Dr.ssa Ines Catania Psicologa, Psicodiagnosta, Ipnotista Ericksoniana

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Dr.ssa Ines Catania Psicologa, Psicodiagnosta, Ipnotista Ericksoniana Psicologa Dott.ssa Ines Catania
Iscrizione alla sezione A dell' Albo al n. 8329
Pec: inescatania@psy Dott.ssa Ines Catania ��

CHI SONO E DI COSA MI OCCUPO...��

Ines Catania 42 anni, laureata presso l’Universita’ degli studi di Messina. Psicologa presso l’Ordine Professionale della Regione Sicilia, Albo A. Psicodiagnosta, con Master di II livello presso la Scuola di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia della Gestalt a Catania. E’ Perfezionata in Psicologia della Coppia e Psicologia del disegno infantile e Psico

logia delle Tossicodipendenze presso Centro Studi e Ricerca Logos di Messina. Ha operato per diversi anni nell’ambito del sociale, occupandosi di dipendenze patologiche, comorbidita’ psichiatrica e reinserimento nel territorio dei soggetti affidati in comunita’ di recupero Lelat, Messina che si occupa appunto di tossicodipendenze. Dal 2008 al 2010 e’ stata Docente presso ente di formazione professionale Prosca a Messina per i corsi O.S.A e O.S.S. delle discipline Psicologia dello Sviluppo, Psicologia Clinica, ed Orientamento. Dal 2008 e’ stata responsabile del Dipartimento Risorse Umane e Selezione del Personale presso un’azienda di Messina operante nel settore energie rinnovabili. Inoltre, su richiesta dell’ Associazione socio sanitaria Aid Ippocrate, ha relazionato in seminari formativi ed informativi per il personale medico e paramedico dell’Ospedale Papardo di Messina. Svolge al contempo attivita’ di libera professione come Psicologa e Psicodiagnosta, Ipnoterapeuta presso il suo studio privato. Si occupa di consulenza, supporto psicologico, tecniche di gestione ansia e stress, somministrazione di test e formulazione diagnosi pre e post intervento per l’eta’ adulta. Si occupa inoltre di progettazione di percorsi di intervento ai bambini con disturbi dello sviluppo e supporto alla genitorialita’,
Nel 2017, ha ricevuto l’incarico dall’ Asis, Associazione Italiana Stomizzati, come Psicologa Responsabile della formazione di gruppi per il sostegno e la gestione emotiva pre e post intervento dei pazienti con stomia che si terranno presso il Mandalari di Messina. Sempre per l’Asis, terra’ corsi di formazione sulla gestione della comunicazione medico/paziente stomizzato per il personale medico e paramedico del Policlinico Universitario di Messina. Nel 2018 consegue il titolo di Ipnotista Ericksoniana specializzata presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Ipnotica Ericksoniana di Paternò ( Ct) dove attualmente sta completando la carriera di Psicoterapeuta. Dall' Aprile 2021, si trova incaricata presso l' Asl 5 , ex P.O. Mandalari Messina presso il Centro di Salute Mentale Camelot. Ha collaborato negli anni con l' Associazione Aicost, con giornali e TV locali, Messina 7, Onda TV, Messina in Diretta, New Sicilia. Il suo impegno etico e professionale e’ volto principalmente a promuovere il benessere e l’equilibrio della persona ed a valorizzare le risorse personali di ciascuno.

25/05/2026

Rifiuto o Abbandono: qual è la tua ferita? 🩹

Spesso nei legami usiamo queste due parole come se fossero la stessa cosa, ma dal punto di vista psicologico attivano dinamiche del tutto opposte.

Il rifiuto colpisce il tuo essere: ti fa sentire come se non valessi abbastanza, spingendoti a fuggire prima che lo facciano gli altri.

L'abbandono colpisce il legame: ti lascia con il terrore del vuoto e della solitudine, portandoti a trattenere e a sottometterti pur di non rimanere sola.

Riconoscere quale di queste due ferite si attiva nelle nostre relazioni è il primo passo per smettere di subire i comportamenti altrui e riprendere in mano il proprio valore.

💬 E tu, ti sei mai trovata in una di queste dinamiche? Raccontamelo nei commenti.

23/05/2026

Non sei un centro di riabilitazione affettiva. 💔🩹

"Io lo cambierò", "Con me sarà diverso", "Ha solo bisogno di essere capito nel modo giusto".

