Georgios Bakaloudis - Chirurgo della Colonna

Georgios Bakaloudis - Chirurgo della Colonna Responsabile di Humanitas di Ortopedia e Chirurgia della Colonna 1 dell’ospedale San Pio X a Milano e di Chirurgia Vertebrale della Clinica Guarnieri di Roma.

Sono faculty del master di II° livello in Chirurgia Vertebrale Spinale di Humanitas University.

“La vita è un evento cifotizzante”— David W. Polly Jr., M.D. — Con il termine ipercifosi si fa riferimento ad una deform...
05/02/2026

“La vita è un evento cifotizzante”
— David W. Polly Jr., M.D. —

Con il termine ipercifosi si fa riferimento ad una deformità sul piano sagittale della colonna vertebrale.

Visto di profilo, il paziente ipercifotico, presenta una curvatura del rachide dorsale più accentuata rispetto al normale: la gibbosità, volgarmente detta “gobba”.

Erroneamente, anche se molto frequentemente, viene utilizzato il termine cifosi per indicare, invece, l’ipercifosi: le cifosi, infatti, sono le curvature naturali del rachide, compensate da 2 lordosi.

Sarebbe più corretto parlare quindi di cifosi patologica, quando l’angolo di Cobb supera i 45°.

Va però fatta una distinzione tra:
⟶ atteggiamento ipercifotico [paramorfismo];
⟶ ipercifosi [dismorfismo].

L’atteggiamento ipercifotico è facilmente correggibile con ginnastica posturale.

Non si presenta un’alterazione morfologica delle vertebre e non sarà necessaria la correzione con corsetti o la chirurgia.

L’atteggiamento ipercifotico può essere causato da:
⟶ cattivo controllo posturale;
⟶ sedentarietà;
⟶ introversione psicologica del paziente.

Nonostante possa essere facilmente correggibile, l’atteggiamento ipercifotico se non trattato nell’età di insorgenza, che in genere è l’età della pubertà, e mantenuto per tanto tempo può irrigidire la colonna, evolvendo in ipercifosi vera e propria.

La riabilitazione nell’atteggiamento ipercifotico è dunque generalmente risolutiva.

L’obiettivo in questo caso è il rinforzo muscolare con conseguente assestamento della struttura vertebrale dell’individuo.

Si mira al potenziamento di:
⟶ sottospinato;
⟶ deltoide posteriore;
⟶ trapezio;
⟶ piccolo rotondo.

Questi muscoli realizzano il movimento di extrarotazione dell’omero e la loro diminuzione in termini di lunghezza possono diminuire l’atteggiamento ipercifotico.

In più, sarà necessario allungare ed diminuire la tensione del:
⟶ sottoscapolare;
⟶ grande rotondo;
⟶ gran pettorale;
⟶ gran dorsale.

Questi muscoli a riposo saranno più lunghi e si può ottenere questa condizione con esercizi di stretching mirati.

[⟶ per approfondire: https://georgiosbakaloudis.it/ipercifosi-diagnosi-e-cura/]

L’osteoporosi è una malattia ben conosciuta dalle donne in menopausa, in cui si presenta nel 95% dei casi: consiste nell...
02/02/2026

L’osteoporosi è una malattia ben conosciuta dalle donne in menopausa, in cui si presenta nel 95% dei casi: consiste nell’indebolimento progressivo delle ossa lunghe e della colonna vertebrale, con potenziale rischio di frattura, dato da un’alterazione del metabolismo del calcio che si verifica - principalmente - in età avanzata e nel sesso femminile.

Questo utile approfondimento ha 3 obiettivi principali:
1] illustrarne i sintomi [all'interno dell'articolo troverete anche un semplice test di autovalutazione];
2] sottolineare l'importanza della diagnosi precoce e dei controlli periodici: nell'osteoporosi infatti i sintomi iniziali sono silenti, la sintomatologia viene avvertita nelle fasi più avanzate;
3] indicare l'iter terapeutico più idoneo per ogni paziente che può variare in base a diversi parametri:
・⟶ sesso;
・⟶ età;
・⟶ presenza di ulteriori fattori di rischio;
・⟶ presenza di patologie correlate.

L'importanza dei controlli medici periodici.

La mielopatia cervicale è una condizione clinica caratterizzata dalla compressione del midollo spinale cervicale.La cara...
29/01/2026

La mielopatia cervicale è una condizione clinica caratterizzata dalla compressione del midollo spinale cervicale.

La caratteristica principale delle mielopatia cervicale è l’apparizione lenta e subdola della sintomatologia.

