La via del respiro - Yoga Villapizzone Milano

La via del respiro - Yoga Villapizzone Milano Centro yoga e spazio olistico | yoga, meditazione, pranayama, tai chi, danza indiana, ayurveda

Con gli Śivasūtra la figura del praticante si trasforma ancora.Il tattvica è colui che riconosce la realtà come espressi...
06/05/2026

Con gli Śivasūtra la figura del praticante si trasforma ancora.
Il tattvica è colui che riconosce la realtà come espressione della coscienza.
La pratica non si orienta più verso un altrove, ma verso una percezione più chiara di ciò che è già presente.
Ogni esperienza diventa spazio di pratica: corpo, respiro, energia, attenzione.
Tutto partecipa.
Nel percorso dei mārga, qui le distinzioni si fanno più sottili: conoscenza, azione e devozione si intrecciano.
Il praticante affina lo sguard e attraverso questo sguardo, la realtà si rivela.

Con la Bhagavad Gītā la figura del praticante si avvicina alla nostra esperienza quotidiana.Il tyāgin è colui che agisce...
04/05/2026

Con la Bhagavad Gītā la figura del praticante si avvicina alla nostra esperienza quotidiana.
Il tyāgin è colui che agisce: partecipa alla vita, prende decisioni, attraversa situazioni complesse. Ma lo fa in modo diverso: sceglie consapevolmente, decide con coscienza, attraversa la vita con fiducia e dedizione, con amore e con passione disinteressata.
La pratica si esprime nel modo in cui si sta dentro l’azione: intenzione, presenza, capacità di lasciare andare il risultato.

Qui i mārga si incontrano: azione, devozione e conoscenza si intrecciano in un unico movimento.

Il praticante vive pienamente la vita, assaporandola, la attraversa con uno sguardo diverso.

È una figura profondamente attuale: radicata nella realtà e orientata alla consapevolezza.

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✨ Masterclass teorico-pratica con Vincenzo Strambio per la rassegna Semi di LuceUn incontro dedicato a un tema profondam...
04/05/2026

✨ Masterclass teorico-pratica con Vincenzo Strambio per la rassegna Semi di Luce
Un incontro dedicato a un tema profondamente attuale: consapevolezza e solidarietà.
Indagheremo il legame tra Yoga, empatia e solidarietà come dimensioni costitutive dell’essere umano.
Empatia, inclusione e compassione non sono soltanto ideali morali o pratiche sociali: sono inscritte nella nostra struttura fisica e spirituale.
Più siamo connessi al nostro centro, più riconosciamo e onoriamo l’Uno nell’altro. Quando questa connessione si oscura, emergono paura, dolore e reattività emotiva.
Lo Yoga diventa allora via di liberazione e risveglio della nostra vera natura, trasformando la consapevolezza in azione concreta attraverso gli insegnamenti degli Yoga Sutra — in particolare Yama, Niyama e Karma Yoga — come pratica viva di solidarietà.

📅 9/05/2026
🕚 11.00 – 12.30

📩 Per informazioni e prenotazioni:
segreteria@associazionelavia.it

Con la Bhagavad Gītā la figura del praticante si avvicina alla nostra esperienza quotidiana. Il tyāgin diventa colui che...
04/05/2026

Con la Bhagavad Gītā la figura del praticante si avvicina alla nostra esperienza quotidiana.
Il tyāgin diventa colui che agisce: partecipa alla vita, prende decisioni, attraversa situazioni complesse.

La pratica si esprime nel modo in cui si sta dentro l’azione. Intenzione, presenza, capacità di lasciare andare il risultato. Qui il concetto di distacco prende una nuova forma: l'astrazione dal mondo, il prenderne le distanze, non ha più senso.
L'uomo è il divino e come tale prende parte all'immensa illusione della vita, in essa agisce e agisce per il bene comune, prendendo le distanze dal risultato delle proprie azioni.

Qui i mārga si incontrano: azione, devozione e conoscenza si intrecciano in un unico movimento.

Il praticante attraversa la vita con uno sguardo diverso; è una figura profondamente attuale: radicata nella realtà, orientata alla consapevolezza.

📖Yogasthaḥ kuru karmāṇi saṅgaṁ tyaktvā dhanañjaya,siddhy-asiddhyoḥ samo bhūtvā samatvaṁ yoga ucyate.“Stabilito nello yog...
01/05/2026

📖Yogasthaḥ kuru karmāṇi saṅgaṁ tyaktvā dhanañjaya,
siddhy-asiddhyoḥ samo bhūtvā samatvaṁ yoga ucyate.

