Puericultrice Fabiola Fermin

Puericultrice Fabiola Fermin Puericultrice e mamma di Romeo alimentare

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Sapete che difficilmente su questa bacheca scrivo cose al di fuori della divulgazione e del lavoro. Ma oggi è una giorna...
10/05/2026

Sapete che difficilmente su questa bacheca scrivo cose al di fuori della divulgazione e del lavoro. Ma oggi è una giornata particolare.

I miei due amici inaugurano la loro attività.

Sono due ragazzi “vecchi” (😂)di 35 e 36 anni. Hanno tre figlie e, per arrivare ad aprire, hanno fatto tantissimi sacrifici.
Io so bene quanta forza e quanto coraggio ci vogliano per fare una scelta del genere in questo Paese.

✨Questi sono loro che, dopo una giornata di lavoro, con tanto di bimba dietro, andavano a lavorare nella loro attività.
Quel giorno mi sono fermata e ho scattato questa foto meravigliosa.

👉Loro non lo sapevano, ma volevo tenerla e mostrargliela tra un paio d’anni, quando ormai quei giorni sarebbero stati lontani, per dirgli:
“Vi ricordate quando andavate lì dopo il lavoro? Ne è valsa la pena!!.”

Ma ho cambiato idea.
Credo che questa foto debbano vederla proprio oggi. Perché devono sapere che, quando ci metti tutta la forza, l’amore e la dedizione in quello che fai, hai già vinto comunque.

In bocca al lupo, amici miei.
Che la vita e la buona fortuna finalmente vi sorridano.

Vi voglio bene ❤️
🌸

Ps: se siete di gallarate e dintorni seguiteli😂🙌

Quindi sì, obiettivamente esistono bambini che, per temperamento o caratteristiche individuali, possono essere più compl...
08/05/2026

Quindi sì, obiettivamente esistono bambini che, per temperamento o caratteristiche individuali, possono essere più complessi da gestire rispetto ad altri.

Basta pensare, ad esempio, a bambini molto impulsivi, estremamente sensibili, molto intensi emotivamente o particolarmente attivi.

Ma questo non significa automaticamente che la genitorialità degli altri sia semplice.

Perché essere genitori, in generale, non è semplice.

Le difficoltà non dipendono solo dal bambino che abbiamo davanti, ma anche dal nostro vissuto, dalle risorse che abbiamo, dal supporto attorno a noi, dalla stanchezza, dalla nostra regolazione emotiva.

Un genitore molto regolato emotivamente potrebbe riuscire a gestire meglio anche un bambino molto intenso.
Così come un genitore molto in difficoltà potrebbe sentirsi sopraffatto anche con un bambino più tranquillo.

Ed è anche per questo che continuo a credere così tanto nel valore dell’informazione.
Ma soprattutto nel lavoro che facciamo su noi stessi, indipendentemente dal bambino che abbiamo davanti.

06/05/2026

Mio figlio non può essere più diverso da me a livello temperamentale.
Da piccola io volevo provare tutto, ero intrepida.

Mio figlio l’opposto.
È un bambino che ama il prevedibile e ha bisogno di tempo per adattarsi alle situazioni. E questo rende la mia genitorialità più facile per certi versi, ma più difficile per altri.

Mi sono imbattuta in questo video di uno studio dell’Università del Maryland sul temperamento del bambino. E ho pensato a quella lezione durante il corso di psicologia dell’età evolutiva in cui avevamo parlato di temperamento e carattere. Un argomento che trovo affascinante.

Nel video si vedono due bambini con temperamenti diversi messi nella stessa situazione.
Jack, per esempio, è un bambino molto intenso: curioso, persistente, attratto da tutto ciò che lo stimola. Quando gli viene vietato di toccare una pianta, per lui fermarsi è difficilissimo, nonostante le richieste della mamma.

Emily, invece, ha un temperamento più tranquillo. Le basta un “no” per lasciare stare.

Stessa richiesta, risposta completamente diversa.
Lo studio ci suggerisce che la genitorialità cambia a seconda del bambino che hai davanti.
Con Jack, la mamma deve intervenire continuamente, anticipare, distrarre, contenere.
Con Emily, tutto scorre molto più facilmente.

Questo non significa che uno sia “giusto” e l’altro “sbagliato”.
Significa che il temperamento incide davvero su quanto è faticoso, intenso e impegnativo crescere quel bambino.

Allo stesso tempo, il temperamento non è una condanna né una “scusa”.
Ogni bambino nasce con un suo modo di reagire al mondo, ma quel modo non resta identico per sempre. Si modella nel tempo, attraverso la relazione.

Il modo in cui il genitore risponde, accompagna, mette limiti, contiene le emozioni.
tutto questo costruisce, passo dopo passo, la risposta emotiva del bambino.

È una danza continua tra chi è il bambino e come noi rispondiamo a lui. E la parte difficile sta proprio lì.

👇
E tu? Hai un bambino più simile “Jack” o “Emily”?