Spesso si verifica un peggioramento rapido della condizione, seguito da un periodo di remissione in cui non è presente dolore, ma si manifestano diversi sintomi neurologici, come:
⟶ ipoestesia [sensibilità ridotta] a braccia, mani e dita;
⟶ crampi;
⟶ astenia, ovvero debolezza dei muscoli delle braccia, delle spalle e delle mani;
⟶ disequilibrio generalizzato con difficoltà alla coordinazione e deambulazione autonoma;
⟶ perdita progressiva della manualità e delle capacità motorie con ipotrofia muscolare.

Nella mielopatia non si avvertono, dunque, vertigini o capogiri, ma piuttosto il corpo viene recepito come un peso, che non segue più quello che la persona ha intenzione di fare.

La camminata diventa sgraziata, con un andamento tipo “robottino” con piccoli scatti degli arti inferiori.

La perdita delle manualità inizialmente può coinvolgere solo le funzioni di “fino”, come avvitare o cucire: in alcuni casi può addirittura non presentarsi e mostrare un peggioramento grave in poco tempo.

Progressivamente, però, si possono perdere molte funzioni elementari come:
⟶ scrivere;
⟶ abbottonarsi la camicia;
⟶ sollevare oggetti;
⟶ mangiare autonomamente.
Nei casi gravi la mielopatia cervicale può provocare la perdita della mobilità di braccia e gambe, con una severa invalidità della persona coinvolta.

La difficoltà nel riconoscere prontamente i sintomi - e nel riferirli al chirurgo - rende la diagnosi difficile: il punto di partenza per riconoscere la patologia è lo stesso che permette - a medico e paziente - di costruire un solido rapporto di fiducia, fondamentale per iniziare il percorso di guarigione: l'ascolto.

Ed è proprio dall'ascolto della storia clinica del paziente, associato ad un attento esame obiettivo e successivamente confermato attraverso test di imaging che sarà possibile arrivare ad una diagnosi certa.

L’esperienza del chirurgico - in caso di mielopatia cervicale - si vede proprio nella fase di diagnosi e nella scelta delle terapie, che possono alcune volte rimandare nel tempo l’intervento chirurgico e rendere migliore la vita del paziente.

Nei casi meno severi in cui si osserva una stabilità del quadro clinico, il trattamento iniziale della mielopatia cervicale può essere quello non chirurgico.

Lo scopo principale è la diminuzione del dolore e la ripresa di una certa autonomia delle funzioni quotidiane.

Il trattamento conservativo per la mielopatia cervicale include:
⟶ l’uso di un collare morbido;
⟶ l’assunzione di farmaci;
⟶ la fisioterapia.

Il trattamento chirurgico è invece l’unica soluzione nei casi più gravi, permettendo di salvaguardare le funzioni neurologiche e l’autonomia del paziente affetto da mielopatia cervicale.

L’obiettivo è quello di liberare o decomprimere le strutture nervose; può essere eseguito per via anteriore e/o posteriore, con ausilio di mezzi di osteosintesi [gabbie, viti, barre] che permettono di ottenere la stabilità della colonna cervicale.

[⟶ per approfondire: http://bit.ly/la-mielopatia-cervicale]

La gravità di una scoliosi si misura in gradi Cobb, che determinano l’entità del difetto:⟶ fino ai 20° gradi: scoliosi l...
26/01/2026

La gravità di una scoliosi si misura in gradi Cobb, che determinano l’entità del difetto:
⟶ fino ai 20° gradi: scoliosi lieve;
⟶ fino ai 30°- 40°: scoliosi moderata;
⟶ oltre i 40°: scoliosi grave.

Dunque una scoliosi grave è una condizione in cui la colonna vertebrale mostra:
⟶ una curvatura laterale particolarmente accentuata;
⟶ la presenza del gibbo [gobba].

È una seria condizione che richiede necessariamente il trattamento chirurgico, in quanto può presentare:
⟶ sintomi particolarmente invalidanti;
⟶ una deformità importante;
⟶ una progressione costante.

È utile inoltre fare una distinzione tra le conseguenze della scoliosi nell'adolescente e nell'adulto:
⟶ in età adolescenziale, la scoliosi non trattata porta ad un peggioramento costante della curvatura, anche di 10 gradi all’anno;
⟶ nell’adulto, se non trattata, porta ad un aumento progressivo del dolore.

Dopo l'analisi sulla definizione e un importante approfondimento sui sintomi e le conseguenze, potremo analizzare insieme il percorso terapeutico: la scoliosi evolutiva grave, non responsiva ai trattamenti conservativi, richiede infatti necessariamente un intervento chirurgico di fusione spinale - oggi eseguito con tecnica meno-invasiva - al fine di raddrizzare e limitare la progressione della curva.

