non sogni.
Per abitudine, per comodità, per autoconservazione. Perché dopo una certa età diventa imbarazzante.

Tu non chiedi aiuto.
Non è più orgoglio ormai, è istinto. Ti sei fatto quest’idea che chiedere aiuto sia il modo più veloce per certificare il fallimento. E tu non puoi essere un fallito, perché chi mai vorrebbe bene a un fallito? Quindi fai tutto da solo. E fai casini. E ti logori. E rispondi sempre: “tutto a posto”. Finché non ci credi pure tu.

E così, senza accorgertene, la tua vita è diventata un labirinto di divieti.
Un corridoio lungo fatto di porte che hai deciso essere chiuse prima ancora di provare ad aprirle.

A forza di dirti chi non sei, hai smesso di scoprire chi potresti essere.
E magari va bene così. Meglio una vita già vista che un’umiliazione nuova ogni volta che esci dal tracciato. Incastrato nell'autoipnosi dei "sei abbastanza", del positivismo spiccio.

Poi un giorno succede qualcosa.
Poca roba.
Una persona ti guarda. Ti ascolta. Ti fa una domanda semplice, una domanda a cui di solito rispondi in automatico.
E tu stai per ti**re fuori uno dei tuoi trucchi, dei tuoi diversivi, dei tuoi alibi, delle tue cazzate. Ma quella volta qualcosa si inceppa.

Magari succede in una stanza con un estraneo che prende appunti. O sul divano di un’amica. O durante una serata a cui non volevi neanche andare.
Succede che qualcuno, qualcosa – uno sguardo, una voce, la domanda giusta – riesce a scardinare uno di quei “non”.
E all’improvviso tutto cambia.

Tu non balli.
Non balli mai. Non hai mai ballato.
Non balli perché non sai ballare. Non balli perché hai il baricentro dalle parti del collo. Non balli perché riesci a malapena a camminare decentemente, figurarsi muovere tutte quelle cose a ritmo di musica.
Non balli perché quando balli non è semplicemente brutto. È grottesco.
Sembri una di quelle strane bestie dei quadri di Bosch. O uno dei primi anfibi che faticosamente ha lasciato gli oceani per conquistare la terra ferma. O uno struzzo che rotola giù dalle scale.
No.
Nessun ballo. Niente ballo. Mai.
Poi un giorno lei ti chiede di ballare.
E tu dici di sì.
E balli con lei.
E sembri davvero il goffo abominio anfibio che temevi saresti stato.
Ma lei non ride.
Lei ti guarda negli occhi e balla con te.
E alla fine dice: “Sai che balli benissimo?"
E tu, perdutamente scemo, le credi pure.
E cominci a fare cose che avevi deciso di non fare per tutto il resto della tua vita.
Tipo ballare.

Il testo è di Nicolò Targhetta e la grafica di Amandine Delclos.

21/05/2025
05/03/2025
23/11/2024
Ottimo articolo del collega. Ricco di spunti!
20/08/2024

Ottimo articolo del collega. Ricco di spunti!

Ti stai passivizzando per scelta o per abitudine?

31/07/2024

Indirizzo

Via Nuova Panoramica, 1020
Messina
98168

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 15:30
Martedì 09:00 - 15:30
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 15:30
Venerdì 09:00 - 20:00

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La nostra storia

Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio con il numero 19538. Sono specializzata in Psicologia Clinica e Psicoterapia con approccio umanistico integrato, Analista Transazionale, CTA. Lavoro con adulti, coppie e gruppi. Esperienza nel campo delle disabilità, sia con i pazienti, sia con le loro famiglie.

Conduco gruppi a tema e rivolti alla realizzazione personale e del benessere psicologico. Principali disturbi trattati: Disturbi dell'umore, Disturbi d'ansia, esperienze traumatiche, Disturbi del comportamento alimentare, Disturbi di personalità, Difficoltà relazionali.