“Stabilito nello yoga, compi l’azione abbandonando l’attaccamento;
resta equanime nel successo e nell’insuccesso: l’equanimità è yoga.”
— Bhagavad Gita, 2.48

Con l’Advaita Vedānta la figura del praticante si raffina ulteriormente: adhikārin è colui che ha maturato le condizioni...
29/04/2026

Con l’Advaita Vedānta la figura del praticante si raffina ulteriormente: adhikārin è colui che ha maturato le condizioni per accogliere la conoscenza.
Il praticante è pronto a vedere in modo più chiaro.
Discernimento, distacco, stabilità e desiderio di liberazione rendono possibile questo passaggio.
Sono qualità che si costruiscono nel tempo, attraversando pratica ed esperienza.
Nel percorso dei mārga, qui il Jñāna Yoga diventa diretto: la conoscenza smette di essere qualcosa da cercare e si rivela come qualcosa da riconoscere.
È un momento delicato del cammino, in cui la comprensione si approfondisce e chiede integrazione.
L’Advaita ci accompagna proprio in questo spazio: dove ciò che cerchiamo inizia a mostrarsi come già presente.

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📖Tat tvam asi. -  Tu sei Quello.— Chandogya Upanishad, VI.8.7
28/04/2026

📖Tat tvam asi. - Tu sei Quello.
— Chandogya Upanishad, VI.8.7

Con Patañjali cambia la figura del praticante. Il saṃnyāsin, che osserva e si distacca, diventa yogin: colui che pratica...
24/04/2026

Con Patañjali cambia la figura del praticante. Il saṃnyāsin, che osserva e si distacca, diventa yogin: colui che pratica con metodo.

Negli Yoga Sūtra, la liberazione non è solo comprensione, ma esperienza diretta.
Una esperienza che si costruisce nel tempo, attraverso due elementi fondamentali: abhyāsa (pratica costante) e vairāgya (distacco).

Lo yogin non smette di vivere, ma impara a osservare la mente e a trasformarne i movimenti. Rimane comunque ai margini della vita "sociale".

Con Patañjali lo yoga diventa disciplina e dopo aver visto i mārga, possiamo riconoscere in questo modello la base del Rāja Yoga: un sentiero strutturato, progressivo, accessibile.

Lo yogin è colui che resta e che pratica.

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22/04/2026

In Ayurveda, il passaggio dall’inverno alla primavera è dominato dall’aumento di Kapha dosha.
Durante l’inverno, Kapha si accumula: il corpo conserva, rallenta, trattiene.
È una fase necessaria, di riposo e costruzione.
Con l’arrivo della primavera, però, questo stesso principio inizia a sciogliersi.
Se non viene accompagnato, può trasformarsi in pesantezza, lentezza, stanchezza, muco e ristagno.
Per questo il movimento fluido diventa una pratica fondamentale:
non forza il corpo, ma lo invita a liberare gradualmente ciò che non serve più.
Nel fluire del movimento ritroviamo:
• leggerezza
• circolazione
• vitalità
• spazio interno
È così che il corpo segue la natura:
dalla densità dell’inverno alla leggerezza della primavera.

Nel Sāṃkhya, la figura del praticante è quella del saṃnyāsin: colui che cerca la liberazione attraverso il distacco e il...
20/04/2026

Nel Sāṃkhya, la figura del praticante è quella del saṃnyāsin: colui che cerca la liberazione attraverso il distacco e il discernimento.

Il saṃnyāsin osserva, discrimina, separa ciò che è stabile da ciò che cambia. È una figura radicale: meno coinvolgimento, più chiarezza.
E' proprio qui che nasce uno dei concetti, una delle basi più importanti e longece dello yoga per come lo conosciamo ancora oggi: non tutto ciò che viviamo/vediamo è ciò che siamo.
Dopo aver esplorato i diversi mārga, possiamo riconoscere come questo modello sia all’origine di molti percorsi soprattutto del Jñāna Mārga, il sentiero della conoscenza.

Il saṃnyāsin è un asceta e un “osservatore”.

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📖📖“Il dolore nasce dalla congiunzione tra colui che vede e ciò che è visto.”— Yoga Sutra di Patanjali, II.17
17/04/2026

📖📖“Il dolore nasce dalla congiunzione tra colui che vede e ciò che è visto.”
— Yoga Sutra di Patanjali, II.17

Chi è il praticante di yoga?All’inizio, il modello è il saṃnyāsin: colui che rinuncia al mondo per cercare la liberazion...
15/04/2026

Chi è il praticante di yoga?
All’inizio, il modello è il saṃnyāsin: colui che rinuncia al mondo per cercare la liberazione.
Una via radicale, profondamente legata alle prime tradizioni ascetiche e al discernimento tra reale e transitorio.
Con il tempo, qualcosa cambia: testi come la Bhagavad Gītā aprono a una nuova possibilità: praticare dentro la vita.
Nasce così il sādhaka, ovvero colui che non fugge, ma trasforma.

Da qui si articolano i diversi sentieri: conoscenza, azione, devozione, disciplina.

Oggi lo yoga non è un sistema complesso che ci chiede una cosa: integrare.

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Indirizzo

Via Paolo Mantegazza , 33
Milan
20156

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 13:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+393930068456

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