20/11/2025
Come si può prevenire il BULLISMO?*
Riflessioni sul tema a cura di Germana Prencipe Studio Psicoterapia e Benessere Dott.ssa Germana Prencipe. Gestalt Therapy psicologa-psicoterapeuta, , docente di Sostegno e tirocinante in psicologia
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Nel precedente post abbiamo chiarito cosa differenzia il bullismo vero e proprio da altre forme di litigi, oggi invece vorremmo approfondire quello che è il ruolo della famiglia, in particolare, la famiglia del bullo.
Quando il figlio è un bullo: il ruolo dei genitori
Si parla molto delle vittime di bullismo, di cosa subiscono, di quello che provano, ma si parla meno della figura del bullo. Perché si diventa dei bulli? E a cosa devono prestare attenzione i genitori di adolescenti?
Scoprire che il proprio figlio è un bullo è un’esperienza destabilizzante per qualsiasi genitore. La reazione più comune è la negazione o la giustificazione, spesso dettata dal senso di colpa o dalla paura del giudizio sociale: ma riconoscere la realtà dei fatti è il primo passo per il cambiamento. Dal punto di vista psicologico, il comportamento del bullo non nasce dal nulla: può essere il risultato di fragilità emotive, difficoltà relazionali, mancanza di empatia o di modelli educativi incoerenti. Spesso questi ragazzi cercano attraverso la prevaricazione un senso di forza o di appartenenza che non riescono a ottenere in altri modi. È quindi essenziale che i genitori si pongano non solo come figure correttive, ma anche come guide affettive, capaci di ascoltare e comprendere le radici del disagio. È importante che un genitore attento osservi la vita del figlio: cosa gli succede? ha difficoltà scolastiche o sociali? È esposto a modelli aggressivi? Non solo in famiglia ma anche attraverso i device, i videogiochi, la televisione. Altro fondamentale compito del genitore è instaurare un dialogo autentico e non punitivo, che aiuti il figlio a riconoscere la gravità delle proprie azioni e a sviluppare senso di responsabilità verso gli altri. Nella pratica quotidiana è importante ascoltare prima di giudicare, un genitore potrebbe chiedere al figlio di argomentare sul “perché” del suo comportamento, aiutarlo a capirne le conseguenze emotive, come può essersi sentito la vittima, tutto mostrando empatia ma contestualmente a dei limiti: un genitore può e deve voler bene al proprio figlio anche se il suo comportamento è sbagliato. Un buon genitore non deve giustificare il comportamento, ma accompagnare il ragazzo in un processo di consapevolezza e di rielaborazione emotiva. Parallelamente, è fondamentale collaborare con la scuola, chiedendo un incontro al referente antibullismo o ai docenti, mettendosi in posizione di ascolto per capire i fatti e coordinarsi nelle modalità educative più opportune da seguire. È fondamentale che il genitore del bullo eviti etichette verso il proprio figlio e, nello stesso tempo, collabori attivamente con la scuola evitando atteggiamenti difensivi che non porterebbero a nessun risultato positivo, e, qualora la scuola lo ritenga necessario, con eventuali figure professionali (psicologi, pedagogisti, educatori), per creare un percorso educativo condiviso. Gli interventi efficaci non si basano solo sulla punizione, ma sulla rieducazione prosociale, cioè sull’apprendimento di competenze relazionali positive, empatia e rispetto reciproco; utile un sostegno psicologico familiare, per comprendere e modificare le dinamiche che hanno favorito l’aggressività o la mancanza di empatia: non bisogna mai dimenticare la centralità del ruolo della famiglia come esempio. A casa è importante che vi siano regole chiare e conseguenze coerenti, cioè è importante che il bambino sappia che azioni concrete portano a conseguenze concrete, per favorire il senso di responsabilità; è importante che tra i membri della famiglia vi siano dialogo e solidarietà, che gli adulti mostrino rispetto e autocontrollo nei momenti di conflitto, che si evitino comportamenti aggressivi e sarcasmo davanti a loro, usando toni pacati durante le conversazioni.
I genitori devono dare il buon esempio in quanto “i bambini vengono educati da quello che gli adulti sono, non da ciò che dicono” (citazione, attribuita a Carl Gustav Jung): l’imitazione è uno dei più potenti mezzi di apprendimento già agli albori della vita del bambino. Scendendo nel concreto, la mamma e il papà dovrebbero mostrare nella pratica quotidiana come aiutare e rispettare gli altri: salutando, ringraziando, chiedendo scusa e ascoltando gli altri con attenzione. Inoltre i genitori possono e devono promuovere azioni di riparazione, ad esempio possono proporre al loro figlio di scrivere un biglietto di scuse, o comunque di compiere un gesto gentile nei confronti della vittima. Quando il figlio mostra comportamenti positivi come empatia e rispetto, è bene che il genitore rinforzi questi comportamenti premiando il figlio. L’empatia va allenata nel quotidiano. Solo così si può pensare di crescere adulti equilibrati e rispettosi.
È importante, al fine di favorire un ambiente sereno e comunicativo, che il genitore mantenga uno stile educativo coerente. Conoscere il proprio stile è fondamentale per orientare un’educazione più consapevole e trasformativa. Gli stili educativi genitoriali si distinguono in quattro principali categorie:
Autorevole: un genitore autorevole è colui che si avvicina con calma, riconosce e ascolta le emozioni di suo figlio, spiega le regole o il motivo per cui va intrapresa una certa azione o estinta un’altra, e offre una soluzione che rispetti sia le necessità del suo bambino che la regola data, proponendo quindi delle soluzioni collaborative. È un genitore affettuoso e coerente.
Autoritario: un genitore autoritario pretende obbedienza immediata, ascolta poco il punto di vista del suo bambino, impone molte regole ma dando poche spiegazioni, è molto rigido e mostra poca sensibilità emotiva.
Permissivo: un genitore permissivo tende ad evitare il conflitto, ha difficoltà nel dire dei “no” e nello stabilire delle regole e dei limiti chiari di fatto rinunciando al coinvolgimento del figlio nelle sue responsabilità.
Trascurante/disimpegnato: il genitore trascurante mostra scarso coinvolgimento e partecipazione nella vita del figlio, manifesta poca presenza emotiva e stabilisce poche regole, tende a lasciare3 che il figlio si arrangi, spesso perché occupato in altro.
E tu che genitore sei?
In quale di questi stili ti riconosci?