Il mio è un mix 😅

A tavola c’è tensione?Tuo figlio rifiuta molti cibi o non vuole assaggiare nulla di nuovo?In questo incontro ti aiuto a ...
05/05/2026

A tavola c’è tensione?
Tuo figlio rifiuta molti cibi o non vuole assaggiare nulla di nuovo?

In questo incontro ti aiuto a leggere cosa c’è dietro a questi comportamenti e come accompagnare tuo figlio nella quotidianità con uno sguardo educativo, pratico e rispettoso dei suoi tempi.

Capiremo insieme cosa è fisiologico e cosa, invece, merita più attenzione, così da sentirti più sicura nelle tue scelte a tavola.

A fine corso riceverai una stampa con il riassunto dell’incontro e una scheda con i suggerimenti nutrizionali realizzata dalla nutrizionista di CurAmami.

Se senti che i pasti sono diventati faticosi, questo spazio è per te.

📩 Scrivimi in privato o su WhatsApp per info e iscrizioni
Posti limitati

04/05/2026

Volevo arrivare il più tardi possibile a introdurre i dolci. Per una questione di palato, di abitudine, di seguire le raccomandazioni.
E in parte è andata così, ma fino a un certo punto. Perché, realisticamente, non dipende mai solo da noi.

Così mio figlio ha iniziato a incontrarli intorno ai due anni. E sì, è un bambino molto goloso. Proprio come mamma e papà.

🙌A un certo punto però mi sono fermata a riflettere: è davvero corretto pensare che “non sappia controllarsi” e che quindi debba essere io a controllare i dolci? Perché la sua autoregolazione dovrebbe valere per tutto, tranne che per i dolci?

È vero, biologicamente siamo predisposti al gusto dolce e questi danno tanto piacere e questo potrebbe interferire con la regolazione. Ma proprio per questo ho sentito il bisogno di fare un passo indietro: togliere al dolce quell’aura di eccezionalità, di rarità, di qualcosa da gestire o temere.

E accompagnarlo, invece, a riconoscerlo come un alimento tra gli altri.

👉La letteratura ci aiuta a comprendere questo passaggio. Gli studi di Leann Birch, tra le principali ricercatrici sul comportamento alimentare infantile, mostrano che quando i genitori limitano in modo rigido i cibi più palatabili, i bambini tendono a desiderarli di più e, quando ne hanno accesso, a consumarne oltre il proprio bisogno. È il cosiddetto “forbidden food effect”: ciò che è proibito diventa più attraente.

Allora vuol dire offrire dolci sempre?
No.

Ma nemmeno tenerli lontani o caricarli di significato.

Quello che sto cercando di costruire è una via intermedia: una struttura.
I dolci possono esserci, in momenti prevedibili, all’interno di pasti normali, insieme ad altri alimenti. Senza trattative, senza premi, senza tensione. Con buon senso: non due fette di torta cinque minuti prima di cena, ma un contesto che aiuti il bambino a orientarsi.

Normalizzare non significa aumentare il consumo.
Significa ridurre il peso mentale ed emotivo.

E quella scena in cui si ferma e dice “non lo voglio più”?
Non è casuale. Non ha bisogno di approfittarne, perché non lo vive come qualcosa di raro.
Sta facendo esperienza. Sta imparando.

Questa dottoressa non ha bisogno dell’avvocato delle cause p***e e non ha di certo bisogno di gente come me che la difen...
30/04/2026

Questa dottoressa non ha bisogno dell’avvocato delle cause p***e e non ha di certo bisogno di gente come me che la difenda. Io voglio davvero che voi capiate che io difendo un principio.
Si ho preso a cuore questa situazione perché sono davvero delusa da tanti professionisti. Ma tanto.

E’ facile predicare bene.

Voglio riflettere anche io e rimettere in discussione tante mie scelte su questa pagina. Vediamo il risultato di questa riflessione.

Ps. Avrei voluto anche io parlare del tema con una psicologa che vi avrebbe dato il suo punto di vista volevamo stimolare un riflessione sull’argomento. Ma meglio non averlo fatto. La riflessione dovrebbe virare proprio sulle basi della prevenzione al bullismo e sull’empatia. Ma va beh. Andata.

Non entro nel merito della questione. Magari vi diró io come mi comporto con mio figlio nelle storie. Ma mi sento in pri...
29/04/2026

Non entro nel merito della questione. Magari vi diró io come mi comporto con mio figlio nelle storie.

Ma mi sento in primis, come tanti altri, di esprimere solidarietà a .

27/04/2026

Ci raccontano che, appena nasce un bambino, la madre dovrebbe provare un amore incondizionato, sapere istintivamente di cosa ha bisogno e avere una naturale predisposizione all’accudimento. Ma la verità è un’altra.

L’idea tradizionale della maternità come un istinto naturale ed esclusivamente femminile è più una costruzione culturale che una realtà.

Le ricerche dimostrano infatti che l’accudimento non è un istinto innato, ma una capacità che si sviluppa grazie a una combinazione di esperienza, ormoni e plasticità cerebrale. E questo vale per tutti!

📌 Il cervello si adatta – sia quello delle madri che quello dei padri – in base al tempo trascorso con il bambino. Più si sta a contatto con lui, più si rafforzano i circuiti dell’empatia, dell’attaccamento e della cura.

