02/03/2026
NECROSI CONDILO FEMORALE MEDIALE
(Spontaneous Osteonecrosis of the Knee – SONK / Subchondral Insufficiency Fracture – SIFK)
La cosiddetta “necrosi del condilo femorale mediale” è oggi più correttamente inquadrata, nelle fasi iniziali, come frattura da insufficienza subcondrale (SIFK) con edema midollare esteso, che può evolvere verso collasso subcondrale e artrosi monocompartimentale mediale.
Patogenesi
• Microfratture da insufficienza su osso osteopenico/osteoporotico
• Alterata distribuzione dei carichi (varo costituzionale o acquisito)
• Possibile compromissione microvascolare secondaria
• Overload del compartimento mediale
Il processo iniziale è meccanico; la necrosi vera e propria rappresenta spesso un evento secondario al collasso trabecolare.
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Clinica
• Dolore acuto/ subacuto mediale, spesso a esordio improvviso
• Dolore notturno frequente
• Limitazione funzionale con difficoltà al carico
• Versamento modesto
Test clinici: dolorabilità elettiva alla rima articolare mediale; asse spesso in varo.
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Imaging
RX standard (AP sotto carico, Rosenberg, laterale)
• Nelle fasi precoci spesso negative
• Fasi avanzate: area radiotrasparente subcondrale, segno del “crescent”, collasso
RMN (gold standard nelle fasi iniziali)
• Edema osseo diffuso del condilo mediale
• Linea ipointensa subcondrale (frattura da insufficienza)
• Eventuale depressione subcondrale
• Valutazione integrità cartilaginea e menisco mediale (frequente lesione radiale del c***o posteriore)
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Trattamento conservativo (stadi precoci, assenza di collasso significativo)
1. Scarico funzionale
• Riduzione del carico con 2 stampelle per 4–6 settimane
• Progressione graduale in base alla sintomatologia
2. Terapia farmacologica
Bisfosfonati – Neridronato
Somministrazione e.v. (protocolli variabili).
Razionale:
• Riduzione del turnover osseo patologico
• Contenimento del riassorbimento trabecolare
• Riduzione dell’edema midollare
Evidenza clinica eterogenea ma favorevole nelle fasi precoci con edema esteso.
3. Terapie fisiche
Campi elettromagnetici pulsati (PEMF – magnetoterapia)
• Stimolazione osteogenetica
• Modulazione dell’edema osseo
• Supporto biologico alla riparazione subcondrale
Utilizzo quotidiano per cicli di alcune settimane.
4. Infiltrazioni intra-articolari
• Acido ialuronico per miglioramento sintomatico
• PRP in pazienti selezionati
Non modificano la lesione subcondrale ma migliorano l’ambiente articolare.
5. Tutore valgizzante
• Riduzione del carico compartimentale mediale
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Indicazioni chirurgiche
• Collasso subcondrale > 3–5 mm
• Persistenza sintomatologica dopo 3–6 mesi di trattamento conservativo
• Evoluzione verso artrosi isolata del compartimento mediale
• Ginocchio stabile con LCA integro
• Compartimento laterale e femoro-rotuleo indenni
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Protesi monocompartimentale mediale di ginocchio (UKA mediale)
Indicazioni ideali
• Artrosi isolata mediale post-SIFK
• Asse correggibile
• LCA funzionalmente valido
• Assenza di instabilità significativa
• BMI e attività compatibili con indicazione selettiva
Vantaggi biomeccanici
• Preservazione del LCA → mantenimento cinematica fisiologica
• Conservazione compartimenti sani
• Minor resezione ossea
• Maggiore propriocettività rispetto a TKA
• Recupero funzionale più rapido
Considerazioni tecniche
• Correzione moderata dell’asse evitando overcorrection in valgismo
• Attenta valutazione dello stato cartilagineo laterale intraoperatorio
• Bilanciamento accurato del compartimento
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Conclusioni
La SIFK del condilo femorale mediale rappresenta una patologia inizialmente meccanica con possibile evoluzione degenerativa.
La diagnosi precoce mediante RMN consente un approccio conservativo strutturato (scarico + bisfosfonati come neridronato + PEMF), con potenziale stabilizzazione del quadro.
Nei casi evoluti con artrosi monocompartimentale, la protesi monocompartimentale mediale rappresenta una soluzione efficace, purché vi sia corretta selezione del paziente.