La scoliosi è grave quando supera i 40° di Cobb.

Esistono 4 tipologie di cifosi e 3 opzioni per curarla in modo efficace.Le 4 tipologie sono:⟶ congenita;⟶ dell'accrescim...
22/01/2026

Esistono 4 tipologie di cifosi e 3 opzioni per curarla in modo efficace.

Le 4 tipologie sono:
⟶ congenita;
⟶ dell'accrescimento;
⟶ post-traumatica;
⟶ dell'adulto [o squilibrio sagittale rigido].

La cifosi dell'accrescimento [cifosi di Scheuermann] è la forma più classica di ipercifosi ed è il risultato della cuneizzazione vertebrale durante l’adolescenza.

La causa non è attualmente nota e la condizione sembra essere multi-fattoriale; colpisce più spesso i maschi rispetto le femmine.

3 - come dicevamo - le opzioni terapeutiche:
1] Osservazione.
L’osservazione è consigliata nei seguenti casi:
⟶ ipercifosi posturale [si corregge suggerendo di assumere una postura più corretta;]
⟶ curve cifotiche inferiori a 60°.
Se l’adolescente presenta sintomatologia dolorosa, è consigliato un programma fisioterapico.

2] Trattamento con corsetto.
Quando la deformità è moderatamente severa [60°- 80°] e il paziente è in fase di accrescimento, è indicato un trattamento con busto ortopedico, associato a un programma fisioterapico.

3] Trattamento chirurgico.
Quando la deformità diventa grave [supera cioè gli 80°] e il paziente lamenta dorsalgia ingravescente, è indicato il trattamento chirurgico.

L’intervento chirurgico consente una buona correzione senza la necessità di un corsetto nel post-operatorio.
La correzione viene effettuata impiantando viti peduncolari e barre, effettuando caute manovre di correzione.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/cifosi-dorsale/]

Per mielopatia si intende ogni processo patologico a carico del midollo spinale.Può avere diverse manifestazioni sintoma...
19/01/2026

Per mielopatia si intende ogni processo patologico a carico del midollo spinale.

Può avere diverse manifestazioni sintomatologiche, che variano in base alle cause di insorgenza, e si presenta generalmente in persone di età superiore ai 50 anni.

Le diverse cause permettono di classificarne tre tipologie fondamentali:
1] da compressione;
2] vascolare;
3] da radiazioni.

Il primo approccio è sempre di tipo conservativo, solo nei casi più complessi - che presentano gravi deficit neurologici e difficoltà motorie importanti - si fa ricorso alla chirurgia.

I percorsi di cura, quindi, variano in base alla gravità della sintomatologia:
1] conservativo:
・⟶ collare morbido;
・⟶ fisioterapia;
・⟶ terapia farmacologica.
2] intervento chirurgico di discectomia;
3] intervento chirurgico di laminectomia decompressiva.

Compressiva, vascolare, da radiazioni.

«Questa tecnologia diventerà - senza dubbio - lo standard nella chirurgia vertebrale nel prossimo futuro.»La chirurgia v...
15/01/2026

«Questa tecnologia diventerà - senza dubbio - lo standard nella chirurgia vertebrale nel prossimo futuro.»

La chirurgia vertebrale robotica, effettuata con l’ausilio del robot spinale, sta diventando sempre più popolare tra i chirurghi e i pazienti che riconoscono come tale evoluzione tecnologica rappresenti un fondamentale progresso nel trattamento delle patologie della colonna vertebrale.

È necessaria una premessa: il robot spinale non trasforma un chirurgo inesperto in un bravo chirurgo spinale, ma aiuta un esperto in chirurgia vertebrale a migliorare in maniera significativa la qualità e i risultati della sua attività.

Senza dubbio l’utilizzo del robot spinale potenzia i risultati della chirurgia vertebrale mini-invasiva [https://bit.ly/3a35HLD] in termini di:
⟶ incrementata accuratezza e sicurezza nell’impianto dei moderni mezzi di sintesi;
⟶ diminuzione dei tempi chirurgici e di ricovero;
⟶ riduzione significativa della esposizione alle radiazioni intraoperarorie sia per il personale sanitario sia per il/la paziente.

Esattamente come un pilota organizza un piano di volo basandosi sulle condizioni meteo, la rotta specifica, il carico di carburante e di peso, il chirurgo vertebrale pianifica il suo intervento in un ambiente virtuale basandosi su:
⟶ anatomia;
⟶ qualità dell’osso;
⟶ correzione della deformità.