Se ti sei trovata spesso a pronunciare queste frasi nelle tue relazioni, potresti essere incastrata in una trappola psicologica sottile e dolorosa: la "Sindrome della Crocerossina".

Dal punto di vista clinico, dietro il bisogno profondo e quasi maniacale di salvare un partner instabile, immaturo o problematico, si nasconde spesso una ferita personale molto antica: la paura dell'abbandono. Curare l'altro diventa un'illusione inconscia per renderti indispensabile, pensando: "Se ha così tanto bisogno di me per salvarsi, allora non mi lascerà mai".

Il prezzo reale di questa dinamica? Annullare la tua identità per raccogliere i pezzi di chi, molto spesso, non ha alcuna intenzione di cambiare. Persone che usano tutta la tua energia pulita per poi ritirarsi nel silenzio, nell'ambiguità o nel mondo virtuale.

Ricorda: l'amore sano si fonda sulla reciprocità e sulla stabilità, non sul sacrificio unilaterale. Nessuno può salvare chi non vuole essere salvato. Guarire significa spostare quella straordinaria energia dal "salvare lui" al "salvare te stessa", rimettendo al centro il tuo valore profondo.

💬 Ti sei mai trovata a vivere questa dinamica del salvatore? Parliamone insieme nei commenti.

Dall'Abisso all'Altare: La Solitudine Subita e lo Spazio Sacro del Ritiro      ​"La solitudine è un abisso dove ci si pe...
21/05/2026

Dall'Abisso all'Altare: La Solitudine Subita e lo Spazio Sacro del Ritiro






​"La solitudine è un abisso dove ci si perde. Il ritiro è un altare dove ci si ritrova."

​Nel panorama dell'esperienza umana, la solitudine occupa un posto ambiguo e potente. Spesso la temiamo come un mostro insidioso che ci divora, un'assenza dolorosa che ci isola dal mondo. Ma c'è una distinzione fondamentale, una linea sottile eppure immensa, che separa la solitudine subita da quello che possiamo chiamare lo spazio sacro del ritiro personale. Comprendere questa differenza è la chiave per trasformare un'esperienza paralizzante in un catalizzatore di crescita e rinascita.

​La Solitudine Subita: L'Abisso del'Assenza

​La solitudine subita è un'esperienza passiva. È un vuoto che ci viene imposto, una condizione in cui ci sentiamo isolati, non solo dagli altri, ma anche da noi stessi. È l'abisso dove ci si perde. In questo stato, la mancanza di connessione esterna diventa uno specchio che riflette la nostra stessa frammentazione interiore. Ci sentiamo indifesi, vulnerabili e, spesso, pervasi da un senso di indegnità. La solitudine subita è un deserto dove la vita sembra essersi fermata, dove la speranza si affievolisce e il futuro appare come un orizzonte vuoto e minaccioso. È un'esperienza che ci priva della nostra agenzia, lasciandoci alla deriva in un mare di incertezza e dolore.

​Il ritiro sacro, d'altra parte, è un'esperienza attiva e intenzionale. È la scelta consapevole di allontanarsi dal clamore del mondo per connettersi con il proprio sé più profondo. È l'altare dove ci si ritrova. In questo spazio, la solitudine non è una mancanza, ma una pienezza. È un tempo e un luogo dove possiamo coltivare una relazione più profonda con noi stessi, ascoltare le nostre voci interiori e onorare la nostra saggezza interiore. Il ritiro sacro non è un atto di isolamento, ma un atto di self-care e di auto-consapevolezza. È un'opportunità per rigenerarsi, per riscoprire le nostre passioni e per dare forma a un futuro più autentico e significativo.

​L'Approccio Ericksoniano: Sbloccare le Risorse Interiori

​La psicoterapia ericksoniana offre uno strumento potente per navigare in questa complessa mappa della solitudine e del ritiro. Attraverso l'uso della trance e di altre tecniche ipnotiche, possiamo accedere alle risorse inconsce del paziente, aiutandolo a trasformare la solitudine subita in un ritiro sacro e rigenerativo. L'obiettivo non è eliminare la solitudine, ma trasformarla in una fonte di forza e di resilienza.

