04/03/2026
Alfred Adler (1870–1937) vive nella Vienna di fine Ottocento: culla della psicoanalisi, laboratorio inquieto di modernità, mentre l’Impero austro-ungarico si avvia verso il collasso. È il tempo delle grandi fratture: industrializzazione, crisi dei valori, Prima guerra mondiale.
Allievo di Freud, se ne distacca presto.
Non gli basta cercare nell’inconscio le cause del disagio: per Adler l’uomo è orientato al futuro, non inchiodato al passato. Dopo l’esperienza come medico militare, comprende quanto il “sentimento di inferiorità” attraversi individui e popoli interi.
✨La sua Psicologia Individuale nasce qui: non siamo determinati dai traumi, ma dalla direzione che scegliamo di dare alla nostra fragilità.
Quando scrive:
«Abbi fiducia solo nel movimento. La vita accade al livello degli eventi, non delle parole.»
non invita all’attivismo superficiale. Invita alla responsabilità esistenziale.
Il movimento non è agitazione, ma decisione di essere.
È orientamento verso un senso che non è dato, ma costruito.
È il rifiuto di identificarsi con la propria mancanza e la scelta di trasformarla in direzione.
✨Sopravvivere, per Adler, non significa colmare un difetto, ma abitare consapevolmente il proprio divenire. Non essere compiuti ma essere in trasformazione.✨