Dott.ssa Ilaria Squaiella - Psicoterapeuta

Dott.ssa Ilaria Squaiella - Psicoterapeuta Psicologa e psicoterapeuta ricevo a Milano e provincia. Consulenze anche online Colloqui individuali con adulti e adolescenti, colloqui di coppia.

Utenza: adulti, bambini, adolescenti

Ambiti d'intervento: disturbi psicosomatici: ansia, attacchi di panico,disturbi dell’alimentazione. Sedute individuali e di gruppo di Training Autogeno. Esperta di tecniche di rilassamento e tecniche immaginative.

29/04/2026

Il disagio psicologico in età evolutiva raramente segue una traiettoria lineare.

Spesso è fatto di segnali poco letti, fatiche che si accumulano, conflitti che non trovano uno spazio di elaborazione sufficiente.
Per questo il tema non è solo clinico, ma anche sociale.
Non basta riconoscere che esiste un malessere, se poi gli strumenti per intercettarlo restano poco accessibili o frammentati.
Inoltre, il costo della terapia può diventare un ostacolo reale per molte famiglie e, allo stesso tempo, nelle scuole manca spesso una presenza continuativa capace di fare prevenzione, ascolto e sensibilizzazione, anche con gli adulti di riferimento.
Ampliare lo sguardo non significa attenuare la gravità dei comportamenti, significa chiedersi quali condizioni rendano possibile intervenire prima.

La prevenzione non inizia nel momento dell’emergenza. Inizia molto prima, nei contesti quotidiani in cui quel malessere può essere visto, accolto e pensato. 💬🧠

29/04/2026

Il disagio psicologico in età evolutiva raramente segue una traiettoria lineare.
Spesso è fatto di segnali poco letti, fatiche che si accumulano, conflitti che non trovano uno spazio di elaborazione sufficiente.

Per questo il tema non è solo clinico, ma anche sociale.
Non basta riconoscere che esiste un malessere, se poi gli strumenti per intercettarlo restano poco accessibili o frammentati.
Inoltre, il costo della terapia può diventare un ostacolo reale per molte famiglie e, allo stesso tempo, nelle scuole manca spesso una presenza continuativa capace di fare prevenzione, ascolto e sensibilizzazione, anche con gli adulti di riferimento.

Ampliare lo sguardo non significa attenuare la gravità dei comportamenti, significa chiedersi quali condizioni rendano possibile intervenire prima.

La prevenzione non inizia nel momento dell’emergenza. Inizia molto prima, nei contesti quotidiani in cui quel malessere può essere visto, accolto e pensato. 💬🧠

La difficoltà a riconoscere i propri bisogni non è sempre evidente. Spesso si presenta come confusione, indecisione, ada...
27/04/2026

La difficoltà a riconoscere i propri bisogni non è sempre evidente. Spesso si presenta come confusione, indecisione, adattamento continuo alle situazioni e alle persone.
Quando l’attenzione è orientata principalmente all’esterno — a ciò che ci si aspetta, a ciò che funziona, a ciò che mantiene equilibrio — diventa più difficile fermarsi e chiedersi cosa sia davvero importante per sé.
Nel tempo, questo può portare a una distanza interna: si agisce, si sceglie, si risponde… ma senza un contatto chiaro con ciò che si desidera o si sente necessario.
Riconoscere i propri bisogni è un processo che richiede ascolto e tempo. Non è immediato, perché implica spostare lo sguardo da fuori a dentro, tollerando anche l’incertezza che questo comporta.
A volte il primo passo non è sapere cosa si vuole. È accorgersi di ciò che, così com’è, non basta più. 💬

Non sempre la permanenza in una relazione, in un lavoro o in una fase della vita è guidata da una scelta attiva. A volte...
24/04/2026

Non sempre la permanenza in una relazione, in un lavoro o in una fase della vita è guidata da una scelta attiva. A volte è sostenuta dall’incertezza: non sapere cosa fare dopo, non avere ancora costruito un’alternativa, non sentirsi pronti a sostenere le conseguenze di un cambiamento.

In questi casi, il “restare” non è tanto un sì, quanto una sospensione.

Da un lato si riconosce che qualcosa non funziona più, dall’altro manca una direzione sufficientemente definita verso cui muoversi. Il risultato è una forma di stallo, in cui si rimane per evitare il vuoto più che per reale adesione a ciò che si sta vivendo.

Non si tratta necessariamente di indecisione o debolezza, ma di un momento in cui le risorse, la chiarezza o le condizioni non sono ancora allineate per permettere un passaggio.

