06/06/2024
𝗨𝗻 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 "𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲": mai in nessun tempo e in nessun luogo, questo è stato il fine che i genitori si sono proposti. Un figlio industrioso, che si renda utile, un figlio malleabile, sano, ubbidiente, ben educato, che si tenga lontano dai guai; un figlio timorato di Dio, un figlio da godere. Tutte queste sottospecie, si.
Ma la 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 ha fatto cadere i genitori nella trappola di dover fornire , insieme alle scarpe, ai libri di scuola , alle vacanze con il bagaglio carico da scoppiare anche la felicità.
𝗠𝗮 𝗽𝘂ò 𝗰𝗵𝗶 è 𝗶𝗻𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁à?
Poichè la felicità alla sua antica fonte era 𝘦𝘶𝘥𝘢𝘪𝘮𝘰𝘯𝘪𝘢, cioè un 𝗱𝗮𝗶𝗺𝗼𝗻 contento, soltanto un 𝘥𝘢𝘪𝘮𝘰𝘯 che riceve ciò che gli spetta può trasmettere un effetto di felicità all'anima di un bambino. ..
𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗹'𝗼𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 F𝗮𝗿𝗲 A𝗻𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗹𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼, 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲 𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗿𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 "𝗴𝗵𝗶𝗮𝗻𝗱𝗮" 𝗴𝗹𝗶 𝗵𝗮 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮.
Allora il figlio viene messo al posto della ghianda.
Sento che mio figlio è speciale e ne faccio la mia vocazione e mi dedico alla realizzazione della ghianda che è dentro di lui.
Il risultato è che il mio 𝘥𝘢𝘪𝘮𝘰𝘯 è scontento perchè si sente disatteso e mio figlio è scontento perchè è diventato il simbolo della vocazione di suo padre/madre.
da Il codice dell'anima, di James Hillman
Sarebbe interessante parlarne insieme.
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