Durante l’intervento di chirurgia vertebrale robotica, il robot spinale facilità l’esecuzione del programma chirurgico identificando, come un vero navigatore virtuale, il punto preciso sulle vertebre dove inserire i mezzi di sintesi [viti e gabbie] e calcola la quantità e precisa localizzazione dell’osso da rimuovere.

Il robot è “passivo”, nel senso che non esegue lui stesso l’intervento, ma è il chirurgo che compie la procedura come il pilota fa volare un aereo.

Il ruolo del robot è quindi quello di aiutare il chirurgo ad essere più preciso, più sicuro ed efficiente.

Il candidato ideale per la chirurgia vertebrale robotica è il paziente affetto da deformità vertebrali complesse, che prevedono una pianificazione precisa e l’inserimento dei mezzi di sintesi eseguito con la massima sicurezza ed efficacia, o pazienti per i quali è indicata una revisione di impianto.

La chirurgia vertebrale robotica riduce in maniera significativa anche i tempi chirurgici.

Questo comporta un incremento all’efficacia ed accuratezza dell’intero processo, con diminuzione dei tempi:
⟶ chirurgici;
⟶ di anestesia;
⟶ di ricovero.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/chirurgia-vertebrale-robotica/]

«Il primo trattamento per l'ernia del disco è - sempre - di tipo conservativo.»Dopo una corretta diagnosi per identifica...
13/01/2026

«Il primo trattamento per l'ernia del disco è - sempre - di tipo conservativo.»

Dopo una corretta diagnosi per identificare la tipologia di ernia, il chirurgo imposterà l'algoritmo terapeutico più idoneo per il paziente: il giusto contributo di antidolorifici, fisioterapia, e uno stile di vita più "sano", permette di controllare il dolore e di risolvere una delle cause principali di mal di schiena.

Il trattamento chirurgico, dunque, dovrebbe essere riservato a un numero ristretto di casi: considerando che l’ernia del disco può guarire con uno stile di vita sano, ma ha carattere recidivo, insegnare al paziente cosa fare per migliorare la propria condizione è sicuramente un vantaggio maggiore rispetto all’operazione, che si tende ad evitare il più possibile.

Quando operare, quindi? Scopriamolo insieme nel nostro approfondimento settimanale.

Deficit motori e dolore delibitante.

La scoliosi viene considerata grave quando mostra:⟶ una curvatura laterale superiore ai 40° di Cobb;⟶ la presenza del gi...
08/01/2026

La scoliosi viene considerata grave quando mostra:
⟶ una curvatura laterale superiore ai 40° di Cobb;
⟶ la presenza del gibbo [gobba].

Da non confondere con il semplice atteggiamento scoliotico inteso come vizio posturale, la scoliosi propriamente detta è una condizione patologica a progressione costante, che può richiedere nei casi più gravi l’intervento chirurgico in quanto può presentare:
⟶ sintomi particolarmente invalidanti;
⟶ una deformità importante;
⟶ una progressione costante.

In età adolescenziale, la scoliosi non trattata porta infatti ad un peggioramento costante della curvatura, anche di 10 gradi all’anno.

In questo periodo, il piccolo paziente si trova nella fase di accrescimento, per cui la curva si adatterà costantemente alla nuova morfologia scheletrica, aumentando sempre più.

La scoliosi può ripresentarsi in età adulta, anche se correttamente trattata durante l’infanzia o l’adolescenza, mostrando una progressione continua: in queste circostanze, la degenerazione dei dischi vertebrali causata dall’invecchiamento può essere un fattore di aggravamento della condizione.

Si parla, in quest’ultimo caso, di scoliosi degenerativa, che insorge generalmente dopo i 45 anni.

Se è vero che le scoliosi lievi e moderate sono generalmente asintomatiche, è possibile che la scoliosi grave - oltre al dolore - mostri anche:
⟶ debolezza agli arti inferiori;
⟶ difficoltà nel mantenimento della stazione eretta;
⟶ difficoltà nella deambulazione.

La scoliosi lombare sintomatica è spesso associata a stenosi del canale vertebrale, condizione in cui si viene a creare una compressione delle radici spinali.

Qualsiasi tipologia di scoliosi viene inizialmente trattata con terapia fisica associata all’utilizzo di busti o corsetti.

La scoliosi evolutiva grave, non responsiva ai trattamenti conservativi, richiede necessariamente l’intervento chirurgico di correzione e fusione spinale, al fine di raddrizzare e limitare la progressione della curva.

Oggi la fusione spinale può essere eseguita con tecnica meno-invasiva, per cui l’impatto sul paziente è inferiore e i tempi chirurgici risultano più brevi, dalle tradizionali 6/8 ore alle 3/4.

