Dott.ssa Laura Lidia Saltarin Ecografista

Dott.ssa Laura Lidia Saltarin Ecografista Ecografista dal 2000, esegue tutti i tipi di ecografia e interventistica ecoguidata

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07/04/2023

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TESSUTO ECTOPICO TIMICO INTRATIROIDEO IN BIMBO DI TRE ANNIAl III medio del lobo destro si evidenzia nodularità ipoecogen...
30/03/2023

TESSUTO ECTOPICO TIMICO INTRATIROIDEO IN BIMBO DI TRE ANNI

Al III medio del lobo destro si evidenzia nodularità ipoecogena ben circoscritta, a margini netti e policiclici, con strie iperecogene interne a binario, senza vascolarizzazione all'EPD ( e SMI Canon) né calcificazioni, delle dimensioni di 8 x 4 x 7 mm, con caratteri ecografici di benignità e in prima ipotesi compatibile con TESSUTO TIMICO ECTOPICO INTRATIROIDEO.
L'immagine ecograficamente è decisamente patognomonica.
Ricordiamoci che nei bambini la probabilità che un nodulo tiroideo sia tessuto ectopico timico è di quasi il 20%.

TUMEFAZIONE CISTICA DEL COLLO Paziente giovane con voluminosa tumefazione laterocervicale sinistra di aspetto cistico de...
30/03/2023

TUMEFAZIONE CISTICA DEL COLLO
Paziente giovane con voluminosa tumefazione laterocervicale sinistra di aspetto cistico denso di circa 7-8 cm.
Nonostante la posizione della voluminosa cisti fosse giugulo-digastrica e quindi apparentemente non sede tipica per cisti disembriogenetica, è risultata all'esame citologico, compatibile con CISTI BRANCHIALE. Verosimilmente le dimensioni importanti hanno causato una dislocazione della stessa e reso meno scontata la diagnosi.

Formazione nodulare solida intramuscolare nel retto addominale sinistro. Nonostante la posizione (sottombelicale paramed...
19/05/2022

Formazione nodulare solida intramuscolare nel retto addominale sinistro. Nonostante la posizione (sottombelicale paramediana sinistra, molto alta rispetto alla cicatrice chirurgica del cesareo), l'esito della biopsia ha confermato trattarsi di fibromatosi desmoide.

Linfoadenopatie al I e Iivello del collo in paziente di 31 anni con recente riscontro di positività per IgM anti Toxopla...
27/07/2020

Linfoadenopatie al I e Iivello del collo in paziente di 31 anni con recente riscontro di positività per IgM anti Toxoplasma.
Nonostante la disomogeneità strutturale dei linfonodi e la ricca vascolarizzazione che potrebbero preoccupare ad una prima occhiata, l'indice di rotondità, i margini e la vascolarizzazione solo ilare depongono comunque per la benignità.

31/01/2020

"Dottoressa perché l’esito dell’agoaspirato del mio nodulo tiroideo è inconcludente (TIR 1)"?

Il dramma di ogni ecografista interventista è dover consegnare al paziente, sottoposto ad agoaspirato di un nodulo tiroideo (FNA, dall'Inglese "Fine-Needle Aspiration", aspirazione con ago fine) un esito citologico inconcludente (TIR 1 = materiale insufficiente per ottenere una diagnosi citologica).
Purtroppo capita spesso (statisticamente 1 esito su 5, ma in alcuni ambulatori di anatomia patologica anche di più) che nonostante il paziente si sia sottoposto all’agoaspirato, con tutto quel che concerne ansia e disagio legato alla manovra invasiva stessa, si senta dire dal medico, dopo una settimana di trepidante attesa, che non si è riusciti ad avere una diagnosi conclusiva né in senso benigno né maligno.
"Perché accade?" chiede il paziente arrabbiato, deluso, decisamente sconfortato.
Cerchiamo di capire un po’ insieme.
Il prelievo con agoaspirato prevede l’allestimento di alcuni vetrini con il materiale che si aspira nella siringa durante la manovra ecoguidata, che è di quantità esigua e non valutabile in senso di adeguatezza del prelievo al momento dell’esame. Solo l’anatomopatologo che guaderà i vetrini al microscopio, dopo opportuna preparazione degli stessi, sarà in grado di vedere quante cellule sono state “strisciate” sul vetrino stesso. Purtroppo, al di sotto di un certo numero di cellule, non è materialmente in grado di dare un parere definitivo. Pertanto, in questi casi, il prelievo viene definito TIR 1, ovvero inconcludente. Non è colpa del medico ecografista interventista, non è colpa dell’anatomo-patologo, e, ovviamente, non è colpa del paziente.
Ciò può accadere per vari motivi.
Il primo tra tutti è quello che i noduli tiroidei contengono colloide, sostanza gelatinosa prodotta dalla ghiandola tiroide, priva di cellule. Le aree di colloide possono essere anche molto piccole e non ecograficamente distinguibili.
Può accadere perché il prelievo sia stato “sporcato” dal sangue, anche i capillari all’interno dei noduli non sono evidenziabili ecograficamente, in questo caso le cellule del sangue competono con le cellule del nodulo all’interno della siringa, riducendone il numero sui vetrini. Può succedere perché il nodulo è di vecchia data, molto fibroso o calcifico e pertanto privo di una ricca struttura cellulare.
Esistono infine noduli particolarmente aggressivi nei quali le cellule sono strettamente connesse una con l’altra e, come dicono gli anatomopatologi, non cedono alla sola pressione aspirante dell’agoaspirato.
Che fare davanti ad un esito del genere?
Dopo anni di esperienza mi sento di dire: affidatevi al parere dello specialista endocrinologo!
Prima di tutto, essendo un evento tanto frequente, i medici sono abituati a trattare noduli con questo esito, pertanto saranno le persone migliori che, in base alla storia del paziente, alle caratteristiche ecografiche del nodulo e a tutti gli altri esami disponibili, sapranno consigliarvi sul da farsi.
Se, per esempio, il nodulo non ha caratteri ecografici francamente sospetti, si può pensare di avere un atteggiamento attendista cioè aspettare qualche mese, ripetere l’ecografia e valutare l’eventuale ripetizione dell’agoaspirato senza ansia.
Alternativamente sarà il medico stesso che, davanti ad un nodulo con caratteristiche più sospette opterà per un atteggiamento più aggressivo, richiedendo di ripetere l’agoaspirato nel breve tempo, non prima però di un mese, per non incorrere in un ennesimo TIR 1, da attribuire agli esiti della recente manovra!