​Immaginiamo un paziente che soffre di una solitudine subita paralizzante.
Attraverso la trance, possiamo guidarlo verso uno spazio interiore dove può visualizzare la sua solitudine come un paesaggio desolato. Poi, con l'aiuto dell'inconscio, possiamo aiutarlo a seminare questo deserto con le sementi della speranza e della creatività. Possiamo incoraggiarlo a costruire un altare sacro all'interno di questo spazio, un luogo dove può onorare la sua stessa presenza e coltivare una relazione più profonda con se stesso.
Attraverso questo processo, la solitudine subita viene gradualmente sostituita da uno spazio sacro di ritiro, un luogo dove il paziente può rinascere e prosperare.

L'Economia del Perdono e il Confine del Sé: quando "lasciar andare" è l'unico atto terapeutico possibile.       Nella pr...
19/05/2026

L'Economia del Perdono e il Confine del Sé: quando "lasciar andare" è l'unico atto terapeutico possibile.






Nella pratica clinica e psicoterapica, ci si trova spesso a decostruire il concetto di "perdono", una delle funzioni emotive più fraintese e, al contempo, più centrali nel processo di guarigione dal trauma relazionale o dal tradimento.

Nel lavoro con i pazienti, si osserva frequentemente una trappola cognitiva: la tendenza a sovrapporre l'errore commesso dall'altro alla sua intera identità. Da una prospettiva ericksoniana, ogni comportamento ha una sua logica inconscia, ma quando l'errore è sistematico e intacca la struttura stessa della fiducia, non siamo più di fronte a un "incidente di percorso", ma a una rivelazione di struttura.

Come psicoterapeuta, invito spesso a riflettere su un principio cardine: perdonare non significa validare, né tantomeno autorizzare la reiterazione del danno.

Il perdono non è un regalo che facciamo a chi ci ha ferito, ma un atto di liberazione della nostra energia psichica.

Perdonare significa decidere che il male ricevuto non ha più il potere di bloccare il nostro presente. È un processo interno di elaborazione del lutto relazionale.

Si può comprendere e perdonare la fragilità o l'egoismo altrui, ma la salute mentale del Soggetto richiede la stesura di un confine immutabile. Se l'azione dell'altro fa vacillare la stima del suo valore profondo, l'Io deve attivare la sua funzione protettiva: il distacco.

Accettare che una persona valga meno dell'errore che continua a commettere richiede un risveglio delle proprie risorse inconsce. Lasciar andare non è un atto di rabbia – la rabbia tiene ancora legati all'altro – ma un atto di lucida indifferenza e di auto-conservazione. Significa restituire all'altro la responsabilità del suo fallimento, senza trattenerlo nella propria vita.

Tutto si può integrare ed elaborare (perdonare), ma non tutto può abitare lo spazio sacro della nostra esistenza (permettere).
La terapia comincia quando si smette di giustificare l'inaccettabile.

"Il mare: un'ipnosi naturale per ritrovare la tua autenticità"​Quante volte ci sentiamo appesantiti dai pesi che ci port...
19/05/2026

"Il mare: un'ipnosi naturale per ritrovare la tua autenticità"

