09/03/2020
La paura è da sempre stata etichettata come un’emozione negativa, da sfrattare, da espettorare.
Non appena ci bussa alla porta noi cerchiamo di fare di tutto per maltrattarla ed esorcizzarla pensando così di aver vinto una battaglia, di essere stati più forti, di non essere stati vinti, di aver resistito.
Non possiamo negarlo, la paura ci fa paura perché con sé porta anche la possibilità, che ci terrorizza, di perdere il controllo e di esserne governati inducendoci a mettere in atto comportamenti illogici e disadattivi. Questo avviene perché ci identifichiamo totalmente nell’emozione che stiamo provando e lasciamo che ci trascini e ci schiaffeggi lasciandoci inermi.
La novità è che con le emozioni possiamo avere un dialogo costruttivo, possiamo interrogarle, possiamo porci ad una distanza di sicurezza tale per cui sarà possibile accorgerci del loro arrivo e decidere cosa fare. Siamo noi i protagonisti e loro sono delle comparse, seppur fondamentali. Noi non “siamo” una determinata emozione, noi “proviamo”quella determinata emozione e questa differenza è la chiave.
Non riconoscerla quando arriva però potrebbe creare gravissimi danni. Ci sono momenti in cui la paura ci è amica, in cui si traveste da postino e ci bussa alla porta per portarci un messaggio importante e noi, non ascoltandola, commettiamo un grave errore. (Mi drogo perché tanto non morirò. Attraverso la strada quando è rosso perché le possibilità di essere investita sono bassissime eccetera eccetera) Sono tanti i momenti in cui bisognerebbe avere un pizzico di paura in più.
In questo momento più che mai, bisogna aprire quella porta ed ascoltare. Ascoltare implica uno sforzo, significa esserci, significa essere presenti.
La comunicazione (quella autorevole) che ci ruota attorno, sta cercando di avvicinare alle porte delle nostre case la paura: nessuna psicosi di massa. La storia è molto più semplice: la paura arriva, bussa alla porta, noi guardiamo dallo spioncino e chiediamo “chi è?”. Lei ci risponde: “Hey, volevo solo avvisarti che qui fuori c’è un virus molto contagioso che è meglio non prenderci tutti insieme perché corriamo il rischio, ammalandoci, di finire tutti insieme all’ospedale. Anzi, ancora peggio: rischiamo di non poterci finire tutti insieme all’ospedale perchè i posti scarseggiano e non ce n’è per tutti. Scarseggiano i posti e scarseggia anche il personale sanitaro che possa curarci tutti insieme. Certe persone possono essere contagiose anche senza sintomi quindi è difficile capire chi ha il virus e chi no. Si, lo so. Questo è preoccupante. Cosa ne dici se invece che uscire e rischiare di contagiare qualcuno ed essere contagiato, te ne stai bello bello a casa a leggere, cantare, ballare, fare l’amore, scrivere un diario segreto, cucinare, guardare la tv, fare stretching, giocare, fare yoga, meditazione, dipingere? No, no. Niente panico, io non sono il panico. Sono la paura. Al panico ho detto di starsene anche lui a casa sua perché in questo momento non serve a un bel niente. Il panico sopraggiunge quando una soluzione ad un problema non c’è. In questo caso puoi rasserenarti perché una soluzione c’è ed è alla portata di tutti, semplicissimo: STATE A CASA.” “Grazie Paura, lo farò.”
A volte la paura ci mette in guardia dai pericoli e fa attivare il nostro istinto di sopravvivenza. Abbiate paura. Non è poi così male.