28/10/2019

Quando eseguire un’ecografia del cute e sottocute?

Tutte le volte che si riscontra la presenza di una tumefazione mai notata prima sul nostro corpo.
Premesso che la maggior parte delle tumefazioni che compaiono sul nostro corpo hanno significato BENIGNO ( per la maggior parte infatti si tratta di piccoli o meno lipomi, cioè tumori benigni del tessuto adiposo ), sottovalutare la presenza di un nodulo può essere un errore.
L’ecografia è un esame che, in mani esperte e con un ecografo di buona qualità, può farci sapere con un’alta attendibilità ( cioè con discreta certezza) un dato importante: se si tratta di una formazione SOLIDA o LIQUIDA. Le formazioni liquide sono nella stragrande maggioranza dei casi benigne.
Nel caso si tratti invece di una forma solida, valutandone le dimensioni, la struttura, i contorni, l’alterazione o meno dei tessuti circostanti, la presenza eventuale di vascolarizzazione, possiamo avere ulteriori elementi che ci fanno deporre per una formazione benigna, piuttosto che maligna.
E’ possibile quindi successivamente chiedere ulteriori esami o semplicemente, tranquillizzando il paziente, consigliare un RICONTROLLO ECOGRAFICO nel tempo ( comunque richiesto nella quasi totalità dei casi, pertanto non ci si deve allarmare se nonostante il parere favorevole dell’ecografista viene richiesto un ricontrollo). Se è vero che l’ecografia con discreta certezza ci aiuterà a fare una diagnosi, ripetere l’esame a distanza di tempo è lo strumento migliore per avere ulteriori informazioni sulla natura della lesione ( teniamo comunque presente che se una formazione cresce nel tempo non è scontato che debba essere una lesione maligna!).

18/10/2019

ECOGRAFIA DELLA SPALLA: LESIONI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI

Quando serve farla, cosa è in grado di vedere? Perché fare l’ecografia alla spalla e non la risonanza magnetica?

Qualsiasi dolore alla spalla può essere l’indicazione all’esame.
L’ecografia studia bene i tessuti attorno alle ossa (muscoli, tendini, borse, legamenti), è inoltre in grado di valuta bene il margine esterno delle ossa (all’interno delle ossa il segnale ecografico è completamente assente, pertanto tutto quello che concerne una patologia interna all’osso sarà indagabile con una radiografia).

L’ecografia è meno specifica se vogliamo valutare i rapporti tra le ossa, ad esempio in caso di lussazione della spalla è indispensabile una radiografia.

L’ecografia è un esame di primo livello: facilmente reperibile, a relativamente basso costo, non invasivo.

Rispetto alla risonanza abbiamo tre grandi vantaggi: primo, l’ecografia è un esame dinamico, significa che l’operatore muove l’arto mentre esegue l’esame (per lo meno bisognerebbe sempre farlo, se non si esegue l’esame in dinamica si vedono molte meno cose), secondo possiamo confrontarlo con la spalla controlaterale durante l’esame; infine, l’ecografia è un esame ripetibile e questo è un grande vantaggio se si prevede di rifare un controllo dopo opportuna terapia.
Sulla definizione e la finezza di immagine la risonanza ha sicuramente dei vantaggi, tuttavia, anche in questo caso mi sento di dire una cosa importante: maggiore è l’esperienza dell’operatore, maggiori e meglio saranno le cose che riuscirà a vedere.

Se parliamo infatti delle lesioni della cuffia dei rotatori, è inutile dire che la risonanza è molto più fine, ma sicuramente se l’esperienza dell’operatore è tanta, e si ha a disposizione un ecografo di alto livello, possiamo riuscire a distinguere per esempio lesioni di cuffia parziali da quelle complete, e nel caso delle parziali se stiamo parlando di una piccola lesione sul versante bursale ( superficiale) o sul versante articolare (profonda), tutte informazioni che aiutano i colleghi.
Insomma, diciamo che grazie anche alle sonde ad alta definizione sempre più specifiche per le articolazioni, oggi non dobbiamo accontentarci di dire se in una spalla c’è la presenza di liquido (borsite-tendinite) o se ci sono o meno calcificazioni.

Vero è tuttavia che, se stiamo parlando dell’atleta giovane la mia sensibilità sarà nettamente più alta nel distinguere una lesione piuttosto che in una spalla logora nel paziente anziano in cui l’alterazione dell’anatomia dei capi articolari così come l’ispessimento e la fibrosi dei tessuti rende la definizione di minor qualità. Nella pratica clinica non dimentichiamo che la tipologia di paziente a cui si segue un esame ecografico (e questo è vero non solo per la spalla ma in quasi tutti gli altri distretti) influisce notevolmente sull’esame stesso, se visitiamo per esempio un paziente obeso, non è trascurabile il notevole aumento di spessore del grasso cutaneo che in alcuni casi riduce moltissimo l’attendibilità diagnostica rendendo la qualità del mio esame pressoché scarsa.

Indirizzo

Milan

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