A volte il lavoro non è forzare una scelta immediata.
È comprendere cosa ci tiene fermi, cosa manca per muoversi e quando sarà possibile farlo in modo più consapevole. 💬

Siamo spesso esposti a modelli, consigli e percorsi presentati come universali. Strategie che “funzionano”, scelte che s...
22/04/2026

Siamo spesso esposti a modelli, consigli e percorsi presentati come universali. Strategie che “funzionano”, scelte che sembrano giuste, direzioni che appaiono valide per tutti.
Il funzionamento umano non è standardizzabile. Ogni persona si muove a partire dalla propria storia, dalle proprie risorse, dai propri tempi e significati.
Il rischio è iniziare a valutarsi sulla base di ciò che funziona per altri, invece che su ciò che è coerente con sé. Quando qualcosa non risuona, non sempre è un segnale di errore: può essere un’indicazione importante su ciò che non è allineato con il proprio modo di essere.
Costruire un percorso personale richiede anche questo: distinguere tra ciò che è valido in generale e ciò che è realmente sostenibile e significativo per sé.
Non tutto deve funzionare allo stesso modo per tutti. E riconoscerlo è già parte del processo.
Avevi mai fatto questa riflessione? Quando ti è capitato?💬🧠

20/04/2026

Buon compleanno al mio super ometto +7 ✨💙

Nessuno di noi era davvero pronto ad accogliere un’anima così speciale,
eppure sei arrivato e hai cambiato il nostro modo di guardare il mondo.

Ci insegni ogni giorno, con la tua dolcezza e la tua sensibilità,
che le cose più importanti non si spiegano… si sentono.

Ti amiamo infinitamente, cuoricino.
Resta così,
con questo tuo modo speciale di stare nel mondo.

Anche se sappiamo che crescerai portando luce ovunque andrai. ❤️

17/04/2026

L’errore viene spesso vissuto come qualcosa da evitare, correggere o eliminare.

Quando la verità è che l’errore rappresenta una componente inevitabile di qualsiasi processo di apprendimento e di crescita. Non è un’interruzione del percorso, ma parte del percorso stesso.

Ogni esperienza, anche quella che non porta al risultato desiderato, fornisce informazioni: su come funzioniamo, su cosa è sostenibile per noi, su quali direzioni hanno senso e quali no.

Il problema non è l’errore in sé, ma il significato che gli attribuiamo. Quando viene letto come fallimento personale, tende a bloccare. Quando viene riconosciuto come esperienza, può diventare uno strumento di orientamento importante.

Diventa utile quando siamo in grado di fermarci, riconoscerlo e trarne qualcosa di costruttivo.
Quando invece si ripete nel tempo senza essere compreso, rischia di trasformarsi in un pattern che mantiene la difficoltà.

Cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti 💬🧠

Ti è più facile dare o ricevere?Molte persone non fanno fatica a esserci per gli altri: ascoltare, aiutare, sostenere. M...
15/04/2026

Ti è più facile dare o ricevere?

Molte persone non fanno fatica a esserci per gli altri: ascoltare, aiutare, sostenere. Ma quando la direzione si inverte — quando sono loro a ricevere attenzione, cura o affetto — può emergere disagio, imbarazzo, o la sensazione di “non meritare”.

Ricevere implica esporsi in modo diverso. Significa accettare di non essere sempre nella posizione di chi gestisce, controlla o offre.
La difficoltà non riguarda la capacità di ricevere in sé, ma il significato che le attribuiamo: debolezza, perdita di autonomia.

E così, anche quando qualcosa arriva — un gesto, un riconoscimento, un aiuto, una presenza — può essere minimizzato, rifiutato o restituito subito, per tornare in una posizione più familiare.

Imparare a ricevere è una forma diversa di stare nelle relazioni, in cui non si è solo risorsa per l’altro, ma anche destinatari. 💬

Riconoscere che qualcosa ci fa soffrire non è un passaggio così immediato come può sembrare.Spesso ciò che proviamo vien...
14/04/2026

Riconoscere che qualcosa ci fa soffrire non è un passaggio così immediato come può sembrare.

Spesso ciò che proviamo viene ridimensionato, spiegato, giustificato. Non perché non sia reale, ma perché ammetterlo implica aprire una serie di conseguenze: prendere posizione, mettere in discussione equilibri, accettare che qualcosa non sta funzionando.

Questa difficoltà ha anche una funzione protettiva. Dare un nome preciso a ciò che ci fa male rende la situazione più chiara, ma anche più difficile da ignorare.

Per questo, a volte, si resta in una zona intermedia: si sente che qualcosa pesa, ma si evita di riconoscerlo fino in fondo.

Serve tempo per essere pronti a vedere davvero. 💬

10/04/2026

Cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti👀

E se il problema non fosse l’ansia… ma il modo in cui la interpretiamo?Quando compare, spesso viene letta come qualcosa ...
08/04/2026

E se il problema non fosse l’ansia… ma il modo in cui la interpretiamo?

Quando compare, spesso viene letta come qualcosa di pericoloso, da bloccare subito. Ma questo tipo di lettura attiva un circolo: più la consideriamo un segnale di “qualcosa che non va”, più il sistema si attiva.

L’ansia non è progettata per danneggiare, ma per segnalare e preparare. È la nostra risposta a essa che può trasformarla in qualcosa di più invasivo.

Il lavoro, quindi, non è entrare in lotta, ma cambiare punto di vista: passare da una logica di controllo a una di comprensione.

Perché a volte ciò che mantiene il problema non è l’emozione in sé, ma il tentativo continuo di eliminarla. 💬🧠

07/04/2026

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