10/10/2022
Martedì 11 ottobre h 21.00 presso il Centro Yoga Bhadra
Giuliano Boccali presenta il libro "Il Dio dalle frecce fiorite.
Miti e leggende dell’amore in India, Il Mulino, Bologna 2022"
Le caratteristiche di K**a, il “Dio dell’amore” indiano, certo sono molto affascinanti: non solo si aggira giorno e (soprattutto) notte armato di arco come il suo collega greco-romano Cupido, ma è meravigliosamente bello e le punte delle sue frecce sono fatte di fiori, cinque fiori tra i quali il gelsomino e la ninfea blu. Questo tuttavia non le rende meno micidiali, né meno versatili; così l’opera del divino arciere è genialmente multiforme, contraddittoria e talora disastrosa – perfino per lui stesso – come questo libro mostra insieme con le conseguenze più sensuali o tenere dei suoi dardi (quasi) onnipotenti.
Il libro racconta le imprese del “Dio dalle frecce fiorite”, assunte come simbolo degli infiniti aspetti che il “Desiderio”, l’ “Amore” è capace di promuovere: oltre naturalmente alla perpetuazione della vita, di ogni vita, si troveranno agli opposti estremi la violenza bruta verso il sesso femminile come lo struggente amore “di lontano”, il corteggiamento e il matrimonio, con tutte le sue implicazioni (e complicazioni) sociali, oppure il tradimento segreto, o impudente o interessato; non mancano l’aspirazione pura a congiungersi con la realtà spirituale più profonda, come invece la prostituzione o al contrario la fedeltà incondizionata e la devozione d’amore alla divinità… Tutti questi aspetti sono messi in luce quasi esclusivamente in chiave narrativa e poetica, com’è caratteristico dello stile indiano, anche didattico: il fine è offrire, in tutte le sue possibili sfaccettature, l’immagine dell’amore come è concepito e sperimentato nell’India antica.
Il libro si fonda rigorosamente sulle fonti originali, tra cui famosissime il Rigveda, il Ramayana, il Mahabharata e la Bhagavadgita, il K**asutra o le opere di Kalidasa. Ma altri testi, non meno suggestivi, incantevoli o profondi, arricchiscono straordinariamente il panorama costituendo pure un’originale introduzione alla grande mitologia, alla poesia, alla sociologia e alla spiritualità indiana.
I testi vanno dal 1200 a.C. al 1500 d.C. circa, scritti nelle più prestigiose lingue letterarie dell’India antica: non solo il vedico e il sanscrito, ma anche il pali del Canone buddhista o i più raffinati dialetti del periodo antico e medievale, tutti direttamente accessibili all’autore.
Talora la ‘narrazione’ è accompagnata da brevi interventi di taglio saggistico che agevolano l’intendimento delle testimonianze narrative.
Giuliano Boccali (1946), è stato professore ordinario nel settore scientifico-disciplinare L-OR/18 “Indologia e tibetologia” e ha insegnato Indologia e Lingua e letteratura sanscrita. Alla concentrazione esclusiva su questo campo di studi e di attività prevalentemente dedicata alla linguistica indoeuropea e in particolare alla Filologia iranica, disciplina che ha insegnato a Venezia come professore incaricato (1973-1983) e poi a Milano come professore associato (1983-1987).
Come indologo ha insegnato all’Università Ca’ Foscari Venezia dal 1987 al 1997, tenendo anche il corso di Religioni e filosofie dell’India; chiamato a Milano nel 1997, sull’insegnamento che era stato del suo Maestro, Vittore Pisani, ha tenuto per un decennio anche il corso di Indologia.
I suoi studi sono rivolti alla letteratura indiana classica (kāvya), in particolare al problema della sua genesi e della relazione con Mahābhārata e Rāmāyaṇa, i grandi poemi epici tradizionali. Fra i temi del kāvya approfonditi in particolare si trovano l’amore e le descrizioni naturali; queste ultime sono studiate anche nella loro relazione con i sentimenti estetici (rasa) che la teoria classica indiana prevede e classifica nelle opere letterarie e teatrali. L’estetica sia letteraria sia figurativa rappresenta un altro dei campi privilegiati dell’indagine. vi si è aggiunta, negli anni più recenti, la ricerca sullo status delle passioni nella cultura indiana tradizionale. Molto intensa anche l’attività di traduttore di opere che sono fra i capolavori della letteratura indiana classica: la Sattasaī di Hāla (“Le settecento strofe”, con C. Pieruccini e D. Rossella), il Meghadūta (“Nuvolo messaggero” di Kālidāsa), la Caurapañcāśikā attribuita a Bilhaṇa (“Le stanze dell’amor furtivo”), il Gītagovinda di Jayadeva, celebre poemetto erotico-mistico sugli amori fra il dio Kṛṣṅa e la pastorella Rādhā, e il Kumārasambhava (“La storia di Śiva e Pārvatī” di Kālidāsa). Di particolare rilievo nell’attività scientifica internazionale di Giuliano Boccali sono stati gli accordi culturali ufficiali intrattenuti con le Università di Marburg e Leipzig e i seminari lì svolti, la segreteria generale dell’International Committee for the Promotion of Studies in Indian Classical Literature (ICICL) fondato a Venezia (1996) nel corso di un seminario ristretto di altissimo livello internazionale, prima manifestazione dei seminari indologici internazionali (conosciuti più tardi sotto il nome complessivo di Pandanus) che durano tuttora con ritmo annuale e che hanno progressivamente coinvolto, oltre a quella di Milano, le Università di Praga, Cracovia, Varsavia, Cagliari e Calicut e diversi studiosi di altre prestigiose sedi (per menzionare solo quelle fuori dall’Italia: Amburgo, Chicago, Leipzig, Lancaster, Losanna, Marburg, Mosca, Parigi, Stoccolma, Washington, Wroclaw ecc.).
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