​Quante volte ci sentiamo appesantiti dai pesi che ci portiamo dietro? Dalle zavorre del passato, dalle aspettative degli altri, dalle paure del futuro...
Ci sentiamo come barche a vela senza vento, ferme in mezzo all'oceano.
​Ma il mare... il mare ha un potere terapeutico unico. Un'ipnosi naturale che ci invita a lasciare andare, a sciogliere i nodi che ci stringono, a ritrovare la nostra vera essenza.
​"Lasciare andare le zavorre: come le onde che si infrangono sulla riva"
​Immagina le tue preoccupazioni, le tue paure, i tuoi sensi di colpa come pesanti sassi che ti porti dietro. Ora, visualizza te stessa mentre li lanci nel mare, uno per uno. Guarda come le onde li avvolgono, li trasportano via, li disperdono nell'immensità dell'oceano.
​Senti la leggerezza che ti invade mentre ti liberi di questi pesi? Come se un peso si fosse sollevato dalle tue spalle, come se avessi finalmente ripreso a respirare.
​"Ritrovare l'autenticità: come l'acqua che si adatta a ogni forma"
​Il mare non ha filtri, non ha maschere. È autentico, puro, libero. E noi? Spesso ci nascondiamo dietro a ruoli, a maschere, a facciate che non ci appartengono.
​L'acqua del mare, invece, si adatta a ogni forma, a ogni ostacolo.
È flessibile, resiliente, capace di trasformarsi. E così possiamo fare anche noi. Possiamo imparare a lasciarci andare, a fluire con la vita, a mostrare la nostra vera natura, senza paura di essere giudicati.
​"Un insegnamento dal mare: un invito alla consapevolezza"
​Il mare ci insegna che tutto fluisce, che tutto cambia. Le onde vanno e vengono, le maree salgono e scendono. E così anche la nostra vita è un continuo movimento, un'alternanza di gioie e dolori, di successi e fallimenti.
​Ma ciò che conta non è la forza delle onde, ma la nostra capacità di cavalcarle, di adattarci, di imparare da esse. Di ritrovare la nostra bussola interiore, la nostra luce autentica, quella che ci guida anche nelle tempeste più buie.
​"Associa questa foto del mare al tuo percorso di crescita personale"
​Questa foto del mare non è solo un'immagine evocativa. È un promemoria visivo del potere terapeutico della natura, della nostra capacità di lasciare andare, di ritrovare la nostra autenticità.
​Ti invito a lasciarti ispirare da questa immagine, a connetterti con la saggezza del mare, a intraprendere un percorso di crescita personale basato sull'accettazione, sulla flessibilità e sulla consapevolezza.
​"Condividi questo post con chi ha bisogno di un momento di leggerezza e autenticità"
​Spero che questo post ti sia stato utile. Se ti è piaciuto, condividilo con chi ha bisogno di un momento di leggerezza e autenticità. E se hai domande o vuoi approfondire l'approccio ericksoniano alla psicoterapia, non esitare a contattarmi.

18/05/2026

📖 Dalle pagine del mio diario: Confessioni di una Psicoterapeuta....


​Spesso si pensa al terapeuta come a una figura distaccata, un osservatore imperturbabile seduto su una cattedra di certezze. Ma la verità è un’altra. La verità è che non puoi guidare nessuno fuori da un bosco se tu, quel bosco, non lo hai camminato, sofferto e superato in prima persona.
​Nella mia pratica clinica ed ericksoniana, ripeto spesso che l’inconscio ha una sua saggezza profonda. Ma l'inconscio parla anche attraverso i nostri momenti di vulnerabilità.
​Anche a me capita di guardare le macerie di qualcosa e provare rabbia. Anche a me capita di scontrarmi con l'immaturità emotiva, con i silenzi che vorrebbero punire e che invece rivelano solo il vuoto di chi scappa. Essere una psicoterapeuta non mi rende immune dal dolore; mi rende consapevole di come attraversarlo.
​Nel mio diario scrivo spesso che la vulnerabilità non è debolezza. È il punto esatto in cui inizia la guarigione.
​Ho imparato che quando ci troviamo davanti a dinamiche tossiche o a persone incapaci di reggere l'intensità di un sentimento vero, l'unica risposta possibile è l'indifferenza generativa. Non è una chiusura cinica, ma un atto di amore sacro verso se stessi: decidere di non nutrire più il vuoto altrui.
​Oggi, tra una seduta e l'altra, tra la cura delle mie passioni e il calore dei miei affetti più puri, ricordo a me stessa – e a voi che mi leggete – che la nostra luce non può essere spenta dal silenzio di nessuno. Le risposte che cerchiamo non arrivano da chi è scappato, ma dalla qualità della vita che decidiamo di costruire da oggi in poi.
​Abbiate il coraggio di essere vulnerabili, ma anche la ferocia di proteggere il vostro valore.

​Dott.ssa Ines Catania

L’Arte della Presenza: Perché il Terapeuta Ericksoniano si "Mette in Gioco" ​Nella psicoterapia tradizionale, il terapeu...
14/05/2026

L’Arte della Presenza: Perché il Terapeuta Ericksoniano si "Mette in Gioco"


​Nella psicoterapia tradizionale, il terapeuta è spesso un’ombra silenziosa, uno specchio neutro che non parla mai di sé. Ma nella Psicoterapia Ipnotica Ericksoniana, le regole cambiano radicalmente.
​Milton Erickson ci ha insegnato che la terapia non è un atto chirurgico asettico, ma un incontro tra due anime. Erickson non era un uomo "perfetto": era poliomielitico, balbuziente, daltonico. Eppure, proprio attraverso le sue fragilità e la sua storia personale, è riuscito a creare una tecnica di guarigione rivoluzionaria.