📌 Anche gli uomini sviluppano risposte neurali simili a quelle delle madri, con un aumento di ossitocina e l’attivazione delle aree legate alle emozioni, alla cognizione, all’empatia e all’attaccamento quando si prendono cura in modo primario del loro bambino.

📌 L’amore per un figlio non è un colpo di fulmine per tutte. Alcune mamme lo sentono subito, altre hanno bisogno di tempo, altre ancora di aiuto per elaborare un parto difficile o le fatiche dell’inizio.

Questo spiega perché:
• Alcune madri possono sentirsi meno “materne” all’inizio.
• I padri che trascorrono più tempo con i figli sviluppano attitudini genitoriali paragonabili a quelle delle madri.
• Anche figure non biologiche (ad esempio, genitori adottivi o altri caregiver) possono creare legami profondi con i bambini e rispondere ai loro bisogni emotivi e fisici.

🙌 Se non ti sei sentita subito “madre”, sappi che non sei sbagliata. Non significa che non amerai tuo figlio, né che non sarai una buona madre. Significa solo che il tuo cervello si sta adattando e che il legame si costruirà giorno dopo giorno, con il tempo, la vicinanza, la cura e il sostegno (anche professionale) per te!♥️

Crediti video: instagram @ tabbilane

25/04/2026

In casa nostra abbiamo un papo in fissa con i cartoni Disney e quindi li guardiamo. Ma devo dirvi che in effetti presentano tante criticità😅
Poi c’è Bluey e io come milioni di genitori me ne sono innamorata! Ecco perchè:

💛 Non idealizza la genitorialità
In Bluey i genitori non sono perfetti.
La mamma perde la pazienza, il papà sbaglia, entrambi si stancano.
Ma soprattutto: il carico non è sulle spalle di una sola persona.
Il papà è presente, coinvolto, gioca. È un genitore.

🌱 Normalizza le emozioni e la diversità
Paura, gelosia, frustrazione, timidezza.
Non vengono corrette, zittite o ridicolizzate.
Vengono accolte.
Gli episodi mostrano “bambini” diversi che fanno fatica, che sono timidi o che non stanno mai fermi.

🏡 Mostra la vita quotidiana
Niente scenari perfetti.
Ci sono giornate normali, piccoli conflitti, momenti banali.
In questa quotidianità i bambini possono riconoscersi.

🎲 Valorizza il gioco libero
Il gioco non è un passatempo.
È il modo in cui i bambini comprendono il mondo.
In Bluey il gioco è il centro: i bambini inventano, sperimentano, guidano.
E gli adulti seguono, senza controllare tutto.

🧠 È una palestra di educazione rispettosa
Gli adulti chiedono scusa.
Si mettono al livello dei bambini.
Riconoscono quando sbagliano.
Non educano con il controllo, ma con la relazione.
Ed è quindi molto utile anche per noi genitori. Dà veramente tanti spunti.

📺 Una cosa importante
L’OMS raccomanda un massimo di un’ora di schermo al giorno dai 2 ai 5 anni.
Ma se usata con consapevolezza, può diventare anche un’opportunità.

Guardare insieme, commentare, prendere spunto dalle scene.
Tradurre quello che succede aiuta il bambino a capire meglio le emozioni, le relazioni e ciò che vive ogni giorno.

E tu? Quali cartoni proponi? 🤩

25/04/2026

Distrazioni, canzoncine, imboccamenti, tv o tablet.
Implorare.

Le provi tutte per convincere tuo figlio SANO a mangiare.
E se ti dicessi che non devi?

👉 Non devi convincere tuo figlio a mangiare.
👉 Devi creare le condizioni perché possa farlo.

Il problema è che quando “provi di tutto”, stai facendo una cosa precisa:
stai uscendo dal tuo ruolo.

A tavola esiste una regola chiara, si chiama divisione di responsabilità:

Tu decidi cosa si mangia, quando si mangia, dove si mangia

Lui decide se mangiare e quanto mangiare

Fine.

Quando inizi a distrarlo, imboccarlo, convincerlo… stai entrando nella sua parte.
E più entri, più lui esce.

Risultato?
Meno autonomia, più rifiuto, più lotta a tavola o peggio il mangiare per fare felice te ignorando i suoi segnali interni.

Alcuni consigli su come creare le condizioni favorevoli:

proporre il pasto in modo sicuro e poi lasciarlo fare
non sostituire il piatto se rifiuta
non rincorrerlo con il cucchiaio
non trasformare il pasto in intrattenimento
Zero pressioni
mangiare anche tu, insieme a lui quando possibile
chiudere il pasto quando perde interesse

Non è “lasciarlo senza mangiare”.
È insegnargli che il momento del pasto ha delle regole chiare e prevedibili.

E sì, all’inizio può mangiare poco.
Ma è proprio così che impara ad ascoltare il suo corpo, non le tue insistenze.

Convincere riempie lo stomaco oggi.
Strutturare costruisce competenze per tutta la vita.

👉hai bisogno di aiuto? Contattami tramite messaggio privato😊

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