01/12/2025
AMCLI ETS - GIORNATA MONDIALE 2025 CONTRO L’HIV
L’obiettivo OMS di arrestare la pandemia entro il 2030 è vicino, ma è necessario non abbassare la guardia e intervenire su tutti i fronti, dalla prevenzione alla cura, all’impegno politico, economico e sociale. AMCLI sostiene in prima linea questa sfida. Rallentare metterebbe a rischio l’ultimo miglio
Milano, 1° dicembre 2025 - Oggi si celebra, come ogni anno a partire dal 1988, il World AIDS Day, la giornata mondiale della lotta all’AIDS. Questa giornata è un’opportunità per riflettere sui progressi fatti fino ad oggi, promuovere la consapevolezza delle sfide ancora da superare per raggiungere l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di porre fine all’AIDS entro il 2030 e mobilizzare tutte le figure coinvolte nella lotta all’HIV/AIDS. AMCLI ETS si unisce a questo richiamo per contribuire a mantenere alta l’attenzione sul tema.
Solo 20 anni fa, la pandemia di HIV/AIDS sembrava inarrestabile, con 2,5 milioni di nuove infezioni e 2 milioni di decessi all’anno dovuti all’AIDS nel mondo.
“Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un cambiamento radicale della storia naturale dell’infezione, grazie a farmaci molto efficaci che hanno consentito il raggiungimento di una sostanziale normalizzazione dell’aspettativa di vita e una drastica riduzione della contagiosità dei pazienti in terapia. Le nuove formulazioni di farmaci long-acting rappresentano uno spettacolare balzo in avanti nelle strategie terapeutiche e profilattiche, facilitando la somministrazione e riducendo lo stigma e la sfiducia verso le strutture sanitarie. A questi fattori si aggiunge la disponibilità di strumenti diagnostici sempre più raffinati, che facilitano la diagnosi tempestiva e il monitoraggio terapeutico accurato. Diagnosticare precocemente l’infezione da HIV e accedere rapidamente alla terapia è importante per interrompere la catena di trasmissione dell’infezione, grazie all'efficacia dei farmaci che rendono non contagiose le persone HIV positive”, spiega Maria Rosaria Capobianchi, docente della Università Unicamillus di Roma e componente di un Gruppo di Lavoro AMCLI.
Tuttavia, l’AIDS non è vinta: secondo l’OMS, nel 2024 nel mondo vi erano 40,8 milioni di persone infette con HIV, con 1,3 milioni di nuove infezioni e circa 630 milioni di decessi per cause HIV-correlate. Dopo decenni di progressi, la risposta all'HIV si trova a un bivio. Alcune delle contromisure che nel passato recente hanno consentito spettacolari progressi nella lotta all’AIDS oggi sono messe a dura prova dal mutare del panorama della risposta sanitaria internazionale. Guerre, carestie, spostamenti di massa, uniti ai recenti drastici tagli ai finanziamenti da parte dei donatori internazionali, stanno minando la risposta globale, indebolendo le iniziative di prevenzione e generando un aumento della vulnerabilità.
L’obiettivo fissato dall’OMS di mettere fine alla pandemia da HIV entro il 2030, messo a dura prova da queste difficoltà, è raggiungibile, a patto che vengano eliminate le disparità nell’accesso alla prevenzione, trattamento e cura dell’HIV. Infatti, il tema scelto per la Giornata Mondiale di Lotta contro l'AIDS 2025 è “Superare le interruzioni, trasformare la risposta all’AIDS” (Overcoming disruption, transforming the AIDS response).
“In Italia, secondo l’ultimo aggiornamento completo, pubblicato dal Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024, sono state effettuate 2.379 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a un’incidenza di 4,0 nuovi casi/100.000 residenti, inferiore rispetto all’incidenza media nei paesi dell’Europa occidentale (5,9/100.000). Le nuove diagnosi HIV sono state in progressivo calo dal 2012 al 2020, ma negli ultimi anni per le nuove diagnosi vi è stata una lievissima inversione della tendenza – spiega Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI ETS – con quote significative di infezioni identificate tardivamente (con bassi livelli di linfociti CD4 o già in AIDS)”.
Il numero più elevato di diagnosi è attribuibile alla trasmissione sessuale, in particolare la trasmissione eterosessuale è stata del 46% e quella attribuibile a maschi che fanno sesso con maschi (MSM) del 41,6%. I maschi nella fascia 30-39 anni sono il gruppo di popolazione con maggiore incidenza di nuove diagnosi, fenomeno parallelo all’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse tra i giovani. “L'ISS stima che ci siano ancora circa 9.000 persone che non sanno di essere infette e, purtroppo il 60% delle diagnosi avviene in ritardo. Infatti, nel 2024 quasi la metà delle persone con nuova diagnosi di HIV ha fatto il test per la presenza di sintomi o patologie correlate all'HIV”, continua Clerici.
È fondamentale sottolineare quanto oggi più che mai sia necessario mantenere accesi i riflettori sul tema dell’HIV. Occorre rinsaldare la consapevolezza che la conoscenza delle modalità di trasmissione del virus e una diagnosi tempestiva rendono possibile prevenire e curare la malattia. Porre fine all'AIDS richiede di raggiungere e coinvolgere tutte le persone che vivono con l'HIV, sono a rischio o ne sono colpite, in particolare chi è maggiormente escluso ed emarginato. E, in parallelo, va richiamata l’attenzione dei decisori politici sull’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e dell’accesso alle cure, affinché orientino le iniziative e gli investimenti in questa direzione.
“La comunità dei Microbiologi Clinici Italiani è costantemente impegnata nel contrasto alla diffusione dell’HIV. La scienza ci ha fornito ottimi strumenti, clinici, terapeutici e di laboratorio, per la gestione dell’HIV/AIDS - sottolinea Clerici. - Non possiamo permetterci di sprecare il vantaggio che abbiamo guadagnato sul virus attraverso anni di lavoro incessante: è necessario proteggere i progressi fatti, puntando al ripristino della consapevolezza del rischio e alla promozione della fiducia nelle strutture sanitarie che hanno portato avanti con continuità l’impegno nella lotta all’HIV/AIDS” conclude Clerici.