​A differenza di altri approcci, io come terapeuta ericksoniana non mi nascondo. Uso la mia autenticità, le mie esperienze e persino le mie emozioni per costruire quel ponte necessario verso l'inconscio del paziente. Se io non sono disposta a essere "vera", come posso chiedere al mio paziente di fare lo stesso?

​La "Redemption" ericksoniana sta nel trasformare il limite in risorsa.
Non cerchiamo di cancellare il passato o le ferite, ma usiamo la trance ipnotica per accedere a quelle risorse incredibili che ognuno di noi possiede senza saperlo.

Il risultato? Non una fredda analisi, ma un cambiamento viscerale, rapido e profondo. Una guarigione che passa attraverso il riconoscimento che siamo tutti esseri umani in cammino.

​Dott.ssa Ines Catania

Oltre il Like: Il Coraggio dell’Azione Reale.  ​Viviamo in un’epoca in cui è diventato fin troppo facile "esserci" senza...
14/05/2026

Oltre il Like: Il Coraggio dell’Azione Reale.


​Viviamo in un’epoca in cui è diventato fin troppo facile "esserci" senza esserci davvero. Ci nascondiamo dietro manifestazioni digitali, monitoriamo schermi, lasciamo tracce virtuali sperando che parlino per noi. Ma come psicoterapeuta, e come donna che crede nel valore della visceralità, sento il bisogno di dirlo chiaramente: i "mi piace" non sono gesti. Le visualizzazioni non sono presenze.
​Il vero coraggio non si misura nella capacità di osservare dall'ombra, ma nella forza di mettersi in gioco a viso aperto.
​1. La trappola dell'iper-presenza virtuale
​Chi vive dietro un display spesso soffre di un’illusione di controllo. Pensa che guardare sia agire. Ma la realtà è fatta di passi concreti, di parole dette guardandosi negli occhi, di azioni che comportano un rischio. L'azione digitale è sicura, non costa nulla, ma è anche inconcludente.
​2. La dignità del rischio
​Essere una persona passionale e sanguigna significa accettare il rischio di perdere tutto pur di non tradire la propria armonia interiore. Significa non spezzarsi mai di fronte all'incertezza, perché la propria autostima non dipende dal consenso altrui, ma dalla coerenza dei propri passi.
​3. La "Redemption" è movimento
​La guarigione e la crescita avvengono solo quando usciamo dal limbo del "vorrei ma resto a guardare". La vera forza non è quella di chi sta alla finestra, ma di chi scende in strada. Chi è autentico non ha bisogno di pedinare digitalmente la vita degli altri per sentirsi vivo; crea la propria realtà con gesti che lasciano il segno, non solo un clic.
​Le persone che cambiano il mondo (e la propria vita) sono quelle che hanno il coraggio della presenza fisica e della responsabilità emotiva. Tutto il resto è solo rumore di fondo.

Efficacia della terapia Ericksoniana secondo l' OMS
13/05/2026

Efficacia della terapia Ericksoniana secondo l' OMS

Le parti più belle della mia intervista ...❤️❤️❤️ L’arte della presenza e il coraggio dell'autenticità: intervista alla ...
13/05/2026

Le parti più belle della mia intervista ...❤️❤️❤️


L’arte della presenza e il coraggio dell'autenticità: intervista alla psicoterapeuta Ines Catania
​di Redazione Scientifica | 5 min di lettura


​MESSINA – Nel panorama della psicoterapia moderna, il nome della Dott.ssa Ines Catania è spesso associato a una visione profondamente umana e viscerale della cura.
Nota al grande pubblico per i suoi interventi mediatici su casi complessi di cronaca e femminicidio, la Dott.ssa Catania ha saputo trasformare il rigore scientifico dell'approccio ericksoniano in uno strumento di cambiamento rapido e profondo.

L'abbiamo incontrata per capire cosa significhi, oggi, mettersi in gioco come terapeuta.

