16/06/2025
Sebbene tutti concordino sul fatto che la Adhd sia risultato della complessa interazione di fattori biologici e contestuali (Faraone 2021), l’attuale narrativa scientifica e sociale si concentra prevalentemente sui fattori biologici mentre i fattori ambientali (deprivazione, povertà, psicopatologia genitoriale, traumi, ecc.), ricevono un’attenzione sostanzialmente inferiore, soprattutto nei percorsi di trattamento. Una visione come questa, deterministica, riduzionistica, decontestualizza l’ADHD dai fattori ambientali e provoca una serie di conseguenze che non possiamo sottovalutare e che sono sotto gli occhi di tutti gli operatori sanitari, operatori scuolastici e famiglie coinvolte. Citiamo, ad esempio, la convinzione da parte dei bambini che ricevono la diagnosi e di conseguenza anche dei loro genitori degli insegnanti e dei medici stessi, che i bambini abbiano un qualcosa che non funziona (danno neurobiologico) nel cervello e sia in loro insito il difetto che produce i sintomi descritti dalla complessità del fenomeno definito come ADHD. Le conseguenze di questa narrazione sono devastanti, spesso la stigmatizzazione prevale con conseguenti difficoltà nelle relazioni sociali, uso eccessivo di misure medicali, che creano e producono diversi effetti collaterali sottovalutati, ma ormai descritti da un ampio parte della letteratura scientifica (Dekkers 2024). Rethinking Adhd si propone di contribuire all’ampio dibattito iniziato da alcuni anni nel panorama internazionale per favorire la riflessione ed operare un cambiamento di paradigma.
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