08/03/2026
"C'è un costante bisogno economico di nuova manodopera, funzionante, sana ed equilibrata, ma l'economia consolidata vede il tempo impiegato per produrla come una perdita..."
In questi giorni sto leggendo il libro di Emma Holten, "Deficit: perché l'economia femminista cambierà il mondo".
Questo testo racconta una verità scomoda: gran parte di ciò che tiene in piedi la società — cura, educazione, lavoro domestico, relazioni — rimane invisibile nelle metriche economiche tradizionali.
Non perché non abbia valore, ma perché non gli abbiamo mai dato un prezzo, non lo abbiamo mai davvero misurato.
E sono purtroppo attualmente ancora le donne a svolgere per la maggior parte questo lavoro invisibile.
Forse il vero deficit non è quello delle donne, ma quello di un sistema che non sa riconoscere il valore di ciò che non produce denaro, ma produce vita.
E se vogliamo una società più giusta e più equa, dobbiamo imparare a vedere ciò che finora è rimasto nascosto.
La parità di genere non è allora solo un diritto fondamentale, ma una questione di riconoscimento del valore economico, sociale e culturale che diamo alle persone.
Promuovere congedi parentali equi, flessibilità lavorativa e una cultura che riconosca il valore della cura è un passo necessario verso una società più inclusiva e meno penalizzante per il genere femminile.
Oggi, 8 marzo, l'augurio che faccio a me stessa e a tutte le donne è che si possa finalmente guardare oltre ai numeri e al profitto, per riconoscere ciò che conta davvero...
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