Alla domanda su cosa si provi nel vedere la propria professionalità diventare un punto di riferimento nel dibattito sociale, Ines Catania risponde con una riflessione sulla responsabilità.
Per la professionista, non si tratta mai di una semplice analisi tecnica, ma della necessità di dare voce a chi non l’ha più, offrendo alla collettività strumenti di comprensione che vadano oltre la superficie del fatto di cronaca.

Un impegno che punta a portare la psicologia "per strada", mantenendo intatta la serietà della disciplina.

Uno degli aspetti più distintivi del suo metodo riguarda il superamento del classico "terapeuta specchio".

Secondo la Dott.ssa Catania, l’efficacia della cura risiede nell'autenticità. Rifacendosi agli insegnamenti di Milton Erickson, sottolinea come la propria storia personale e le proprie esperienze non siano un limite, ma gli strumenti più affilati a disposizione del paziente. "Non porto in studio solo i miei Master, porto la mia umanità", spiega, definendo questo incontro come un ponte necessario per il superamento del trauma.

Entrando nel vivo della tecnica, la dottoressa identifica il suo punto di forza nella capacità di leggere rapidamente le dinamiche dell'inconscio.

Dove spesso si vedono solo blocchi e limiti, l'approccio ericksoniano permette di scorgere le risorse già presenti nel paziente. L'obiettivo dichiarato è quello di accelerare il processo di guarigione, portando alla luce soluzioni che attendono solo di essere attivate attraverso la trance ipnotica e il dialogo terapeutico.

Non manca una nota personale sulla propria evoluzione. La Dott.ssa Catania racconta come la grande passione che la anima sia stata, all'inizio, una sfida da gestire per non farsi travolgere dai casi clinici. Attraverso quella che definisce "alchimia emotiva", è riuscita a trasformare il coinvolgimento in una presenza lucida e costante.

​A conclusione dell'intervista, rivolgendo un pensiero alla sé stessa di vent’anni fa, la dottoressa suggerisce di non temere mai la propria sensibilità viscerale: è proprio quella determinazione, unita alla capacità di restare fedele alla propria natura, ad averla resa la professionista libera e stimata che è oggi.

La Donna dietro la Psicoterapeuta....  C’è una verità che spesso rimane celata dietro le pareti di uno studio o tra le r...
13/05/2026

La Donna dietro la Psicoterapeuta....


C’è una verità che spesso rimane celata dietro le pareti di uno studio o tra le righe di una laurea: prima di essere una professionista, io sono una Donna.

Una donna passionale, sanguigna, dotata di un’anima vitale che non si è mai accontentata delle risposte facili.
Chi mi conosce sa che la determinazione è stata il mio unico baricentro.
Ogni traguardo che ho raggiunto — la Laurea, i Master, la Specializzazione — non è stato un semplice "pezzo di carta", ma il risultato di una lotta, di un impegno feroce verso ciò in cui credevo.
Ho studiato, mi sono messa in gioco, ho scavato dentro me stessa prima ancora che dentro le storie degli altri.

Oggi sono una Psicoterapeuta Ipnotica Ericksoniana. Ho scelto questa strada perché credo nel potere profondo e rispettoso della mente inconscia, quella risorsa che Erickson ci ha insegnato a onorare. Ma questo titolo non è un camice che indosso per nascondere la mia umanità.
Al contrario, è lo strumento che mi permette di onorarla.

La mia formazione non mi ha resa "perfetta". Non mi ha tolto il diritto di sbagliare, di sentire il peso della vita o di vivere le emozioni con la stessa intensità di chi siede di fronte a me.

Essere una terapeuta non significa non fare errori.
Significa, semplicemente, avere la consapevolezza per riconcerli e gli strumenti tecnici per rimanere centrata, anche quando il mare è in tempesta.

La differenza tra chi subisce il caos e chi lo attraversa non è l'assenza di dolore, ma il possesso di una tecnica.
Ho dedicato la mia vita a imparare come accedere alle risorse inconsce per trasformare la passione in cura, l'impulso in riflessione, la determinazione in resilienza.

Sono una donna che crede nel potere dei legami, nella forza dell'impegno e nella bellezza della propria vulnerabilità gestita con competenza.
Non cerco la perfezione; cerco la verità.
E la verità è che solo chi ha vissuto con sangue e fuoco può davvero comprendere come aiutare un altro cuore a non bruciare invano...

Dott.ssa Ines Catania

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