Questo aspetto porta con sé diversi vantaggi, come:
⟶ tempi di recupero più brevi;
⟶ incisioni ridotte;
⟶ tempo di permanenza in ospedale ridotto;
⟶ dolore post-operatorio minore;
⟶ perdite ematiche inferiori durante l’intervento.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/scoliosi-grave/]

Cifosi e lordosi sono curvature naturali della nostra schiena.Ne abbiamo in totale 4 [2 cifosi e 2 lordosi] e la differe...
22/12/2025

Cifosi e lordosi sono curvature naturali della nostra schiena.

Ne abbiamo in totale 4 [2 cifosi e 2 lordosi] e la differenza principale risiede nella forma della curvatura:
⟶ convessa per quanto riguarda le lordosi, distinte in cervicale o lombare;
⟶ concava per le cifosi, distinte in dorsale e sacrale.

Questa distinzione è fondamentale per approfondire un altro punto, spesso frainteso: si parla [in modo errato] di cifosi e lordosi per indicare, invece, l’ipercifosi e l’iperlordosi: ecco quando le curve [della schiena] diventano "pericolose".

Differenze e cure per l'ipercifosi e l'iperlordosi.

La sindrome della cauda equina è una grave complicazione di un'ernia del disco che interessa le vertebre lombari da L1 a...
18/12/2025

La sindrome della cauda equina è una grave complicazione di un'ernia del disco che interessa le vertebre lombari da L1 a L5.

Condizione molto rara, ma estremamente invalidante, è considerata un'emergenza chirurgica e va trattata nel minor tempo possibile [entro le 48 ore dall’insorgenza dei sintomi] poiché può portare a incontinenza e paralisi permanente degli arti inferiori.

In base alla zona in cui si presenta, è possibile distinguerla in:
⟶ cauda alta [o cono-cauda];
⟶ cauda bassa.

I sintomi iniziali della sindrome della cauda equina sono:
⟶ ritenzione urinaria [questo viene considerato il primo campanello d’allarme, riscontrato nel 70% dei casi];
⟶ anestesia a sella [perdita della sensibilità della zona tra l’ano e i genitali, come se ci si sedesse su una sella];
⟶ lombalgia severa [dolore nella parte bassa del rachide];
⟶ debolezza degli arti inferiori;
⟶ assenza bilaterale del riflesso patellare [verificato con il test del martelletto neurologico sul ginocchio].

Nelle fasi più avanzate o trattate troppo tardi, la sintomatologia è decisamente più severa, comprendente:
⟶ incontinenza urinaria e fecale;
⟶ paraplegia.

L’intervento chirurgico è l’unica soluzione per la sindrome della cauda equina: il recupero delle funzioni vescicarie e intestinali è correlato alla tempestività nel trattamento della condizione.

Il trattamento che avviene entro 48 ore permette, inoltre, il recupero della funzionalità motoria: i pazienti trattati oltre le 48 ore, possono necessitare di tempi di recupero della funzione vescicale più lungo, che può però ripristinarsi completamente.

Gli interventi chirurgici possono essere diversi, effettuati in regime d’urgenza, tutti con l’obiettivo ultimo di ottenere la regressione della sintomatologia neurologica.

Il gesto chirurgico consiste nel liberare/decomprimere le strutture nervose coinvolte [laminectomia decompressiva posteriore], con o senza l’ausilio di una artrodesi vertebrale per via posteriore.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/sindrome-della-cauda-equina/]

La sindrome della   è in genere una grave complicazione di un’  che interessa le vertebre lombari, da L1 a L5 [potete ap...
16/12/2025

La sindrome della è in genere una grave complicazione di un’ che interessa le vertebre lombari, da L1 a L5 [potete approfondire le "zone" della colonna vertebrale in questa infografica dedicata: ⟶https://bit.ly/anatomia_schiena].

Condizione molto rara, ma estremamente invalidante, va trattata chirurgicamente nel minor tempo possibile [entro le 48 ore dall’insorgenza dei sintomi], per non aggravare ulteriormente le condizioni generali del paziente.

Vediamo in cosa consiste, i sintomi, la diagnosi e la cura proprio per questo tipo di patologia.

Cosa fare entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi.

Indirizzo

Via Francesco Nava, 31
Milan
20159

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dr. Georgios Bakaloudis

Il nostro “perché” dipende ed è strutturato dal nostro passato; è unico.

Caratterizza chi siamo, da dove veniamo, in cosa crediamo.

Mi chiamo Georgios Bakaloudis e sono un chirurgo vertebrale.

Sono nato ad Atene, a 19 anni mi sono trasferito a Roma per studiare ciò che ho sempre voluto diventare: un medico.