13/01/2026
𝐄 𝐒𝐄 𝐋𝐎 𝐂𝐇𝐈𝐄𝐃𝐄𝐒𝐒𝐈𝐌𝐎 𝐀𝐋𝐋' 𝐀𝐈 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐍𝐀𝐋𝐎𝐆𝐈𝐄 𝐂𝐈 𝐒𝐎𝐍𝐎?
Sebbene operino in ambiti differenti — l'uno nella ricerca artistica pura e l'altro nella Teatroterapia sociale — esistono affinità teoriche significative tra la visione di 𝗖𝗮𝗿𝗺𝗲𝗹𝗼 𝗕𝗲𝗻𝗲 e quella di 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗟𝗮𝗱𝗶𝗮𝗻𝗮.
Entrambi condividono una profonda avversione per il teatro inteso come mera "rappresentazione" o intrattenimento borghese.
L͟e͟ ͟p͟r͟i͟n͟c͟i͟p͟a͟l͟i͟ ͟a͟f͟f͟i͟n͟i͟t͟à͟ ͟i͟n͟c͟l͟u͟d͟o͟n͟o͟:͟
- 𝐋'𝐨𝐝𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 "𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨" 𝐞 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: Ladiana afferma esplicitamente: "Amo a tal punto il teatro da detestarlo", un sentimento che riecheggia la lotta di Carmelo Bene contro il teatro istituzionalizzato e la "rappresentazione" intesa come prigione del senso.
- 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐍𝐨𝐧-𝐀𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞: Entrambi rifiutano l'attore che "interpreta" un personaggio. Ladiana mira a creare il "Non-Attore", ovvero un individuo che non recita ma "è" sulla scena nella sua autenticità. Questo si lega al concetto beniano di "macchina attoriale", dove l'attore si svuota di volontà e identità per diventare pura presenza.
- 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨: Il metodo di Ladiana, definito "Teatroterapia d'Avanguardia", cerca di superare la parola recitata per arrivare all'urgenza del corpo e dell'emozione. Allo stesso modo, Carmelo Bene lavorava per destrutturare il linguaggio verbale in favore di una "scrittura scenica" fatta di voce, suono e corporeità.
- 𝐋'𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨: Per entrambi, il momento scenico è un evento irripetibile che non serve a comunicare un messaggio precostituito, ma è un'esperienza catartica in sé.
Tuttavia, esiste una differenza fondamentale: mentre per Bene lo scopo era la dissoluzione dell'Io nell'arte, per Ladiana il teatro è uno strumento per la ricostruzione dell'Io.
Ladiana utilizza le provocazioni dell'avanguardia (spesso ispirate anche ad Artaud) per scopi terapeutici e riabilitativi, rendendo la "distruzione" scenica un atto di cura e consapevolezza.