18/07/2025
Spesso gli psicologi lavorano con persone che devono affrontare un cambiamento doloroso e non voluto, segnato dalla perdita di aspetti vitali della propria esperienza umana.
Alcuni esempi sono: una carriera sportiva interrotta da un grave infortunio, il desiderio di formare una famiglia che non potrà realizzarsi.
In inglese, per descrivere queste esperienze si utilizza il termine “grief”, mentre in italiano non esiste una parola che lo traduca con esattezza. Spesso viene reso come “lutto”, ma in realtà questa parola corrisponde più propriamente a “bereavement”, che indica in modo più specifico la perdita di una persona cara.
“Grief”, invece, è un concetto molto più ampio: indica la reazione emotiva alla perdita, qualunque essa sia: una persona, una relazione, un progetto, la salute, l’identità. E la forma verbale "Grieving" indica il processo fisiologico che porta ad attraversare e trasformare questo dolore. Al posto che sminuire e differenziare questo dolore con considerazioni come "In fondo non è morto nessuno!", "Hai ancora una vita davanti...dovresti esserne felice" possiamo tenere a mente che la perdita (grief) si presenta in molte forme e riconoscere e legittimare il profondo dolore e il processo (grieving) che ne deriva è fondamentale per il benessere della persona.
Come evidenzia Ray Owen, in modo simile al lutto per la perdita di qualcuno, anche in tutti gli altri casi di elaborazione della perdita, abbiamo bisogno di muoverci tra due spazi andando avanti e indietro fra uno e l'altro come su un'altalena: la terra della perdita e la terra della ricostruzione.
Sostare nella terra della perdita significa accogliere il dolore, la tristezza, il senso di assenza e onorare ciò che di vivo e vitale abitava in ciiò che abbiamo perso; vivere nella terra della ricostruzione implica invece riprende il cammino, ricostruire significati e rinnovare il proprio legame con la vita.
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