15/04/2026
Digiuno intermittente 16/8, uno stile di vita!?
Come nutrizionista, una delle domande che ricevo più spesso riguarda il digiuno intermittente, in particolare il protocollo 16/8. Ma di cosa si tratta esattamente dal punto di vista biochimico?
Non parliamo di una “dieta” nel senso restrittivo del termine, ma di un modello alimentare temporale. L’obiettivo è alternare una finestra di digiuno di 16 ore a una di alimentazione di 8 ore. Cosa succede al corpo durante le 16 ore?
Al di là della gestione calorica, i benefici più interessanti sono di tipo metabolico e cellulare:
1. Ottimizzazione dell’assetto insulinico: Riducendo la finestra di assunzione di cibo, abbassiamo i livelli di insulina basale, favorendo la flessibilità metabolica e l’ossidazione dei grassi.
2. Stimolazione dell’Autofagia: Un processo cellulare (premiato con il Nobel nel 2016) in cui la cellula “pulisce” se stessa da proteine danneggiate e componenti disfunzionali.
3. Riduzione del carico infiammatorio: Il digiuno può modulare i marker della flogosi sistemica, favorendo una sensazione di benessere generale.
4. Impatto sul Microbiota: Dare riposo all’apparato digerente può favorire l’equilibrio della flora batterica intestinale.
Il mio approccio professionale
Il 16/8 non è per tutti. Non è una “formula magica” per dimagrire se nella finestra di 8 ore la qualità nutrizionale è scarsa.
Il rischio? Se non bilanciato correttamente, può portare a perdite di massa magra o a un rapporto alterato con il cibo. Per questo, l’approccio deve essere sempre personalizzato in base allo stile di vita, all’attività fisica e al quadro clinico del paziente.
Iniziare senza una guida può essere controproducente. Se vuoi capire se questo protocollo è adatto alle tue esigenze metaboliche, prenota una consulenza in studio.
E voi? Avete mai provato a inserire finestre di digiuno nella vostra routine? Parliamone nei commenti. 👇
FocusNutrizionale BiochimicaAlimentare