14/03/2022
Un'analisi perfetta della tremenda situazione in cui continuiamo ad essere sommersi
Paura di rimanere senza provviste e senza cibo. Prezzi che volano alle stelle. Scaffali vuoti, annunci al supermercato di fare scorte, perché da inizio settimana si potranno comprare solo alcuni beni contati e aumenteranno notevolmente i prezzi. Ti guardi intorno e vedi comportamenti più scattosi, movimenti più rapidi, pupille dilatate, eloquio più veloce, parole di sconforto, stanchezza e paura, acquisti frettolosi - e anche senza senso - che rispondono a chiari segnali di allarme, pericolo, minaccia che riaccendono quella miccia della pandemia che credevamo di aver spento.
Il vuoto attiva in noi vissuti emotivi negativi, una reazione neurochimica molto forte perché prima era in pericolo la salute e la vita, adesso il mangiare e tutte le nostre abitudini. Non a caso i media bombardano il nostro cervello con immagini di scaffali vuoti, in particolare quelli della pasta, il cuore del nostro Paese, senza rendersi conto che tutto questo non fa bene. La confusione linguistica genera confusione mentale. Tutto questo si somma ad anni di stanchezza psicofisica, che porta a reazioni di stress sempre più difficili da gestire per noi adulti, e a cascata per i bambini.
“Basta”, “non ce la faccio più”, “è una dietro l’altra”, sono le parole che sento ripetere più spesso. L’ambiente modifica il nostro cervello e di conseguenza i nostri pensieri e i comportamenti. Dove c’è la percezione di fragilità, c’è anche la sensazione di pericolo.
Siamo stanchi. Siamo stanchi di una comunicazione basata sul terrorismo psicologico, di una mal gestione di tutto. Stanno scoppiando bombe che era implicito prima o poi scoppiassero. La scuola era già da ristrutturare e oggi vacilla. Il prezzo della benzina è sempre stato sproporzionato. Problemi gestionali e sociali messi sotto un tappeto, che ora stanno emergendo in tutta la loro problematicità.
Siamo stanchi. Mente e corpo sono provati e si sta perdendo la fiducia. Tutto questo crea una condizione di stress negativo, di allarme interno, che ci trascineremo avanti nel corso dei prossimi mesi e forse anni, e graverà a livello individuale, familiare e lavorativo.
Oggi più che mai dobbiamo prenderci cura di noi stessi, dei nostri processi mentali.
Tutto questo non lo possiamo controllare, lo possiamo gestire. Possiamo gestire i nostri stati interni e compensare le reazioni agli stimoli negativi dell’esterno per evitare di ammalarci. Dobbiamo percorrere la strada della flessibilità mentale, insegnare al nostro cervello ad adattarsi a condizioni nuove, inaspettate e mutevoli. Stiamo ridefinendo la nostra realtà e le nostre abitudini. Abbiamo dovuto affrontare numerosi cambiamenti concettuali e ora dobbiamo curare il nostro linguaggio, il nostro modo di affrontare gli eventi e la valutazione cognitiva di ciò che leggiamo e che viviamo. Questo è anche il lavoro che va fatto nelle scuole, con i ragazzi, con i genitori e con gli insegnanti. Altrimenti il bonus psicologico dovrà diventare un abbonamento psicologico.